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Le cose semplici


Un tempo le cose erano più semplici. Prendiamo ad esempi, le dittature. Se ti andava bene, e cioè se nessuno ti tradiva e faceva la spia, se l'occhio del Padrone non ti vedeva prima e se i guardiani della Rivoluzione non ti sbattevano in carcere sottoponendo te e la tua famiglia alle più dure torture,... se tutto questo non avveniva e riuscivi a far fuori il dittatore e i suoi tirapiedi più vicini, era fatta. La maggior parte dei gerarchi secondari infatti, poi si schierava subito dalla tua parte e il popolo, che non voleva prendere una posizione perché aveva paura e famiglia, ti porta in trionfo tra ali di folle festanti. (Poi nasce il problema di capire se l'assassino-eroe, sarà meglio del dittatore e se il suo ideale è buono oppure oscurato dalla sete di potere)... Pensate invece a oggi. Nessuno sa chi comanda. Partiti politici, lobby, alta finanza, l'Europa, i sindacati  i ministri,  i parlamentari,  i grandi mezzi di comunicazione, Soros e i suoi amici... chi comanda? E soprattutto chi decide sulle cose di cui il popolo ha bisogno? È sempre vero quel detto "quando ci sono troppi galli a cantare non si farà mai giorno". Si scherza ovviamente. Lo si dice per ridere. Ma che ce ne importa poi del dittatore? Come sempre dico, a noi deve interessare di creare intorno a noi un mondo buono e fare di tutto per salvare l'anima. Però ci deve anche interessare far sapere a quello che comanda (chiunque esso sia) che siamo stanchi delle angherie e  che ci piacerebbe che qualcuno pensi anche a noi.

Il Pio

Dio non è un’ipotesi


Siamo in un mondo cattivo. Siamo in un mondo senza Dio. O—bene che va—qui Dio è un’ipotesi e come tutte le ipotesi, può essere giusta o sbagliata a seconda di come uno ragiona o vede le cose. Il risultato è lo stesso. In tutta la nostra storia di cristianità, nei periodi tremendi, solitamente Dio mandava uno o più santi perché riportassero al Vero tanta gente e da lì si ripartiva. Allora questo dovrebbe essere un periodo più tremendo del solito, perché non solo non arrivano santi, ma sembra che quelli che dovrebbero contribuire a “produrli” insieme allo Spirito Santo, stanno arrendendosi al mondo e alle sue mode. I preti parlano di ecologia, le nonne di telefilm, le mamme sono amiche delle figlie, le figlie pensano solo a essere alla moda, i padri non esistono… E vogliono tutti piacere più al mondo che a Dio. Sembra che questo popolo maledetto, già cristiano, non si meriti affatto né il dono della santità, né il dono dei santi. Stiamo probabilmente peggio che nel IV secolo in cui da solo contro tutti (almeno) un Sant’Atanasio per oltre quarantasette anni, difese contro gli Ariani e i suoi correligionari, la fede e la divinità di Cristo. Siamo in un mondo cattivo allora. Siamo in pochi. Tocca a noi: non c’è nessun altro. Quando non vogliono correre i puledri, devono correre e brocchi e gli asini. E speriamo che così il Signore cessi il suo sdegno contro di noi.



Il Pio

Una macina d’asino

Oggi la tendenza maggiore è quella di un cattolicesimo fluido, moscio, che non cambia la vita a nessuno e non cambia la realtà. Ma è proprio da un cattolicesimo virile e puro, non fluido che molte cose potranno cambiare. In meglio. 

“Chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me. Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all'uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!” (Matteo 18, 5-7). 
Con una chiarezza incredibile e una conoscenza dell’uomo e dell’umanità superiore a quella dei migliori psicologi, psichiatri, sociologi con la barba e gli occhiali (che piacciono tanto ai cattolici), Gesù dice che è inevitabile che nel mondo avvengano scandali. Cioè non è possibile evitarli. Oggi, nel mondo buonista che ci troviamo a vivere, si pensa che basta cambiare un presidente o una legge e tutto diventa più buono. L’esperienza ci dice che non è così, non è mai stato così, ma ci ostiniamo imperterriti a pensare che è meglio un mondo buonista. Infatti—si continua a pensare contro l’evidenza più cruda—che l’uomo è buono per natura poi il sistema lo devasta e se si cambia il sistema tutto torna a essere buono e bello. Invece Gesù ci dice che non è il sistema che cambia l’uomo, ma è l’uomo che cambia il sistema. E dunque non è possibile evitare gli scandali in questo mondo, né ora, né allora, perché l’uomo ha quel difetto di fabbrica che si chiama peccato originale e che lo porta a fare quotidianamente il male se non lo controlla, lo limita, lo contiene con la propria forza di volontà e con la grazia che proviene dai Sacramenti. E guai all’uomo che fa scandalo, porta cioè al peccato le persone più deboli e le intristisce, fa perdere loro la speranza. Gesù si dimostra tutt’altro che un moderno buonista: non dice “vediamo ciò che ci unisce e non ciò che ci divide”, non dice di dialogare con quello che dà scandalo. Dice invece «sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare». Non che si devono suicidare, ma che qualcuno gli metta addosso una macina e lo butti in mare, tanto è grave agli occhi di Dio chi scandalizza. Perché peggio gli toccherà quando si presenterà davanti al tribunale di Dio. 
Non dobbiamo ammazzare nessuno ovviamente, Gesù dice “sarebbe meglio” per far capire l'importanza del messaggio ma non vuole che lo facciamo.
Oggi a molti piace tanto definirsi “gender fluid” cioè né maschio, né femmina, oppure tutti e due, o nessuno dei due generi a seconda dei momenti e tutti sono contenti perché finalmente siamo civili. (Leggete quale sia la teoria del gender che sconosciuta ai più, si va diffondendo in tutto il mondo occidentale). Gravissimo e dannosissimo è ancor più il Catholic Fluid. Infatti oggi la tendenza maggiore è quella di un cattolicesimo fluido, moscio, che non cambia la vita a nessuno e non cambia la realtà circostante. Ma proprio da un cattolicesimo virile e puro, non fluido, molte cose potranno cambiare. In meglio.

Il Pio

C'è del buono in questo mondo


 "C'è del buono in questo mondo, padron Frodo... è giusto combattere per questo!"


Sam: "È come nelle grandi storie, padron Frodo, quelle che contano davvero, erano piene di oscurità e pericolo, e a volte non volevi sapere il finale, perchè come poteva esserci un finale allegro, come poteva il mondo tornare com'era dopo che erano successe tante cose brutte, ma alla fine è solo una cosa passeggera, quest'ombra, anche l'oscurità deve passare, arriverà un nuovo giorno, e quando il sole splenderà sarà ancora più luminoso, quelle erano le storie che ti restavano dentro, anche se eri troppo piccolo per capire il perchè, ma credo, padron Frodo, di capire ora, adesso so, la persone di quelle storie avevano molte occasioni di tornare indietro e non l'hanno fatto... andavano avanti, perchè loro erano aggrappati a qualcosa."

Frodo:
"Noi a cosa siamo agrappati Sam?"

Sam: "C'è del buono in questo mondo, padron Frodo... è giusto combattere per questo!"

(dal film "Il Signore degli Anelli: Le due torri" di Peter Jackson)
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/frasi-film/i/il-signore-degli-anelli-le-due-torri-(2002)/citazione-21141>

W l’Italia/2

In fila alla Agenzia delle Entrate. Tante persone, ognuna sconosciuta alle altre, ognuna col suo problema stretto nel cuore. In mano carte e cartelle. Tutti in silenzio e in attesa di poter colloquiare con Qualcuno. Qualcuno, unico a leggere leggi difficilissime, unico che può darti la salvezza o la condanna. Spesso la condanna. Sentiamo tutti che i cittadini italiani sono considerati a priori dei “ladri” che devono dimostrare sempre di non esserlo. Ma questa è solo una mia idea in un giorno grigio e triste. Qui nessuno parla con l’altro. In fila, dunque. Una signora sta ferma nel mezzo del corridoio. Da un angolo sbucano all’improvviso due operai che trasportano della roba e che stanno proprio sulla dirittura della signora che è di spalle. Un signore vede la scena e prende il braccio della signora per spostarla. La signora ha un balzo e—vista la reale situazione—dice, riprendendosi dallo spavento: «Mi scusi, mi ero spaventata, pensavo fossero i ladri». Al che quel signore, cinquant’anni circa, normale di aspetto e di vestito, senza nemmeno pensarci un attimo le risponde serio «guardi, non si doveva preoccupare, qui siamo a casa dei ladri». Tutti ridono, rilassati. La tensione si abbassa. Si continua a pensare alla battuta e ci si sente d’improvviso tutti uniti contro un Moloch terribile e invincibile, ma tutti amici, tutti insieme nella sventura. Ecco, questo è l’italiano. Questa è l’Italia. Abbiamo un cuore così. Rassegnato, ma contento. Buono e generoso. Simpatico. Riusciamo a ridere e a scherzare anche in occasioni serie. E io sono come Catone il Censore che al termine di ogni discorso pubblico—anche quando si parlava ad esempio di fognature e dei topi—diceva sempre «Carthago delenda est (Cartagine deve essere distrutta)». Io sinceramente non ho nulla contro Cartagine, ma mi viene sempre da dire—anche io, in ogni occasione, anche quando si parla della Agenzia delle Entrate—«dobbiamo andare dietro a Gesù!», «dobbiamo andare dietro a Gesù!»... Solo se abbiamo nel cuore Gesù possiamo vivere bene la nostra vita, buoni e generosi, e far vivere bene gli altri; vivendo nel mondo (senza essere del mondo) ma con la voglia di renderlo tremila volte più bello e vivibile; e far contenti tutti. W l’Italia.

