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Frasi che fanno pensare.

Oggi in chiesa non si sente parlare di "Creato", ma solo di "terra" se non addirittura "madre terra" (siamo suoi figli o figli di Dio?) che dobbiamo mantenere pulita perché è la casa di tutti. Non si sente parlare di  "Provvidenza",  ma di "Scienza", unica che può risolvere tutti i problemi, presenti e futuri. Non si parla della "Rassegnazione cristiana", ma di "un brutto momento" o di "una sfortuna che passerà". E così la gente non sa più distinguere tra Fede in Gesù e un normale attaccamento alle cose della terra, scambiando l'una per l'altra. In questo scenario già cupo, ci si mette il fatto che da anni abbiamo una serie di Governi che non si sa dove ci stanno portando che non hanno la minima stima del popolo e grazie a loro i Potenti della terra sono sempre più Potenti e ricchi e purtroppo le loro oscure idee sono sempre più chiare. La situazione è gravissima. Siamo abbandonati da tutti anche da quelli che ci dovrebbero stare accanto facendoci notare le trappole, le insidie,  i crepacci nascosti dalla neve,  le facce dei nemici di Dio... Abbiamo infatti più traditori che uomini. Noi povero popolo possiamo sperare di non cadere in quel maledetto crepaccio solo se restiamo attaccati al catechismo, alla dottrina, al Magistero della Chiesa, alla Tradizioni... guarda caso, proprio ciò di cui oggi non si parla più. 

Il Pio 

Nigeria



"Nei primi duecento giorni dell’anno in corso in Nigeria sono stati uccisi 3.642 cristiani, poco meno di quanti ne sono stati uccisi nel corso dell’intero 2020". Questo tipo di notizie non è facile trovarle sui mezzi di informazione allineati e infatti l'ho trovata sul sito de il Sussidiario.net del 30 luglio 2021. "Trecento le chiese distrutte, 10 i sacerdoti uccisi, centinaia le ragazze rapite da istituti scolastici costrette a convertirsi all’islam e diventate schiave sessuali. Sono i terrificanti e sconcertanti dati diffusi da due Ong che operano nel paese africano". Il Sussidiario continua "La questione cristiana nasce dalla scellerata decisione, in seguito alla guerra del Biafra, “di trasferire nel nord islamico famiglie e gruppi cristiani a cui sono stati concessi territori come riparazione alle perdite subite, cosa che ha suscitato la rabbia e la paura dei musulmani di vedersi portare via i loro territori da quelli che per loro sono miscredenti". Certo, in questi Paesi ci sono migliaia di situazioni da tener presente, storie di diverse tribù, equilibri fragili, inimmaginabili per noi occidentali. Vero è anche però che da quanto si legge, questa si potrebbe definire una vera pulizia etnica. E una situazione del genere non esiste solo in Nigeria, ma in tanti altri Stati o Regioni africane o asiatiche. Il fatto è che quando i fondamentalisti islamici sono la maggioranza o un numero considerevole, cominciano i guai seri per i cristiani, anche perché si trascinano dietro molti dei così detti moderati che fino a allora non si sapeva da che parte stavano, cioè quelli che sono definiti i buoni. I nostri ultimi Governi, divisi su tutto in politica, in economia, sulla scuola, sulla salute,... si sono inspiegabilmente trovati però tutti d'accordo nel fare entrare in Italia un fiume gigantesco di africani molti dei quali di religione islamica, senza sapere chi sono, cosa fanno, cosa faranno e dove andranno. E questo continua ancora, anche in piena pandemia. È bastato in molti casi, trasformare il "clandestino" in "migrante" e tutto è divenuto regolare. Le parole in politica sono determinanti, con esse può cambiare tutto, senza cambiare niente. Va benissimo l'aiuto umano. Rischiare però per questo una pulizia etnica tra qualche anno anche in Italia mi sembra eccessivo e andrebbe rivista tutta la politica dell'accoglienza. E si vedono in giro giovani che hanno magliette con su scritto 2050, cioè l'anno in cui saranno in molti Stati europei la maggioranza.

Il Pio

Le ho sentite io!







