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Fuori dalla Chiesa non c'è salvezza.





157 D. Non vi potrebbero essere più Chiese? 
R. No, non vi possono essere più Chiese. Perché siccome vi è un solo Dio, una sola Fede e un solo Battesimo, così non vi è, e non vi può essere che una sola vera Chiesa. 

169 D. Può alcuno salvarsi fuori della Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana?
R. No, fuori della Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana nessuno può salvarsi, come niuno poté salvarsi dal diluvio fuori dell'Arca di Noè, che era figura di questa Chiesa.

(Dal Catechismo Maggiore della Chiesa Cattolica).


In questi due semplicissimi (e sconosciutissimi) articoli del Catechismo di San Pio X si chiarisce il livello delle assurdità che tanti oggi dicono come fosse il massimo dell'intelligenza e della profondità. Assurdità che purtroppo si sentono dire anche da diversi "preti traditori" sia dal pulpito come nelle stanze del catechismo. Cioè: "tutte le religioni sono uguali, l'importante è credere in un dio, per cui tutte le religioni vanno bene". Invece il vecchio catechismo con una elementarità disarmante ci suggerisce, se vi un solo Dio, vi è anche una sola fede e una sola chiesa. Se non si crede in questo, se pensiamo davvero che esistono più dei (tutti validi per la salvezza) siamo di fatto tornati al politeismo (e forse al paganesimo). Poi ognuno fa quello che meglio crede. La conclusione è che—comunque sia, politeisti o non politeisti—al di fuori della Chiesa, che è senz'altro Una, Santa, Cattolica, Apostolica e Romana, non c'è possibilità di salvezza, cioè di salvarsi l'anima e andare in Paradiso; già questo è difficile da battezzati nati dentro la Chiesa, ma da fuori è addirittura impossibile.E questo, che un tempo si diceva in ogni parrocchia, è qualcosa che ci deve far pensare alla faccia delle teorie della chiesa moderna che deve aprirsi al mondo. Mi verrebbe da dire: tenetevelo questo mondo, ma non lo dico.

Il Pio





Francesco, ripara la mia Casa.

 


150 D. Che cosa è la Chiesa cattolica?           R. La Chiesa cattolica è la società o congregazione di tutti i battezzati che, vivendo sulla terra, professano la stessa fede e legge di Cristo, partecipano agli stessi sacramenti, e obbediscono ai legittimi Pastori, principalmente al Romano Pontefice.


151 D. Dite distintamente che cosa è necessario per esser membro della Chiesa? 
R. Per esser membro della Chiesa è necessario esser battezzato, credere e professare la dottrina di Gesù Cristo, partecipare ai medesimi sacramenti, riconoscere il Papa e gli altri legittimi Pastori della Chiesa. 

(Dal Catechismo Maggiore di San Pio X, § 2, Della Chiesa in particolare)


Più volte ho scritto su questo Blog di quelli che chiamo "preti traditori", che sono quelli che professano ai fedeli un'altra dottrina che non è quella che ci ha lasciato Gesù, tramandata dalla Chiesa Cattolica, è una loro o del mondo, spesso dannosa perchè non salva quasi mai l'anima (ciò di cui più ci dobbiamo preoccupare). Scrivo di loro perchè è un argomento che mi dà tanto dolore e tristezza. Questi due articoli del Catechismo di San Pio X—secondo me—si potrebbero leggere sia in un verso che nel verso opposto. Infatti per essere membro della Chiesa «è necessario esser battezzato, credere e professare la dottrina di Gesù Cristo, partecipare ai medesimi sacramenti, riconoscere il Papa e gli altri legittimi Pastori» ma è anche vero il contrario e cioè allo stesso modo e con la stessa forza possiamo ritenere che «per essere legittimi Pastori della Chiesa è necessario esser battezzato, credere e professare la dottrina di Gesù Cristo, partecipare ai medesimi sacramenti». 

Se non è così dunque non sono legittimi.

In un post precedente ho parlato di responsabilità. Chi si prende la responsabilità delle anime che si perdono a causa dei preti traditori? Ma nessuno dice nulla.Tutto normale in una chiesa che si deve adeguare ai tempi (belli questi tempi!)

Un tempo avevamo solo chi ci bombardava ferocemente dall'esterno. Ora, mentre continuano le bombe da fuori le mura ci sono quelli che sotto la stessa nostra bandiera, bombardano ferocemente dall'interno. Tutti questi al fine, noto o ignoti, consapevoli o non consapevoli, della distruzione della Chiesa di Dio.

Dal Crocifisso appeso venne una voce che diceva a Francesco di Assisi, «va' e ripara la mia Chiesa, che è in rovina!». Penso che sia giunto il momento che questa frase risuoni nei nostri cuori.
Il Pio

Siamo circondati.


Siamo ormai circondati. Sembra che vie d’uscita non ce ne siano. Da una parte ci sono le truppe degli Itellettuali che hanno il compito di confonderci le idee e portarle tutte dove vogliono loro; loro sono quelli che hanno fatto diventare un’eroina, la Comandante tedesca che ha speronato una nave della Guardia di Finanza per far entrare in Italia illegittimamente clandestini che hanno intitolato un’Aula del Parlamento (difeso dai Carabinieri) a uno che menava ai Carabinieri. Da un’altra parte ci sono le truppe dei Guastatori, che hanno il compito di distruggere la famiglia e imporre ai bambini una mentalità come normale, ma che non è naturale. 
Da un’altra ancora ci sono le truppe degli Incursori a cui sul principio che i vecchi campano troppo e costano tanto hanno affidato la consegna di fare qualcosa in merito. Da un’altra parte ancora ci sono le truppe dei Tribunali, quelle dei giudici imprevedibili, la cui giustizia non è intesa da molti come giustizia e che vanno comunque avanti per la loro strada. Ancora; altrove ci sono le truppe navali, quelle che fanno di tutto per far entrare in Italia migliaia di islamici i quali non vedono l’ora di conquistarci (coi loro metodi, ovviamente). Da un’altra parte c’è una consistente truppa che proviene dalla gerarchia della chiesa che di islamici ne vorrebbe far entrare ancora di più perché “Dio lo vuole” e ci invita a andare a braccetto con loro (che però non vogliono), dimenticando che solo Gesù è Via, Verità e Vita e che abbiamo il compito di testimoniare il Suo Vangelo. Da un’altra poi, arrivano le truppe Amministrative che ci riempiono di tasse sempre più alte, ma con pochi benefici e che così fanno chiudere attività e mandare sul lastrico intere famiglie. Siamo circondati. Normalmente di fronte a un attacco, uno Stato difende il suo popolo, invece il nostro non lo fa. Anzi sembra che sia proprio lui ad attaccarlo da tutte le parti, inspiegabilmente. Inspiegabilmente a una mente normale e non contorta dal male. Siamo abbandonati e non c’è via di scampo. L’esercito che ci sta attaccando è troppo forte e immenso e il popolo italiano purtroppo non se ne è accorto del suo arrivo e pensa agli smartphone, agli apericena, al pilates e al canale satellitare. L’attacco finale sarà tremendo per tutti, anche per i buonisti, progressisti, anche per i cattolici buonisti e progressisti. Anche per chi non ha fatto nulla perché interessato solo agli smartphone, agli apericena, alla movida, al calcio, alle vacanze e al pilates. Si salveranno solo quelli alleati ai nemici. Resteremo pochissimi, noi cattolici senza altre ulteriori definizioni. Forse dovremo combattere, stare nascosti, forse saremo arrestati o uccisi. Torturati. Come già succede in altri Stati nel silenzio di tutti e in particolare di certuni che dovrebbero parlare, anzi urlare. Ci saranno tempi bui e tristi come aveva profetizzato Joseph Ratzinger nel 1969 “Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diventerà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare molti degli edifici che aveva costruito nella prosperità. Poichè il numero dei suoi fedeli diminuirà, perderà anche gran parte dei privilegi sociali… Ma nonostante tutti questi cambiamenti che si possono presumere, la Chiesa troverà di nuovo e con tutta l’energia ciò che le è essenziale, ciò che è sempre stato il suo centro: la fede nel Dio Uno e Trino, in Gesù Cristo, il Figlio di Dio fattosi uomo, nell’assistenza dello Spirito, che durerà fino alla fine. Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la fede e la preghiera al centro dell’esperienza e sperimenterà di nuovo i sacramenti come servizio divino e non come un problema di struttura liturgica”. Questa è la nostra fede. Resteremo in pochi, ma la Chiesa di Dio non morirà. E ripartirà.


