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E’ se Gesù non fosse nato?


Periodo di Natale. Che bello! La più bella festa dell’anno. Lo spirito del Natale. Ma pensiamo un attimo a come sarebbe il mondo se Gesù non fosse nato. Come d’altra parte molti credono, sperano, pensano e vogliono che tutti lo credano. Tanto per iniziare nessuno ci avrebbe mai detto che Dio ci ama e ci vuole tutti santi e in Paradiso. Nessuno ci avrebbe detto che bisogna perdonare, anche e soprattutto il proprio nemico. Nessuno ci avrebbe detto che bisogna volerci bene tutti. Nessuno ci avrebbe detto che c’è un’altra vita dopo questa e che tutto non finisce dentro la cassa da morto e che dunque la vita non è una sfiga, ma ha un senso buono. Nessuno ci avrebbe invitato a compiere opere buone (piccole e grandi che siano). Nessuno ci avrebbe detto che anche la sofferenza ha un senso buono e che Gesù ha sofferto tanto. Nessuno ci avrebbe dato il coraggio e la forza che solo la fede ci può dare. Nessuno ci avrebbe detto che dobbiamo affidarci a Lui, come un bambino nelle braccia della mamma. Nessuno ci avrebbe permesso il perdono dei peccati e di liberarci dal loro peso nefasto. Nessuno ci avrebbe dato la Santa Chiesa Cattolica per conservare il depositum fidei da Gesù fino alla fine del mondo. E poi se non fosse nato non ci sarebbe mai stata la miriade di santi che tanto bene hanno fatto. E poi non ci sarebbero state opere d’arte straordinarie. Pensate come sarebbe così l’Italia e l’Europa se non ci fosse stato Gesù e il cristianesimo. Quelli che dicono che Gesù non esiste (e dunque non è nato) sono quelli che beneficiano della bellezza di un mondo cristiano senza voler ammettere che Dio esiste,  godendo di una morale anarchica. Sarebbe da spedirli tutti in certe zone del mondo dove ci sono altre religioni e altre morali. Ecco. Se siete d’accordo con me, in questo periodo di nebbia, occorre rinforzare la nostra fede e se i purosangue non corrono, dobbiamo correre noi brocchi. Dobbiamo seguire solo i maestri buoni e allontanarci da quelli cattivi. Stare attenti a non cadere nella trappola del buonismo disincarnato dalla fede, dal politicamente corretto e del cristianesimo adulto. Aiutarci gli uni gli altri nella battaglia della fede. Il rischio è altissimo: è in gioco la salvezza delle anime e la saldezza della Fede.

Il Pio

“Noi” e “voi”