Non dico ogni giorno, ma assai spesso si sentono frasi così grandi e così spaventose che—prendendo in prestito un modo di dire di Giovannino Guareschi—"fanno venire i ricci a un calvo”. Io sono calvo, ma non mi sono venuti i ricci (magari!), piuttosto—prendendo sempre in prestito un altro modo di dire del padre di Peppone e don Camillo—mi rimane per giorni e giorni, un grosso “gatto vivo nello stomaco”. Mi riferisco alle frasi che tantissimi sacerdoti (ma anche alti prelati) pronunciano serenamente e senza il minimo scrupolo o pentimento, durante la messa, oppure per iscritto o in TV, in Radio… dimentichi però di aver preso liberamente sì, ma solennemente innanzi a Dio, l'impegno e il ministero di portare a Lui il Suo  popolo e di difenderlo dalle avversità fisiche e morali, anche a costo della vita e dunque non gli possono parlare solo dei loro soggetivissimi pensieri. 
Faccio qualche esempio per meglio intenderci. “Io al Credo non ci credo” frase pronunciata durante la messa, con l'omissione della recita del Simbolo degli Apostoli e così non lo ha detto lui, nè i fedeli andati a quella messa; un altro ha detto: “oggi il Credo non lo diciamo, ognuno viene qui e mette la mano sul libro della Parola”; un vescovo davanti a dei seminaristi: “questa è la nuova enciclica del papa, sapete cosa ci faccio?” e la butta nel cestino e va avanti con la lezione; ed altri ancora: “i Magi non sono mai esistiti, sono solo una figura letteraria”; “Gesù non può essere risorto dopo la morte, le cellule necrotiche non si potevano riformare”; “Gesù non poteva camminare sulle acque, questo è contro le leggi della fisica”; “il Vangelo è pieno di contraddizioni”; “seguite tutti quello che fa Greta Thumberg”; ma anche “vi dovete convertire all’ecologia”; e poi “la Madonna dopo il parto non è più rimasta vergine” (ci sarebbe però un dogma che dice il contrario); “Io credo nella Scienza” (e io che speravo  dicesse che credeva nella Provvidenza)... Almeno la metà di queste frasi le ho sentite con le mie orecchie, altre mi sono state dette da gente affidabile che le ha sentite personalmente, una minima parte le ho lette su siti degni di fiducia, ma il 100% di esse mi pare che siano in contrasto col catechismo, la dottrina, i dogmi papali, la liturgia, l’ubbidienza: tutto ciò che è importante nella Chiesa Militante per sperare di arrivare a stare nella ChiesaTrionfante. E guarda caso: tutto questo avviene proprio in un periodo in cui da una parte c’è la massima scristianizzazione nel popolo (o comunque in un momento di altissima scristianizzazione) dall’altra si vede amaramente un calo spaventoso delle vocazioni sacerdotali e dall'altro ancora la Chiesa subisce l'attacco sempre più potente dei Supo nemici. Allora, messi così,  a chi giovano quelle frasi? Se tutto questo fosse avvenuto solo cento anni fa, quando il popolo sapeva bene i principi fondamentali del catechismo,  basilari, ma fondamentali, sapeva bene cosa significasse essere cattolici almeno nelle linee principali, ma lo sapeva, avrebbe detto al prete fiacco, alzandosi in piedi e scuotendo la testa: “no, no! Non è così. Vattene via empio e falso”. Forse qualcuno avrebbe anche rimediato delle botte. Il vescovo avrebbe inviato quel prete in esilio, come fece quello di don Camillo, in un paesino piccolino, sperduto sulla cima di una montagna a meditare sulle sue sciocchezze. Ora non si fa e si digerisce tutto e tutto resta dentro e se uno non ha i filtri della fede, i distinguo, fa sintesi di tutto (conforme e non conforme). Tutto questo non ve l’ho raccontato per folclore, per  ridere, per saccenteria, per puntare il dito (non sia mai!). Lo dico perché ogni giorno di più, sto cominciando davvero a pensare che quel famoso “fumo di Satana” è davvero penetrato fin dentro le parti più interne della Chiesa. Fu Paolo VI che pronunciò il 29 giugno 1972 quella famosa omelia in cui disse tra l'altro che aveva la sensazione che: «da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio». Io dico che ci dobbiamo muovere per eliminare quel maledetto fumo e il puzzo tremendo di morto che ha ammorbato tutte le stanze (anche se molti, ormai abituati, lo scambia per profumo). Non so ancora come. Preghiera e testimonianza però le possiamo mettere in atto, che non sbagliamo di sicuro.

Il Pio



Muoio in prima linea a fianco di Gesù.