Il Pio 

 


Eccone un altro


"In Italia la Chiesa ha tenuto per duemila anni il popolo nell’ignoranza". Questa frase ladiparia non è stata pronunciata da un sacerdote (ma poteva essere data l'esperienza), ma da un uomo facoltoso e intellettuale. Nell’ignoranza, ha detto, il popolo italiano! Come si spiega allora che l’Italia è la Nazione, unica al mondo, che in ogni fase e momento della sua storia, ha in assoluto più artisti, poeti, inventori, musicisti, eroi, navigatori, scienziati (invidiati e studiati dal mondo intero) ha anche più opere d’arte (nonostante la calata dei barbari, le numerose invasioni, le frequenti ruberie, e anche l'abbandono…). E pure uno straordinario di numero di grandi opere di carità,... e lo dico sottovoce anche un gran numero di santi. Una dittatura sicuramente non ce la fa a reggere per duemila anni (si pensi alla storia e a quante ne sono cadute). Il popolo poi non fa opere straordinarie, cattedrali per esempio che ci vogliono secoli per realizzarle, perché ha paura o è tenuto nell'oscurantismo ignorante. Non ce la fa, scappa, molla... Invece se fa le opere, dà il massimo nella propria arte e mestiere è perché ha un Ideale comune a tutti gli altri compaesani e a quelli che governano. L’ignoranza soprattutto non rende Roma e tante altre città, stupende come erano prima di una certa data. Paragoniamo la “dittatura” che lascia tutti nell’ignoranza, con la "democrazia" di oggi che invece non lascia il popolo nell’ignoranza: ci sono differenze? Le vedete? Che trovate oggi nelle periferie, nei quartieri moderni? Che idea di uomo hanno quelli che li hanno voluti e progettati e costruiti? Invece andate nei centri storici di una città antica (grande o piccola) prima cosa rimaniamo incantati dal paesaggio, dagli scorci, dalle ville bellissime e poi dalle case popolari perchè sono tutte  costruite a misura d'uomo con l'idea che dovevano essere destinate accogliere esseri umani; E pensate se per duemila anni avessero governato quelli di oggi… Meditiamo, meditiamo…


Il Pio

Premesso che sono cristiano...


Io lo faccio rientrare nei misteri insondabili della psiche umana. Quelli incomprensibili, per capirci. Capita spesso di sentire persone (che talvolta sappiamo a quale ideologia appartengono e che comunque a messa non si vedono nemmeno il giorno di Pasqua) dire onestamente e seriamente: «premesso che io sono cristiano, tuttavia non sono d’accordo sul divieto della Chiesa alle donne di farsi sacerdote, che la Chiesa non sia democratica, che essa ritiene un peccato grave l’aborto e il divorzio e non lo permette, che non dà la comunione ai divorziati riaccompagnati, la Chiesa deve essere povera e solo per i poveri, essa poi deve essere in linea con i tempi moderni, sul presupposto che tutte le religioni sono uguali; inoltre se Dio è padre, deve essere per forza anche madre (per rispetto alle donne), e comunque aspettiamo tutti il Concilio Vaticano III,…». Tant’è che a un giovane cristiano davanti a questo soggetto, gli potrebbe venire in mente (forte degli insegnamenti cristiani) di fare la più idiota delle domande «ma, scusa, tu che razza di cristiano sei?». Questo giovane inesperto noterà che tutte le persone presenti hanno un fremito di sdegno verso di lui per l’inaudita violazione dei diritti personali e che la persona di cui sopra, si sentirà la vittima di un discendente dei più sanguinari Crociati (tale padre, tale figlio) e che con un po’ di odio nel cuore, risponderà una di quelle risposte chiave che azzittiscono tutti: «ma chi sei tu per giudicarmi?». A parte che nel caso di specie, nessuno ha giudicato nessuno, ma semplicemente chiesto chiarimenti, data peraltro la formulazione ambigua della frase, ma è inutile: tutti hanno girato i tacchi e se ne sono andati via. E il giovane cristiano ha avuto modo di farsi una bella esperienza, circa il mondo che lo circonda e di come deve porre le domande se vuole far qualcosa di buono. Il cristiano però se vuole essere tale per tutta la vita e soprattutto se vuole sperare di andare in Paradiso, magari dopo tremila miliardi di anni in Purgatorio, deve rispettare le Regole della Chiesa. O si segue la Chiesa (anche laddove dà fastidio e non piace) o si segue sé stessi. Ma Gesù (date pure la colpa a Lui se volete) ha fatto capire a tutti che fuori della Chiesa non c’è salvezza. E’ questo deve essere per tutti noi un punto fermo, a costo di inimicarci genitori, amici, colleghi,…

Il Pio  

Clericali!



