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Con lo sguardo triste. Pier Giorgio Frassati.


Quando da ragazzo sentivo parlare di santità
era come immaginarsi qualcosa di lontanissimo. Sui quadri vedevo solo martiri, gente che soffre, preti e suore, che guardano sempre verso l’alto e soprattutto con lo sguardo triste, per cui da bambino dicevo in cuor mio «no, grazie! Non è per me». Essa dunque, non mi ha mai attratto, anzi: non me ne importava proprio nulla, anzi: era qualcosa che con me non aveva nulla a che spartire. Me l’ero così tolta dalla testa anche come remotissima possibilità. In effetti però, nessuno mi aveva mai parlato bene di essa e nemmeno male. Nessuno me l’ha mai spiegata per come essa è, anche facendomi conoscere tantissimi campioni di essa. Nessuno—soprattutto—me ne aveva parlato proprio; eppure il fine ultimo dell’esistenza dell’uomo è proprio la santità. Dovranno passare oltre venti anni per far accadere una letterale rivoluzione copernicana dentro la mia piccola testa. E fu quando conobbi Pier Giorgio Frassati. Il caso se volete. Ma il caso spesso porta su buone strade. E tante volte il caso è effettivamente il Caso. Di qui la conoscenza di un “santo normale”, cioè uguale (verosimilmente uguale) a me. Non ha fatto miracoli in vita, un laico, non ha fondato Ordini o Congregazioni…, sempre contento, ha vissuto la vita normalmente, quella di un giovane normale, ma con una marcia in più: la fede; questa ha fatto di Pier Giorgio il beato Pier Giorgio Frassati che tutti conosciamo. All’Università con gli studenti, a spingere il carretto, le parole alla tabaccaia, le visite ai poveri, il suo tosto “no, sono rimasto cattolico” all'amico detto uscendo di corsa… sono fatti che tutti possiamo fare. “Abituati a un’immagine della santità che s’identifica con una vita calata nello straordinario, siamo sempre alla ricerca del sensazionale nella vita dei santi, rischiando di allontanarli definitivamente dalla nostra esistenza e di considerarli esseri di un altro pianeta o quasi... Ora la vita di un santo è «eccezionale» e straordinaria soltanto nella sua appartenenza a Cristo e nella profonda esperienza del proprio limite e della propria dipendenza da Lui (scrive don Primo Soldi in Pier Giorgio Frassati, l’Amico degli ultimi, Elledici, pagg. 51-52)”. E ancora “Il santo è colui che più acutamente e drammaticamente ha coscienza della propria miseria e di conseguenza cerca in Cristo la grazia del perdono”. E Pier Giorgio conferma: «La fede datami dal Battesimo mi suggerisce con voce sicura: “Da te solo non farai nulla, ma se Dio avrai per centro di ogni tua azione allora arriverai fino alla fine”». Pertanto non è vero che i santi hanno “lo sguardo triste”, guardano verso Dio nei cieli e questo li completa e li fa essere uomini veri. Lieti anche nella sofferenza. Ma si può vivere così, con quella marcia in più che è la fede cioè, qualcosa che possiamo chiedere a Chi può darci tutto.


Il Pio

Pier Giorgio Frassati. Forse il secondo “miracolo”.


