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“Frassati Impresa Trasporti”



«Lo prendono in giro, gli amici, lo chiamano “Frassati Impresa Trasporti” perché sempre va nelle “soffitte” degli indigenti, nelle case della periferia di Torino, che è città sì di grandi Santi, di intellettuali ma anche di tanti operai, poveri e soli. In queste case Pier Giorgio porta di tutto: cibo, vestiti, legna, carbone, mobili; per queste persone spende tutti i soldi che la famiglia gli passa, e che saranno sempre meno. Intanto si avvicina anche alla spiritualità dei Domenicani e diventa Terziario; a Berlino avrà l’occasione anche di conoscere padre Karl Sonnenschein, “il San Francesco tedesco”. Questa frequentazione lo fa interrogare sulla possibilità di diventare sacerdote, progetto che però Pier Giorgio accantona perché si rende conto di non avere la vocazione. Ma lui è felice così: diserta le occasioni mondane per la Messa e alla compagnia dei giovani rampolli borghesi predilige quella dei poveri, attraverso i quali sente saziarsi la sua sete di concretizzare il Vangelo. Sarebbe un errore, però, pensare che sia un tipo strano o isolato, tutt’altro:  tra le altre cose, un grande appassionato della montagna e dell’alpinismo».

(Tratto da http://www.santiebeati.it)

Poveri e basta




«La Chiesa deve pensare ai poveri e basta» mi disse uno, anche con una certa rabbia. «Guarda che la priorità della Chiesa è la conservazione del depositum fidei che ci ha lasciato Gesù e quella di portare in Paradiso tutti gli uomini. E poi tutto il resto». Il mio collega assolutamente in disaccordo con questo concetto, arrabbiato come fosse un insulto personale, insisteva sul concetto dei poveri. Ho cercato di ricordargli che comunque è praticamente solo la Chiesa che pensa ai poveri: la Caritas, le Conferenze di San Vincenzo, e poi l’Unitalsi, le varie Associazioni, per non parlare delle Parrocchie e delle missioni e delle scuole in Africa, Asia… E anche che ai poveri ci dobbiamo pensare tutti, cattolici, ma anche protestanti, atei, agnostici, progressisti, radicali… Ovviamente la risposta è stata «La Chiesa deve pensare ai poveri e non lo fa». Quello che però mi ha rattristato di quel dialogo è la durezza del cuore suo e di quello di molti. Partono dal principio che la Chiesa ha sempre sbagliato e continua a sbagliare, pur di fronte a fatti chiari che testimoniano il contrario. Di cose buone Essa ne ha fatte tantissime in duemila anni. Nonostante ciò moltissimi vogliono seguire la tristissima vulgata (cioè di fatto, quello che dicono tutti), col principio però che si deve ragionare con la testa propria (e con l’assioma conseguente che se ragioni con la Chiesa, il catechismo e la dottrina, non sei libero). Il fatto poi che lo dicano tutti, non è segno di certezza e verità. E se chiedete a questa gente come si professano, loro senza esitazione dicono “cattolici”. Siamo sempre di meno... E sembra che oggi nella Chiesa ci sia gente che è convinta di avere come unica missione quella di distruggerLa completamente. Il fatto poi è anche che Gesù è morto per tutti, senza distinzioni, anche per i ricchi che pure loro devono avere la possibilità di essere evangelizzati e convertiti. Non a caso i santi vengono fuori da ricchi e da poveri. Andiamo avanti sulla strada che Gesù ha iniziato, anche se adesso c’è tanta nebbia, anche se vediamo tanti amici tradire e deviare, ma è quella giusta.


Il Pio

Chiese vuote in vendita (“i poveri li avete sempre con voi”)