Negli ultimi due o tre secoli sono stati lanciati attacchi micidiali contro la Chiesa e soprattutto contro la Fede in Gesù. Cannonate potentissime sono state scagliate contro di essa, molti muri si sono così sbriciolati e gli assalitori sono penetrati nelle vie e nelle case, indossando gli abiti tipici di quello Stato. Molti dal di dentro sono fuggiti perché non avevano coraggio di difenderLa (prima di tutto i Pastori), né capivano cosa stesse succedendo: pensavano a una novità a un giusto adeguamento della Religione alla Modernità (la Chiesa deve conservare il patrimonio della Fede per come gli è stato dato da Gesù). E poi considerate: Secolo XIX, Secolo XX, Secolo XXI… quanta modernità è passata e sparita almeno ogni venti anni? Ma fermiamoci qui. Una botta devastantissima è venuta da quegli anni che sono chiamati “il sessantotto” che ancora sono un dogma intoccabile. In quel periodo tutti avevano in mente la sicurezza che i tempi sarebbero a breve cambiati e che il passato era da buttare perché tutto sbagliato. (E così hanno buttato a mare il bambino con tutta l’acqua sporca). L’attacco in quegli anni è stato fatto sia con i super cannoni e sia con il fioretto. Nel 1965, quando già ribolliva l’aria, il cantautore Francesco Guccini scrisse la canzone “dio è morto”: il titolo proviene da una celebre frase del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. Estrapolo un po’ di frasi. « Ho visto la gente della mia età andare via lungo le strade che non portano mai a niente cercare il sogno che conduce alla pazzia nella ricerca di qualcosa che non trovano». Fino a che non arriverà la speranza laica che migliorerà la vita, non si può trovare nulla di buono in questo mondo. La ricerca di qualcosa che non trovano: tutto è brutto, tutto è noia: non c’è nulla. Poi «Essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà e un dio che è morto ai bordi delle strade, dio è morto nelle auto prese a rate, dio è morto nei miti dell'estate, dio è morto», dio è morto. Noi cristiani sappiamo che Dio ha a che fare con tutti i particolari della vita e dà senso alla vita e a tutto: anche alle auto prese a rate. «Mi han detto che questa mia generazione ormai non crede in ciò che spesso han mascherato con la fede nei miti eterni della patria o dell'eroe perchè è venuto ormai il momento di negare tutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura…» questo sentivano i giovani di quegli anni in una bellissima musica e un bravissimo, stimatissimo e simpaticissimo cantante. Questo gli si insinuava nelle loro menti e metteva le radici. La canzone termina con «Ma penso che questa mia generazione è preparata a un mondo nuovo e a una speranza appena nata, ad un futuro che ha già in mano, a una rivolta senza armi, perché noi tutti ormai sappiamo che se dio muore è per tre giorni e poi risorge». Dio scritto sempre minuscolo, ma dunque arriverà un mondo nuovo e una speranza appena nata (per noi la speranza ha duemila anni e poi non mi pare che dopo cinquant’anni quella nuova sia ancora arrivata né tantomeno un mondo nuovo). Ma ognuno canta le canzoni che vuole e ognuno sente le canzoni che vuole. Però devo dire—e qui viene il dolore—che quella canzone veniva fatta ascoltare dai preti e dai vescovi, anche negli oratori delle chiese cattoliche, anche dalle trombe del campanile, forse anche…, ma spero di no. Perché? Perché dicevano che se letta in un certo modo, quella canzone è cattolica e molto utile ai giovani: tre giorni… resurrezione… speranza... Ma quanta gioventù cristiana si è persa, forse anche per questo? Alcuni dei terroristi, lo sapete, venivano dai seminari. Non gli è venuto in mente che con un titolo tratto da una frase di  Friedrich Nietzsche, cantata da uno che non ha mai detto di essere un fervente cristiano, con testo pieno di trappole pericolose, qualche problema poteva anche comportare? Clericali! 


Il Pio

Diritto e peccato


Il male c’è sempre stato: ieri come oggi. Il male è frutto del peccato originale per cui da Adamo in su la nostra natura contaminata tende a fare il male più che il bene e se non fosse sostenuta da Sacramenti, farebbe pure di peggio. Anche prima c’erano gli omicidi, i furti, le stragi, gli stupri, e poi anche le convivenze, gli adultèri, gli aborti, l’abbandono dei figli, le angherie e le tirannie… per certi aspetti di più, per certi aspetti di meno. Ma c’erano lo stesso. Però c’è un aspetto che fa la differenza tra oggi e ieri. Se una donna abortiva ad esempio, prima sapeva che stava facendo un peccato, lo faceva lo stesso si capisce e lo rifaceva se capitava e voleva, ma era sempre un peccato per lei e nella consapevolezza di ciò decideva cosa voleva fare; oggi lo fa ugualmente, ma è un diritto inalienabile. Prima se rubavi (povero o ricco) sapevi che era un peccato. Oggi se sei povero, invece è giusto. (Vi ricordate il Cardinale della Chiesa Cattolica che—con una bella testimonianza per il mondo—andò arbitrariamente a rimettere la luce in una casa occupata, senza però pagare la corrente al gestore? Negli anni settanta si facevano gli espropri proletari perché un proletario ha il diritto di riprendersi ciò che è suo. Il concetto moderno che sottostà spesso ai nostri giudizi, è che il povero è sempre buono e il ricco sempre cattivo). Anche chi andava a convivere sapeva di fare peccato, lo faceva lo stesso, consapevole del peccato, si capisce, e lo faceva e rifaceva lo stesso. E così chi commetteva adulterio, eccetera. Oggi provare a dire che quei comportamenti sarebbero un peccato, secondo la Chiesa Cattolica, si capisce, (non secondo il mondo, ma uno deve sapere sempre chi sta seguendo) è molto pericoloso (ma noi siamo democratici!), bene che va il tuo interlocutore schiumerà di rabbia, vomitando le peggiori frasi contro la Chiesa e contro di te (potrei dare nomi e cognomi). Liberi tutti di decidere se si vuole andare all’Inferno o in Paradiso, ma almeno ci sia la coscienza del peccato. Ci sia un chiamare chiaramente e per nome le cose del mondo e poi fare come si vuole. Ma se per secoli la Chiesa è stata calunniata profondamente dal di fuori e tanti per questo hanno abbandonato la barca di Pietro, ora il problema è che il popolo di Dio non è viene più istruito alla dottrina della Chiesa dal di dentro. Non gli viene spiegato il catechismo nella sua interezza, anche nei particolari cruciali e scomodi a un mondo che si fonda solo sul politicamente corretto. Spesso chi va a catechismo, lo finisce senza sapere che esistono i Dieci Comandamenti (potrei dare nomi e cognomi). Spesso con esso si insegna un buonismo smielato che non è il cattolicesimo, che non rimane dentro al cuore e che non illumina ogni singolo particolare della vita quotidiana.
Il Pio

Fino a quando abuserete della nostra pazienza?


