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Abbiamo un Padre che ci vuole bene

Pregate per i peccatori; è la più bella e la più utile delle preghiere; infatti, i giusti sono sulla via del cielo, le anime del Purgatorio sono sicure di entrarci, ma i poveri peccatori... i poveri peccatori... tutte le devozioni sono buone ma non ce n’è di migliori di quella.

Gesù Cristo si mostra pronto a fare la nostra volontà, se noi cominciamo a fare la sua.

Per fare bene le cose, bisogna farle come le vuole Dio, in tutta conformità ai suoi disegni.

Una persona che è in stato di peccato è sempre triste. Nonostante il suo darsi da fare, è disgustata, annoiata di tutto.

L’unico e sicuro mezzo per piacere a Dio è di rimanere sottomesso alla sua volontà in ogni circostanza della vita.
Il demonio viene soltanto quando perdiamo la
presenza di Dio, perché sa bene che altrimenti non ci guadagnerebbe niente.

Il mezzo per abbattere il demonio quando suscita in noi pensieri di odio contro coloro che ci hanno fatto del male, è di pregare subito per essi. Ecco come si arriva a vincere il male col bene, ed ecco come sono i santi.

L’uomo non è soltanto una bestia da lavoro, è anche uno spirito creato ad
immagine di Dio! Non ha soltanto bisogni materiali e desideri grossolani; egli ha i bisogni dell’anima e le esigenze del cuore.Non vive soltanto di pane, vive di preghiere, vive di fede, di adorazione e di amore. 
 
Per gli uni, è la malattia che li prova e li purifica; per altri, è la povertà; 
per questi, è l’ignoranza e il disprezzo che li accompagnano sfortunatamente tra gli uomini del mondo; per quelli, i dolori interiori e morali; e per tutti, è la sofferenza varia e rappresentata in mille modi. 

Ho pensato spesso che la vita di una povera domestica che non ha altra volontà se non quella dei suoi padroni, se ella sa mettere a profitto questa rinunzia, può essere tanto gradita a Dio quanto la vita di una religiosa che è sempre di fronte alla regola.

Non bisogna mai guardare da dove vengono le croci: vengono da Dio. E’
sempre Dio che ci dà questo mezzo per provargli il nostro.
O Gesù, conoscerti è amarti! Se sapessimo quanto Nostro Signore ci ama,
moriremmo di gioia! Non credo che ci sono cuori così duri da non amare,
vedendosi tanto amati...

L’unica felicità che abbiamo sulla terra, è di amare Dio e di sapere che Dio ci
ama.
(Alcuni pensieri del Curato D’Ars -S. Giovanni Maria Vianney- in Scritti Scelti Città Nuova – 1976)

Soldati di Cristo



304. Che cos'è la Cresima o Confermazione?

La Cresima o Confermazione è il sacramento che ci fa perfetti cristiani e soldati di Gesù Cristo, e ce ne imprime il carattere.

309. In che modo la Cresima ci fa perfetti cristiani e soldati di Gesù Cristo?

La Cresima ci fa perfetti cristiani e soldati di Gesù Cristo dandoci l'abbondanza dello Spirito Santo, cioè della sua grazia e de' suoi doni, i quali ci confermano o rafforzano nella fede e nelle altre virtù contro i nemici spirituali.

313. Che significa l'unzione che si fa sulla fronte in forma di croce?

L'unzione che si fa sulla fronte in forma di croce, significa che, il cresimato, da forte soldato di Gesù Cristo, dovrà portar alta la fronte senza arrossire della Croce e senza aver paura dei nemici della Fede.

314. Che significa il leggero schiaffo che il Vescovo dà al cresimato?

Il leggero schiaffo che il Vescovo dà al cresimato, significa che questi deve essere disposto a soffrire per la Fede ogni affronto e ogni pena.

(Catechismo della Dottrina Cristiana, detto di Pio X)

Obbediente fino alla morte e... a una morte di croce!