E’ una storia quasi del tutto sconosciuta. Per noi italiani, a cui hanno insegnato  fin da bambini che esistono nella storia solo alcune vicende e nessun'altra, i martiri—di conseguenza—sono solo quelli definiti tali dall’Intelligencija. Altro non c'è, evidentemente. Esistono tuttavia tantissimi martiri nel mondo, che vanno  ben oltre quello sparuto numero che sappiamo grazie a quelli lassù; peraltro sono numerosissimi quelli degli ultimi due secoli, tali spessissimo solo perché non volevano seguire il Potere o rinnegare la fede. Ma i martiri non sono solo una o due persone che muoiono in odium fidei, talvolta è un intero popolo che lotta per la fede (martiri spagnoli, martiri ugandesi, martiri messicani,...). Nel 1917 venne promulgata in Messico una nuova Costituzione, ispirata a principi assolutamente anticlericali, firmata dal presidente Don Venusiano Carranza. Da essa ebbe origine una fase di violenta persecuzione religiosa verso il popolo che non accettava nè voleva accettare di dimenticare quanto aveva di più caro nella vita, la fede. L’episcopato messicano espresse la sua contrarietà alla nuova legge fondamentale della nazione, provocando però in tal modo una forte reazione da parte governativa. Dal 1926 in avanti, sotto la presidenza di Don Plutarco Elìas Calles, la persecuzione si fece ancor più violenta con l’espulsione dei sacerdoti stranieri, la chiusura delle scuole private e di alcune opere benefiche. I laici messicani costituirono un’organizzazione denominata Lega in Difesa della Libertà Religiosa, che proclamò: “Deploriamo la guerra, ma la nostra dignità oltraggiata e la nostra fede perseguitata ci obbliga a correre per difenderci sullo stesso campo su cui si sviluppa l’attacco”. Poco contò questa posizione per il Governo. Il Governo ateo continuò imperterrito nella sua volontà di distruggere i fedeli e la chiesa e tutto quello che essa rappresentava in Messico. E così moltissimi sacerdoti furono fucilati e impiccati solo perché erano rimasti tali. Il popolo allora non poté resistere più a quelle vessazioni, a quelle angherie e a quelle privazioni religiose, né a quelle tremende violenze poliziesche che le rigide leggi anticattoliche comportavano, e decise di difendere la propria fede e la propria libertà religiosa, per mezzo delle armi. Cominciarono a scoppiare sparse qua e là, diverse rivolte che poi si ingigantirono. Così ebbe inizio la guerra civile, meglio conosciuta come il “movimiento cristero”. La Chiesa di Roma non era d’accordo per la rivolta armata e quella messicana non si pronunciò apertamente. Molti sacerdoti preferirono  stare col popolo e prodigarsi nella cura delle anime del gregge loro affidato, seguendo i cristeros laddove si erano nascosti, pur essendo ben consci di rischiare la vita. Altri presero parte persino ai combattimenti. Ci fu un sacerdote, poi dichiarato beato dalla Chiesa, padre Augustin Pro (nella foto sopra). Lui con travestimenti e furbizie eccezionali, passando spesso sotto il naso dei militari armati in cerca di lui, sovente facendosi fotografare vicino a loro con il sorriso in faccia, travisato ad esempio da operaio, riusciva a portare i sacramenti ai Cristeros. Fu catturato e fucilato, morì col rosario stretto in mano al grido “Viva Cristo Rey!” e con le braccia aperte come fosse crocifisso, a testimonianza di tutti. Combatterono per la salvezza della Fede, della Chiesa e del Messico anche moltissime donne le quali in molti casi, portavano nascoste sotto i vestiti armi, munizioni e cibarie destinate ai combattenti cristiani che stavano alla macchia, con il rischio che potete immaginare qualora l'avessero scoperte. Combatterono anche i ragazzini come il beato Josè Sanchez del Rio che fu catturato durante un combattimento portato in carcere. Qui gli furono spellati i piedi e portato a piedi nudi al patibolo, e siccome si ostinava a non abiurare la fede e continuava a dire “Viva Cristo Rey!”, fu ammazzato: aveva solo 15 anni. Prima di morire scrisse alla mamma una lettera commovente, ma che fa comprendere bene il coraggio di un cristiano anche se così giovane: «Mia cara mamma sono stato fatto prigioniero in combattimento oggi. Credo di stare per morire, ma non importa, mamma. Rassegnati alla volontà di Dio. Io muoio molto contento, perché muoio in prima linea, a fianco di Nostro Signore. Non affliggerti per la mia morte, questo mi dispiace: piuttosto, di’ agli altri miei fratelli che seguano l’esempio del più piccolo e tu fa’ la volontà di Dio. Abbi coraggio e mandami la tua benedizione insieme a quella di mio padre. Salutami tutti per l’ultima volta e tu ricevi per ultimo il cuore di tuo figlio che ti vuole tanto bene e che desiderava vederti prima di morire. José Sánchez del Río». Questo dei Cristeros fu un movimento soprattutto di popolo che cercò sempre l’appoggio di sacerdoti per le messe e i sacramenti senza i quali non volevano andare avanti; e poi dicevano il rosario, pregavano tutti insieme. D’altra parte quella dello Stato canaglia fu una vera e propria guerra e questa dei Cristeros fu una vera e propria legittima difesa; quelli volevano distruggere la Chiesa e la chiesa si è armata non potendo fare diversamente, dopo averle provate tutte per le vie buone, senza successo. Non a caso 25 martiri che furono canonizzati il 21 maggio 2000 da Papa Giovanni Paolo II. Altri 14 vittime della medesima persecuzione sono state beatificate tra il 1988 ed il 2005. Infine per altri 7 Servi di Dio è ancora in corso il processo per il riconoscimento del loro martirio. Pensate che l'immagine del messicano pigro, indolente che dorme sotto il sombrero, pare che sia nata dopo questa vicenda, eppure non mi sono sembrati pigri. Quella dei Cristeros è una storia straordinaria, che io qui ho sintetizzato malamente e soprattutto, indegnamente. Andatevela però a leggere, non vi farà male. Forse avere oggi qualcuno che abbia il sangue e la fede che avevano i Cristeros (e ovviamente, non dico di andare in giro a ammazzare i soldati) ci farà solo bene.