«… Perché i Magi non sono mai esistiti. Questa che abbiamo letta, è una formula narrativa per comunicare ai lettori una certa realtà». Ecco: anche i Magi ci hanno tolto. Inutile a dirsi che chi ha detto questa personalissima verità è un sacerdote durante l’omelia dell’epifania e questo concetto è stato ascoltato da una marea di gente (anche se penso che tre quarti non ascoltavano). Se si comincia a insinuare nei cuori dei poveri fedeli il dubbio che ci sono parti del Vangelo forse “false” e parti forse “vere”, la nostra fede come farà a combattere la buona battaglia, come farà a stabilirsi sulla roccia? E poi i martiri sono morti per la parte vera o la parte falsa? E i santi hanno seguito Gesù per la parte vera o la parte falsa? E quello che ha detto che ai tempi di Gesù non c’era un registratore per cui non possiamo avere certezza di cosa abbia veramente detto Gesù, ve lo ricordate? Secondo voi, quella eccellente intuizione ha fatto bene o male al popolo di Dio?
Hanno poi cambiato le preghiere, hanno modificato il vangelo, continuano a parlare di una morale senza Gesù, continuano a parlare di un miscuglio di religioni e tutte vanno bene, parlano poi di Greta e di ecologia… Ho anche sentito aggiungere frasi personali del celebrante durante la lettura del Vangelo, come fossero anch’esse parola del Signore, come poi tutti alla fine abbiamo detto.
C’è qualcosa che oggettivamente non va. Il rischio è la distruzione del popolo di Dio: la Chiesa non ce la faranno a distruggerLa perché è di Dio, ma i cristiani, già indeboliti e inflacciditi nella fede da decenni di intensa confusione e disordine, da un cristianesimo intellettuale e avulso dalla vita quotidiana, con una semplice spallata saranno buttati nel fosso da dove non si risale.
Aiutiamoci a fare in modo che ciò non avvenga.

Il Pio

Poveri e basta




«La Chiesa deve pensare ai poveri e basta» mi disse uno, anche con una certa rabbia. «Guarda che la priorità della Chiesa è la conservazione del depositum fidei che ci ha lasciato Gesù e quella di portare in Paradiso tutti gli uomini. E poi tutto il resto». Il mio collega assolutamente in disaccordo con questo concetto, arrabbiato come fosse un insulto personale, insisteva sul concetto dei poveri. Ho cercato di ricordargli che comunque è praticamente solo la Chiesa che pensa ai poveri: la Caritas, le Conferenze di San Vincenzo, e poi l’Unitalsi, le varie Associazioni, per non parlare delle Parrocchie e delle missioni e delle scuole in Africa, Asia… E anche che ai poveri ci dobbiamo pensare tutti, cattolici, ma anche protestanti, atei, agnostici, progressisti, radicali… Ovviamente la risposta è stata «La Chiesa deve pensare ai poveri e non lo fa». Quello che però mi ha rattristato di quel dialogo è la durezza del cuore suo e di quello di molti. Partono dal principio che la Chiesa ha sempre sbagliato e continua a sbagliare, pur di fronte a fatti chiari che testimoniano il contrario. Di cose buone Essa ne ha fatte tantissime in duemila anni. Nonostante ciò moltissimi vogliono seguire la tristissima vulgata (cioè di fatto, quello che dicono tutti), col principio però che si deve ragionare con la testa propria (e con l’assioma conseguente che se ragioni con la Chiesa, il catechismo e la dottrina, non sei libero). Il fatto poi che lo dicano tutti, non è segno di certezza e verità. E se chiedete a questa gente come si professano, loro senza esitazione dicono “cattolici”. Siamo sempre di meno... E sembra che oggi nella Chiesa ci sia gente che è convinta di avere come unica missione quella di distruggerLa completamente. Il fatto poi è anche che Gesù è morto per tutti, senza distinzioni, anche per i ricchi che pure loro devono avere la possibilità di essere evangelizzati e convertiti. Non a caso i santi vengono fuori da ricchi e da poveri. Andiamo avanti sulla strada che Gesù ha iniziato, anche se adesso c’è tanta nebbia, anche se vediamo tanti amici tradire e deviare, ma è quella giusta.


Il Pio

Industriali e bottegai.



Un industriale, per esempio, se non vende il prodotto che fa? O lo modifica o lo cambia, perchè sia più appetibile al mercato, altrimenti lo spettro del fallimento gli si avvicinerà con passi da gigante. Questa modalità però va bene sicuramente nel settore dell’industria o del commercio, del business insomma, in cui vigono certe regole e certi meccanismi consolidati ed è bravo l’imprenditore quando li conosce bene, oltre a avere l’intuito che gli è proprio. Questo criterio invece non può essere usato in settori che hanno altre origini e altre finalità. Normalmente infatti, se si applicano le regole di un settore ad un altro, il rischio del danno è dietro l’angolo. Come dire: ad ogni settore le sue regole. Dove l’obiettivo, la mission, è il guadagno quel modo di fare va bene. Dove la mission però è una missione, non può essere seguita la regola dell’industriale. Prendiamo ora, la nostra amata Chiesa e il problema della gravissima carenza di sacerdoti. Come lo risolviamo? Se ragioniamo come l’industriale dovremmo “modificare” il “prodotto” per renderlo più appetibile al mercato. O dobbiamo “cambiare” quello che per millenni è sempre stato. E si pensa così ai preti sposati, a una  chiesa in uscita, al pacifismo e all'ecologismo in quanto tali e non  come conseguenza dell'amore a Dio e poi un pauperismo senza amore e preti di frontiera, marxisti, oppure alle donne sacerdote. Molti poi pensano che col parlare di Gesù i giovani scappano. Dovremo dunque addolcire il messaggio di Gesù perché i tempi sono cambiati. (I tempi cambiano sempre!). Ma la Santa Chiesa non deve fare business. La Chiesa non è un’azienda e i sacerdoti non sono bottegai. Essa non ha come core business il dover piacere al mondo o il seguire le mode del mondo per avere più clienti. Ha invece come fine il custodire il deposito della fede fino alla fine del mondo e portare in paradiso tutti gli uomini. Anche a costo di restare un piccolo gregge o del martirio. Di fronte alle persecuzioni i cristiani non hanno mai addolcito il messaggio e non sono mai venuti a patti con il Potere aguzzino per essere da lui apprezzati e rimanere in vita. Non siamo noi a fare un favore a Gesù a seguirlo, ma noi che con Lui riceviamo in abbondanza. Di fronte alla mancanza di sacerdoti la domanda che ci dobbiamo porre per trovare il rimedio, non è quella dell’industriale: «come posso vendere di più il mio prodotto, come può esso essere apprezzato da tutti nel mondo moderno?», ma piuttosto «perché Dio ci ha mandato questa terribile prova? Una prova probabilmente che nessuno ha mai subito nei secoli scorsi. Se ci ha mandato questa prova un motivo ci sarà: Lui non le manda mai a caso. Come facciamo perché cessi il Suo sdegno contro di noi e l’Italia torni a essere cristiana e così ci possa mandare santi sacerdoti?». Ricordando Giona che rifiutò di obbedire al Signore e per questo fu ingoiato da un grande pesce, nel quale poi rivolge a Dio un'intensa preghiera, fu dunque fatto uscire dal pesce, ottempera alla sua missione e andò a predicare ai Niniviti i quali contro ogni aspettativa, gli credono, proclamano un digiuno, si vestono di sacco e Dio decide di risparmiare la città; oppure Papa Pio V che per evitare un’invasione islamica in Europa con la Battaglia di Lepanto chiese a tutti i cristiani la recita del santo rosario. E a Lepanto vinsero i cristiani. Ebbene ricordando Giona e Papa Pio V (e tanti altri) penso che un rimedio a questa prova potrebbe essere un po’ di sacrificio e un po’ di rosari. E un po’ di ritorno alla tradizione che abbiamo abbandonato “recentemente”: secondo me questo è il momento in cui sono iniziati i problemi. 