Come molti sanno Pier Giorgio è divenuto beato il 20 maggio 1990, perché gli è stato attribuito un miracolo. (Un fatto non viene dichiarato dalla Chiesa “miracolo” solo per sentito dire o “a occhio e croce”: c’è uno studio serio, una ricerca complessa. Dottori, specialisti…). Il miracolo è comunque sempre opera di Dio anche se può avvenire tramite l'intercessione dei Santi. La Chiesa Cattolica Romana richiede due distinti eventi miracolosi, avvenuti dopo la morte e riferibili alla sua intercessione, come presupposto per la causa di canonizzazione dei Santi, uno per la Beatificazione, più un secondo per la Canonizzazione. Secondo la procedura attuale, definita nel 1983 l'inchiesta compiuta dalla Chiesa per accertare la verità del miracolo si basa, nei casi di guarigione inspiegabile, su un'attenta analisi dei fatti da parte di una consulta medica nominata dalla Congregazione per le cause dei santi composta da specialisti sia credenti sia non credenti, la quale verifica se il caso in esame soddisfi alcuni criteri. Fondamentale: la guarigione deve dimostrarsi permanente, e ciò richiede un periodo d'osservazione (follow up) notevole, convenzionalmente sui 20-25 anni. Il miracolo, riconosciuto dalla Chiesa al fine della beatificazione di Pier Giorgio, è la guarigione di Domenico Sellan, un friulano che aveva contratto, verso la fine degli anni trenta, il morbo di Pott. Questi, quasi in fin di vita, guarì repentinamente e senza un'evidente spiegazione medica, dopo che un suo amico sacerdote gli aveva donato un'immagine con una piccola reliquia di Pier Giorgio Frassati, al quale Sellan si rivolse con fiducia, supplicandolo d'intercedere per lui presso il Signore, secondo i principi della religione cattolica, per ottenere la guarigione. Per questo—a ben donde—è bene pregare intensamente Pier Giorgio (come tutti gli altri santi) perché chieda per noi a Gesù tutte le grazie di cui abbisogniamo, protezione per i nostri figli, per l’Italia, per la Chiesa... Ora sembra che Pier Giorgio abbia prodotto un altro miracolo. Un miracolo apparentemente insolito, perchè avvenuto senza l'intercessione di nessuno. Dobbiamo andare negli Stati Uniti dove Frassati è conosciuto e amato in più parti. Nel 2011 il giovane Kevin Becker era caduto dal secondo piano di un’abitazione che condivideva con un paio di compagni di college, fratturandosi il cranio in più punti e danneggiando ogni lobo del cervello che era quasi spappolato. Dopo un intervento d’emergenza è rimasto in coma, stabile, ma senza reagire per nove giorni. I medici pensavano che non sarebbe sopravvissuto o, se lo avesse fatto, che avrebbe riportato gravi deficit cognitivi. Kevin, però, ha aperto gli occhi, ha iniziato a parlare e a muoversi normalmente. Meno di tre settimane dopo è tornato a casa. Ora sta bene.  «Più volte il ragazzo è stato ospite di incontri e conferenze durante le quali ha raccontato cosa gli sarebbe accaduto durante il coma. Kevin ha detto che durante il suo coma, ricorda di essersi svegliato nella casa che condivideva con i suoi amici (e da dove era caduto) e di aver sentito qualcuno al piano di sopra. Era strano, non ci doveva essere  nessuno lassù. È andato a vedere e nel soggiorno ha trovato un ragazzo che non conosceva. Era un certo George, presentatosi come suo nuovo “compagno di stanza” che lo ha rassicurato. I due avrebbero trascorso assieme parecchio tempo. Una volta guarito lo studente avrebbe riconosciuto in una foto del Beato Pier Giorgio Frassati il volto di chi gli era apparso durante il coma. Il resoconto del caso di Kevin è stato inviato in Vaticano: la storia potrebbe essere il miracolo che porterà alla canonizzazione di Pier Giorgio Frassati: «Il fatto che prima dell'incidente, il ragazzo non avesse mai sentito nominare Pier Giorgio ha fatto subito pensare ad un evento miracoloso». Noi nel frattempo possiamo continuare a pregarlo con tanta fede e a farlo conoscere a quanta più gente possibile. 

Il Pio

Pier Giorgio Frassati. Il bene fatto ai poveri è fatto a Gesù.


«Frequentavo le Conferenze di San Vincenzo più per tradizione di famiglia che per convinzione, Pier Giorgio deve averlo capito, tanto che proprio lui mi insegnò a fare la carità. È vero che non gli nascondevo nulla delle mie perplessità. Una volta gli domandai come si facesse ad entrare lietamente in certe case, dove la prima accoglienza era un tanfo nauseante. “Come fai tu a vincere la repulsione?”. “Non dimenticare mai—mi rispose—che se anche la casa è sordida tu ti avvicini a Cristo. Ricordati bene quello che ha detto il Signore: Il bene fatto ai poveri è bene fatto a Me stesso. Intorno all’infermo, al miserabile, intorno al disgraziato, io vedo una luce particolare, una luce che non abbiamo noi”»... «Ricordo una discussione a questo proposito nel cortile dell’Arcivescovado, discussione che finì con la mia domanda: «Non credi che ci sia un po’ di utopia in questo tuo ideale di vita?» Per tutta risposta mi diede un pugno sulla spalla con un «Ma di!» e uno sguardo che non ammetteva repliche»

(Luciana Frassati, La carità di Pier Giorgio Frassati, SEI, Torino 1957. Testimonianza di Carlo Florio)

