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Che l'ultimo mio cibo sia la Santa Eucaristia.



Proprio ieri dopo il rosario, prima della messa, la vecchietta che conduceva ha detto una serie di preghiere stupende, ma a me in gran parte ignote. Una di queste mi ha colpito tanto e diceva così: «Gesù, Giuseppe e Maria, fate che l'ultimo mio cibo sia la Santa Eucaristia». Bellissima! Un affidamento straordinario! Quasi quello di un bambino innocente e bisognoso delle braccia della mamma quando è caduto. Allora mi sono andato a rileggere quelle che sono le disposizioni per fare una santissima comunione (dal sito www.unionecatechisti.it) e le propongo alla vostra attenzione. 

«La comunione con il corpo e il sangue di Gesù nell'Eucarestia richiede buone disposizioni mancando le quali, pur ricevendo il corpo di Cristo, non si fa comunione con Lui. Per fare una buona comunione si richiede:

1. essere in grazia di Dio, cioè il non avere sulla coscienza peccati gravi

2. sapere e pensare chi si va a ricevere, cioè credere nella presenza di Gesù nell'Eucarestia ed avere un sincero desiderio di riceverlo con amore, umiltà e modestia

3. osservare il digiuno eucaristico che consiste nell'astenersi, un'ora prima della comunione, dai cibi e dalle bevande alcoliche, eccetto l'acqua naturale.

Nota bene.

- L'acqua non rompe il digiuno

- Gli infermi, anche non degenti, possono prendere, senza limiti di tempo, bevande non alcoliche e qualunque medicina, sia solida che liquida

- In pericolo di morte può fare la comunione anche chi non è digiuno

- Si ha l'obbligo di ricevere l'eucarestia a Pasqua e in pericolo di morte, a cominciare da quando si ha l'uso della ragione a sette anni

- È buona cosa ricevere Gesù almeno ogni domenica quando si partecipa alla S. Messa.

La comunione ben fatta:
· conserva e accresce la grazia

· rimette i peccati Veniali e preserva dai mortali

· dà spirituale consolazione, accrescendo la carità e la speranza della vita eterna.
Gesù dice: "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno...

Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna... dimora in me e io in lui". ( Gv 6,51.54.56 )».

Il Pio

Catechismo - 6



Oggi leggiamo cosa dice il Catechismo di San Pio X sulla vita eterna. Capita a tutti di pensare che la nostra vita non finirà mai, soprattutto fino a una certa età. Sì, ci sarà una fine, ma è lontana e comunque è meglio non pensarci oggi (né domani). Insomma: non si deve ragionare mai su questo argomento. Certo non possiamo tornare al periodo medievale del memento mori (ricordati che devi morire) anche se qualcuno ogni tanto ce lo ricordasse, non ci farebbe male. Però almeno a ricordarci che c’è sì, la vita attuale, che finisce prima o poi ma dopo non è vero che non c’è nulla, ma c’è una vita eterna (in bene o in male). E qui, come tutte le cose della fede, si ha il 50% delle possibilità che questo sia vero e il 50% che sia falso. E il fatto è che si deve scommettere per forza, come diceva Blaise Pascal. Non scommettere significa puntare tutto sul no. Una possibilità al 50% è assai elevata. Ma se si scommette tutto (tutta la vita) sul sì, in caso di vincita si guadagna tutto. Se si scommette tutto (tutta la vita) sul no, in caso di vincita non si vince nulla. Dove è meglio scommettere?

Il Pio 


246 D. Che cosa c' insegna l'ultimo articolo (del Credo, ndr): La vita eterna?
R. L'ultimo articolo del Credo c'insegna che dopo la vita presente vi è un' altra vita o eternamente beata per gli eletti in paradiso, o eternamente infelice pei dannati all'inferno.

247 D. Possiamo noi comprendere la felicità del paradiso?
R. No, noi non possiamo comprendere la felicità del paradiso, perché supera le cognizioni della nostra mente limitata, e perché i beni del cielo non possono paragonarsi ai beni di questo mondo.

248 D. In che, consiste la felicità degli eletti?
R. La felicità degli eletti consiste nel vedere, amare e possedere per sempre Dio, fonte di ogni bene.

249 D. In che consiste la infelicità dei dannati?
R. L'infelicità dei dannati consiste nell'essere sempre privi della vista di Dio e puniti da eterni tormenti nell'inferno.

250 D. I beni del paradiso e i mali dell'inferno sono solamente per le anime?
R. I beni del paradiso e i mali dell'inferno sono adesso solamente per le anime, perché solo le anime sono adesso in paradiso o nell'inferno; ma dopo la risurrezione della carne, gli uomini, nella pienezza di loro natura, cioè in anima e in corpo, saranno o felici o tormentati per sempre.

251 D. Saranno uguali per i beati i beni del paradiso, e per i dannati i mali dell'inferno? R. I beni del paradiso per i beati, e i mali dell'inferno per i dannati, saranno uguali nella sostanza e nella eterna durata; ma nella misura, ossia nei gradi, saranno maggiori o minori, secondo i meriti, o demeriti di ciascuno.

252 D. Che vuoi dire la parola Amen in fine del Credo?
R. La parola Amen in fine delle preghiere significa: Così sia; in fine del Credo significa: Cosi è; vale a dire: credo essere verissimo tutto quello che in questi dodici articoli si contiene, ed io ne sono più certo che se lo vedessi cogli occhi miei.

Ascoltare e sentire.

San Paolo diceva che la fede passa attraverso l’ascolto ( Fides ex auditu ). La fede non è infatti—fatti salvi casi particolarissimi—un'...