Il Pio 






Andremmo subito in Paradiso!



Da mezzogiorno del primo agosto alla mezzanotte del giorno seguente (il 2 agosto) di ogni anno, si può lucrare, per una volta sola, l’indulgenza plenaria. L’indulgenza si può beneficiare, o per sè o per un defunto. Con l’indulgenza viene cancellata la pena che rimane in seguito ai peccati commessi e che serve a riparare il disordine causato dal peccato stesso (con la confessione infatti, ci viene rimessa la colpa del peccato, ma non la pena che dobbiamo prima o poi scontare o in terra—con sacrifici, mortificazioni, offerte, malattie…—o in Purgatorio). L’ indulgenza non cancella dunque i peccati. Perché sia efficace infatti, occorre prima di tutto, il perdono della Chiesa. La quale può concedere le indulgenze attingendo ai meriti infiniti di Cristo e a quelli dei santi. In virtù di questa comunione dei santi la Chiesa concede, a chi abbia le giuste disposizioni che vedremo, e compia alcuni atti prescritti, il beneficio dell'indulgenza. Secondo quanto stabilito nel Manuale delle indulgenze della Chiesa cattolica, per ottenere l'indulgenza plenaria un fedele, a patto che sia completamente distaccato dal peccato anche quello veniale (è questo è fondamentale), deve seguire fiduciosamente un certo iter (questo e non altri). Innanzitutto deve confessarsi per ottenere il perdono dei peccati, poi deve fare la comunione eucaristica per unirsi spiritualmente a Cristo. Inoltre, è chiamato a pregare secondo le intenzioni del Papa per rafforzare il suo legame con la Chiesa (solitamente Pater, Ave e Gloria), quindi deve recitare almeno il Padre nostro (per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo), oltre al Credo (con cui si rinnova la propria professione di fede). Deve poi obbligatoriamente visitare una chiesa o un oratorio francescano, o in alternativa qualsiasi chiesa parrocchiale o una cattedrale. Il fedele può confessarsi e fare la comunione anche otto giorni prima o otto giorni dopo le date previste. La visita alla chiesa e le preghiere però vanno fatte lo stesso giorno. Il fedele può richiedere l'indulgenza plenaria o per sé o per i defunti (ma non per entrambi). Che dire? Se dunque dovessimo morire subito dopo aver lucrato l’indulgenza andremo subito (!) in Paradiso, non avendo la colpa perché confessati, né la pena perché soggetti all’indulgenza. Pensate un po’... E pensate invece a con quanta noia e disaffezione molti sacerdoti avvisano i fedeli di questa straordinaria occasione (quando poi lo dicono).

Il Pio

Padre Pro, il prete Cristero


Pochi conoscono la vicenda dei cattolici messicani (i Cristeros) che presero le armi per poter continuare a professare liberamente la propria fede. E’ una storia che non si vuole raccontare e dunque che pochi conoscono. La rivolta dei Cristeros inizia nel 1926 e si conclude nel 1929. Cristeros deriva da Cristos Reyes, i "Cristi-Re", come gli avversari definivano con intento spregiativo gli insorti cattolici che combattevano al grido di "Viva Cristo Re!". Nel 1917 il governo di Venustiano Carranza (1859-1920) vara una costituzione fortemente laicistica, che però non viene mai applicata. Nel 1926 il Governo Calles ordina ai governatori dei diversi Stati di emanare decreti volti a far applicare il dettato costituzionale in materia di disciplina dei culti. Essi prevedevano, di fatto, la radicale separazione fra Chiesa e Stato, la completa scristianizzazione dei luoghi pubblici (tribunali, scuole, e così via), l'esproprio totale degli edifici di culto e dei seminari, la proibizione dei voti e degli ordini religiosi, la trasformazione del clero in un corpo di funzionari statali e il "numero chiuso" per lo stesso clero, che doveva essere messicano di nascita, sancendo così l'espulsione dei missionari stranieri. Le violenze poliziesche seguenti il tentativo di applicare la nuova disciplina antiecclesiastica, in vigore dal 31 luglio 1926, generano immediatamente la reazione del mondo cattolico. Dall'agosto del 1926 i focolai di rivolta diventano un incendio che divampa in quasi tutti gli Stati della federazione. Comunità intere si sollevano in massa. Clan familiari e confraternite laicali si danno alla macchia sulle montagne, da dove attaccano le truppe federali e le formazioni irregolari filogovernative, i cosiddetti "agraristi". Lo scontro è fin da subito violentissimo. Contro i ribelli, che gli avversari disprezzano come esseri subumani, numerosi ma male armati e privi d'inquadramento militare, il Governo mobilita le truppe migliori dell'esercito nazionale, inclusa l'aviazione. Ecco questo nei minimi termini è il contesto in vive il nostro Padre Pro. Michele Agostino Pro nasce nel 1891 a Guadalupe, terra di Maria (è qui che, il 9 dicembre 1531, la Madonna apparve all’indio Juan Diego, oggi Santo), da novizio e da chierico studia e matura la sua vocazione; viene ordinato prete in Belgio nel 1925. Ritorna nel suo Messico l’anno successivo, proprio nel bel mezzo della persecuzione che sta insanguinando la Chiesa messicana. Cerca di aiutare e sostenere—a rischio della vita—i cattolici perseguitati. Lo fa con la sua carica di ottimismo e la sua vitalità ed anche con una buona dose di coraggio, ricorrendo a travestimenti più o meno seri che gli permettono di eludere i controlli della polizia e di svolgere il suo lavoro sacerdotale clandestino, celebrando in segreto l’Eucaristia e predicando di nascosto gli esercizi spirituali. Incurante dei rischi, superando inoltre i problemi che gli derivano dalla fragile costituzione, si prodiga sia nelle attività assistenziali che in quelle pastorali. Si calcola che in un giorno sia riuscito a distribuire anche 1500 comunioni. In compagnia della sua chitarra e facendosi aiutare dalle sue battute spiritose e dalla sua inimitabile mimica, cerca di sollevare il morale e di sostenere tutti quelli che incontra. Tenuto costantemente sotto controllo dalla polizia, viene alla fine arrestato con la falsa accusa di aver partecipato all’attentato contro un generale. Dopo un processo-farsa e in violazione dei più elementari diritti umani lo fucilano a Città del Messico il 23 novembre 1927: ha solo 36 anni di età e due di sacerdozio, ma così intenso e gioioso da valere una vita intera. Muore con il crocifisso in una mano e il rosario nell’altra, esclamando «Viva Cristo re», tanto che ad un soldato del plotone di esecuzione, come al centurione ai piedi della croce, scappa di dire: «È così che muoiono i giusti». Al suo funerale, sfidando la polizia e i divieti delle autorità, partecipano 20 mila persone, riconoscenti per quanto da lui ricevuto e certi che egli è un martire di Cristo. Dello stesso parere è anche la Chiesa, che per bocca di Giovanni Paolo II° il 25 settembre 1988 ha proclamato beato padre Pro.