Quando si comincia a parlare di “noi” e “voi” il problema si fa serio, perché significa che sono divenuti due partiti,politici, religiosi, sportivi,… e il rischio comincia a divenire grave. Raramente gli schieramenti sono netti, per lo più ci sono i moderati, gli esaltati, gli sciatti,… ma quando si comincia col “noi” e “voi” il problema si fa serio. A parte la politica, di cui ho la minima stima, il dito viene spesso puntato verso i cattolici. “Voi”: siete omofobi, razzisti, avete fatto le crociate, i roghi delle streghe, l’Inquisizione, oggi poi i “vostri” cardinali sono ricchi con l’attico da 750 mq. e la gente muore di fame, i “vostri” preti sono pedofili, avete ingannato il popolo, i papi avevano le amanti,… insomma tutti i problemi del mondo sono a causa della Chiesa e del cristianesimo, e “noi” allora, potremmo anche rispondere: “voi” in parte, avete anche ragione. “Voi” avete ragione, però in parte, solo in parte. Perché qualcosa di buono in duemila anni “noi” lo abbiamo fatto oltre al male, “voi” no. Ma il bene da “noi” fatto è di più del male combinato. E poi siccome “voi” avete per secoli sparato per primi contro di “noi”, allora “noi” che ci siamo davvero stufati perché davanti ci sputate e ci prendete a sassate e dietro non si sa cosa combinano i nostri pastori, che sono più spesso vicini a “voi” che a “noi”, “noi” allora abbiamo anche il diritto sacrosanto di rispondere, peccato che lo facciamo raramente. Questo perché siamo buoni (=buonisti). Ma Gesù non era buonista, era buono, certamente, ma il sacro zelo lo prendeva quando era necessario, come quando ha scacciato i mercanti dal tempio che avevano trasformato un luogo sacro, in un lurido porcile di affaristi e malaffare e non si può dire poi che le cose Gesù le diceva in maniera diplomatica, in punta di forchetta, accontentando tutti gli interlocutori: non si può dire proprio; suo cugino Giovanni il battista non era da meno. Sono finiti malissimo, più che vero, ma di loro si parla ancora oggi e ancora oggi diverse persone sono disposti a seguirli. I miracoli li fanno. Noi discendiamo da quelli lì, non dai farisei, dai dottori della legge e da gentaglia simile. Noi discendiamo da Gesù e Giovanni il battista (e da una miriade di santi), non da mezzi uomini, di cui oggi è pieno il mondo. Un mezzo uomo non alza nulla. Non è nulla per sé e per gli altri. Non serve a nulla, ma per propria volontà e scelta. Invece un santo può cambiare in bene la sua famiglia, una scuola, una palestra, un luogo di lavoro, un comune, uno Stato, il mondo. “Noi” però siamo chiamati alla santità e alla salvezza dell’anima. “Voi” e quelli dietro di “noi” che parteggiano per “voi”, sono chiamati solo a puntare il dito astiosamente contro di “noi” e a generare rabbia tra la gente che non ha più nessun riferimento. Ma dopo di tutto “voi”dove andrete?

Il Pio 

Obbediente fino alla morte e... a una morte di croce!

[ Vi ripropongo un post che misi l'anno scorso prima di Pasqua, per far sapere a tutti quanto Gesù soffrì per noi morendo in croce. Di seguito dunque la relazione di un medico su cosa si patisce sulla croce. E questo proprio oggi: che è Venerdì Santo, giorno in cui la Chiesa ricorda la crocifissione e morte di Gesù
Il Pio ]



