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Sale e luce




Su alcuni marciapiedi di dove abito ci sono gli scivoli per i disabili e distanti almeno un metro, le strisce pedonali. Non è logico. Penso sempre che quello che detiene il timbro per fare le strisce non parla a quello che detiene il timbro per fare lo scivolo dei disabili, eppure hanno l’ufficio vicino. Uno sa una cosa e l’altro, un’altra. Chi fa i lavori poi si guarda bene da alzare una mano e dire che forse… chi glielo fa fare? Rischia di perdere l’appalto; naturalmente nessuno controlla: il risultato è quello. il disabile scende dallo scivolo, ma le strisce stanno a un metro. E chi parcheggia deve pensare a chi inviare gli accidenti, essendo raddoppiato inutilmente lo spazio di sosta vietata, tra le strisce e lo scivolo. I cittadini che vedono quella stupidaggine, non dicono niente, però pensano “ma in che mani siamo?” e si disamorano della propria città in mano ad asini con le ceste. E quando uno è disamorato, non muove nulla per nessuno. Se uno ama la propria città, la trasforma in una Firenze o in una Roma diceva Chesterton. Se non la ama essa diventa un letamaio. Ma la colpa è sempre in alto. Se chi comanda ama la propria città, e lo dimostra, nel giro di pochi anni essa sarà bellissima e vivibilissima. Ma se non è così, non possiamo fare nulla: forse tra tre o quattro generazioni, se però nel frattempo abbiamo educato bene. Ma la stessa cosa succede nella Chiesa, ma qui la cosa è più pericolosa, per ciascuno di noi. Ad esempio un tempo in alcune preghiere recitate durante la messa, si faceva un inchino oppure una genuflessione. Ora no. Ma sono sempre quelli che stanno in alto che hanno detto di non farlo più. E non c’erano motivi per impedirlo. Ma il popolo li ha seguiti abbandonando una tradizione secolare, pensando fosse giusto. Dopo di che sono arrivati i sacerdoti in parrucca arancione che ballano durante la messa, vista dunque come una festa popolare e non come il sacrificio di Nostro Signore (come in effetti è). L’amore si dimostra anche attraverso gesti di affetto, una carezza, un abbraccio, oppure un inchino o una genuflessione quando significa, appunto, dire ti voglio bene e te lo vorrei far sapere. Anche qui non possiamo fare nulla: forse tra tre o quattro generazioni, se però nel frattempo abbiamo educato bene. Ma l’andazzo è brutto, sperando poi di non incontrare quelli che dicono messa ballando e con la parrucca. I cristiani sono sempre stati il sale del mondo: così ha detto Gesù e così dobbiamo essere. Se lo facessimo davvero non dovremmo aspettare tre o quattro generazioni per vedere un minimo di luce in mezzo alla notte. E saremmo anche più lieti. Certo essere sale comporta che non possiamo stare dentro il barattolo da cui tutti possono vedere chi siamo; ma dobbiamo uscire da esso, mischiarci al mondo e dare a questo la sapidità di cui ha davvero bisogno.

Il Pio

Fieri di essere italiani!