[ Vi ripropongo un post che misi l'anno scorso prima di Pasqua, per far sapere a tutti quanto Gesù soffrì per noi morendo in croce. Di seguito dunque la relazione di un medico su cosa si patisce sulla croce. E questo proprio oggi: che è Venerdì Santo, giorno in cui la Chiesa ricorda la crocifissione e morte di Gesù
Il Pio ]



«Io sono soprattutto un chirurgo; ho insegnato a lungo. Per 13 anni sono vissuto in compagnia di cadaveri; durante la mia carriera ho studiato a fondo l'anatomia. Posso dunque scrivere senza presunzione ». «Gesù entrato in agonia nell'orto del Getsemani - scrive l'evangelista Luca - pregava più intensamente. E diede in un sudore come di gocce di sangue che cadevano fino a terra ». Il solo evangelista che riporta il fatto è un medico, Luca. E lo fa con la precisione di un clinico. Il sudar sangue, o ematoidròsi, è un fenomeno rarissimo. Si produce in condizioni eccezionali: a provocarlo ci vuole una spossatezza fisica, accompagnata da una scossa morale violenta, causata da una profonda emozione, da una grande paura. Il terrore, lo spavento, l'angoscia terribile di sentirsi carico di tutti i peccati degli uomini devono aver schiac­ciato Gesù. Questa tensione estrema produce la rottura delle finis­sime vene capillari che stanno sotto le ghiandole sudori­pare... Il sangue si mescola al sudore e si raccoglie sulla pelle; poi cola per tutto il corpo fino a terra. Conosciamo la farsa di processo imbastito dal Sine­drio ebraico, l'invio di Gesù a Pilato e il ballottaggio della vittima fra il procuratore romano ed Erode. Pilato cede e ordina la flagellazione di Gesù. I soldati spogliano Gesù e lo legano per i polsi a una colonna dell'atrio. La flagel­lazione si effettua con delle strisce di cuoio multiplo su cui sono fissate due palle di piombo o degli ossicini. Le tracce sulla Sindone di Torino sono innumerevoli; la maggior parte delle sferzate è sulle spalle, sulla schiena, sulla re­gione lombare e anche sul petto. I carnefici devono essere stati due, uno da ciascun lato, di ineguale corporatura. Colpiscono a staffilate la pelle, già alterata da milioni di microscopiche emorragie del sudor di sangue. La pelle si lacera e si spacca; il sangue zampilla. A ogni colpo il corpo di Gesù trasale in un sopras­salto di dolore. Le forze gli vengono meno: un sudor freddo gli imperla la fronte, la testa gli gira in una verti­gine di nausea, brividi gli corrono lungo la schiena. Se non fosse legato molto in alto per i polsi, crollerebbe in una pozza di sangue. Poi lo scherno dell'incoronazione. Con lunghe spine, più dure di quelle dell'acacia, gli aguzzini intrecciano una specie di casco e glielo applicano sul capo. Le spine penetrano nel cuoio capelluto e lo fanno san­guinare (i chirurghi sanno quanto sanguina il cuoio ca­pelluto). Dalla Sindone si rileva che un forte colpo di bastone dato obliquamente, lasciò sulla guancia destra di Gesù una orribile piaga contusa; il naso è deformato da una frattura dell'ala cartilaginea. Pilato, dopo aver mostrato quello straccio d'uomo alla folla inferocita, glielo consegna per la crocifissione. Caricano sulle spalle di Gesù il grosso braccio orizzon­tale della croce; pesa una cinquantina di chili. Il palo verti­cale è già piantato sul Calvario. Gesù cammina a piedi scalzi per le strade dal fondo irregolare cosparso di ciottoli. I soldati lo tirano con le corde. Il percorso, fortunatamente, non è molto lungo, circa 600 metri. Gesù a fatica mette un piede dopo l'altro; spesso cade sulle ginocchia. E sempre quella trave sulla spalla. Ma la spalla di Gesù è coperta di piaghe. Quando cade a terra la trave gli sfugge e gli scortica il dorso. Sul Calvario ha inizio la crocifissione. I carnefici spo­gliano il condannato; ma la sua tunica è incollata alle piaghe e il toglierla è semplicemente atroce. Non avete mai staccato la garza di medicazione da una larga piaga contusa? Non avete sofferto voi stessi questa prova che richiede talvolta l'anestesia generale? Potete allora rendervi conto di che si tratta. Ogni filo di stoffa aderisce al tessuto della carne viva; a levare la tunica, si lacerano le terminazioni nervose messe allo scoperto nelle piaghe. I carnefici dànno uno strappo violento. Come mai quel dolore atroce non provoca una sincope? Il sangue riprende a scorrere; Gesù viene steso sul dorso. Le sue piaghe s'incrostano di polvere e di ghiaietta. Lo distendono sul braccio orizzontale della croce. Gli aguzzini prendono le misure. Un giro di succhiello nel legno per facilitare la penetrazione dei chiodi e l'orribile supplizio ha inizio. Il carnefice prende un chiodo (un lungo chiodo appuntito e quadrato), lo appoggia sul polso di Gesù; con un colpo netto di martello glielo pianta e lo ribatte saldamente sul legno. Gesù deve avere spaventosamente contratto il viso. Nello stesso istante il suo pollice, con un movimento