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«Con le budella dell'ultimo prete, impiccheremo il papa re»




«Per secoli la Chiesa è stata il tentativo di controllare le coscienze». A occhio e croce potrebbe essere facilmente una frase di Karl Marx (quello della “religione come l’oppio dei popoli”) o di Pierre Joseph Proudhon (quello per cui la “teologia è la scienza dell'infinitamente assurdo”) oppure—perché no?—di Stalin (quello per cui la “Chiesa è la forza più pericolosa”). Potrebbe anche essere stata pronunciata da Giuseppe Garibaldi (quello per cui il papa Pio IX era “un metro cubo di letame” ). Oppure da Friedrich Nietzsche (per cui la “Chiesa è una specie – e la più bugiarda di tutte – di Stato”).Forse sarà stata pronunciata da quell’Anonimo che scrisse, tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, la canzone “Bruceremo le chiese” con questa particolare frase: «con le budella dell'ultimo prete impiccheremo il papa re», quasi un inno degli antipapisti. No, purtroppo niente di tutto questo. L’autore di quella frase non è tra i comunisti, non è tra i massoni, non è tra gli anticlericali, non è tra gli antipapisti. (Purtroppo). Quella è una frase detta, seriamente e convintamente, da un sacerdote durante l’omelia di una Santa Messa di un giorno feriale, avanti a numerose persone (fra cui il sottoscritto), terminata dopo 53 minuti, con l’applauso finale. Per essere ancora più preciso, questi dopo aver detto, all’inizio della celebrazione, «Dio onnipotente “ha” misericordia di noi, “perdona” i nostri peccati e ci “conduce” alla vita eterna», (con l’indicativo e non col congiuntivo, come è scritto sul Messale, come se potesse—lui—sapere e garantire quello che dovrà fare Nostro Signore) e dopo aver letto il Vangelo aggiungendo anche parole sue, ha pronunciato quella frase. Quello che ho scritto è solo cronaca, ma senza giudizi sulla persona che di sicuro è un ottimo sacerdote e porterà al Signore tantissime anime, contrariamente a me che spero, al termine della vita, di meritare almeno la sufficienza per andare in Purgatorio, magari ripreso al volo un secondo prima che si chiudano le porte, per rimanere là miliardi di anni... Io come sempre mi fermo solo all’aspetto formale. E così, da formalista, so che frasi del genere entrano nella testa delle persone e gli si ficcano nel cervello come un tarlo e se uno non ha una fede forte, esse possono suggerire pericolosi dubbi (che poi diventano certezze, se non sciolti a breve). E laddove c’è un dubbio, facilmente Satana si insinua e con abili parole (lui ha una dialettica eccezionale e irresistibile) ci persuade a fare quello che non dovremmo fare. Dopo la cosa diventa davvero pericolosa per la nostra anima. Tornando a noi. Mi sembra che ora non siano più soltanto i comunisti, i massoni, gli anticlericali, gli antipapisti a voler distruggere la Chiesa dall’esterno (i quali—comunque—ancora oggi fanno un ottimo lavoro, ottenendo peraltro buoni risultati, sempre ammesso poi che tutti costoro stiano davvero ancora all’esterno di Essa). Ma la distruzione arriva in buona parte dall’interno della Chiesa. Però mentre i comunisti, massoni, anticlericali, antipapisti, da secoli sono apertamente e dichiaratamente nemici della Chiesa. Gli altri no e sono quelli che invece dovrebbero dare la loro vita per Essa e per le anime del popolo di Dio. Stiamo attenti. Seguiamo solo i buoni pastori, questi li distinguiamo perché loro riescono a farsi ascoltare da noi e noi li riusciamo a capire e il nostro cuore batte alle loro parole e poi loro passano sempre per la porta giusta, quella cioè che è stata sempre la stessa da due mila anni. Le cui chiavi le ha sempre san Pietro. E infine ricordiamoci sempre: “non praevalebunt”. Non praevalebunt”.

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Per la nostra strada



«Abbiamo davanti un nemico intelligente e fortissimo [i cattolici e i preti, ndr] diceva sempre Gisto «quindi bisogna battersi con astuzia; non si deve dire a un cristiano : “Tu non devi più credere e non andare più in chiesa”, invece bisogna dirgli: “Bravo, sono anch’io un cristiano come te e in chiesa ci andremo insieme”. Poi lo si piglia a braccetto e, parlando di santi e di Madonne, lo si porta su un’altra strada. Per la nostra strada».

( "Il Compagno Gesù”, 
di Giovanni Guareschi, da Tutto don Camillo – Mondo Piccolo, ed. BUR. In questa storia i compagni comunisti avevano organizzato, per la notte di Natale, prima della messa, un presepe socialista e proletario, eliminando silenziosamente Dio e focalizzando la luce solo sull’uomo e i suoi problemi sociali. Questo—era il loro fine—per minare le basi della Chiesa e “fregare” così i preti. Ma questo è solo un racconto).

Come oggi.


Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Astana, in Kazakistan ha sostenuto che “l’attuale situazione di crisi senza precedenti della Chiesa è paragonabile con la crisi generale del IV secolo, quando l’arianesimo aveva contaminato la stragrande maggioranza dell’episcopato, assumendo una posizione dominante nella vita della Chiesa”. Celebre infatti è la frase di san Girolamo che descriveva quei tempi: «E il mondo, sgomento, si ritrovò ariano». In quel periodo (così come oggi) la Verità cattolica rischiava davvero di scomparire. Tantissimi furono quelli che abbracciarono l’arianesimo fra cui non pochi vescovi e cardinali che per primi, seminavano la confusione e sviamento fra i fedeli (come oggi). E i danni furono devastanti. Se il cristianesimo però non scomparve fu solo per merito di un altro Atanasio, un santo della chiesa cattolica e di pochissimi altri. L’epoca in cui visse sant’Atanasio fu di grande crisi della ortodossia, cioè della Dottrina autentica (come oggi). Siamo intorno al 360. Egli era vescovo di Alessandria d’Egitto. Per 46 anni rimase praticamente da solo a difendere la purezza della Dottrina e la sopravvivenza della Fede autentica in Gesù Cristo. Fu vescovo per ben 46 anni, dunque, ma furono 46 anni durissimi, 46 anni di lotta contro l’eresia ariana e contro gli ariani. Questi rifiutavano ciò che il Concilio di Nicea aveva detto e cioè che Gesù era della stessa sostanza del Padre (homoousius). Gli ariani infatti propagandarono la necessità di sostituire il termine stabilito dal Concilio di Nicea, homoousion, con il termine homoiousion. Differenza di una sola lettera, ma che cambiava tutto. Infatti, il primo termine (homoousion) significa “della stessa sostanza”, il secondo termine (homoiousion) significa “simile in essenza”. Una lettera soltanto, però la differenza è evidente. Ma l’eresia è così. Avviene proprio come in un bivio: all’inizio le due strade sono vicine, ma più si cammina e più esse si allontanano fino a che dall’una non si vede più l’altra. Così l’eresia: la differenza sembra un piccolo dettaglio all’inizio, ma col tempo diventa davvero un’altra religione e non seguiamo più Dio, Uno e Trino nella fede Cattolica, ma un’altra cosa. Di qui l’importanza di restare sempre sulla vera dottrina e nella vera Chiesa. Ai tempi di Atanasio invece, molti vescovi si lasciarono convincere da quel compromesso terminologico, che era cedimento sulla Dottrina (come avviene oggi, su altre questioni), sant’Atanasio tenne fermo, resistette come un leone. Subì l’esilio per almeno cinque volte, ma non cedette. E non le mandava a dire: «Volete essere figli della luce, ma non rinunciate ad essere figli del mondo. Dovreste credere alla penitenza, ma voi credete alla felicità dei tempi nuovi. Dovreste parlare della Grazia, ma voi preferite parlare del progresso umano. Dovreste annunciare Dio, ma preferite predicare l’uomo e l’umanità. Portate il nome di Cristo, ma sarebbe più giusto se portaste il nome di Pilato. Siete la grande corruzione, perché state nel mezzo. Volete stare nel mezzo tra la luce e il mondo. Siete maestri del compromesso e marciate col mondo. Io vi dico: fareste meglio ad andarvene col mondo ed abbandonare il Maestro, il cui regno non è di questo mondo». Anche oggi ascoltiamo e vediamo tante “cose” che puzzano di eresia e il popolo di Dio immerso dentro un mare di nebbia, in cui non vede nulla. D’altra parte il demonio che è un porco, usa noiosamente da duemila anni sempre gli stessi mezzi, e "fa bene", perché noi ci cadiamo sempre. Da duemila anni! “Figli del mondo”, “tempi nuovi”, “progresso (progressismo)”, “uomo e umanità”, ... Stiamo attenti e ricordiamo le parole del cardinale Schneider. E “restiamo saldi nella fede”. Quella vera. Nella sua celebre Vita di Antonio, S. Atanasio riporta un suo insegnamento: «[...] i demoni sono astuti e pronti a ricorrere ad ogni inganno e ad assumere altre sembianze. Spesso fingono di cantare i salmi senza farsi vedere e citano le parole della Scrittura. [...]. A volte assumono sembianze di monaci, fingono di parlare come uomini di fede per trarci in inganno mediante un aspetto simile al nostro e poi trascinano dove vogliono le vittime dei loro inganni». Basterebbe solo conoscere un po' il catechismo,  almeno nelle sue parti più importanti. Se abbiamo quattro paletti fissi che ci fanno da punti di riferimento, potremmo tirare pernacchie a tutti quelli che ci vogliono portare sulla strada sbagliata. Demonio compreso. 

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Democrazia formale e protestantesimo


Il momento attuale è di massima confusione per il popolo. In genere i due pilastri su cui reggersi, in tempo di crisi sono o lo Stato o la Chiesa, e in certi periodi, anche ambedue. Il brutto che entrambi i pilastri si stanno sgretolando. Mi spiego subito perché non vorrei essere frainteso. Parliamo dello Stato. Noi tutti siamo certi di vivere in una Repubblica democratica. Ed è vero. L’Italia è proprio una Repubblica democratica. Formalmente. Nella sostanza? Noi eleggiamo persone che ci rappresentano, è vero. Ma noi scegliamo le persone che ci impongono i partiti (spesso senza avere alcuna voce in capitolo). Ma questi però non li ha nominati nessuno, la cui origine è talvolta una scissione di un partito, talaltra una lite fra due politici, qualche volta la smania di potere di un altro politico,… Da quando ho iniziato a votare il nome e il numero dei partiti è cambiato centinaia di volte. Nessuno sa poi come i partiti fanno le liste da imporre agli elettori e con quali criteri vi vengono messe le persone: se le più brave, le più intelligenti, quelle che vogliono servire davvero la Nazione e il popolo, o semplicemente le più “convenienti”, (a guardare dai risultati…). Oltre a questo, nelle ultime elezioni nemmeno potevamo scrivere sulla scheda il nome di chi volevamo eleggere! A voler tacere del fatto che spesso abbiamo mandato in Parlamento un soggetto, ancorchè a noi del tutto sconosciuto, perché era nel partito “lilla” di cui condividevamo il programma (o anche solo qualche idea) e dopo poco tempo questo si è venduto al migliore offerente e lo abbiamo ritrovato nel partito “indaco” di cui disprezziamo sia il programma che ogni sua singola e minima idea. E’ democrazia? Sì, certo, formalmente è democrazia e dunque non si può dire nulla. Ma si può pensare…

Parliamo ora della chiesa (la scrivo con la “c” minuscola per farmi capire meglio e non confondere nessuno). Recentemente un cardinale ha detto che una parte considerevole della leadership cattolica sta creando un’altra chiesa: una chiesa di tipo relativistico e protestante. Cioè, in poche parole, stanno procedendo dal di dentro a protestantizzare la chiesa di cui facciamo parte. E questo genera nel popolo di Dio una tremenda confusione morale, dottrinale e liturgica. Quanto detto però dal  cardinale non è il classico fulmine a ciel sereno. Quelli che sono più attaccati alla Chiesa e alla Tradizione (purtroppo sono pochi e malvisti da tutti, cattolici e non) se ne erano accorti da anni. La Chiesa non morirà mai—sia chiaro—e le porte degli inferi non prevarranno mai contro di essa («non praevalebunt!»). La Chiesa cattolica è stata fondata da Gesù, da Dio stesso dunque, e le chiavi di Essa, Lui le ha date in mano a Pietro e ai suoi successori e sarà così fino alla fine dei tempi. Ma come i Parlamentari che cambiano casacca e si vendono al migliore offerente, così capita di venire a conoscenza di gente chiamata a guidare il “gregge” sulla strada di Dio, che è la dottrina e il catechismo, verso la salvezza, fare invece altro: cambiare la dottrina con interpretazioni pazzesche e pericolose, confondere il popolo con consigli salottieri, annacquare il catechismo, preferire gli onori del mondo… La Chiesa non crollerà mai, ripeto, perchè le fondamenta sono su Dio, ma quanta gente si perderà in questa tremenda confusione causata da chi deve invece fare chiarezza? La chiesa non deve andare col mondo, ma guidare il mondo, illuminare il mondo con il suo tesoro che deve conservare come la perla più preziosa che c'è, anche a costo della vita.