«Io sono soprattutto un chirurgo; ho insegnato a lungo. Per 13 anni sono vissuto in compagnia di cadaveri; durante la mia carriera ho studiato a fondo l'anatomia. Posso dunque scrivere senza presunzione ». «Gesù entrato in agonia nell'orto del Getsemani - scrive l'evangelista Luca - pregava più intensamente. E diede in un sudore come di gocce di sangue che cadevano fino a terra ». Il solo evangelista che riporta il fatto è un medico, Luca. E lo fa con la precisione di un clinico. Il sudar sangue, o ematoidròsi, è un fenomeno rarissimo. Si produce in condizioni eccezionali: a provocarlo ci vuole una spossatezza fisica, accompagnata da una scossa morale violenta, causata da una profonda emozione, da una grande paura. Il terrore, lo spavento, l'angoscia terribile di sentirsi carico di tutti i peccati degli uomini devono aver schiac­ciato Gesù. Questa tensione estrema produce la rottura delle finis­sime vene capillari che stanno sotto le ghiandole sudori­pare... Il sangue si mescola al sudore e si raccoglie sulla pelle; poi cola per tutto il corpo fino a terra. Conosciamo la farsa di processo imbastito dal Sine­drio ebraico, l'invio di Gesù a Pilato e il ballottaggio della vittima fra il procuratore romano ed Erode. Pilato cede e ordina la flagellazione di Gesù. I soldati spogliano Gesù e lo legano per i polsi a una colonna dell'atrio. La flagel­lazione si effettua con delle strisce di cuoio multiplo su cui sono fissate due palle di piombo o degli ossicini. Le tracce sulla Sindone di Torino sono innumerevoli; la maggior parte delle sferzate è sulle spalle, sulla schiena, sulla re­gione lombare e anche sul petto. I carnefici devono essere stati due, uno da ciascun lato, di ineguale corporatura. Colpiscono a staffilate la pelle, già alterata da milioni di microscopiche emorragie del sudor di sangue. La pelle si lacera e si spacca; il sangue zampilla. A ogni colpo il corpo di Gesù trasale in un sopras­salto di dolore. Le forze gli vengono meno: un sudor freddo gli imperla la fronte, la testa gli gira in una verti­gine di nausea, brividi gli corrono lungo la schiena. Se non fosse legato molto in alto per i polsi, crollerebbe in una pozza di sangue. Poi lo scherno dell'incoronazione. Con lunghe spine, più dure di quelle dell'acacia, gli aguzzini intrecciano una specie di casco e glielo applicano sul capo. Le spine penetrano nel cuoio capelluto e lo fanno san­guinare (i chirurghi sanno quanto sanguina il cuoio ca­pelluto). Dalla Sindone si rileva che un forte colpo di bastone dato obliquamente, lasciò sulla guancia destra di Gesù una orribile piaga contusa; il naso è deformato da una frattura dell'ala cartilaginea. Pilato, dopo aver mostrato quello straccio d'uomo alla folla inferocita, glielo consegna per la crocifissione. Caricano sulle spalle di Gesù il grosso braccio orizzon­tale della croce; pesa una cinquantina di chili. Il palo verti­cale è già piantato sul Calvario. Gesù cammina a piedi scalzi per le strade dal fondo irregolare cosparso di ciottoli. I soldati lo tirano con le corde. Il percorso, fortunatamente, non è molto lungo, circa 600 metri. Gesù a fatica mette un piede dopo l'altro; spesso cade sulle ginocchia. E sempre quella trave sulla spalla. Ma la spalla di Gesù è coperta di piaghe. Quando cade a terra la trave gli sfugge e gli scortica il dorso. Sul Calvario ha inizio la crocifissione. I carnefici spo­gliano il condannato; ma la sua tunica è incollata alle piaghe e il toglierla è semplicemente atroce. Non avete mai staccato la garza di medicazione da una larga piaga contusa? Non avete sofferto voi stessi questa prova che richiede talvolta l'anestesia generale? Potete allora rendervi conto di che si tratta. Ogni filo di stoffa aderisce al tessuto della carne viva; a levare la tunica, si lacerano le terminazioni nervose messe allo scoperto nelle piaghe. I carnefici dànno uno strappo violento. Come mai quel dolore atroce non provoca una sincope? Il sangue riprende a scorrere; Gesù viene steso sul dorso. Le sue piaghe s'incrostano di polvere e di ghiaietta. Lo distendono sul braccio orizzontale della croce. Gli aguzzini prendono le misure. Un giro di succhiello nel legno per facilitare la penetrazione dei chiodi e l'orribile supplizio ha inizio. Il carnefice prende un chiodo (un lungo chiodo appuntito e quadrato), lo appoggia sul polso di Gesù; con un colpo netto di martello glielo pianta e lo ribatte saldamente sul legno. Gesù deve avere spaventosamente contratto il viso. Nello stesso istante il suo pollice, con un movimento violento, si è messo in opposizione nel palmo della mano: il nervo mediano è stato leso. Si può immaginare ciò che Gesù deve aver provato: un dolore lancinante, acutissimo