violento, si è messo in opposizione nel palmo della mano: il nervo mediano è stato leso. Si può immaginare ciò che Gesù deve aver provato: un dolore lancinante, acutissimo che si è diffuso nelle sue dita, è zampillato, come una lingua di fuoco, nella spalla, gli ha folgorato il cervello il dolore più insopportabile che un uomo possa provare, quel­lo dato dalla ferita dei grossi tronchi nervosi. Di solito provoca una sincope e fa perdere la conoscenza. In Gesù no. Almeno il nervo fosse stato tagliato netto! Invece (lo si constata spesso sperimentalmente) il nervo è stato di­strutto solo in parte: la lesione del tronco nervoso rimane in contatto col chiodo: quando il corpo di Gesù sarà sospeso sulla croce, il nervo si tenderà fortemente come una corda di violino tesa sul ponticello. A ogni scossa, a ogni movimento, vibrerà risvegliando il dolore straziante. Un supplizio che durerà tre ore. Anche per l'altro braccio si ripetono gli stessi gesti, gli stessi dolori. Il carnefice e il suo aiutante impugnano le estremità della trave; sollevano Gesù mettendolo prima seduto e poi in piedi; quindi facendolo camminare all'indietro, lo addos­sano al palo verticale. Poi rapidamente incastrano il brac­cio orizzontale della croce sul palo verticale. Le spalle di Gesù hanno strisciato dolorosamente sul legno ruvido. Le punte taglienti della grande corona di spine hanno lacerato il cranio. La povera testa di Gesù è inclinata in avanti, poiché lo spessore del casco di spine le impedisce di riposare sul legno. Ogni volta che Gesù sol­leva la testa, riprendono le fitte acutissime. Gli inchiodano i piedi. È mezzogiorno. Gesù ha sete. Non ha bevuto nulla né mangiato dalla sera precedente. I lineamenti sono tirati, il volto è una maschera di sangue. La bocca è semiaperta e il labbro inferiore già comincia a pendere. La gola è secca e gli brucia, ma Gesù non può deglutire. Ha sete. Un soldato gli tende, sulla punta di una canna, una spugna imbevuta di una bevanda acidula in uso tra i militari. Ma questo non è che l'inizio di una tortura atroce. Uno strano fenomeno si produce nel corpo di Gesù. I muscoli delle braccia si irrigidiscono in una contrazione che va accentuandosi: i deltoidi, i bicipiti sono tesi e rilevati, le dita si incurvano. Si tratta di crampi. Alle cosce e alle gambe gli stessi mostruosi rilievi rigidi; le dita dei piedi si incurvano. Si direbbe un ferito colpito da tetano, in preda a quelle orribili crisi che non si possono dimenti­care. È ciò che i medici chiamano tetanìa, quando i crampi si generalizzano: i muscoli dell'addome si irrigidiscono in onde immobili; poi quelli intercostali, quelli del collo e quelli respiratori. Il respiro si è fatto a poco a poco più corto. L'aria entra con un sibilo ma non riesce quasi più a uscire. Gesù respira con l'apice dei polmoni. Ha sete di aria: come un asmatico in piena crisi, il suo volto pallido a poco a poco diventa rosso, poi trascolora nel violetto purpureo e infine nel cianotico. Gesù, colpito da asfissia, soffoca. I polmoni, gonfi d'arìa non possono più svuotarsi. La fronte è imperlata di sudore, gli occhi gli escono fuori dall'orbita. Che dolori atroci devono aver martellato il suo cranio! Ma cosa avviene? Lentamente, con uno sforzo sovru­mano, Gesù ha preso un punto di appoggio sul chiodo dei piedi. Facendosi forza, a piccoli colpi, si tira su, allegge­rendo la trazione delle braccia. I muscoli del torace si distendono. La respirazione diventa più ampia e profonda, i polmoni si svuotano e il viso riprende il pallore primitivo. Perché tutto questo sforzo? Perché Gesù vuole par­lare: « Padre, perdona loro: non sanno quello che fanno ». Dopo un istante il corpo ricomincia ad afflosciarsi e l'asfissia riprende. Sono state tramandate sette frasi di Gesù dette in croce: ogni volta che vuol parlare, Gesù dovrà sollevarsi tenendosi ritto sui chiodi dei piedi... Inimma­ginabile! Uno sciame di mosche (grosse mosche verdi e blu come se ne vedono nei mattatoi e nei carnai), ronza attorno al suo corpo; gli si accaniscono sul viso, ma egli non può scacciarle. Fortunatamente, dopo un po', il cielo si oscura, il sole si nasconde: d'un tratto la temperatura si abbassa. Fra poco saranno le tre del pomeriggio. Gesù lotta sempre; di quando in quando si risolleva per respirare. È l'asfissia periodica dell'infelice che viene strozzato e a cui si lascia riprendere fiato per soffocarlo più volte. Una tor­tura che dura tre ore. Tutti i suoi dolori, la sete, i crampi, l'asfissia, le vibra­zioni dei nervi mediani, non gli hanno strappato un lamento. (…) «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abban­donato?». Ai piedi della croce stava la madre di Gesù. Potete immaginare lo strazio di quella donna? Gesù dà un grido: « È finito ». E a gran voce dice ancora: «Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito ». E muore.