Il Pio




Loro hanno dimenticato Dio.



«Più di mezzo secolo fa, quando ancora ero un bambino, ricordo che un certo numero di anziani offriva questa spiegazione per i disastri che avevano devastato la Russia: "Gli uomini hanno dimenticato Dio, perciò tutto questo è accaduto". Da quel giorno, ho passato 50 anni a lavorare sulla storia della nostra rivoluzione (la rivoluzione russa); ho letto centinaia di libri, raccolto centinaia di testimonianze personali. Ma se mi fosse domandato di formulare in maniera più concisa possibile la principale causa della rovinosa rivoluzione che ha inghiottito quasi 60 milioni di russi, non potrei metterla in maniera più accurata che ripetendo: "Gli uomini hanno dimenticato Dio, perciò tutto questo è accaduto».

(Alexandr Isajevič Solženicyn)

La frase che avete letto è stata scritta Alexandr Isajevič Solženicyn. Due righe per ricordare chi era. Nacque a Mosca l’11 dicembre 1918 morì sempre a Mosca il 3 agosto 2008. E’ stato uno scrittore, drammaturgo e storico russo. Inizialmente marxista critico dello stalinismo, poi divenuto conservatore e anticomunista, attraverso i suoi scritti ha fatto conoscere al mondo i Gulag, i campi di lavoro forzato per i dissidenti del sistema sovietico dove fu rinchiuso per molti anni. Gli è stato assegnato il Premio Nobel per la letteratura nel 1970 e quattro anni dopo è stato esiliato dall'Unione Sovietica. Ritornò in Russia nel 1994, dopo la caduta del sistema sovietico. Nello stesso anno fu eletto membro dell'Accademia serba delle arti e delle scienze nel Dipartimento lingua e letteratura.


Vi suggerisco la lettura di un’altra sua frase

«Si può rimpiangere un regime che scriveva dio con la minuscola e KGB maiuscolo?»

N.B. il KGB, per i più giovani, era il nome della principale agenzia di sicurezza, servizio segreto e polizia segreta dell'Unione Sovietica, attiva dal 13 marzo 1954 al 6 novembre 1991.

(Fonte: https://le-citazioni.it/frasi/161217-alexandr-isajevic-solzenicyn-piu-di-mezzo-secolo-fa-quando-ancora-ero-un-bambi/)

Casa per casa.



Nelle dittature lo Stato entra dentro casa di tutti quelli che si oppongono o che la pensano diversamente dal dittatore e li portano via:  normalmente questi non fanno una bella fine e raramente verranno rivisti dalla loro famiglia. In democrazia invece lo Stato per entrare nelle case deve avere un mandato del tribunale, ci deve essere un valido motivo accettato dalla legge, tutto deve essere fatto nel rispetto dei diritti soggettivi dei cittadini e con ogni tutela legale. La differenza mi sembra evidente. L
a storia del mondo di dittature ne ha viste tante, anche noi italiani ci siamo passati nel secolo scorso e non è stata una passeggiata per molti. Una delle dittature più tremende è stata quella in Romania (1947 - 1989). Il dittatore si chiamava Nicolae Ceaușescu. Appena la polizia veniva a sapere per esempio, di una famiglia cristiana (dunque sostanzialmente nemica del comunismo), partiva la macchina nera, prelevava il capo famiglia che normalmente spariva. In Romania il terrore serpeggiava  solo al vedere da lontano la terribile macchina  nera. La gente aveva paura anche di parlare sottovoce a un amico o a un genitore, perché tutti sapevano che i muri, lì, avevano le orecchie. Uno dei metodi per scovare i nemici della rivoluzione era andare in una classe dei bambini delle elementari e dire a tutti: "bambini, oggi facciamo un gioco nuovo, chi sa fare questo movimento vince". Il burocrate sorridendo, faceva un ampio segno della croce. Se qualche bambino lo sapeva fare bene, la notte stessa arrivava a casa sua la macchina nera che prelevava il padre. Mi sono venute in mente queste dramatiche vicende e questi oscuri pensieri, quando qualche giorno ho letto sui titoli di alcuni organi di informazione questa affermazione del generale Figliuolo: Vaccino covid in Italia, ''siamo pronti a immunizzare casa per casa, fino a Natale abbiamo la disponibilità di 500mila dosi al giorno". È quel "casa per casa" che mi ha un po' spiazzato. Come lo dobbiamo interpretare? Come lo intenderà  applicare? Ma è probabile che come al solito io non abbia capito nulla. 
Il Pio 

2022 - 1977 = 45 anni!