che si è diffuso nelle sue dita, è zampillato, come una lingua di fuoco, nella spalla, gli ha folgorato il cervello il dolore più insopportabile che un uomo possa provare, quel­lo dato dalla ferita dei grossi tronchi nervosi. Di solito provoca una sincope e fa perdere la conoscenza. In Gesù no. Almeno il nervo fosse stato tagliato netto! Invece (lo si constata spesso sperimentalmente) il nervo è stato di­strutto solo in parte: la lesione del tronco nervoso rimane in contatto col chiodo: quando il corpo di Gesù sarà sospeso sulla croce, il nervo si tenderà fortemente come una corda di violino tesa sul ponticello. A ogni scossa, a ogni movimento, vibrerà risvegliando il dolore straziante. Un supplizio che durerà tre ore. Anche per l'altro braccio si ripetono gli stessi gesti, gli stessi dolori. Il carnefice e il suo aiutante impugnano le estremità della trave; sollevano Gesù mettendolo prima seduto e poi in piedi; quindi facendolo camminare all'indietro, lo addos­sano al palo verticale. Poi rapidamente incastrano il brac­cio orizzontale della croce sul palo verticale. Le spalle di Gesù hanno strisciato dolorosamente sul legno ruvido. Le punte taglienti della grande corona di spine hanno lacerato il cranio. La povera testa di Gesù è inclinata in avanti, poiché lo spessore del casco di spine le impedisce di riposare sul legno. Ogni volta che Gesù sol­leva la testa, riprendono le fitte acutissime. Gli inchiodano i piedi. È mezzogiorno. Gesù ha sete. Non ha bevuto nulla né mangiato dalla sera precedente. I lineamenti sono tirati, il volto è una maschera di sangue. La bocca è semiaperta e il labbro inferiore già comincia a pendere. La gola è secca e gli brucia, ma Gesù non può deglutire. Ha sete. Un soldato gli tende, sulla punta di una canna, una spugna imbevuta di una bevanda acidula in uso tra i militari. Ma questo non è che l'inizio di una tortura atroce. Uno strano fenomeno si produce nel corpo di Gesù. I muscoli delle braccia si irrigidiscono in una contrazione che va accentuandosi: i deltoidi, i bicipiti sono tesi e rilevati, le dita si incurvano. Si tratta di crampi. Alle cosce e alle gambe gli stessi mostruosi rilievi rigidi; le dita dei piedi si incurvano. Si direbbe un ferito colpito da tetano, in preda a quelle orribili crisi che non si possono dimenti­care. È ciò che i medici chiamano tetanìa, quando i crampi si generalizzano: i muscoli dell'addome si irrigidiscono in onde immobili; poi quelli intercostali, quelli del collo e quelli respiratori. Il respiro si è fatto a poco a poco più corto. L'aria entra con un sibilo ma non riesce quasi più a uscire. Gesù respira con l'apice dei polmoni. Ha sete di aria: come un asmatico in piena crisi, il suo volto pallido a poco a poco diventa rosso, poi trascolora nel violetto purpureo e infine nel cianotico. Gesù, colpito da asfissia, soffoca. I polmoni, gonfi d'arìa non possono più svuotarsi. La fronte è imperlata di sudore, gli occhi gli escono fuori dall'orbita. Che dolori atroci devono aver martellato il suo cranio! Ma cosa avviene? Lentamente, con uno sforzo sovru­mano, Gesù ha preso un punto di appoggio sul chiodo dei piedi. Facendosi forza, a piccoli colpi, si tira su, allegge­rendo la trazione delle braccia. I muscoli del torace si distendono. La respirazione diventa più ampia e profonda, i polmoni si svuotano e il viso riprende il pallore primitivo. Perché tutto questo sforzo? Perché Gesù vuole par­lare: « Padre, perdona loro: non sanno quello che fanno ». Dopo un istante il corpo ricomincia ad afflosciarsi e l'asfissia riprende. Sono state tramandate sette frasi di Gesù dette in croce: ogni volta che vuol parlare, Gesù dovrà sollevarsi tenendosi ritto sui chiodi dei piedi... Inimma­ginabile! Uno sciame di mosche (grosse mosche verdi e blu come se ne vedono nei mattatoi e nei carnai), ronza attorno al suo corpo; gli si accaniscono sul viso, ma egli non può scacciarle. Fortunatamente, dopo un po', il cielo si oscura, il sole si nasconde: d'un tratto la temperatura si abbassa. Fra poco saranno le tre del pomeriggio. Gesù lotta sempre; di quando in quando si risolleva per respirare. È l'asfissia periodica dell'infelice che viene strozzato e a cui si lascia riprendere fiato per soffocarlo più volte. Una tor­tura che dura tre ore. Tutti i suoi dolori, la sete, i crampi, l'asfissia, le vibra­zioni dei nervi mediani, non gli hanno strappato un lamento. (…) «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abban­donato?». Ai piedi della croce stava la madre di Gesù. Potete immaginare lo strazio di quella donna? Gesù dà un grido: « È finito ». E a gran voce dice ancora: «Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito ». E muore.