Prega chi è realista

 

Abituati a un’immagine della santità che s’identifica con una vita calata nello straordinario, siamo sempre alla ricerca del sensazionale nella vita dei santi, rischiando di allontanarli definitivamente dalla nostra esistenza e di considerarli esseri di un altro pianeta o quasi... Ora la vita di un santo è «eccezionale» e straordinaria soltanto nella sua appartenenza a Cristo e nella profonda esperienza del proprio limite e della propria dipendenza da lui. Il santo è colui che più acutamente e drammaticamente ha coscienza della propria miseria e di conseguenza cerca in Cristo la grazia del perdono. Leggendo le lettere di Pier Giorgio si rimane colpiti dall’acuta coscienza che aveva della fede che aveva incontrato: «La fede datami dal Battesimo mi suggerisce con voce sicura: “Da te solo non farai nulla, ma se Dio avrai per centro di ogni tua azione allora arriverai fino alla fine”. Ed appunto ciò vorrei poter fare, e prendere come massima il detto di sant’Agostino: “Signore, il nostro cuore non è tranquillo finché non riposa in Te”». E in una lettera ad un amico: «Ti raccomando di pregare molto per me, perché ne ho assolutamente bisogno, per avere da Dio la grazia di condurre a buon porto i miei progetti». Altrove ancora: «Solo le preghiere possono ottenere da Dio il miglioramento desiderato». Sono richieste di preghiere tutt’altro che formali, che sgorgano direttamente dalla tremenda serietà, dalla «radicalità» del suo impegno cristiano. Prega chi è realista, chi ha compreso che proprio la preghiera è l’atto più fondamentale dell’umana consapevolezza, prega chi considera più seriamente la propria esperienza umana.

(Tratto da Pier Giorgio Frassati, l’Amico degli ultimi, Primo Soldi, Elledici, pagg. 51-52)

Risposta non c’è!






Il cambio di rotta è più o meno avvenuto tra la fine degli anni sessanta e l’inizi degli anni settanta, silenziosamente, sommessamente, ma dopo poco, il piano è divenuto assai inclinato per cui moltissimi sono rotolati in modo sempre più veloce fino a un luogo in cui non volevano andare all’inizio della svolta e senza sapere di esserci andati; qualcuno però è riuscito a tenersi con molto sforzo e senza rotolare, al bivio di cui sopra. Ma il numero è talmente esiguo che non fa testo (per il momento). La storia degli ultimi anni io la riassumerei così. «Chi canta prega due volte» diceva Sant’Agostino e questo è vero, nel bene e nel male però, purtroppo. Quando ero ragazzo, erano proprio gli anni di cui vi ho detto sopra, si cantavano durante la messa queste canzoni che vi dirò adesso. Il ritornello di una di queste faceva così «Se qualcuno ha dei beni in questo mondo e chiudesse il cuore agli altri nel dolor, come potrebbe la carità di Dio rimanere in lui?». Un’altra sulle note di Blowin in the Wind di Bob Dylan faceva cantare tutti, preti e laici, con chitarra al seguito, davanti a Gesù crocifisso (!): «Risposta non c’è o forse chi lo sa, caduta nel vento sarà» la risposta di cui si parla qui era quella per i cannoni che sparano, per i bimbi innocenti che muoiono, e anche per «quanto giovane sangue versato sarà finché un’alba nuova verrà?» (Era questa forse “il sol dell’avvenir”?). «Risposta non c’è o forse chi lo sa, caduta nel vento sarà». Sono sempre quelle le frasi che si ripetono da decenni, senza noia. Cioè: davanti a Gesù crocifisso, che è la risposta chiara a tutte le domande,  tutti cantavano con trasporto quel ritornello. Si diceva più volte per anni e anni che la risposta non c’era o forse sì, boh, chissà, nel vento caduta sarà: il relativismo più spietato e malposto! E poco prima si era cantato un canto socialisteggiante (sempre in chiesa, lo ricordo) per cui se il ricco chiude il proprio cuore agli altri nel dolor, la Carità di Dio non rimane in lui. Ma se invece fosse il povero—mi chiedo—a chiudere il cuore agli altri nel dolor (può succedere, anzi succede) cosa succede: la carità di Dio rimane o non rimane in lui? Questa domanda però nessuno si pose (anche questa caduta nel vento sarà!). L’assioma è sempre il solito, il ricco è sempre cattivo, il povero è sempre buono: ma questo però è Marxismo puro, non è il cristianesimo che ci ha spiegato Gesù. Gesù ci ha detto ben  altro e di più profondo e questo ha a che fare con la vita di tutti i giorni. Ci ha detto poi che tutti possiamo diventare santi, pur coi nostri limiti e difetti… Tito, il ladrone crocifisso assieme a Lui, dopo una sincera confessione, finì in Paradiso, prima ancora della Madonna e di tutti gli altri santi del passato. E il beato Pier Giorgio Frassati di famiglia ricchissima e potentissima è in Paradiso come santo. Senza distinzione di volume del conto corrente bancario. Gesù ci ha detto di passare attraverso la porta stretta, ci ha detto di amare il prossimo come noi stessi, ha fondato la Chiesa… L’errore è pericolosissimo perché fa deviare tanta gente in perfetta buona fede che poi si perde. Io e la mia generazione siamo stati allevati con quelle canzoni e con me tutti gli adulti e anziani che seguivano la Chiesa, sperando—allora—tutti in grandissime novità (umane). Che però non sono avvenute. Anzi le cose sono peggiorate. Piccolo gregge, è vero siamo quasi tutti dei brocchi, ma se non corono i cavalli di razza abbiamo, l’onere di correre noi.