Imporre un linguaggio unico al popolo, significa—sostanzialmente—imporre dall’alto un’ideologia unica per tutti (bianchi, neri, gialli, rossi…). Ci dicono che è una questione di rispetto delle minoranze, e questo è quello che crediamo fermamente, ma di fatto è, appunto, imporre dall’alto un’ideologia unica per tutti, e ultimamente un pensiero unico (anche se il pensiero per sua natura è sempre segreto e personale, non può essere unico, il mondo è stato bello infatti fino a adesso perché ci sono state tantissime variazioni sul tema e quando tutti pensano e soprattutto agiscono nello stesso modo, bisogna fare attenzione perchè arriveranno prima o poi i dolori). Evidentemente: chi canta fuori dal coro sia anatema, esiliato, ostracizzato. Solo pochi anni fa non era così. Tutto era più colorato, nel bene o nel male e l'Italiano si scandalizzava raramente e solo per questioni gravi. Il compianto e ottimo Lucio Dalla nel 1977, in una canzone dal titolo assai originale, diceva “ma l'impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale”. Tanto per capirci, oggi, non avrebbe mai potuto scrivere quella frase, se voleva continuare ancora a fare il cantante, pubblicare dischi, fare concerti, andare in TV e passare in Radio. Quella frase avrebbe di fatto sollevato l’indignazione di tutti i nostri contemporanei, avrebbe creato un polverone eccezionale. Il cantautore bolognese sarebbe stato insultato per settimane da tutti: “chi stabilisce cos’è la normalità?” e “chi sei tu per dire chi è normale e chi no?” e “quelli che non sono normali devono dunque essere disprezzati?” e “io non sono normale, non posso sentire la tua canzone?” e "bella la vostra normalità" e “tutti vanno rispettati” fino a arrivare al prezzemolo che come noto, oggi si mette dappertutto, in ogni occasione “la Costituzione cita…, la Costituzione garantisce..., la Costituzione tutela...”; e poi, una volta calato il polverone, il cantante avrebbe dovuto chiedere mille scuse a tutte le categorie sociali per giorni e giorni; il suo terribile J’accuse sarebbe passato al microscopio molecolare in molti salotti televisivi per mesi e sottoposto ogni volta ai giudizi di tutti i saggi e politici della terra. Nel 1977 invece nessuno badò a questa particolare frase o la considerò pericolosa per la collettività o per gli ideali allora in voga (il testo della canzone, tra l’altro, non era una vera e propria poesia d’amore da Dolce Stil Nuovo). Era appunto normale. Io nel 1977 c’ero e stavo pure in una radio piccolina, da cui di sovente mandavo questa canzone, spesso richiesta anche dagli ascoltatori. E quelli, come sapete, erano i famosi anni della contestazione sessantottina. Sono passati quasi 45 anni da quella canzone e il mondo ha preso un’altra direzione, c'è un’altra mentalità, piuttosto grigia però che per tutti va in un sol senso e su una strada che nessuno sa dove finisce, (tranne quelli che ci stanno obbligando a seguirla per forza). Forse è il caso di stare molto attenti in generale e di fare i cristiani al 100% in via particolare.


Il Pio

Tutto d’un pezzo


Esistono diverse tipologie di cristiani cattolici. Ciò è anche a dire che non siamo più un popolo unito come una volta, ma tanti piccoli gruppetti spesso pure in forte contrasto tra loro. E questo è un brutto segno: perché se è demonio che in genere divide, noi ci siamo fatti dividere senza reagire o sospettare  nulla

Proviamo a delineare alcuni profili.


CATTOCOMUNISTA
. E’ molto diffuso oggi, forse la maggioranza dei cristiani appartiene a questa tipologia. E’ anche detto cattolico progressista, termine oggi forse più attuale ma anche cattolico adulto; è infatti quello che del Catechismo e della Dottrina cattolica dice con naturalezza “questo va ancora bene” e “questo non va più bene”, perché un adulto sa distinguere da solo il bene e il male. Spesso è a capo di movimenti ecclesiastici o il personaggio di spicco in una Parrocchia. Nelle assemblee è quello che vuole avere sempre ragione e odia di più i cristiani tradizionalisti (vedi infra) che i nemici giurati della Santa Chiesa. Vuole conciliare idee estreme e antitetiche come il comunismo e il cattolicesimo. Qualche volta lo si vede nelle foto dei social con braccio sinistro in alto col pugno chiuso. Ma resta a educare i giovani cristiani. 

CATTOLICO INESISTENTE. Nessuno sa che questo cattolico va a messa tutte le domeniche e ha buonissimi rapporti col parroco, perché in tutte le discussioni fuori dalla Parrocchia lui si allinea sempre a quello che dicono tutti (al senso comune, cioè) e non prova mai a intervenire da cristiano, soprattutto sui temi importanti enon dà mai una testimonianza cristiana, pur vaga e balbuziente, ma sempre una testimonianza utilissima nel mondo di oggi. Anche questi cattolici sono molti, ma non vedendosi, non è possibile sapere quanti ne sono davvero. 

