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«O Cristo, o morte»



Stavo pensando che una superficie enorme della nostra amata terra è stata bagnata, come irrorata e fertilizzata, dal sangue di chi ha dato la vita per Gesù. Gente che ha preferito morire anche nei modi più atroci, pur di non staccarsi nemmeno un minuto da Lui. Meglio morire. «O Cristo, o morte». Molti pensano al martirio come un’invenzione della Chiesa che ha sempre tenuto il popolo nell’ignoranza (!), ma è difficile pensare a un’invenzione quando le vicende sono riportate sui libri di storia, ma soprattutto quando intere comunità hanno cambiato la vita dopo il loro martirio. Ecco. Pensiamo ai martiri e pensiamo a come noi viviamo oggi la loro stessa fede. Noi non facciamo nemmeno il segno della croce se ci sono persone davanti. Io non sono un martire e fifone come sono non so se lo sarò mai, ma una volta davanti alla macchina del caffè, in ufficio, si stava dicendo il luogo ove ciascuno avrebbe trascorso le vacanze, dopo Vienna, Parigi e Sharm el Sheikh, io dopo aver pensato “ora dico che vado in Francia”, dissi a tutti con orgoglio “io vado a Lourdes”. Due secondi di silenzio, ma gran parte dei colleghi sa che sono cattolico. Piccolezza si capisce, ma per me è stato un onore di cui vado ancora fiero, ma soprattutto sprone per andare avanti. Dobbiamo cambiare il mondo e non farci cambiare dal mondo (sappiamo chi tiene le sue redini). Dobbiamo essere sempre l’avanguardia cattolica. Per noi, come in passato, il motto deve essere ogni giorno «O Cristo, o morte».

Il Pio

Profondamente scosso



«Dal 28 luglio all’11 agosto 1480 i turchi comandati da Gedik Achmet Pascià assediarono la città di Otranto, in Puglia. Il 12 agosto, l’esercito turco entrò con forza nella città. Massacrarono tutti coloro che trovarono per le strade e anche nelle case, facendo poi irruzione nella cattedrale. L’Arcivescovo, Stefano Pendinelli, stava celebrando il Sacrificio Eucaristico: sacerdoti, frati e molti del popolo furono massacrati mentre pregavano. L’anziano presule, con gli abiti pontificali e la croce in mano, fu ucciso con un colpo di scimitarra che gli staccò di netto il capo. La testa del presule venne portata per le strade come trofeo. Ahmet Pascià ebbe poi a fare della casa di Dio la stalla per i suoi cavalli, secondo il volere del suo sultano il quale sognava di fare la stessa cosa anche con San Pietro a Roma. Le donne furono ridotte in schiavitù, alcune anche violentate, mentre i circa ottocento uomini superstiti, dai quindici anni in su, furono imprigionati. Tre giorni dopo, incatenati e seminudi, a gruppi di cinquanta, partendo dai pressi dell’odierna cappella della Madonna del Passo, furono condotti sul Colle della Minerva. Il capo musulmano offrì loro salva la vita se avessero consentito di passare all’islam. Dopo essersi guardati in faccia l’un l’altro, rispose per tutti loro il sarto Antonio Pezzulla, detto Primaldo, e disse che non avevano alcuna intenzione di rinnegare Cristo. Venti di loro riscattarono la libertà pagando trecento ducati a testa. L’anziano cimatore di panni esortò i compagni a difendere il proprio credo e fu il primo ad essere decapitato; le cronache raccontano che il corpo senza testa di Antonio si drizzò in piedi e così restò fino al termine della strage, cioè fino all’esecuzione dell’ultimo amico e concittadino, ad onta degli sforzi dei Turchi per piegarlo, venne quindi detto “Primaldo”. Profondamente scosso, il carnefice Berlebey si convertì al cristianesimo e fu impalato poco distante (stralci da www.santiebeati.it)». La storia dei martiri di Otranto l’avevo scritta in un precedente post. La ripropongo per mettere in evidenza proprio il turco Berlebey, di cui si parla pochissimo: il caso è liquidato in due righe. Ma deve far pensare. I martiri di Otranto sono morti tutti per la difesa della fede, massacrati in odio alla fede: più di ottocento erano e nessuno è scappato, nessuno si è piegato per paura, nessuno ha abiurato per convenienza. Paura ce ne sarà stata tanta di sicuro in tutti loro, non è facile morire in quel modo, ma più forte di essa è stata la fede e l’esempio di tanti precedenti martiri cristiani e la buona probabilità di finire quel giorno stesso, come il Buon Ladrone, in Paradiso con Gesù e la Madonna. Morirono uno a uno, osservando il corpo del loro amico Primaldo, in piedi senza testa fermo fino all’ultimo di loro. Una storia di coraggio e di fede che non può che farci commuovere e incoraggiare a persistere sulla strada di Gesù. Ma Berlebey era turco, un musulmano accanito, per di più un carnefice probabilmente per meriti acquisiti, cioè un tipo che aveva un fitto "pelo sulla stomaco” e a sgozzare 1.000 persone non gli faceva nulla, a tagliare la testa a 800 persone non gli faceva scendere la pressione nemmeno di un millimetro. Uno peggio di tutti gli altri. Uno che aveva la coscienza sempre afona. Quelli di Otranto erano per lui solamente dei cani infedeli, nemici giurati, da uccidere tutti. Lui aveva vinto la battaglia e dunque aveva ragione: aveva un dio più forte di quello degli straccioni di pugliesi. Questa era la regola che gli avevano insegnato sin da piccolo e che era sempre stata vera. Probabilmente però, questa regola non fu per lui tanto solida e soddisfacente di fronte alla realtà: infatti fu “profondamente scosso” da ciò che stava succedendo e si convertì al cristianesimo, ben sapendo cosa gli avrebbero fatto i suoi “amici”, Pascià in testa. Fu impalato: un supplizio terribile (che però si fa pure oggi) un palo aguzzo fisso per terra, si mette il condannato seduto sulla punta fino a che la punta non entra e sale piano piano fino agli organi vitali e poi uscire dalla bocca, dal collo, dalla schiena. Lo sapeva bene che lo aspettava questo, ma non tornò indietro. Era troppo grande e vero quello che stava vedendo. E rimase cristiano anche se per pochi minuti. Anche lui martire, dunque. Riscattato per pochi minuti come il Buon Ladrone.E resta fermo anche per noi gente del XXI secolo, il mandato di provare a “scuotere profondamente” tutte le persone che incontriamo, sperando che non ci debba toccare proprio la sorte del povero Berlebey. Ma il destino è nelle mani di Dio, non nelle nostre.