Il Pio


I poveri e il cristianesimo di tutti


Si sente spesso parlare di poveri. I poveri soffrono e devono essere aiutati da tutti i cristiani di buona volontà. Gli altri promettono e danno loro solo parole e bugie. Gli altri giudicano, danno le colpe (sempre agli altri), li fanno caricare di odio verso i ricchi, ma restano a casa. I cristiani, quelli che seguono Gesù e Lo hanno davvero nel cuore tutti i giorni, cercano di aiutarli concretamente nei loro bisogni materiali e umani, chi da solo,chi invece attraverso le ottime Associazioni che esistono in Italia. Il beato Pier Giorgio Frassati era proprio uno di questi cristiani di buona volontà che, nella sua brevissima vita, ha aiutato un numero enorme di poveri. E non solo materialmente, portando loro da mangiare, da vestire, una medicina, oppure trovando loro un lavoro dignitoso, un posto all’asilo per i figli… ma anche umanamente, sostenendoli, incoraggiandoli, insegnando loro che la sofferenza si regge con la Fede in Gesù Cristo. In Italia esistono ancora cristiani di buona volontà come Pier Giorgio, solo che, essendo la nostra—purtroppo—una terra in fase avanzata di scristianizzazione e per essere cristiani di buona volontà, a mio avviso,ci vuole avere una fede salda in Gesù Cristo, ecco che ai poveri ci pensano sempre meno persone e sempre con meno tempo.E questa non è davvero una bella faccenda.Va interrotta sicuramente la fase di scristianizzazione che vediamo crescere sempre più nel nostro caro Paese che ha dato i natali a tantissimi santi e a gente straordinaria che nella loro grande diversità, avevano come punto in comune il fatto di essere cristiani. E come? In teoria ci dovrebbe essere detto dall’alto. Dal basso invece, noi dobbiamo fare tutto il possibile per vincere questa buona battaglia, ciascuno con le proprie forze e limiti, però consapevoli che dall’alto in questi anni è arrivata anche (ma non solo) confusione. E parlando di poveri mi viene sempre in mente che il cristianesimo deve abbracciare tutti, è per tutti: poveri, borghesi, ricchi, meno ricchi,… Gesù deve essere annunciato a tutti, come fu fatto a Pier Giorgio Frassati di famiglia ricchissima e lui a sua volta testimoniò la sua fede a ricchi e poveri, a giovani, preti, vecchi, bambini, operai, studenti, sacerdoti... poi aiutava in particolare i poveri (non solo).Non solo a una classe sociale va annunciato il Vangelo, ma a tutti—indistintamente—di tutto il mondo. A tutto il mondo. La nostra visione non deve essere il piccolo circondario, ma tutto il mondo.