Gli italiani sono forse l’unico popolo a odiare se stessi: “solo gli italiani…”; “mi vergogno di essere…”; “gli altri Stati sì che…” e via camminando. Eppure motivi per essere fieri della nostra identità, della nostra storia, nella nostra cultura, nella nostra tradizione ce ne sarebbero a iosa, ma sarebbe inutile elencare tutto, quelle idee non sarebbero mai annullate. Ciò che però nessuno mi toglierà mai dalla testa, è che non siamo contenti di essere italiani, per i continui malgoverni che abbiamo subìto. Nessuno dei nostri governanti si è mai preoccupato davvero del popolo, ha agito per il bene del popolo. E è stato un continuo peggiorare su questa strada. Angherie. Tasse. Burocrazia. Superficialità. Abbandono. Niente. E il popolo non solo abbandonato, ma considerato anche nemico dallo Stato ha agito di conseguenza. E poi vedete cos’è la politica? Uno scannarsi l’uno contro l’altro, frequente cambio di casacca, tornaconto solamente del proprio partito, urla, tattiche, ostruzionismo, soldi e potere... ho detto giusto? Manca qualcosa? Si può mai fare il bene di un popolo così? Ma il problema siamo noi. Se anche noi continuiamo a litigare per la politica, non ne usciremo mai. Ma non ne usciremo mai lo stesso. Quanti politici da cinquant’anni a oggi, sono da rimpiangere per quanto sono stati o sono bravi? Il cambiamento infatti potrà venire solo dal basso. Da un popolo educato al Bene, alla Giustizia, al Pubblico, al Bello, al Buono. Manca chi educa allora, un tempo era la Chiesa a farlo: ora però ha ben altri pensieri per la testa. Non ne usciremo mai allora.

Il Pio

Con il vostro buon senso...



Ora, se qualcuno venisse a insegnarvi tutte le cose sopra dette, accoglietelo;
ma se lo stesso maestro, pervertito, vi insegnasse un'altra dottrina allo scopo di demolire, non lo ascoltate; se invece (vi insegna) per accrescere la giustizia e la conoscenza del Signore, accoglietelo come il Signore.Non tutti, però, quelli che parlano per ispirazione sono profeti, ma solo coloro che praticano i costumi del Signore. Dai costumi, dunque, si distingueranno il falso profeta e il profeta.
Ogni profeta, poi, che insegna la verità, se non mette in pratica i precetti che insegna, è un falso profeta. Chiunque, poi, viene nel nome del Signore, sia accolto. In seguito, dopo averlo messo alla prova, lo potrete conoscere, poiché avrete senno quanto alla destra e alla sinistra. Ma se colui che giunge è di passaggio, aiutatelo secondo le vostre possibilità; non dovrà però rimanere presso di voi che due o tre giorni, se ce ne fosse bisogno.
Nel caso che volesse stabilirsi presso di voi e che esercitasse un mestiere, lavori e mangi.
Se invece non ha alcun mestiere, con il vostro buon senso cercate di vedere come possa un cristiano vivere tra voi senza stare in ozio.
Se non vuole comportarsi in questo modo, è uno che fa commercio di Cristo. Guardatevi da gente simile.

(Dalla Didachè, Capitoli 11 e 12)

“Noi” e “voi”