(Dal sito www.preghiereagesùemaria.it)

Candele e minuti di silenzio


Strage. Candele e minuti di silenzio. Ma solo Dio ci può salvare. Il brutto è che nessuno lo sa più e chi lo sa ha paura di dirlo per non perdere "il posto".


L’attentato a Parigi. Fatto gravissimo, purtroppo ne sono stati preannunciati altri anche a casa nostra e per lo stesso motivo religioso. Noi ci ostiniamo a trovare tutti le scuse possibili e corrette, evitando di dire certe cose sulla religione... Successivamente all’attentato abbiamo dovuto sorbirci la peggiore retorica politicamente corretta: “è colpa dei fondamentalismi”, “è un atto contro i valori della rivoluzione francese, cardini dell’Europa”, “non c’entrano nulla con l’Islam vero”, “sono stati provocati”, “le armi gliela abbiamo vendute noi”, "non è uno scontro di civiltà"... Fondamentalismi, valori, scriminanti, sensi di colpa... Cose generiche, minime, che non spiegano il fatto, le radici del fatto. E poi quella frase che viene detta sempre più spesso che non è uno scontro di civiltà, cosa fa cambiare? Non sono morti lo stesso quelle persone, il pericolo—dicendo così—diminuisce? Già ero provato da tutti questi giudizi, quando mi arriva un messaggio sul cellulare: “alle ore 22 accendiamo una candela… che brilli ovunque lo spirito della vita” e poi il giorno dopo alla TV tonnellate di minuti di silenzio, facce compunte, serie… al grido “mai più!”. Retorica melensa, candele e minuti di silenzio: ecco cosa i cittadini europei riescono a partorire all’indomani di quel tragicissimo fatto. Ora vedrete che un fatto del genere non accadrà più, ora quelli avranno paura delle nostre facce da ebeti durante i minuti silenziosi e delle candele laiche alle finestre. 
Mai però una parola chiara e definitiva, un giudizio reale sul fatto, storico, e come è nato e da cosa. 
Ogni giudizio lasciato nel grigio.
Non sarebbe meglio, al posto dei minuti di silenzio e delle candele, pregare Gesù e la Madonna perchè accolga le anime dei poveretti ammazzati e perché ci aiuti a fermare questi rabbiosi carichi di odio che vogliono solo uccidere e conquistare le nostre terre? Nelle nostre teste però pensiamo—di sicuro—che pregare Gesù e la Madonna farebbe indignare quelli che hanno un’altra religione e dunque meglio qualcosa di più neutro adatto a tutti. Siamo laici, per giunta! Sarebbe allora da chiederci se quelli che a Parigi sono stati fatti a pezzi, massacrati senza motivo, dai terroristi (che si sono dichiarati loro) islamici e al grido “Allah è grande”, non si sono indignati perché gli attentatori si sono permessi di esprimere chiaramente la loro appartenenza a una religione nella laicissima Francia. Solo Dio ci può salvare. Il brutto è che nessuno lo sa più e chi lo sa ha paura di dirlo per non perdere "il posto".