Il Pio

Giova al popolo?

Non so cosa sta succedendo (anche se qualche idea me la sono fatta). E’ che si sentono tante esternazioni da gente di chiesa, anche a alto livello, che creano notevoli dubbi. Dubbi nel popolo di Dio. E questo è un male. Un tempo tutti avevano in mente il catechismo e a chi diceva corbellerie gli si diceva «no, no! Non è così». Nella Chiesa ci sono stati sempre —sin dai primi anni—quelli che ritenendo di avere ottime idee hanno cercato, in buona fede o in mala fede, di dividere il popolo sulla dottrina dicendo «è così e non come dice la Chiesa». Ma c’è sempre stato chi ha tenuto duro, anche da solo, anche a costo del proprio sangue, e ha vissuto e lottato perché non venisse mai cambiata la sana e giusta dottrina che Gesù ci ha lasciato. Perché solo con essa il popolo di Dio può avere giovamento. Ma a fronte di chi ha tenuto duro e a quelli che gli sono stati vicini, c’è stata sempre una marea di gente che affascinata da quelle idee nuove, ha deviato dalla retta strada e forse si è persa del tutto. «Giova al popolo di Dio sapere quelle nuove interpretazioni e letture aggiornate?». Giova leggere sempre in senso moderno tutto (il moderno poi diviene per forza vecchio e solo ciò che è vero dura nei secoli). Deve essere sempre pensato: «questa è un’idea mia o della Chiesa?», «Giova al popolo di Dio?». Il Suo popolo viene edificato oggi dalle esternazioni sulla famiglia, sulla comunione, etc.? Gli giova? Gli si accresce così la fede, l’amore in Dio e l’interesse alla propria salvezza e a quella degli altri, il desiderio di dare sempre testimonianza fino al martirio e di “combattere la buona battaglia”? Diviene in tal modo un popolo santo? Non è invece quello un creare continuamente confusione e dubbi e forse scandalo (inteso nel senso di causa di peccato)? Non sembra piuttosto un voler accarezzare e assecondare il mondo? Non seguiamo la gente che ci porta fuori strada. Non la stiamo nemmeno a sentire. Piuttosto ripassiamoci bene il catechismo e manteniamoci saldi nella fede, perché vedo tempi di confusione. E con l’aria che tira, pure col pericolo di una invasione di gente cattiva, ci potrà anche essere chiesta la vita per la fede. Ma che sia per la fede vera.
Il Pio

Ma “bisogna starci”? Meglio un bel “non ti curar di loro, ma guarda e passa”.



Io lavoro fuori la mia città di residenza. E così capita spesso che dopo che ho finito la mia attività di degno dipendente, provvisoriamente al soldo mensile dell’imprenditore, nella speranza di una futura pensione che mi permetta di sopravvivere gli ultimi anni della vita, vado a ringraziare Nostro Signore, di cui sono invece indegno dipendente vita natural durante, sperando nella ricompensa finale che non tenga conto di tante mie meschinità, debolezze, cattiverie, omissioni, errori…, un trattamento di fine rapporto che consista in una piccola casetta in Paradiso, anche all’estrema periferia. Per farla breve, dopo il lavoro, spesso, vado a Messa. Una sera, mentre stavo aspettando l’inizio della celebrazione, all’ultima fila come il pubblicano nel tempio, un uomo esce dalla sagrestia con un mazzo di foglietti in mano e li comincia a distribuire ai presenti (una trentina circa) sparsi per tutta la chiesa. Passa banco per banco dando quel foglietto a ognuno. Giunto davanti a me non mi dà nulla e va oltre. Salta una signora che stava sulla panca alla mia sinistra e continua la distribuzione agli ultimi. Essendo io di carattere risentito e permaloso, ma al tempo stesso curioso di scoprire i tanti misteri della psiche umana, cerco di darmi una spiegazione. Pensandoci un poco ho capito che io e la signora vicino a me, non eravamo della parrocchia. Dunque non eravamo i legittimi destinatari dei fogli (quasi un “non ti curar di loro, ma guarda e passa”).