(Dal sito www.preghiereagesùemaria.it)

Il mondo gira storto, alcuni girano dritto


Il mondo ha sempre girato storto. O meglio, il mondo gira dritto, ma gli uomini girano storti. Per dire che quello che dicono in tanti: “oggi il mondo va male, prima invece no” non è proprio esatto: il mondo è sempre andato male. Forse prima un aspetto andava meglio di un altro rispetto a oggi, ma facendo la somma, tra più e meno, guadagni e perdite, il bilancio annuale, nei secoli dei secoli, il risultato è sempre lo stesso. Non ci sarebbe da allungare ulteriormente il brodo e il discorso potrebbe finire qui. Ma invece c’è qualcosa, in questo andar solitamente male che va segnalata. Il nostro in effetti, è un periodo difficile da capire, un giorno gli storici lo spiegheranno, e chissà cosa diranno (ma noi non ci saremo). E’ difficile da capire, per tanti motivi.


Pensiamo al governo della cosa pubblica: negli ultimi decenni e mai come in quest’ultimo periodo, assistiamo a una distanza enorme della politica (intesa come gestione del potere) dal popolo e dalla realtà. Una democrazia molto sulla carta, ma più irreale che altro. Non faccio gli esempi per non esacerbare gli animi ancora di più. E mi fermo qui.