CATTOLICO DA PARROCCHIA. E’ simile a quello precedente, ma in più lui vive solo in parrocchia e/o nell’associazione ove è iscritto. Qui fa del bene, e pensa e parla sulla base di quello che dice il parroco o la sua associazione, ma solo il sabato e la domenica. Il lunedì scompare a tutti e diviene un privato cittadino.

CATTOLICO A ORARIO. E’ il cattolico che dice “faccio tutto, ma quando sto a casa con la mia famiglia, in ferie, al lavoro, non voglio pensare a niente e a nessuno”. Come dire anche: “se devo o voglio fare i cavoli miei, li devo poter fare senza scocciature religiose”. Lasciamolo stare allora, sennò si arrabbia.

CRISTIANO SCRUPOLOSO. Osserva al dettaglio, puntigliosamente, le regole; e se omette un’Ave Maria durante il rosario, si intristisce e quasi sente forte la necessità di confessarselo. Il suo cuore però non si sa bene dove sia: se nella regola in quanto tale o nel senso profondo della regola e a chi essa indirizza. Lo scrupolo non è quasi mai da seguire,  le regole della Chiesa vanno tutte  rispettate, non si capisce bene dunque se questo cristiano combatte la buona battaglia dalla parte dei cristiani o del mondo.

CRISTIANO CONTRO LA CHIESA. E’ quello che dice “premesso che sono cristiano…” e conclude sempre con un “però è sbagliato che sacerdoti possano essere solo i maschi, chi divorzia deve poter fare la comunione e risposarsi liberamente, i rapporti prematrimoniali non c’è necessità di considerarli peccato…”. Come dire: io sono cristiano, siete voi che siete la Chiesa tradizionale e che dovete cambiare.

CRISTIANO TRADIZIONALISTA. E’ quello fermamente attaccato alla Dottrina, al Catechismo e alla Tradizione della Chiesa cattolica. Per lui queste sono il Depositum fidei che è stato trasmesso direttamente dagli Apostoli e che deve essere tramandato così com’è, fino alla Parusia. E’ interessato alla vita dei santi (per poter divenire come loro) e ai popoli che si sono sollevati a difesa del cristianesimo attaccato dai Potenti per distruggere la Chiesa (Vandeani, Cristeros, Briganti, Lazzari…). Questo cristiano lo si trova poco in giro, spesso è allontanato, esiliato, calunniato dai parroci e dai gruppi perché "troppo". In ogni occasione opportuna e inopportuna cerca di testimoniare Gesù e solo Gesù,  e lo fa bene perché non è come chi vuole apparire intelligente e colto.Da quello che so, questo è un cristiano tutto d'un pezzo.

Vedete se trovate il tipo di cattolico a cui appartenete e a quale vorreste invece appartenere. Per come ho scritto questo articolo, penso che non sia difficile capire dove mi pongo io (anzi dove spero di essere) e dove vorrei che tutti voi apparteneste.

Il Pio

Pas trop de zèle.


L’eccesso è pur sempre un eccesso: qualcosa che va oltre il limite ordinario delle cose. Perché c’è un limite in tutte le cose e, scavalcarlo, può creare problemi. Pensiamo all’eccesso di zelo, all’eccesso di giustizia, all’eccesso di rigore,… I francesi dicono giustamente «surtout, pas trop de zèle» («soprattutto, non troppo zelo»). E poi giustizia e rigore lanciati all'estremo hanno fatto sempre grandi danni. non a caso i giuristi romani dicevano "summus ius, summa iniuria" e cioè il diritto, portato alle estreme conseguenze, senza i necessari adattamenti al caso concreto, può portare a commettere sostanziali ingiustizie (l'eterogenesi dei fini). La pace poi è indubbiamente un grande ideale, ma quando cade nell'eccesso è pericolosa, e così di fronte a un nemico alle porte, rabbioso e terribile, armato fino ai denti, il pacifista eccessivo dice a tutti i propri concittadini di buttare le armi perché siamo tutti buoni e vogliamo la pace. Il rispetto per le donne è più che giusto, ma senza arrivare ai rigorismi letterari  eccessivamente arditi (forse brutti e un po' ridicoli) come "notaia", "sindaca", "gestrice" o "ministra"... sicuramente inutili per raggiungere la giusta parità. L'eccesso è cieco. Con l’eccesso si rischia di guardare oltremodo il dettaglio e perdere di vista il centro di tutto. Si rischia l’eterogenesi dei fini, e cioè partire per una bella faccenda e arrivare invece a tutt’altra destinazione. Oggi è un gran parlare di ecologia e difesa del pianeta. Giustissimi e grandissimi ideali, ma innanzitutto l'ideale se non agganciato all’Ideale, rischia di prendere una rotta casuale. Le più alte cariche del mondo hanno organizzato anche congressi mondiali per questo argomento e hanno parlato tra loro (anche se sono arrivati là con mezzi inquinantissimi). Ma anche l’ecologia può divenire un eccesso, cioè un ecologismo estremo, cattivo se mi permettete. Si parte da un’ottima base di partenza: la salvaguardia del Creato, la nostra amata casa comune, ma si rischia di arrivare alla fine della strada al tremendo “muoia l’uomo e viva la natura” che è un male peggiore di quello. E, ultimamente, alle terribili teorie malthusiane. Thomas Robert Malthus (1766-1834) pensava: il Pianeta non riesce a sostenere tutti gli abitanti della terra, dobbiamo fare di tutto per contrarre le nascite e facilitare la riduzione della popolazione. E dette teorie vecchie di oltre due secoli, oggi albergano, ben radicate purtroppo, anche nei cervelli di tanti Potenti (ovviamente non sono loro che pensano di ridursi, loro devono restare tutti pur avendo un impatto ambientale ben oltre la media, ma a noi vogliono ridurre quelli, noi povero popolo abbandonato da tutti). E guarda caso molti sono sempre più convinti che il Covid-19 sia un virus creato appositamente in laboratorio proprio per questi fini (e non sfuggito per errore).  Se però pensassimo tutti come cristiani...La Bibbia dice che il mondo è stato creato da Dio per l’uomo ed è dell’uomo, e conseguentemente, in quanto Creato da Dio, cioè Suo dono gratuito, l’uomo lo deve amare, conservare, migliorare e rispettare al massimo grado e senza limiti. Oggi siamo arrivati al mondo post cristiano per cui la Terra è lei stessa una dea (Gaia) e l’ecologia la nuova Bibbia  e Greta la nuova sacerdotessa. Di tutta questa gente io non mi fido per niente,  hanno gli occhi cattivi. Forse è il caso di rivedere meglio le cose prima di fare un capitombolo eccessivo. 

