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Industriali e bottegai.



Un industriale, per esempio, se non vende il prodotto che fa? O lo modifica o lo cambia, perchè sia più appetibile al mercato, altrimenti lo spettro del fallimento gli si avvicinerà con passi da gigante. Questa modalità però va bene sicuramente nel settore dell’industria o del commercio, del business insomma, in cui vigono certe regole e certi meccanismi consolidati ed è bravo l’imprenditore quando li conosce bene, oltre a avere l’intuito che gli è proprio. Questo criterio invece non può essere usato in settori che hanno altre origini e altre finalità. Normalmente infatti, se si applicano le regole di un settore ad un altro, il rischio del danno è dietro l’angolo. Come dire: ad ogni settore le sue regole. Dove l’obiettivo, la mission, è il guadagno quel modo di fare va bene. Dove la mission però è una missione, non può essere seguita la regola dell’industriale. Prendiamo ora, la nostra amata Chiesa e il problema della gravissima carenza di sacerdoti. Come lo risolviamo? Se ragioniamo come l’industriale dovremmo “modificare” il “prodotto” per renderlo più appetibile al mercato. O dobbiamo “cambiare” quello che per millenni è sempre stato. E si pensa così ai preti sposati, a una  chiesa in uscita, al pacifismo e all'ecologismo in quanto tali e non  come conseguenza dell'amore a Dio e poi un pauperismo senza amore e preti di frontiera, marxisti, oppure alle donne sacerdote. Molti poi pensano che col parlare di Gesù i giovani scappano. Dovremo dunque addolcire il messaggio di Gesù perché i tempi sono cambiati. (I tempi cambiano sempre!). Ma la Santa Chiesa non deve fare business. La Chiesa non è un’azienda e i sacerdoti non sono bottegai. Essa non ha come core business il dover piacere al mondo o il seguire le mode del mondo per avere più clienti. Ha invece come fine il custodire il deposito della fede fino alla fine del mondo e portare in paradiso tutti gli uomini. Anche a costo di restare un piccolo gregge o del martirio. Di fronte alle persecuzioni i cristiani non hanno mai addolcito il messaggio e non sono mai venuti a patti con il Potere aguzzino per essere da lui apprezzati e rimanere in vita. Non siamo noi a fare un favore a Gesù a seguirlo, ma noi che con Lui riceviamo in abbondanza. Di fronte alla mancanza di sacerdoti la domanda che ci dobbiamo porre per trovare il rimedio, non è quella dell’industriale: «come posso vendere di più il mio prodotto, come può esso essere apprezzato da tutti nel mondo moderno?», ma piuttosto «perché Dio ci ha mandato questa terribile prova? Una prova probabilmente che nessuno ha mai subito nei secoli scorsi. Se ci ha mandato questa prova un motivo ci sarà: Lui non le manda mai a caso. Come facciamo perché cessi il Suo sdegno contro di noi e l’Italia torni a essere cristiana e così ci possa mandare santi sacerdoti?». Ricordando Giona che rifiutò di obbedire al Signore e per questo fu ingoiato da un grande pesce, nel quale poi rivolge a Dio un'intensa preghiera, fu dunque fatto uscire dal pesce, ottempera alla sua missione e andò a predicare ai Niniviti i quali contro ogni aspettativa, gli credono, proclamano un digiuno, si vestono di sacco e Dio decide di risparmiare la città; oppure Papa Pio V che per evitare un’invasione islamica in Europa con la Battaglia di Lepanto chiese a tutti i cristiani la recita del santo rosario. E a Lepanto vinsero i cristiani. Ebbene ricordando Giona e Papa Pio V (e tanti altri) penso che un rimedio a questa prova potrebbe essere un po’ di sacrificio e un po’ di rosari. E un po’ di ritorno alla tradizione che abbiamo abbandonato “recentemente”: secondo me questo è il momento in cui sono iniziati i problemi. 

Il Pio 






Scenari



Negli anni settanta il pericolo era l’invasione dell’Unione Sovietica il cui epilogo sarebbe stata la fine della libertà e della democrazia in Italia e la morte o i gulag e i campi di rieducazione per chi non la pensava da comunista. 

