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Fare il meglio sempre, nel resto c'è la Provvidenza.



«Ascoltando le parole dell'acclamazione al Vangelo: "Signore, guidaci sul retto cammino", il pensiero è andato spontaneamente alla vicenda umana e religiosa del Papa Pio IX, Giovanni Maria Mastai Ferretti. In mezzo agli eventi turbinosi del suo tempo, egli fu esempio di incondizionata adesione al deposito immutabile delle verità rivelate. Fedele in ogni circostanza agli impegni del suo ministero, seppe sempre dare il primato assoluto a Dio ed ai valori spirituali. Il suo lunghissimo pontificato non fu davvero facile ed egli dovette soffrire non poco nell'adempimento della sua missione al servizio del Vangelo. Fu molto amato, ma anche odiato e calunniato.Ma fu proprio in mezzo a questi contrasti che brillò più vivida la luce delle sue virtù: le prolungate tribolazioni temprarono la sua fiducia nella divina Provvidenza, del cui sovrano dominio sulle vicende umane egli mai dubitò. Da qui nasceva la profonda serenità di Pio IX, pur in mezzo alle incomprensioni ed agli attacchi di tante persone ostili. A chi gli era accanto amava dire: "Nelle cose umane bisogna contentarsi di fare il meglio che si può e nel resto abbandonarsi alla Provvidenza, la quale sanerà i difetti e le insufficienze dell'uomo". 
Sostenuto da questa interiore convinzione, egli indisse il Concilio Ecumenico Vaticano I, che chiarì con magisteriale autorità alcune questioni allora dibattute, confermando l'armonia tra fede e ragione. Nei momenti della prova, Pio IX trovò sostegno in Maria, di cui era molto devoto. Proclamando il dogma dell'Immacolata Concezione, ricordò a tutti che nelle tempeste dell'esistenza umana brilla nella Vergine la luce di Cristo, più forte del peccato e della morte».

(Tratto dall'omelia del Santo Padre Giovanni Paolo II, domenica 3/9/2000, per la beatificazione di Papa Pio IX, Papa Giovanni XXIII, l'Arcivescovo di Genova Tommaso Reggio, il sacerdote diocesano Guillaume-Joseph Chaminade, il monaco benedettino Columba Marmion).
 

Questi sono errori. Il Sillabo


II. È da negare qualsiasi azione di Dio sopra gli uomini e il mondo (= non è vero).

XVII. Almeno si deve bene sperare della eterna salvezza di tutti coloro che non sono nella vera Chiesa di Cristo (= non è vero). 

XVIII. Il protestantesimo non è altro che una forma diversa della medesima vera religione cristiana, nella quale egualmente che nella Chiesa cattolica si può piacere a Dio (= non è vero).

XL. La dottrina della Chiesa cattolica è contraria al bene ed agl’interessi della umana società (= non è vero).


(Quattro proposizioni delle ottanta contenute nel Sillabo appendice all’Enciclica Quanta Cura del Sommo Pontefice Pio IX).

«Con le budella dell'ultimo prete, impiccheremo il papa re»