Il Pio

Erano forse degli illusi? Gente fuori dal tempo?


Dal 28 luglio all'11 agosto 1480 i Turchi del Pascià Acmet assediarono la città di Otranto. Entrati con forza nella città, raccolsero gli 813 uomini superstiti. Per dodici terribili giorni Otranto venne bombardata sia da terra che da mare, fino a quando i mori riuscirono a penetrare all’interno abbattendo una porta secondaria delle mura. Massacrarono tutti coloro che trovarono per le strade e anche nelle case, facendo poi irruzione nella cattedrale. L’Arcivescovo, Stefano Pendinelli, stava celebrando il Sacrificio Eucaristico: sacerdoti, frati e molti del popolo furono massacrati mentre pregavano. L’anziano presule, con gli abiti pontificali e la croce in mano, fu ucciso con un colpo di scimitarra che gli staccò di netto il capo. Era l’11 di agosto. Le donne furono ridotte in schiavitù, alcune anche violentate, mentre i circa ottocento uomini superstiti, dai quindici anni in su, furono imprigionati. Tre giorni dopo, incatenati e seminudi, a gruppi di cinquanta furono condotti sul Colle della Minerva. Per aver salva la vita, fu chiesto loro, ripetutamente, di abiurare la fede cristiana; venti di loro riscattarono la libertà pagando trecento ducati a testa. Un anziano cimatore di panni, Antonio Pezzulla, esortò i compagni a difendere il proprio credo. «Noi crediamo in Gesù Cristo, Figlio di Dio; e per Gesù Cristo, siamo pronti a morire!», disse. E subito dopo, tutti gli altri, esortandosi a vicenda, confermarono: «Moriamo per Gesù Cristo, tutti; moriamo volentieri, per non rinnegare la sua santa fede!». Antonio fu il primo ad essere decapitato: venne quindi detto “Primaldo”. Il suo corpo, senza testa, rimase in piedi fino all’esecuzione dell’ultimo concittadino. Profondamente scosso, il carnefice Bernabei si convertì e fu impalato poco distante. Gli ottocento cittadini di Otranto dopo aver difeso con tutti i mezzi la sopravvivenza, la dignità e la libertà della loro città e delle loro case, seppero anche difendere, in maniera sublime, il tesoro della fede che avevano ricevuto dal battesimo. «Erano forse degli illusi, degli uomini fuori del loro tempo? No, carissimi giovani! Quelli erano uomini, uomini autentici, forti, decisi, coerenti, ben radicati nella loro storia; erano uomini, che amavano intensamente la loro città; erano fortemente legati alle loro famiglie; tra di loro c’erano dei giovani, come voi, e desideravano, come voi, la gioia, la felicità, l’amore; sognavano un onesto e sicuro lavoro, un santo focolare, una vita serena e tranquilla nella comunità civile e religiosa! fecero, con lucidità e con fermezza, la loro scelta per Cristo! (stralcio del Discorso in occasione della visita pastorale ad Otranto di Giovanni Paolo II ai Giovani di Otranto (Lecce), 5 ottobre 1980)». Le reliquie dei Martiri dal 1711 sono custodite nella Cappella dei Martiri nella Cattedrale di Otranto.