Per concludere. A dire il vero dello Stato mi interessa poco, come esso si interessa poco o niente di noi (e questo lo dico con tanto dolore). Continuerò certo a obbedire alla sue leggi e a fare tutto quello che mi impone. Ma col sentimento di uno che è governato da uno Stato invasore. Non è stato certo il popolo a creare l’enorme e insormontabile divario che ormai esiste fra politica e classe dirigente da un lato e gente comune dall’altro. Della Chiesa invece mi interessa e mi preoccupo di più. C’è un affresco del Signorelli, La Venuta dell’Anticristo, nel Duomo di Orvieto (lo vedete nella foto in alto) in cui si vede al centro, proprio dietro la figura dell’Anticristo che ha apparentemente il volto di Gesù (ma lo sguardo è cattivo), attorniato da numerosi fedeli, un gruppo 
isolato di sacerdoti e di gente comune che alla luce delle scritture, della Dottrina, del Catechismo e della Tradizione, capiscono l'inganno e il male che quello sta dicendo, se ne distacca e non lo segue. Dobbiamo andare dietro a questi. Dobbiamo creare comunità in cui la fede vera in Gesù può essere conservata e diffusa.
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La Chiesa soffre, ma è indistruttibile


La Chiesa soffre perché perseguitata dall’esterno e tradita dall’interno e per questo “ha bisogno di apostoli che, vivendo l’Eucaristia col cuore, compiano opere grandi”.



Mi ha colpito particolarmente questa lettera di Padre Livio Fanzaga di Radio Maria. Ve la giro immediatamente. Buona lettura. 
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« Cari amici, Nel messaggio del 2 dicembre la Regina della Pace ci rivela il mistero della Chiesa, comunione fra il Cielo e la terra, realizzata dall’amore che Gesù ci dona attraverso il cuore di Maria: “Gesù cerca la comunione tra il Cielo e la terra, tra il Padre Celeste e voi, miei figli, la sua Chiesa”. Dobbiamo sentirci partecipi di questo mistero d’amore e perciò pregare molto ed amare la Chiesa a cui apparteniamo perché in questo momento sta soffrendo: “Ora la Chiesa soffre ed ha bisogno di apostoli che, amando la comunione, testimoniando e dando, mostrino le vie di Dio”.
La Chiesa soffre perché perseguitata dall’esterno e tradita dall’interno e per questo “ha bisogno di apostoli che, vivendo l’Eucaristia col cuore, compiano opere grandi”.  La Madonna ci assicura che la Chiesa è indistruttibile perché in essa è presente Cristo. Per questo ci invita a non avere paura: “Figli miei, la Chiesa è stata perseguitata e tradita fin dai suoi inizi, ma è cresciuta di giorno in giorno. È indistruttibile, perché mio Figlio le ha dato un cuore: l’Eucaristia”La Madonna ci chiama ad aiutare la Chiesa con la preghiera, l’offerta della sofferenza, l’amore che si prodiga e la testimonianza senza timore. In particolare ci dice: “Pregate per i vostri pastori, affinché abbiano la forza e l’amore per essere dei ponti di salvezza. Vi ringrazio!” Vostro Padre Livio»

(dalla Newsletter di Radio Maria del 3/12/2015 - http://www.radiomaria.it/) 

Fuori dalla Chiesa non c'è salvezza/2

Molti cattolici pensano che si possa sperare la salute eterna anche da parte di tutti coloro che non sono nella vera Chiesa di Cristo


«... Un altro errore non meno pernicioso abbiamo con dolore inteso aver pervaso alcune parti del mondo cattolico ed occupato le menti di molti cattolici, i quali pensano che si possa sperare la salute eterna anche da parte di tutti coloro che non sono nella vera Chiesa di Cristo. Perciò usano spesso chiedere quali siano, dopo morte, il destino e la condizione di coloro che non aderiscono alla fede cattolica, e dopo aver allegato vanissime ragioni stanno aspettando una risposta che favorisca codesta storta opinione. Tolga Iddio, Venerabili Fratelli, che Noi osiamo por termini alla misericordia divina che è infinita o che vogliamo scrutare gli arcani consigli e giudizi di Dio, i quali sono un abisso profondo, impenetrabile ad umano pensiero, ma bensì per dovere del Nostro ufficio apostolico vogliamo eccitare la vostra sollecitudine e vigilanza episcopale, affinché con ogni sforzo v’adoperiate a bandire dalla mente degli uomini quella parimenti empia e funesta opinione, che in ogni religione, cioè, possa trovarsi la via dell’eterna salute, e ai popoli affidati alla vostra cura dimostriate con la vostra egregia dottrina e solerzia, che i dogmi della fede cattolica non si oppongono punto alla misericordia ed alla giustizia divina. Poiché si deve tener per fede che nessuno può salvarsi fuori della Chiesa Apostolica Romana, questa è l’unica arca di salvezza; chiunque non sia entrato in essa perirà nel diluvio. Ma nel tempo stesso si deve pure tenere per certo che coloro che ignorano la vera religione, quando la loro ignoranza sia invincibile, non sono di ciò colpevoli dinanzi agli occhi del Signore. Ora, chi si arrogherà tanto da poter determinare i limiti di codesta ignoranza secondo l’indole e la varietà dei popoli, delle regioni, degl’ingegni e di tante altre cose? Quando, sciolti da questi lacci corporei, vedremo Dio qual è, allora sì intenderemo certamente lo stretto e nobile vincolo che collega la misericordia e la giustizia divina; ma finché restiamo in terra gravati di questa massa mortale che appesantisce l’anima, teniamo per fermissimo, secondo la dottrina cattolica, che esiste un solo Dio, una sola fede, un solo battesimo. L’andar più oltre investigando è empio...».

(Pio IX, Enciclica Singolari quidam del 17/3/1856)

"Una Chiesa che muova il mondo"


«Non abbiamo bisogno di una Chiesa che si muova col mondo, ma vogliamo una Chiesa che muova il mondo».

(G. K. Chesterton, Il profilo della ragionevolezza).

Vi raccomando la Chiesa!



«Vi raccomando la santa Chiesa che ho tanto amato! Cercate di eleggermi un successore zelante, che cerchi soltanto la gloria del Signore, che non abbia altri interessi quaggiù che l’onore della Sede Apostolica e il bene della cristianità».
(San Pio V, in punto di morte)

Sono felici perché hanno Cristo.

Sembra che i problemi del mondo siano limitati all’Ucraina, a Gaza, all’Iran e a poco altro. Nel silenzio più totale, anche di chi dovrebbe ...