Il Pio

Prima le convinzioni, poi i fatti.



Vi riporto uno stralcio di un articolo di Tempi del 10 dicembre scorso. "...Ma nonostante il quinquennio del socialista François Hollande, con i corsi di morale laica e la carta della laicità da imparare a memoria, e le attuali battaglie per la laïcité condotte con vigore dal ministro dell’Istruzione Jean-Michel Blanquer, i liceali francesi di confessione musulmana continuano ad avere più di qualche problema con il principio cardine della République. È quanto emerso da un'inchiesta dell'Istituto Ifop commissionata dall'Associazione Licra (Lega internazionale contro il razzismo e l’antisemitismo) per il suo magazine Droit de vivre, secondo cui il 65 per cento dei liceali musulmani considera le leggi di Allah superiori a quelle della République, e ritiene che l’islam sia «l’unica vera religione»". E immaginate tutti come si potrebbe comportare un gruppo numeroso con queste idee, soprattutto se riconosce nella violenza un buon ideale. In Italia la maggior parte di quelli che entrano clandestini e che poi qui diventano subito migranti, sono musulmani. Il loro ingresso da noi da anni è come un fiume in piena.  In Nigeria i cristiani sono la minoranza e sono massacrati, cacciati dalle proprie case e le loro chiese bruciate. Così anche in altre nazioni (ma ce lo dicono gli organi di informazione allineati?). Non dobbiamo fare nulla, tranquilli, ma quando succederà, sappiamo che dovremmo scappare perché loro ci ritengono cristiani, anche se non lo siamo più. Allora tanto vale tornare a essere tutti cristiani, non ingannaremo i nostri fratelli di un'altra religione, moriremo per un buon motivo e potremmo anche sperare di andare subito in Paradiso. 

Il Pio 


Da niger...

 




