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Ve ne volete andare anche voi?



"Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna" ... Con l'odierna Celebrazione eucaristica Gesù ci introduce nella conoscenza di un particolare aspetto del suo mistero. Abbiamo ascoltato nel Vangelo un brano del discorso da Lui tenuto nella sinagoga di Cafarnao, dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani. In esso Egli si rivela come il vero pane delle vita, il pane disceso dal cielo per dare la vita al mondo (cfr Gv 6,51). E' un discorso che gli ascoltatori non comprendono. La prospettiva in cui si muovono è troppo materiale per poter raccogliere il vero intendimento di Cristo. Essi ragionano nell'ottica della carne, che "non giova a nulla" (Gv 6, 63). Gesù invece apre il discorso sugli orizzonti sconfinati dello spirito: "Le parole che vi ho detto - Egli insiste - sono spirito e vita"... Ma l'uditorio è refrattario: "Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?" . Si ritengono persone di buon senso, con i piedi sulla terra. Per questo scuotono il capo e, brontolando, se ne vanno uno dopo l'altro. La folla iniziale si riduce progressivamente. Alla fine resta solo lo sparuto gruppetto dei discepoli più fedeli. Ma sul "pane della vita" Gesù non è disposto a transigere. E' pronto piuttosto ad affrontare il distacco anche dei più intimi: "Forse anche voi volete andarvene?" "Forse anche voi?". La domanda di Cristo scavalca i secoli e giunge fino a noi, ci interpella personalmente e sollecita una decisione. Quale è la nostra risposta? Cari giovani, se siamo qui oggi, è perché ci riconosciamo nell'affermazione dell'apostolo Pietro: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna".

Di parole intorno a voi ne risuonano tante, ma Cristo soltanto ha parole che resistono all'usura del tempo e restano per l'eternità...

Voi pensate alla vostra scelta affettiva, e immagino che siate d'accordo: ciò che veramente conta nella vita è la persona con la quale si decide di condividerla. Attenti, però! Ogni persona umana è inevitabilmente limitata: anche nel matrimonio più riuscito, non si può non mettere in conto una certa misura di delusione. Ebbene, cari amici: non c'è in questo la conferma di quanto abbiamo ascoltato dall'apostolo Pietro? Ogni essere umano, prima o poi, si ritrova ad esclamare con lui: "Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna". Solo Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio e di Maria, il Verbo eterno del Padre nato duemila anni orsono a Betlemme di Giudea, è in grado di soddisfare le aspirazioni più profonde del cuore umano. ...Nel sacrificio eucaristico noi possiamo entrare in contatto, in modo misterioso ma reale, con la sua persona, attingendo alla sorgente inesauribile della sua vita di Risorto.

L'Eucaristia è il sacramento della presenza di Cristo che si dona a noi perché ci ama. Egli ama ciascuno di noi in maniera personale ed unica nella vita concreta di ogni giorno: nella famiglia, tra gli amici, nello studio e nel lavoro, nel riposo e nello svago. Ci ama quando riempie di freschezza le giornate della nostra esistenza e anche quando, nell'ora del dolore, permette che la prova si abbatta su di noi: anche attraverso le prove più dure, infatti, Egli ci fa sentire la sua voce.


(Santa messa di chiusura della XV Giornata mondiale della gioventù – stralci dell’omelia del Santo Padre Giovanni Paolo II, Tor Vergata, domenica 20 agosto 2000)

"La giovinezza è un atteggiamento del cuore"




La mirabile Lettera apostolica (“Dilecti amici”, 1985) di Giovanni Paolo II « Ai giovani e alle giovani del mondo » non riguarda solo quelli che oggi sono giovani, ma tutti. « La vostra giovinezza non è solo proprietà vostra, proprietà personale o di una generazione: essa appartiene al complesso di quello spazio, che ogni uomo percorre nell’itinerario della sua vita, ed è al tempo stesso un bene speciale di tutti. È un bene dell’umanità stessa. » Il Papa non si rivolge soltanto a una quota d’età, ma vuole parlare alla giovinezza che c’è in ogni uomo. Essa è la dimensione della persona in cui si pone la domanda sul senso e sulla verità. Al di là del riferimento tipico a un’età dell’uomo, la giovinezza è infatti un atteggiamento del cuore. Si è giovani quando non ci si accomoda, ma si è tesi verso la realtà con l’avidità di imparare quel che essa suggerisce sul nostro destino, così che la realtà solleciti quelle domande che costituiscono il cuore dell’uomo e quelle domande che sono in noi il riverbero del destino e aspettano «una risposta che riguarda tutta la vita ».