Il Pio

Alcuni pensieri sparsi, in una mattina passata a casa in malattia


A casa in malattia, mi sono riletto un po’ di vicende del beato Pier Giorgio Frassati (1901 – 1925). Lui era un cattolico sincero e profondo e non c’è stato nessun giorno della sua breve vita—hanno scritto di lui—lontano da Gesù. Non ha realizzato nessuna opera straordinaria, ma straordinario è stato il suo quotidiano e dovunque passasse, lasciava la bella traccia di un giovane che voleva tanto bene a Gesù e che amava seguire alla lettera il Vangelo. Sto anche rileggendo per la miliardesima volta i racconti di “Don Camillo e Peppone” di Giovannino Guareschi (1908 – 1968), sono racconti che mi piacciono da morire: sono anni che li rileggo e non mi stanco mai. Certo, questi ultimi sono racconti di fantasia e quelle invece sono vicende veramente accadute. Quelle di Frassati avvengono perlopiù in Piemonte negli anni ‘20 del secolo scorso, quelli di don Camillo e Peppone nell’Emilia, più o meno, degli anni ’40 e ’50. Leggere queste vicende e questi racconti fa sempre bene al nostro cuore e invoglia a seguire Gesù. Comunque. Quello che ogni volta leggo tra queste righe è l’esistenza, in quei tempi non molto lontani dai nostri, di un popolo fortemente cristiano che oggi non vedo più (e questo mi intristisce il cuore). A un certo momento in Italia, improvvisamente, si è cancellato tutto il passato di fede e non è stato più tramandato ai giovani. Giovani che è vero dal ’68 in poi dovevano distruggere tutta la società, cambiare, rivoluzionare coi loro “vietato vietare” fino agli anni di piombo. Ma molti sacerdoti sono andati, loro, dietro ai giovani e è nata la confusione sulla base del drammatico concetto che la Chiesa deve aprirsi ai tempi nuovi. Tempi nuovi che dopo pochi anni diventano però inesorabilmente decrepiti. Infatti, come tutte le mode, il ’68 è finito e, abbandonato l’Eskimo, sono arrivati, negli anni ’80, i “paninari” in Monclear e Timberland e al posto degli Hippie sono arrivati gli Yuppies che però non avevano alcuna intenzione di faticare per cambiare il mondo. Poi finita la moda dei paninari è arrivata quella della movida, dei cellulari all’ultima moda (anche ai bambini di sei anni) e tutti in rete. Ma già era tutto fluido e così si va avanti fino a oggi. Si è anche cancellata la “poesia”—come la definiva Guareschi—della nostra bella fede. E non si è guadagnato nulla in cambio: anzi si è perso tutto. E tutto è divenuto insipido e così non piace a nessuno. Poi senti da anni le lamentele che i ragazzi non vanno a catechismo, che le famiglie non vanno a messa, che dopo la cresima scappano tutti,…: la soluzione è dunque annacquare sempre di più il brodo (come si continua a fare) oppure renderlo molto più consistente e salato, cioè come esso è veramente (come invece non si vuole fare per principio)? Le mezze misure sono belle, politicamente corrette, ma non attirano nessuno. L’uomo da sempre è attratto dalle cose assolute, ferme e dal coraggio. Quanta gente ancora si perderà? Quanta gente si perderà o non riceverà la fede? Ma soprattutto come faremo a riportare la fede in Italia? Con le nostre forze non ce la faremo di sicuro. Chiediamo al beato Pier Giorgio Frassati che tanto a cuore aveva la salvezza delle anime della gente che incontrava, senza alcun rispetto umano e che tanto bene voleva a Gesù, alla Madonna e alla Chiesa, di intercedere per noi perché il Signore abbia pietà e misericordia di noi e ridoni per Sua grazia una fede forte a tutto il nostro popolo.
Il Pio

Sono rimasto cristiano

Pier Giorgio Frassati 











Monsignor Alessandro Roccati racconta: «Un giorno [Pier Giorgio Frassati, ndr], dopo la comunione che faceva quotidianamente, poiché per ringraziamento diceva il rosario, avendo premura uscì dalla chiesa con il rosario ancora in mano. Mentre discendeva i gradini dell’atrio, un compagno vedendolo gli disse: “Pier Giorgio, sei diventato bigotto?”. “No” – rispose – “sono rimasto cristiano”».

Si parla di Verità, fare attenzione.