Nel 1963 Edoardo Vianello cantava "i Watussi" nel cui testo più volte diceva "gli altissimi negri". La canzone fece un successo immenso, tant’è che si sente piacevolmente ancora oggi dopo 58 anni. Nel 1968 è la volta di Fausto Leali che cantava “Angeli negri”. Anche questa canzone divenne famosissima e, se ricordo bene, noti attori ci fecero sopra un simpaticissimo e spassosissimo sketch comico. Arriviamo nel 1975 e Marcella Bella canta “Negro”. Anche questa fu un grande successo. Queste canzoni me le ricordo bene e posso garantire che sono esistite  davvero avendole io sentire più di una volta
. Nessuno però per anni, aveva mai fatto obiezioni sull’argomento, né bianchi, né neri, né rossi, né gialli... come dire, cosa normale per tutti (e siamo passati anche in mezzo al '68 in cui si contestava tutto e tutto era fonte di rimproveri da parte dei giovani). Oggi se pronunci bonariamente e senza voler offendere nessuno, scherzossmente, quella parola pubblicamente subisci un linciaggio mediatico incredibile (è successo proprio e ne ha fatto le spese una nota attrice ottantenne che per aver detto "qui assomiglio a una negra" le si è scatenato addosso un putiferio enorme per giorni) e anche non mediatico. Giusto, il razzismo è una pessima faccenda e guai a chi lo pratica con fatti e parole, costoro devono essere tutti stigmatizzati. Ma non credo che Edoardo Vianello, Fausto Leali e Marcella Bella volevano scrivere una canzone razzista. Né chi ha comprato i loro dischi, decretandone il successo, chi ascoltava le loro canzoni, volevano essere razzisti. Nessuno allora ha fatto caso alla sfumatura linguistica. Oggi sì, se ne fa caso tantissimo, in maniera iperbolica, siamo tutti sull’argomento estremamente suscettibili e saltiamo come se ci toccassero un nervo (e non è normale!). Se fate caso il popolo italiano, pur non essendo tutto razzista, qualche decennio fa non pensava che quella parola fosse segno inequivocabile di razzismo e di scandalo. Oggi sì. Cos'è cambiato in così poco tempo? Questo è l’ulteriore segno che ci vogliono portare a un pensiero unico a cominciare dai vocaboli che non si “devono” pronunciare (“la rivoluzione si fa anche con le parole”, diceva Peppone ai suoi). Famoso quel Liceo italiano che ha deciso di mettere gli asterischi alle parole per cassare la distinzione tra quelle maschili e quelle femminili, ancor più tristemente famose sono le recentissime Linee Guida dell’Unione Europea sul Natale (ritirate,… per ora). Io mi guarderò bene dal pronunciare quella parola, ci sono infatti migliori battaglie da combattere (anche se questa parola potrebbe passare ai Guardiani della Rivoluzione come un termine da guerrafondaio, ma non lo è perché quando dico “battaglia” io intendo esclusivamente la stessa che intendeva san Paolo, cioè la buona battaglia per conservare la fede, come è il titolo di questo Blog). E anche se Wikipedia non è proprio una fonte per specialisti, tuttavia la cito su questo argomento: “l termine italiano negro è etimologicamente equivalente all' aggettivo nero (dal latino niger / nigru(m)) e, in origine, aveva tale significato; esempi di quest'uso del termine si trovano tra l'altro in Petrarca, Ariosto e Carducci. L'uso del termine per riferirsi alle etnie di pelle scura è anch'esso attestato già nella letteratura del basso medioevo (per esempio nello stesso Petrarca, ma è diventato più comune in epoca coloniale, sia in italiano che in altre lingue (alcune delle quali lo hanno mutuato dall'equivalente spagnolo)”. Ma, lo capite? La questione non è lessicale, semmai ideologica.

Il Pio

Un pezzettino alla volta

 

La strategia oggi non è quella di un attacco frontale: un enorme esercito super armato che abbatte le mura che per secoli avevano custodito la città, entra e distrugge tutto, anche la memoria storica. Non ci diranno "da oggi il cristianesimo è vietato e cambierà tutto", come in una precedente rivoluzione. Oggi i Potenti adottano la strategia del "un pezzettino per volta", cura incolore, inodore e insapore, se così possiamo dire. Il risultato è lo stesso della strategia precedente, solo nella seconda il popolo non si accorgerà di nulla e si troverà pagano senza saperlo. I Potenti questa volta, non si troveranno più davanti l'ostacolo dei ribelli, dei Vandeani, dei Cristeros, dei Briganti, dei Lazzari...e non dovranno fare la fatica di sterminarli tutti senza pietà, mettendo poi ovviamente a tacere la Storia. La strategia moderna potrebbe contemplare i seguenti passaggi: vietato parlare del Natale nei discorsi ufficiali, vietato parlare del Natale nei discorsi non ufficiali. Togliere le croci dalle cime di tutte le montagne. Togliere le croci dalle aule scolastiche. Togliere le croci dalle chiese. Vietate le messe e le processioni. Vietato mettere il nome dei santi sui calendari. Vietato mettere nomi cristiani alle vie. Vietato mettere nomi cristiani ai cristiani. Cancellare i riferimenti religiosi nelle opere d'arte... E via discorrendo. Certo il motivo di tutto questo è il rispetto di tutte le religioni e l'inclusività degli stranieri che oggi sono un valore assoluto. Basteranno forse venti anni e alla fine l'Italia sarà contenta e pagana, dipendeno e pendendo dalle labbra dei Potenti. Sarà una battaglia silenziosa sicuramente, ma come in tutte le battaglie gli schieramenti devono essere due. Se chi si difende si arrende subito, perderà tutto subito. Abbiamo visto di recente che hanno provato a smantellare il Natale (il primo pezzettino). Ritorneranno all'attacco più agguerriti che mai, perché per loro il cristianesimo va distrutto, ma solo lui. La nostra salvezza potrà esserci solo se noi cristiani ci ricordiamo chi siamo e non ci caleremo le braghe.

Il Pio

Per esempio

Per esempio. In Italia non si possono costruire centrali nucleari e ciò a seguito di un referendum, anche se intorno a noi gli altri Paesi c...