Pensiamo agli attacchi alla famiglia sempre più intensi e gravi. Questa è sempre stata, in saecula saeculorum, anche nei momenti di crisi più acuta, un punto fondamentale per ogni Stato o Nazione e, se vogliamo, rigenerante. Uno Stato, per esistere, ha bisogno delle famiglie che fanno nascere e educano i cittadini che poi sosterranno lo Stato stesso. Oggi non è così e non dico altro. E poi oggi il centro del discorso non sono le persone, ma i soldi, la finanza, il potere e questo discorso si fa solo tra pochi intimi, nelle stanze agli ultimi piani dei palazzi. Dunque la famiglia non serve anzi dà fastidio.


Pensiamo al fatto che oggi è considerato giusto e indiscutibile sostenere che il maschio o la femmina non si distinguono dagli organi sessuali, ma solo da come si sentono. Se uno si sente donna (anche se nasce maschio) è alla luce dell’odierna mentalità, donna a tutti gli effetti. E chi non si sente ne l’uno, né l’altro sarà ne l’uno, né l’altro. E guai a chi prova a dire il contrario.


Pensiamo all’invasione di popoli in Italia che da quasi trent’anni siamo costretti a vedere, alle crisi finanziare (causate sempre e mai avvenute per caso) che mandano sul lastrico tanta povera gente e impediscono a intere generazioni di avere un lavoro, al fatto che mai e poi mai in passato si poteva immaginare soltanto che uno stato potesse fallire, mentre oggi la possibilità è sempre meno remota.


Pensiamo a questo a tanto altro (io non ho lo spazio per scrivere tutto, forse nemmeno la memoria e soprattutto la volontà). Nella storia millenaria del mondo, periodicamente accadono crisi devastanti e terrificanti. Ma il mondo continua a girare, giorno dopo giorno. E si riparte sempre: seppellendo i morti, ricucendo le ferite, spostando le macerie provocate da quella crisi. Si riparte. E chi sosterrà questo mondo saranno tutti quei gruppi e associazioni, tutte quelle persone che, con Gesù nel cuore, già da adesso stanno cercando di creare un mondo buono e opere utili nella società. E ricordiamoci sempre, infine che la Croce resta ferma mentre il mondo gira.


Il Pio

L’Idea

Preghiamo il Signore che illumini il buio della nostra mente e ci faccia capire la via da seguire e a cosa restare ancorati. Che sciolga i nodi che aggrovigliano le nostre idee… San Michele prega per noi. Pier Giorgio Frassati, prega per noi… 


Quello che oggi è triste da vedere non è tanto che chi ci governa pensa a altro che al bene della gente. Questo è per me di grande dolore, lo sapete, vi ho già rotto le scatole a sufficienza su questo argomento. Ma è sempre stato così, per cui a che serve intristirsi? A nulla, infatti e lasciate a me questa croce. Ma c’è di peggio. E’ ancor più triste vedere che c’è un medesimo modo di vedere tra chi scrive, fa politica, fa televisione, fa film, fa canzoni, fa insegnamento e tutto il popolo. Un modo di vedere la vita che non è umano. Non è un problema politico, ma un problema di vita. Non è un problema sociale, ma proprio di vita. Un modo intellettuale di vedere la vita che non è un modo di vivere sano, che non può essere del popolo che da sempre è sempre stato concreto e amante della concretezza. Un problema intellettuale per cui prevale l’idea sulla realtà. Conta più il pensiero di alcuni altolocati che la vita di tutti i giorni. Non voglio fare esempi. Ma se andate a fondo dell’idea “normale” di oggi, ma con sincerità e lontani da schieramenti politici e ideologici, con sincerità ribadisco, vedrete quella è una via che porta al nulla. Meglio, che porta al disastro umano, alla devastazione della normalità e della vita stessa. Al crollo della normalità per far prendere il posto a un’Idea. E quando si scrive “Idea” con la “I” maiuscola, sono sempre dolori. Per la gente normale, si capisce. Il brutto è che dalla mente degli intellettuali quell’Idea è entrata vincitrice nelle menti di tutti gli italiani in particolare e occidentali in generale. Un modo di vedere la vita che porta al suicidio della propria cultura millenaria e della Nazione. L’unico argine a questa rivoluzione intellettuale sarebbe solo il cristianesimo. Sarebbe tornare a essere un popolo cristiano, forte, indomabile, con un’identità chiara, proprio in quanto tale. Sarebbe l’avere Dio come riferimento e la Chiesa cattolica come alleata. Ma Gesù è proprio quello che l’Idea deve sostituire e la Chiesa è ciò che vuole chiudere. E così il verme solitario intellettuale sta bucando i cervelli di troppe persone. Preghiamo il Signore che illumini il buio della nostra mente e ci faccia capire la via da seguire e a cosa restare ancorati. Che sciolga i nodi che aggrovigliano le nostre idee… San Michele prega per noi. Pier Giorgio Frassati, prega per noi…
Il Pio