«Per secoli la Chiesa è stata il tentativo di controllare le coscienze». A occhio e croce potrebbe essere facilmente una frase di Karl Marx (quello della “religione come l’oppio dei popoli”) o di Pierre Joseph Proudhon (quello per cui la “teologia è la scienza dell'infinitamente assurdo”) oppure—perché no?—di Stalin (quello per cui la “Chiesa è la forza più pericolosa”). Potrebbe anche essere stata pronunciata da Giuseppe Garibaldi (quello per cui il papa Pio IX era “un metro cubo di letame” ). Oppure da Friedrich Nietzsche (per cui la “Chiesa è una specie – e la più bugiarda di tutte – di Stato”).Forse sarà stata pronunciata da quell’Anonimo che scrisse, tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, la canzone “Bruceremo le chiese” con questa particolare frase: «con le budella dell'ultimo prete impiccheremo il papa re», quasi un inno degli antipapisti. No, purtroppo niente di tutto questo. L’autore di quella frase non è tra i comunisti, non è tra i massoni, non è tra gli anticlericali, non è tra gli antipapisti. (Purtroppo). Quella è una frase detta, seriamente e convintamente, da un sacerdote durante l’omelia di una Santa Messa di un giorno feriale, avanti a numerose persone (fra cui il sottoscritto), terminata dopo 53 minuti, con l’applauso finale. Per essere ancora più preciso, questi dopo aver detto, all’inizio della celebrazione, «Dio onnipotente “ha” misericordia di noi, “perdona” i nostri peccati e ci “conduce” alla vita eterna», (con l’indicativo e non col congiuntivo, come è scritto sul Messale, come se potesse—lui—sapere e garantire quello che dovrà fare Nostro Signore) e dopo aver letto il Vangelo aggiungendo anche parole sue, ha pronunciato quella frase. Quello che ho scritto è solo cronaca, ma senza giudizi sulla persona che di sicuro è un ottimo sacerdote e porterà al Signore tantissime anime, contrariamente a me che spero, al termine della vita, di meritare almeno la sufficienza per andare in Purgatorio, magari ripreso al volo un secondo prima che si chiudano le porte, per rimanere là miliardi di anni... Io come sempre mi fermo solo all’aspetto formale. E così, da formalista, so che frasi del genere entrano nella testa delle persone e gli si ficcano nel cervello come un tarlo e se uno non ha una fede forte, esse possono suggerire pericolosi dubbi (che poi diventano certezze, se non sciolti a breve). E laddove c’è un dubbio, facilmente Satana si insinua e con abili parole (lui ha una dialettica eccezionale e irresistibile) ci persuade a fare quello che non dovremmo fare. Dopo la cosa diventa davvero pericolosa per la nostra anima. Tornando a noi. Mi sembra che ora non siano più soltanto i comunisti, i massoni, gli anticlericali, gli antipapisti a voler distruggere la Chiesa dall’esterno (i quali—comunque—ancora oggi fanno un ottimo lavoro, ottenendo peraltro buoni risultati, sempre ammesso poi che tutti costoro stiano davvero ancora all’esterno di Essa). Ma la distruzione arriva in buona parte dall’interno della Chiesa. Però mentre i comunisti, massoni, anticlericali, antipapisti, da secoli sono apertamente e dichiaratamente nemici della Chiesa. Gli altri no e sono quelli che invece dovrebbero dare la loro vita per Essa e per le anime del popolo di Dio. Stiamo attenti. Seguiamo solo i buoni pastori, questi li distinguiamo perché loro riescono a farsi ascoltare da noi e noi li riusciamo a capire e il nostro cuore batte alle loro parole e poi loro passano sempre per la porta giusta, quella cioè che è stata sempre la stessa da due mila anni. Le cui chiavi le ha sempre san Pietro. E infine ricordiamoci sempre: “non praevalebunt”. “Non praevalebunt”.

Il Pio

Non possumus!



PIO VII (1800/1823): sequestrato e deportato a Parigi da Napoleone, resistette alle mire dell’Imperatore francese con il famoso «Non debemus, non possumus, non volumus» (non dobbiamo, non possiamo, non vogliamo) variante della risposta che diedero gli apostoli all’intimazione di cessare la predicazione del Vangelo («noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato (Atti 4,20)»).

PIO IX (1846-1878): costretto all’esilio a Gaeta durante la Repubblica romana (1848), fu vessato dalla massoneria per il Syllabus, fu definito da Garibaldi “un metro cubo di letame”. Il 12 luglio 1881, durante la traslazione della sua salma in San Lorenzo fuori le mura, elementi anticlericali, liberali e massoni tentarono di scaraventarne la bara nel Tevere.

PIO XII (1939-1958): fu dileggiato dalla propaganda sionista, oltraggiato dall’infamante libello “Il Vicario”, del comunista Rolf Hochhuth. Tuttora, la propaganda anticlericale e massonica lo addita come nemico degli ebrei (anche se non è vero avendo infatti salvato dai 150.000 ai 400.000, accogliendoli nei monasteri e nelle parrocchie a rischio anche della vita dei consacrati).

Ascoltare e sentire.

San Paolo diceva che la fede passa attraverso l’ascolto ( Fides ex auditu ). La fede non è infatti—fatti salvi casi particolarissimi—un'...