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Ascoltare e sentire.



San Paolo diceva che la fede passa attraverso l’ascolto (Fides ex auditu). La fede non è infatti—fatti salvi casi particolarissimi—un'invenzione autonoma della mente umana o una scoperta solitaria, talvolta, è vero, avviene per miracolo, ma nasce quasi sempre come risposta a una voce che viene rivolta ad un uomo determinato. Perché la fede in Gesù si possa diffondere è necessario che qualcuno annunci, che qualcun’altro ascolti. E uso volutamente il verbo “ascoltare” che non è “sentire”. Solo apparentemente questi verbi sono sinonimi. Infatti, c’è una grande distinzione: “sentire” è un'azione passiva, involontaria e automatica, l'orecchio capta un suono o un rumore e lo trasmette al cervello senza bisogno di uno sforzo consapevole; invece “ascoltare” è un'azione attiva, volontaria e intenzionale, richiede concentrazione, interesse e la volontà di comprendere, interpretare e dare un significato a ciò che si percepisce. Significa ultimamente fare proprio quell’annuncio, metterlo nel proprio cuore, perché la propria vita possa cambiare. All’inizio della storia del cristianesimo, è avvenuto proprio così, gli apostoli hanno ascoltato (e seguito Gesù) e a loro volta, essi hanno girato il mondo per parlare a una moltitudine di persone che affascinati dalla Buona Novella li hanno ascoltati e poi seguiti e a loro volta loro stessi si sono fatti predicatori e guide di altri, e così, via via, di secolo in secolo fino ad arrivare ad oggi. (Inutile ricordare che non tutti li hanno ascoltati e per questo molti di loro sono stati martirizzati, ma sono i rischi del mestiere). Ma il popolo ascoltava perché era affascinato dalla Buona Novella e da chi gliela narrava. La fede così è arrivata a noi. Dalla massima "Fides ex auditu" nasce dunque, un corollario: la dinamica della fede passa (quasi sempre) attraverso un incontro. O, più esattamente, attraverso un’amicizia. Qualcuno si deve avvicinare ad un altro, farglisi amico e testimoniare Gesù attraverso un annuncio cordiale che riflette contestualmente una vita profondamente cambiata da Gesù. L’altro “vuole” ascoltare perché ha interesse e perché vede una vita cambiata, una vita diversa, una vita nuova e allora pensa cordialmente “anche io voglio essere così”. Per me è avvenuto proprio in questo modo. Così la fede è passata, così si è diffusa: ci vuole l’annuncio soprattutto, ma anche la vita cambiata di chi annuncia. La crisi del cristianesimo di oggi probabilmente deriva anche dal fatto che mancano questi due elementi o almeno ne manca uno solo. Miei cari tre lettori, il tempo fugge e si stanno addensando orrende nuvole nere sopra di noi. La fede cambia la vita. Una piccola fede, grande come una briciola, risplende in un mondo quasi completamente scristianizzato, triste e buio. La piccola fede noi ce l’abbiamo, me lo auguro per tutti noi, allora iniziamo o continuiamo a parlare e a farci ascoltare.


Il Pio

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