Quando si comincia a parlare di “noi” e “voi” il problema si fa serio, perché significa che sono divenuti due partiti,politici, religiosi, sportivi,… e il rischio comincia a divenire grave. Raramente gli schieramenti sono netti, per lo più ci sono i moderati, gli esaltati, gli sciatti,… ma quando si comincia col “noi” e “voi” il problema si fa serio. A parte la politica, di cui ho la minima stima, il dito viene spesso puntato verso i cattolici. “Voi”: siete omofobi, razzisti, avete fatto le crociate, i roghi delle streghe, l’Inquisizione, oggi poi i “vostri” cardinali sono ricchi con l’attico da 750 mq. e la gente muore di fame, i “vostri” preti sono pedofili, avete ingannato il popolo, i papi avevano le amanti,… insomma tutti i problemi del mondo sono a causa della Chiesa e del cristianesimo, e “noi” allora, potremmo anche rispondere: “voi” in parte, avete anche ragione. “Voi” avete ragione, però in parte, solo in parte. Perché qualcosa di buono in duemila anni “noi” lo abbiamo fatto oltre al male, “voi” no. Ma il bene da “noi” fatto è di più del male combinato. E poi siccome “voi” avete per secoli sparato per primi contro di “noi”, allora “noi” che ci siamo davvero stufati perché davanti ci sputate e ci prendete a sassate e dietro non si sa cosa combinano i nostri pastori, che sono più spesso vicini a “voi” che a “noi”, “noi” allora abbiamo anche il diritto sacrosanto di rispondere, peccato che lo facciamo raramente. Questo perché siamo buoni (=buonisti). Ma Gesù non era buonista, era buono, certamente, ma il sacro zelo lo prendeva quando era necessario, come quando ha scacciato i mercanti dal tempio che avevano trasformato un luogo sacro, in un lurido porcile di affaristi e malaffare e non si può dire poi che le cose Gesù le diceva in maniera diplomatica, in punta di forchetta, accontentando tutti gli interlocutori: non si può dire proprio; suo cugino Giovanni il battista non era da meno. Sono finiti malissimo, più che vero, ma di loro si parla ancora oggi e ancora oggi diverse persone sono disposti a seguirli. I miracoli li fanno. Noi discendiamo da quelli lì, non dai farisei, dai dottori della legge e da gentaglia simile. Noi discendiamo da Gesù e Giovanni il battista (e da una miriade di santi), non da mezzi uomini, di cui oggi è pieno il mondo. Un mezzo uomo non alza nulla. Non è nulla per sé e per gli altri. Non serve a nulla, ma per propria volontà e scelta. Invece un santo può cambiare in bene la sua famiglia, una scuola, una palestra, un luogo di lavoro, un comune, uno Stato, il mondo. “Noi” però siamo chiamati alla santità e alla salvezza dell’anima. “Voi” e quelli dietro di “noi” che parteggiano per “voi”, sono chiamati solo a puntare il dito astiosamente contro di “noi” e a generare rabbia tra la gente che non ha più nessun riferimento. Ma dopo di tutto “voi”dove andrete?

Il Pio 

Fino all'ultimo respiro




Ti amo, mio Dio, e il mio desiderio

é di amarti fino all’ultimo respiro della mia vita.

Ti amo, o Dio infinitamente amabile,

e preferisco morire amandoti,

piuttosto che vivere un solo istante senza amarti.

Ti amo, Signore, e l’unica grazia che ti chiedo

è di amarti eternamente.

Ti amo, mio Dio, e desidero il cielo,

soltanto per avere la felicità di amarti perfettamente.

Mio Dio, se la mia lingua non può dire ad ogni istante: ti amo,

voglio che il mio cuore te lo ripeta ogni volta che respiro.

Ti amo, mio divino Salvatore, perché sei stato crocifisso per me,

e mi tieni quaggiù crocifisso con te.

Mio Dio, fammi la grazia di morire amandoti

e sapendo che ti amo.

(di S. Giovanni M. Vianney – Curato D’Ars) 




Il Diavolo lascia stare i cattivi cristiani: non sono un problema

(di S. Giovanni M. Vianney – Curato D’Ars) 

Guerra e miseria? Veramente?