Ho sentito che la Chiesa, a altissimo livello, ha in mente di vendere le chiese vuote o i beni non utilizzati. Ho pure avuto una discussione accesissima con certuni perché erano, non d’accordo con questo, ma di più, una certezza granitica la loro, verso questa bizzarra idea che però, forse potrebbe essere a breve un’iniziativa concreta. Un vento di follia! Questi certuni con cui ho litigato, ovviamente, non erano di religione ebraica, islamica, scintoista,… ma cattolici, convinti di esserlo al 100% e che quella fosse la soluzione geniale per risolvere il problema della povertà. Si, il fine di tutto questo è buono, infatti, i soldi delle vendite si daranno ai poveri. Poi bisognerà vedere come e quanto gli arriverà: quando ci sono di mezzo i soldi, uno dei tre lacci potentissimi con cui il demonio ci avvince a sè, si deve fare previamente qualche riflessione. Quando poi in certi entourage, non si trovano personaggi adamantini, pure. Un po’ mi sembra l’episodio narrato da Marco (meglio ancora leggere quello di San Giovanni) nel Vangelo quando la Maddalena venne accusata di sprecare il profumo anziché venderlo e il ricavato darlo ai poveri (vedete? Anche allora…, però quelli che pensavano così, non erano proprio…), «i poveri infatti li avete sempre con voi—disse loro Gesù—e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre». Le chiese, sono sempre state e possono essere nuovamente, anche se vuote, la casa di Gesù, perché qui davvero Lui dimora quanto meno in corpo sangue e divinità. La chiesa è la casa del popolo di Dio. Qui la gente ha da secoli chiesto grazie per i malati, per i figli e mariti andati in guerra, per il povero peccatore, qui ha richiesto la soluzione a un problema tremendo, qui ha impetrato l’aiuto per trovare lavoro, per sostenere la famiglia, per ritrovare un fratello perduto… Se sono vuote il problema non deve essere quello che può pensare un imprenditore: vendita, se non funziona più si chiude e vende e il ricavato si investe. Noi non siamo imprenditori (che devono fare la loro strada), la logica è diversa, noi siamo cattolici (e dobbiamo fare la nostra). Il problema che dunque deve risolvere “il” cattolico è il seguente: come riempire nuovamente le chiese vuote, come utilizzare i beni ormai inutilizzati? I poveri esisteranno sempre come hai tempi di Gesù. Quelli che volevano vendere il profumo non hanno risolto il problema della povertà. E poi finiti i soldi delle vendite delle chiese, i poveri torneranno a esserci nuovamente. Ma questa volta non potranno andare come in passato, a chiedere aiuto a Gesù o a essere confortati dalla sua voce silenziosa o da quella di un vecchio sacerdote. Gesù dice che i poveri li possiamo beneficare noi direttamente. 



Il Pio

Giudici ingiusti dei poveri.



1. La via della morte invece è questa: prima di tutto essa è maligna e piena di maledizione: omicidi, adultéri, concupiscenze, fornicazioni, furti, idolatrie, sortilegi, venefici, rapine, false testimonianze, ipocrisie, doppiezza di cuore, frode, superbia, malizia, arroganza, avarizia, turpiloquio, invidia, insolenza, orgoglio, ostentazione, spavalderia.

2. Persecutori dei buoni, odiatori della verità, amanti della menzogna, che non conoscono la ricompensa della giustizia, che non si attengono al bene né alla giusta causa, che sono vigilanti non per il bene ma per il male; dai quali è lontana la mansuetudine e la pazienza, che amano la vanità, che vanno a caccia della ricompensa, non hanno pietà del povero, non soffrono con chi soffre, non riconoscono il loro creatore, uccisori dei figli, che sopprimono con l'aborto una creatura di Dio, respingono il bisognoso, opprimono i miseri, avvocati dei ricchi, giudici ingiusti dei poveri, pieni di ogni peccato. Guardatevi, o figli, da tutte queste colpe.

(Dalla Didachè, 2^ punto dell’istruzione)

Don Bosco / 5



«Prega, prega bene e certamente ti salverai» (MB X,9)

«Quelli che poco pensano alla morte, quando si avvicina, paventano e tremano» (MB III,360)

«Quando hai fatto una correzione, dimenticare il fallo e dimostrare la primiera benevolenza» (MB XIII,889)

«Preghiamo gli uni per gli altri, affinché non avvengano defezioni nella moralità» (MB XIII,303)

«I salesiani riusciranno a tutto coll’umiltà, col lavoro, colla temperanza» (MB XVII,301)


«Ricordatevi bene che quello che abbiamo, non è nostro, ma dei poveri: guai a noi se non ne faremo buon uso» (MB V,682)

«La molta frequenza di sacramenti: questo è il principale (mezzo per conservare la moralità)»

«Senza penitenza non si può conservare l’innocenza» (MB XVII,727)

«Presso i giovanetti è castigo quello che si fa servire per tale». (MB IV,552)

«Sono d’aggravio alla congregazione coloro che non amano la povertà» (MB X,299)


(Aforismi di San Giovanni Bosco)

Ascoltare e sentire.

San Paolo diceva che la fede passa attraverso l’ascolto ( Fides ex auditu ). La fede non è infatti—fatti salvi casi particolarissimi—un'...