Sofferenza, malattia, dolore, sacrificio...

…La storia del Bambino di Nazareth è una storia di dolore ed è come una grande strada su cui tutti gli uomini, senza distinzione, devono camminare: ma vi è chi la percorre bestemmiando; vi è chi la percorre scuotendo la testa incredulo e senza persuasione; vi è chi la percorre come un lungo lamento, intontito, senza comprendere la meta divina; vi è infine chi la percorre con religiosa rassegnazione: vero martire, cioè testimone di Gesù Cristo – come Stefano -, è colui che si sforza almeno di percorrerla con amore. La vita dell’uomo è colma di fatiche, di rinunce, di dolore: ma l’uomo è attaccato alla sua vita terrena con un istinto formidabile; l’uomo su di essa fabbrica tutti i suoi sogni; in essa colloca tutte le sue speranze; per essa spende tutte le sue fatiche; per tenere la sua vita terrena l’uomo rinuncerebbe volentieri alla certezza di una vita felice nell’aldilà; il dolore e le pene che trova, si sforza bene di diminuirle: con un istinto profondo di egoismo, che cerca di scaricare su chi lo circonda la maggior quantità possibile di pesi, che cerca di asservirsi gli altri, che del bisogno e delle pene del prossimo si disinteressa con sollecitudine. In questa mentalità ogni malato è tenuto come un tollerato; ogni povero è un disgraziato; chi piange, un infelice; ogni essere debole e impotente, una cosa disprezzabile; ogni anima mite, un obbrobrio; ogni individuo poco quotato in società, un fallito. Così sorge l’abborrimento a ciò che costa, la nausea del dovere che impone fatica, l’odio al sacrificio…Un giorno Gesù si azzardò a dire chiaramente ai discepoli che Egli di lì a poco sarebbe dovuto essere crocifisso. Pietro, presolo per un braccio, si mise a rimproverarlo che così parlasse. Gesù, alzato lo sguardo severo ai discepoli, e con una voce che deve aver fatto rimanere assai male il povero Pietro: «Indietro, Satana – gli intimò -, tu ragioni non collo Spirito di Dio, ma collo spirito di questo mondo». Indietro, Satana! La distinzione tra Cristo e l’anticristo, fra il cristiano e il non cristiano sta proprio in questa valutazione del sacrificio e della vita. Il sacrificio ha una funzione redentrice, perché è la strada che Cristo ha battuto per salvarci e che ognuno di noi deve seguire per giungere alla sua vera casa… Indietro, Satana! aveva risposto Cristo a Pietro; e levando poi la voce perché l’avesse a sentire anche la folla che gli s’andava accalcando intorno: «Chi mi vuol seguire, su, prenda la sua croce. Perché chi non vuole soffrire ora, soffrirà per sempre; ma chi si sacrificherà ora, godrà per sempre. Che importa a un uomo il divenir padrone dell’universo, se poi perde l’anima sua? Che cosa in cambio darà l’uomo per la sua anima?»… (Stralci dall'Omelia di Luigi Giussani per la festa di Santo Stefano Desio, 26 dicembre 1944).

Ascoltare e sentire.

San Paolo diceva che la fede passa attraverso l’ascolto ( Fides ex auditu ). La fede non è infatti—fatti salvi casi particolarissimi—un'...