Uscendo dal bar, c’era fermo un giovane di colore. Io cerco di dare loro sempre qualcosa: a volte 5 euro, oppure 2 euro, a volte 1 euro, altre volte 50, 20, 10 centesimi e ciò sulla base di quanto dispongo in quel momento, non in base all’umore o al grado di razzismo (i soldi io li do solo a quelli di colore, dunque il grado di razzismo è con me al valore di zero virgola zero). Stamattina avevo solo 10 centesimi da dare e con tutto il cuore quelli gli ho dato (se ne avevo di più gliene forse ne avrei dati di più, ma potevo anche tirare avanti senza guardarlo sulla faccia, come avevano fatto quelli prima di me, ovviamente). «Ciao, come stai?» gli dissi con lo sguardo cordiale. Quello mi guarda truce e mi ridà i soldi. Ho sùbito pensato di averlo umiliato e mi dispiaceva tanto aver commesso questa porcheria. «Poverino, ma che ho fatto?». Ma poi mi sono detto, «ma se quello è povero veramente si dovrebbe accontentare di tutto quello che gli arriva». Forse non conosce la Provvidenza o la sua religione non La prevede. Ma ancora di più, facendo bene mente locale, qui chi davvero è stato umiliato, sono stato io. Lui mi ha voluto umiliare, volutamente, coscientemente, non io a lui. Capite la differenza? Non bisogna generalizzare, è vero. Però mettendo questo singolo e marginalissimo episodio, unitamente agli altri numerosi che ti raccontano gente del mestiere e cioè di uomini africani che buttano il cibo per terra perché è da bambini o non gli piace, e bisogna correre a farne subito un altro, oppure ti tira addosso il sacchetto del Banco Alimentare perché è troppo poco,… uno capisce allora che non siamo proprio uguali, innanzitutto. E che c’è qualcosa che non va, ma non in noi (come dicono tutti, anche i saggi e i sapienti pure con la croce sul petto), ma in loro soprattutto. E che questa non può essere davvero gente “sfuggita dalla guerra e dalla miseria”. Mia nonna Dora spesso me lo raccontava cos’era la miseria e soprattutto quell’episodio del giovane soldatino inglese che era entrato a casa sua e vedendo per terra il piatto del gatto a cui era avanzato qualche rigatone al sugo, lo prese e si mangiò tutto con gusto. Questa è la guerra. Questa è la miseria. Questa è pure la povertà. Queste sono silenziose, umili, per lo meno per chi è stato educato in una certa maniera. E poi se uno a quei dieci centesimi “umilianti” aggiungesse altri 10 monete da 10 centesimi che altri nella giornata gli danno, un piccolo pezzo di pizza può uscire fuori. Per sfamarsi. 

Il Pio

Che l'ultimo mio cibo sia la Santa Eucaristia.



Proprio ieri dopo il rosario, prima della messa, la vecchietta che conduceva ha detto una serie di preghiere stupende, ma a me in gran parte ignote. Una di queste mi ha colpito tanto e diceva così: «Gesù, Giuseppe e Maria, fate che l'ultimo mio cibo sia la Santa Eucaristia». Bellissima! Un affidamento straordinario! Quasi quello di un bambino innocente e bisognoso delle braccia della mamma quando è caduto. Allora mi sono andato a rileggere quelle che sono le disposizioni per fare una santissima comunione (dal sito www.unionecatechisti.it) e le propongo alla vostra attenzione. 

«La comunione con il corpo e il sangue di Gesù nell'Eucarestia richiede buone disposizioni mancando le quali, pur ricevendo il corpo di Cristo, non si fa comunione con Lui. Per fare una buona comunione si richiede:

1. essere in grazia di Dio, cioè il non avere sulla coscienza peccati gravi

2. sapere e pensare chi si va a ricevere, cioè credere nella presenza di Gesù nell'Eucarestia ed avere un sincero desiderio di riceverlo con amore, umiltà e modestia

3. osservare il digiuno eucaristico che consiste nell'astenersi, un'ora prima della comunione, dai cibi e dalle bevande alcoliche, eccetto l'acqua naturale.

Nota bene.

- L'acqua non rompe il digiuno

- Gli infermi, anche non degenti, possono prendere, senza limiti di tempo, bevande non alcoliche e qualunque medicina, sia solida che liquida

- In pericolo di morte può fare la comunione anche chi non è digiuno

- Si ha l'obbligo di ricevere l'eucarestia a Pasqua e in pericolo di morte, a cominciare da quando si ha l'uso della ragione a sette anni

- È buona cosa ricevere Gesù almeno ogni domenica quando si partecipa alla S. Messa.

La comunione ben fatta:
· conserva e accresce la grazia

· rimette i peccati Veniali e preserva dai mortali

· dà spirituale consolazione, accrescendo la carità e la speranza della vita eterna.
Gesù dice: "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno...

Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna... dimora in me e io in lui". ( Gv 6,51.54.56 )».

Il Pio

Ascoltare e sentire.

San Paolo diceva che la fede passa attraverso l’ascolto ( Fides ex auditu ). La fede non è infatti—fatti salvi casi particolarissimi—un'...