Il Pio

W l’Italia/2

In fila alla Agenzia delle Entrate. Tante persone, ognuna sconosciuta alle altre, ognuna col suo problema stretto nel cuore. In mano carte e cartelle. Tutti in silenzio e in attesa di poter colloquiare con Qualcuno. Qualcuno, unico a leggere leggi difficilissime, unico che può darti la salvezza o la condanna. Spesso la condanna. Sentiamo tutti che i cittadini italiani sono considerati a priori dei “ladri” che devono dimostrare sempre di non esserlo. Ma questa è solo una mia idea in un giorno grigio e triste. Qui nessuno parla con l’altro. In fila, dunque. Una signora sta ferma nel mezzo del corridoio. Da un angolo sbucano all’improvviso due operai che trasportano della roba e che stanno proprio sulla dirittura della signora che è di spalle. Un signore vede la scena e prende il braccio della signora per spostarla. La signora ha un balzo e—vista la reale situazione—dice, riprendendosi dallo spavento: «Mi scusi, mi ero spaventata, pensavo fossero i ladri». Al che quel signore, cinquant’anni circa, normale di aspetto e di vestito, senza nemmeno pensarci un attimo le risponde serio «guardi, non si doveva preoccupare, qui siamo a casa dei ladri». Tutti ridono, rilassati. La tensione si abbassa. Si continua a pensare alla battuta e ci si sente d’improvviso tutti uniti contro un Moloch terribile e invincibile, ma tutti amici, tutti insieme nella sventura. Ecco, questo è l’italiano. Questa è l’Italia. Abbiamo un cuore così. Rassegnato, ma contento. Buono e generoso. Simpatico. Riusciamo a ridere e a scherzare anche in occasioni serie. E io sono come Catone il Censore che al termine di ogni discorso pubblico—anche quando si parlava ad esempio di fognature e dei topi—diceva sempre «Carthago delenda est (Cartagine deve essere distrutta)». Io sinceramente non ho nulla contro Cartagine, ma mi viene sempre da dire—anche io, in ogni occasione, anche quando si parla della Agenzia delle Entrate—«dobbiamo andare dietro a Gesù!», «dobbiamo andare dietro a Gesù!»... Solo se abbiamo nel cuore Gesù possiamo vivere bene la nostra vita, buoni e generosi, e far vivere bene gli altri; vivendo nel mondo (senza essere del mondo) ma con la voglia di renderlo tremila volte più bello e vivibile; e far contenti tutti. W l’Italia.

Il Pio

W l’Italia

La notizia che è corsa in questi giorni è quella dei gestacci che avrebbero fatto alcuni parlamentari durante una seduta. Forse erano proprio indecenti quelli, ma non si può dire —fatti di cronaca alla mano— che dal 1948 a oggi, sia la prima volta che accade un simile episodio. Il Parlamento è noto anche per altri gestacci forse minori o meno gravi di quelli, per le risse, per il lancio di monetine, di regolamenti, per i cartelli, le mortadelle o i pesci tirati fuori, per gli insulti, le risate sguaiate e gli urli, il fare altre cose durante un dibattito… io non voglio fare la morale, per carità! Né quei polpettoni retorici che abbiamo letto e sentito. Facessero quello che vogliono: loro sono la classe dirigente italiana, e — in quanto tale—tutto quello che fa è legittimo e giusto e non può farsi diversamente; siamo noi, gente negletta, che non riusciamo a capire l’alta politica e il servizio allo Stato che si fa anche in tal modo. Una cosa però va detta, (fino a che dura la libertà di pensiero e espressione). Tutte le volte che sento la notizia di risse o fatti simili in Parlamento penso sempre e dico ai poveracci che hanno la disgrazia di starmi vicino in quelle occasioni (spesso la moglie e i figli): «quelli rappresentano il popolo italiano!», «Quelli coprono la più importante e alta carica pubblica in Italia!» e si comportano come teppistelli, come ragazzi immaturi e maleducati (almeno apparentemente, ripeto, non riuscendo io a capire cose più grandi di me). Ma comunque quelli non sono studentelli sedicenni, anche se molti di loro non si mettono la cravatta, come converrebbe a chi risiede in un luogo fondamentale per la tutela della democrazia in Italia. Sono tutti il fior fiore dell’Italia, unici eletti fra tanti a un posto e a un compito tanto importante. E’ vero che il popolo italiano non è più un popolo perché non si considera proprio tale e non ha la minima coscienza di sè: nessuno è fiero di essere italiano, lo abbiamo già detto tristemente tante volte. E il problema è proprio questo. Ma ciò non toglie che ci vuole comunque un minimo di dignità e di serietà, anche nell'apparenza. Il popolo italiano è tanto disilluso e sfiduciato che nemmeno se ne accorge di queste cose e le prende per fatti da ridere, da rivedere la sera su «Striscia la notizia» e da raccontare poi al bar. Ma non sono davvero così. E’ un momento brutto questo e rischiamo di perdere la strada. L’unica cosa che mi viene da dire è questa: restiamo tutti saldi nella fede vera a Gesù e alla sua Chiesa, fedele alla dottrina che Gesù Le ha insegnato. Sembra che non c’entri nulla con la nostra questione, ma di una cosa sono più che sicuro: se ci saranno in Italia un numero importante di cristiani veri, non borghesi o buonisti, non quelli che appartengono al mondo, che sono del mondo, non quelli solo del tempo libero, ma cristiani “h 24”, con l’assillo quotidiano per la Chiesa e per il Regno di Dio, che aveva san Paolo, se ci saranno questi cristiani l’Italia sarà una grande Nazione e molti di noi si salveranno anche l’anima.
Il Pio