Il Pio


Solo ipotesi irreali

Piccolo gregge, piccolo gregge…

 

Nei primi secoli della nostra Storia, l’Africa del Nord era cristiana (Sant’Agostino ad esempio, era delle parti dell’odierna Algeri e dunque anche Santa Monica, sua mamma che tanto penò per lui). Poi l’eresia ariana attaccò come un virus il cristianesimo, soprattutto di quella zona, e lo svuotò. Lo ammollò. Indebolì i popoli. E bastò una spallata. Ora l’Africa del Nord è in gran parte tutta musulmana. Oggi l’Italia si sta riempiendo di uomini e donne di quella religione. Un fatto nuovo, storicamente nuovo per il nostro Paese. Un esodo di popoli mai visto negli ultimi secoli. Quasi un’invasione legalizzata. Ora proviamo a fare solo delle ipotesi che però ritengo irreali. Che succederà se dal di dentro quelli volessero imporci la loro religione? Magari con la forza.(Potrebbe succedere e nella storia è successo). Saremo pronti a difendere la nostra Fede? Saremo pronti a morire per essa, come tanti martiri che ci hanno preceduto? Ho paura di no, perché viviamo un cristianesimo svuotato, debole, che deve piacere al mondo e poco importa se non dovesse piacere pure a Gesù. Anche qui gran parte di noi segue una religione erosa da un virus che la annacqua. La dottrina cristiana non viene insegnata per come è e molti pensano al cristianesimo come a qualcosa che non ha nulla a che fare con la vita e con la realtà. Poi ecumenismo, dialogo, accoglienza… sono divenuti valori assoluti, superiori, prioritari, a prescindere. E così basterà anche qui una spallata un po’ più forte delle altre da parte di chi non ha alcun interesse a dialogare e molti cederanno senza sapere di aver ceduto. Molti di noi vedranno anche di buon occhio seguire finalmente una nuova fede forte e assoluta che c’entra con la vita, dopo tanta blandizia e ateismo. Altre ipotesi irreali. Il mondo è in mano ai Potenti. Molti dei Potenti hanno il Petrolio e molti sono Arabi. Non è che l’invasione che vediamo da anni è stata …  per distruggere il …. Ma che dici o Pio? La demenza senile è in arrivo: la dietrologia lasciala a chi è più bravo di te; tu pensa alle cose spirituali come vuole la tua religione. Scusate la voce della censura politicamente corretta è intervenuta nel discorso e ha ragione… Piccolo gregge, piccolo gregge. Non praevalebunt!
Il Pio

Ma un po’ di cristianofobia c’è…

Oggi è un gran parlare di islamofobia, omofobia, israelofobia, xenofobia, afrofobia, xfobia… Hanno pure istituito Giornate mondiali su quest...