In genere io parlo solo in caso di straordinaria necessità e urgenza. Una volta, sollecitato dal discorso, in una discussione con alcuni “cristiani impegnati”, ho provato a dire che dobbiamo ricominciare a fare quello che da duemila anni abbiamo sempre fatto, cioè costruire opere nella società. I cristiani infatti non si sono mai fermati dal farle, nemmeno durante le persecuzioni e nemmeno quando, in pieno ottocento, c’era un governo ferocemente anticristiano e anticlericale. E così, dissi “per esempio: se le scuole non funzionano, facciamole noi, le abbiamo sempre fatte”. Tutti compatti mi hanno dato contro, sdegnati. “Così ti isoli!”, “Tu da una parte e il mondo dall’altra!”, “Bisogna starci nel mondo!”.

Bisogna starci nel mondo, certo, e seguire dunque il flusso, per non finire fuori, assecondando o dovendo scendere a patti per gran parte dei suoi dogmi. Bisogna starci nella politica, sì, se ti ci fanno entrare innanzitutto e poi se ti permettono di esprimere apertamente un pensiero cristiano. Bisogna starci nelle scuole, va bene, senza però parlare di Gesù, del Natale, fare il presepe, dire come la pensiamo in tema di famiglia o raccontare come gli anticlericali hanno travisato la storia cristiana che si legge proprio sui libri di scuola. Bisogna starci con tutti, rispettando le idee di tutti e tutte le religioni, senza che gli altri abbiano però rispetto delle nostre idee e della nostra religione… Bisogna starci nel mondo, sì, ma solo alle sue condizioni. Alle condizioni del mondo.

Pochi giorni dopo quella discussione in cui mi hanno dichiarato quasi un eretico, mi arriva sul telefono l’immagine di un libricino per bambini con un disegno di due dolci e simpatiche signore e la scritta grossa: “esistono famiglie con due mamme o due papà”. Me l’aveva mandata un’amica della Provincia di Mantova e quello era il libricino che avevano consegnato alla figlia che va all’asilo. (All’asilo, faccio notare, non perché se veniva dato al Liceo andava meglio, ma perché all’asilo ci vanno solo i bambini di pochi anni). Niente di anomalo in tutto questo, è infatti solo il processo di normalizzazione che è in corso. “Però dobbiamo starci nel mondo, sennò ci isoliamo”, mi dicono i “cristiani impegnati”. Mi verrebbe da dirgli “mandate allora tranquillamente i vostri figli in asili come quello”.

Tiriamo le somme. Una visione del cristianesimo che finisce ai confini della parrocchia e una impostazione mentale che ci impone di stare nel mondo alle sue condizioni; tutto questo dove ci porterà? Per due millenni abbiamo costruito un numero infinito di opere grandi e straordinarie e di opere piccole e sconosciute, e nessuno hai mai posto né il problema dell’isolamento, né quello dei confini territoriali. Quando lo Stato, il Re, l’Imperatore, non intervenivano (oggi come ieri) i cattolici si sono riuniti intorno al “santo” e hanno costruito cooperative per sostenere i lavoratori che perdevano il lavoro o erano divenuti anziani, creato confraternite a esempio per dare funerali e degna sepoltura a chi non aveva soldi e pregare per le loro anime, aperto strutture per aiutare le serve licenziate o le ragazzi madri abbandonate e dar loro lavoro e dignità, creato oratori per i ragazzi che vivevano in mezzo alla strada, inventato nuovi macchinari per agevolare l’attività dei pescatori, come ad esempio il motore a elica per le barche (costruito dal “nostro” Mons. Sciocchetti), ideato scuole professionali per istruire i giovani, aperto tipografie per dare un mestiere ai ragazzi, tirato su ospedali per i poveri, creato i Banchi di pietà per finanziare chi non aveva soldi e per contrastare l’usura, architettato case e mense per accogliere i derelitti, concepito ordini di suore per pregare per le anime del Purgatorio, organizzato sindacati ante litteram per tutelare e aiutare i giovani lavoratori contro il capitalismo spietato,... Nessuno, prima d'ora, si è mai posto il “problema” di non stare nel mondo, nè paventato il “pericolo” di sconfinare i limiti territoriali. Veramente ci sarebbe da dire (e questa volta, a ben donde): “non ti curar di loro (del mondo) ma guarda e passa”.

Continuiamo a pagare tutte le tasse e a rispettare tutto quello che lo Stato ci impone, ma ricordiamoci che non siamo “del” mondo e nemmeno obbligati a sostenere e puntellare per forza questo mondo. Ne possiamo fare uno anche noi, alternativo, più bello e più buono, con Gesù come riferimento, sempre e comunque nel rispetto scrupoloso delle leggi. Ma la condizione essenziale per far questo è che dobbiamo amare Gesù sopra ogni cosa, la Sua Chiesa e non voler essere per forza “del” mondo e cristiani borghesi. 

Il Pio


Ascoltare e sentire.

San Paolo diceva che la fede passa attraverso l’ascolto ( Fides ex auditu ). La fede non è infatti—fatti salvi casi particolarissimi—un'...