E' il nostro capo cordata

«...Egli è il nostro avvocato: che bello sentire questo! Quando uno è chiamato dal giudice o va in causa, la prima cosa che fa è cercare un avvocato perché lo difenda. Noi ne abbiamo uno, che ci difende sempre, ci difende dalle insidie del diavolo, ci difende da noi stessi, dai nostri peccati! Carissimi fratelli e sorelle, abbiamo questo avvocato: non abbiamo paura di andare da Lui a chiedere perdono, a chiedere benedizione, a chiedere misericordia! Lui ci perdona sempre, è il nostro avvocato: ci difende sempre! Non dimenticate questo! L’Ascensione di Gesù al Cielo ci fa conoscere allora questa realtà così consolante per il nostro cammino: in Cristo, vero Dio e vero uomo, la nostra umanità è stata portata presso Dio; Lui ci ha aperto il passaggio; Lui è come un capo cordata quando si scala una montagna, che è giunto alla cima e ci attira a sé conducendoci a Dio. Se affidiamo a Lui la nostra vita, se ci lasciamo guidare da Lui siamo certi di essere in mani sicure, in mano del nostro salvatore, del nostro avvocato...».
(Papa Francesco, udienza generale Piazza San Pietro Mercoledì, 17 aprile 2013)

L'ignoranza della Verità

…La chiesa cattolica non muore: è il vessillo innalzato sulle nazioni. Essa è sorgente di viva luce e di soave amore per tutti i popoli… Di tutti i mali che, per così dire, avvelenano gli individui, i popoli, le nazioni, e così spesso turbano l’animo di molti, causa e radice è l’ignoranza della verità. E non l’ignoranza soltanto, ma talvolta anche il disprezzo e uno sconsiderato disconoscimento del vero. Di qui errori d’ogni genere, che penetrano negli animi e si infiltrano nelle strutture sociali, tutto sconvolgendo con grave rovina dei singoli e dell’umana convivenza. Eppure Dio ci ha dato una ragione capace di conoscere le verità naturali. Seguendo la ragione seguiamo Dio stesso, che ne è l’autore e insieme legislatore e guida della nostra vita; se invece o per insipienza o per infingardaggine o, peggio, per cattivo animo, deviamo dal retto uso della ragione, con ciò stesso ci allontaniamo dal sommo bene e dalla legge morale. Possiamo, certamente, attingere con la ragione le verità naturali, come si è detto; questa conoscenza però - soprattutto per quanto concerne la religione e la morale - non tutti possono facilmente conseguirla, e se la conseguono, ciò spesso avviene non senza mescolanza di errori. Le verità poi che trascendono la capacità naturale della ragione non possiamo in alcun modo raggiungerle senza l’aiuto di una luce soprannaturale. Per questo il Verbo di Dio, che «abita una luce inaccessibile», per amore e compassione del genere umano, «si è fatto carne e abitò fra noi», per illuminare «ogni uomo che viene al mondo» e condurre tutti non solo alla pienezza della verità, ma ancora alla virtù e all’eterna beatitudine. Tutti perciò sono tenuti ad abbracciare la dottrina dell’evangelo. Se la si rigetta, vengono messi in pericolo i fondamenti stessi della verità, dell’onestà e della civiltà. Come è evidente, si tratta di una questione gravissima, inseparabilmente connessa con la nostra eterna salvezza. Coloro i quali, come dice l’apostolo