Il Beato Pier Giorgio Frassati scriveva, con la sua certezza granitica, derivante da una Fede altrettanto granitica che noi cattolici siamo gli unici che possediamo la Verità (parola da lui scritta non a caso con la "v" maiuscola"). Oggi provare solo a pensare queste parole è pericolosissimo: ti si rivoltano tutti contro come belve (i cattolici praticanti per primi e poi tutti gli altri). I Siti cattolici fanno censura quando devono riportare quella frase di Pier Giorgio. E’ uno scandalo! Normale? No. Ma come: c'è l'ecumenismo, gli islamici che dobbiamo integrare in Italia (!), le altre religioni da rispettare,... come si fa a pensare, solo a pensare, che siamo gli unici che possediamo la Verità? Questa è una bestemmia. Ma ne siamo proprio così sicuri? Eppure quelle parole le diceva—anzi le metteva anche per iscritto a futura memoria—un beato della Chiesa cattolica; è vero, lo ha fatto prima del Concilio, ma il Concilio non ha detto che Gesù non è più Via, Verità e Vita. E poi Cristo si sarebbe fatto uomo, sarebbe morto in croce e risorto, per annunciare solo una delle tante verità (qui giustamente con la "v" minuscola) tutte però ugualmente validi e efficaci? Non sarà invece che Gesù, Figlio di Dio, ha dato la vita per dire che la Verità è solo quella che ci ha detto Lui e che ha lasciato alla Chiesa perchè venga conservata per sempre? E qui arriva subito, la domanda del solito intelligente: "tu dici questo perchè sei cristiano, nato in terra cristiana, etc. etc., ma quello che nasce nella Tribù al centro dell'Africa, o in un Paese musulmano o,... lui che deve fare, andare solo all'Inferno?".Esisterebbero dunque i fortunati e gli sfortunati, i predestinati e gli non predestinati. Ma questa domanda denota due piccole dimenticanze che da sole eviterebbero proprio di porla (dimenticanze però incolpevoli, perchè questo non viene più detto da chi dovrebbe insegnare dottrina e catechismo, ma non riapriamo questo tema dolorosissimo). Cosa ci ha detto Gesù? Di diffondere il Vangelo a tutti anche a costo della propria vita. Cioè di fare in modo che tutti Lo conoscano perchè tutti possano venire a sapere dove sta la Verità e poi decidere cosa fare. Dunque Dio ci ha messo una grave responsabilità sopra le spalle: chi è stato "fortunato" (un tempo al mattino, si diceva la preghiera che sicuramente Pier Giorgio recitava: «ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questa notte…») chi è stato “fortunato” ha il dovere di far conoscere Gesù e quello che ha detto, anche a costo del sangue. Probabilmente dovremo anche rispondere un giorno innanzi al Tribunale di Dio se ci siamo dimenticati di questa responsabilità e se abbiamo pensato solo ai fatti nostri o dato retta a chi diffondeva idee buoniste, ma contrarie a questa, anche se condivise da tutti. E' vero io sono nato in Italia, dunque... fortunato (grazie Signore!), rispetto a quello della Tribù del centro Africa. Duemila anni fa però, l'Italia era una terra paganissima, di grandi conquistatori e forti guerrieri,i più importanti di quell'epoca, gente forte e che dunque aveva ragione in tutto il mondo. In Italia Gesù è stato fatto conoscere perchè qualcuno da Gerusalemme, prendendo sul serio la Verità e la propria vita, si è alzato, ha lasciato tutte le sicurezze e certezze che aveva, e, spesso anche da solo, è partito per far conoscere Gesù e Roma—terra prima paganissima—è divenuta il centro del Cristianesimo fino a oggi (il rischio oggi che sta tornando pagana). E molti di questi cristiani ci sono pure rimasti per strada, uccisi, bruciati, segati, scuoiati, contenti tutti però di morire per amore del Vangelo. Dobbiamo parlare chiaramente! Usciamo dal terribile conformismo moderno, dal buonismo che non è assolutamente la religione che ci ha insegnato Gesù; non è la Fede di Pier Giorgio Frassati, non è la fede dei santi e dei martiri. E' un'altra roba, ma roba sciapa, sciacquaticcia che non rende lieti e probabilmente non salva nessuno. Non è sicuramente cristianesimo. Chiediamo a Dio un cuore grande e coraggioso come quello del beato Pier Giorgio Frassati che non aveva alcun rispetto umano e non si interessava di quello che dicono gli intelligenti à la page, della moda e del pensiero comune da cui nessuno vuole uscire; a lui interessava solo stare sempre vicino a Gesù, ogni giorno, facendo di tutto, ogni giorno, perchè più gente possibile lo fosse pure lei.

Il Pio

Ascoltare e sentire.

San Paolo diceva che la fede passa attraverso l’ascolto ( Fides ex auditu ). La fede non è infatti—fatti salvi casi particolarissimi—un'...