Negli anni ottanta il pericolo era quello di una guerra nucleare tra URSS e USA il cui epilogo sarebbe stata la fine del mondo in un botto, la morte di tutti e il bel lavoro di una settimana di Dio buttato nell’immondizia spaziale. 

Io c’ero in entrambi quei periodi e questi pericoli erano tutt’altro che esagerati. La paura c’era davvero e non era immotivata, solo a vedere il modo in cui si parlavano in cagnesco i potenti del mondo. 

(Fino a adesso) non abbiamo subito né quell’invasione, né ricevuto i missili nucleari sopra le nostre teste. Ma non perché la diplomazia e la politica ha vinto, non perché chi doveva ha ridotto i propri desideri di potere e potenza, non perché tutti sono diventati all’improvviso buoni, ma perché Nostro Signore non ci ha mai perso di vista e è intervenuto, a modo suo, quando era ora. Se non ci fosse stata la Sua mano, probabilmente gli scenari ora sarebbero stati assolutamente diversi. 

Adesso dobbiamo temere una nuova invasione: quella dei tagliagole dell’Isis o dei vari gruppi Jihadisti, islamici fondamentalisti. Ma dire così oggi, anche se è vero, può comportare gravi accuse di fomentare l’odio razziale, col rischio di dover pagare le conseguenze personalmente.E questo è uno dei tanti segni di una cultura che ormai è tutta dedita al proprio suicidio. I cattolici potrebbero anche non sostenere più questa cultura disumana e destinata alla morte, senza adeguarsi per timore e per complessi di inferiorità. (Dobbiamo davvero sostenere ancora questo “mondo”? Non ha già fatto troppi danni?). I cattolici potrebbero fare quello che da duemila anni hanno sempre fatto ininterrottamente, anche in periodi ben più terribili di quelli attuali: creare opere nella società, educare il popolo ai valori cristiani, scrivere libri chiari, creare belle e comprensibili opere d’arte, testimoniare, diffondere nei cuori la fede in Gesù... Ma dire così oggi, anche se è vero, comporta da parte dei cattolici adulti e impegnati, l’accusa altrettanto grave, di dividere e di autoisolarsi.  

Allora ritorniamo a noi. Dunque oggi il timore di un’invasione non è infondato. Purtroppo questa volta non verranno da Est coi carri armati e un esercito sterminato, dandoci però il tempo di schierare il nostro. Non verranno dal cielo dandoci il tempo di entrare nei bunker (per chi ce l’ha). I “nemici” possono già entrare liberamente e ce li troveremo dentro casa, rabbiosi e carichi di odio inspiegabile.Inspiegabile almeno agli occhi umani, ovviamente.

Quali scenari dunque? Da che parte staranno i politici, i cattolici adulti, gli ex sessantottini, i giovani dei Centri sociali, i no TAV, gli animalisti, i manager delle banche, gli azionisti, i giornalisti, gli scrittori, i ricchi, i poveri, i ladri,…? 
E da che parte staremo noi? 

E Nostro Signore, anche questa volta, al momento giusto, ci metterà la Sua mano? Siamo sicuri che ci meritiamo ancora il Suo intervento? Possiamo paragonarci agli abitanti di Ninive dopo passaggio di Giona? Siamo sicuri che non meritiamo invece di pagare le nostre colpe e la nostra tiepidezza? E ancora. Se fossimo chiamati al martirio cosa faremo? Ci faremo ammazzare in odium fidei o diverremo tutti musulmani?

Forse non si arriverà a tanto (io esagero sempre, più invecchio e più è peggio, perdonatemi), ma l’occasione potrebbe essere utile per pensare anche a queste cose. E intanto magari, potremmo iniziare a chiedere il perdono di Dio, la Sua benedizione e protezione su tutti noi. 

Sopra ogni cosa

La situazione oggi non è bella, il nostro nemico è violento e aggressivo e ha obiettivi chiarissimi e peraltro, ce li ha detti tutti chiaram...