delle genti, «stanno sempre a imparare senza mai giungere alla conoscenza della verità», e negano all’umana ragione la possibilità di arrivare a qualsivoglia verità certa e sicura e ripudiano anche le verità da Dio rivelate, necessarie per l’eterna salvezza: questi infelici sono ben lontani dall’insegnamento di Gesù Cristo e dal pensiero dello stesso apostolo delle genti, il quale esorta ad «arrivare tutti insieme all’unità della fede e alla piena conoscenza del Figlio di Dio... Allora non saremo più fanciulli sbalzati e portati qua e là da ogni vento di dottrina, tra i raggiri degli uomini e la loro scaltrezza a inoculare l’errore. Ma, vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo. È in virtù sua che il corpo tutto intero, grazie ai vari legami che gli danno coesione e unità, cresce mediante l’attività propria di ciascuno dei suoi organi e si costruisce nella carità». Coloro poi che, con ardire temerario, impugnano di proposito la verità conosciuta, e parlando, scrivendo, operando, usano le armi della menzogna per attirarsi il favore del popolo semplice e per plasmare a loro modo l’animo dei giovani, ignaro e molle come cera, quale abuso non commettono, quale opera riprovevole non compiono essi mai! Non possiamo qui fare a meno di esortare a presentare la verità con diligenza, cautela e prudenza, tutti quelli specialmente che attraverso libri, riviste e giornali, di cui oggi c’è tanta abbondanza, esercitano così grande influsso sull’animo dei lettori, dei giovani soprattutto, e sulla formazione delle loro opinioni e dei loro costumi. Essi hanno il dovere gravissimo non già di propagare la menzogna, l’errore, l’oscenità, non ciò che è di incentivo ai vizi, bensì soltanto il vero, e tutto quello che è di sprone al bene e alla virtù. Con grande tristezza vediamo verificarsi anche oggi quello che già deplorava il Nostro predecessore di f.m. Leone XIII «serpeggiare, cioè, audacemente la menzogna... in grossi volumi e piccoli libri, nelle pagine svolazzanti dei giornali e con la pubblicità teatrale»; e vediamo altresì con grande tristezza «libri e giornali che si stampano per irridere la virtù e coonestare il vizio»… Dal conseguimento della verità, piena, integra, sincera, deve necessariamente scaturire l’unione delle menti, degli animi e delle azioni. Infatti ogni contrasto e disaccordo trova la sua prima causa nel fatto che la verità o non è conosciuta o, peggio ancora, quantunque conosciuta, viene impugnata per i vantaggi che spesso si spera di ricavare da false opinioni, ovvero per quella biasimevole cecità che spinge gli uomini a giustificare i loro vizi e le cattive azioni... È dunque necessario che tutti, sia i privati cittadini, sia coloro che hanno in mano le sorti dei popoli, amino sinceramente la verità se vogliono godere quella concordia e quella pace, dalle quali soltanto può derivare la vera prosperità pubblica e privata.

(stralci dalla Lettera Enciclica Ad Petri Cathedram del Sommo Pontefice Giovanni XXIII).

Ascoltare e sentire.

San Paolo diceva che la fede passa attraverso l’ascolto ( Fides ex auditu ). La fede non è infatti—fatti salvi casi particolarissimi—un'...