(Luigi Giussani tratto da Realtà e giovinezza la sfida, Introduzione Ed. Sei Torino)

Disobbedienza cieca


Quando esci dal casello autostradale di G.—se prima non sono crollati i ponti, non ci sono state gallerie incendiate, se un camion non ti è esploso vicino… e dunque se sei ancora vivo—ci si trova davanti a un minuscolo frustolo di terreno in cui recentemente sono stati piazzati 6 o 7 grossi cartelli con su scritto “terreno privato“, “divieto di sosta”, “rimozione coatta”. E’ chiaro che si trovano, ogni giorno 6, 7 o anche più, autovetture parcheggiate praticamente sotto i cartelli. Noi italiani siamo così; è una nostra caratteristica. Tendiamo a una disobbedienza cieca. In altri Stati (soprattutto al Nord Europa) i cittadini applicano sempre l’obbedienza cieca a tutte le regole, in Italia invece la disobbedienza cieca regna sovrana. Parlo ovviamente di piccole disobbedienze, marachelle se vogliamo, quando poi queste diventano crimini è un’altra cosa e comunque tutte e due vanno punite, questo va detto. Io ho sempre pensato che la nostra disobbedienza cieca derivi dal fatto che vediamo lo Stato come un nemico (d’altra parte anche lui vede i cittadini come nemici, soggetti da spremere senza dar loro nulla o quasi) e ogni divieto appare a tutti come un comando di questo Stato che non viene riconosciuto come il proprio, quasi fosse un invasore. Forse ora cambierà, qualcosa forse no… però è vera una cosa. In tutti i campi e settori—da che mondo e mondo—è chi comanda che deve conquistarsi l’amore e la fiducia dei sottoposti, se non lo fa, tutto va avanti lo stesso, ma male e alla prima occasione… Lo Stato deve guadagnarsi la fiducia del popolo se vuole che tutto funzioni bene, deve recuperare quasi due secoli di mal governo e di angherie, di grigio e tristezza. E forse per ottenere questo ne occorreranno altri due di secoli. Ma prima inizia e prima finisce. E per noi, povero popolo cristiano possiamo riprendere e recitare sempre la grande preghiera di Giovanni Paolo II (15 marzo 1994) proprio per la nostra cara Italia: «Tu che ami ogni uomo e guidi tutti i popoli accompagna i passi della nostra nazione, spesso difficili ma colmi di speranza. Fa’ che vediamo i segni della tua presenza e sperimentiamo la forza del tuo amore, che non viene mai meno». E già che ci stiamo, diciamo anche tante preghiere per la Chiesa cattolica che in questo periodo non va tanto bene. Probabilmente non sappiamo che cosa pregare, quali sono priorità da chiedere o le persone da sostenere con esse, ma Nostro Signore lo sa, sa tutto, e salvo che non abbia altre intenzioni per noi, salvo che non ci abbia destinato a qualche persecuzione (che forse meriteremmo anche) prenderà atto delle nostre richieste e della fede con cui gliele abbiamo rivolte. E quello che successe ai tempi di Giona, potrebbe succedere anche oggi.

Il Pio

Anche voi ve ne volete andare?

A me rimangono normalmente impresse pochissime frasi. Mi dimentico di tutto. Una frase che non ho dimenticato è quella che Papa Giovanni Paolo II pronunciò alla Giornata Mondiale dei Giovani del 2000, la sera del sabato. Io stavo lì pur non essendo propriamente un giovane, ma accompagnavo il gruppo. Commentando un passo del Vangelo in cui si narra che molti che Lo avevano seguito se ne stavano andando scandalizzati, dopo aver sentito che avrebbe dato loro da mangiare il suo corpo e da bere il suo sangue, Gesù dice agli apostoli «Forse anche voi volete andarvene?». E il Papa in quella sera tiepida e dolce, disse a tutti che quella domanda faceva un salto di duemila anni e arriva a ciascuno di noi. “Anche voi ve ne volete andare?”. E lo disse, mi è sembrato, con un tono quasi di dispiacere. Ogni giorno ognuno di noi è di fronte a essa. Il cristianesimo è un lotta quotidiana per restare saldi nella fede. Ogni giorno ognuno è libero di restare e andare via. Il fatto è che basta un’occasione, una porta aperta, un sorriso, un problema… e la strada può cambiare. E uno può andar via. Ogni momento può accadere e mai possiamo essere sicuri di noi stessi. Gesù ci vuole con Lui, ma liberi. Liberi di seguire la Sua strada in quanto consapevoli che essa ci porta proprio al punto dove dobbiamo andare. Liberi come Pietro che a nome di tutti, a quella domanda rispose: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna». Signore dove possiamo andare, in qualunque altra strada ci perderemmo e non saremmo contenti. Noi vogliamo stare con te. Però donaci la Grazia di poterlo fare.
Il Pio

Ascoltare e sentire.

San Paolo diceva che la fede passa attraverso l’ascolto ( Fides ex auditu ). La fede non è infatti—fatti salvi casi particolarissimi—un'...