Etichette

"Una vergognosa menzogna"


«Date retta a me – vecchio incredulo che se ne intende! – il capolavoro della propaganda anticristiana è l'essere riusciti a creare nei cristiani e nei cattolici soprattutto una cattiva coscienza, l'avere instillato l'imbarazzo e la vergogna per la loro storia, a convincerli di essere i responsabili di tutti o quasi i mali del mondo… io agnostico ma storico che cerca di essere oggettivo, vi dico che dovete reagire in nome della verità; spesso infatti non è vero, e se talvolta del vero c'è, è anche vero che in un bilancio di venti secoli di cristianesimo le luci prevalgono di gran lunga sulle ombre; perché non chiedere a vostra volta il conto a chi lo presenta a voi? Sono forse stati migliori i risultati di ciò che è venuto dopo? Da quali pulpiti ascoltate, contriti, certe prediche? Se fosse vera quella vergognosa menzogna dei secoli bui perché ispirati dalla fede del Vangelo, perché allora tutto ciò che ci resta di quei tempi è di così fascinosa bellezza e sapienza? Anche nella storia vale la legge di causa ed effetto (Leo Moulin, citato in Vittorio Messori Pensare la storia; citato in Giovanni Cantoni, Luce del Medioevo: Regine Pernoud Meeting di Rimini, 22 agosto 2000)».     

Questi sono errori. Il Sillabo


II. È da negare qualsiasi azione di Dio sopra gli uomini e il mondo (= non è vero).

XVII. Almeno si deve bene sperare della eterna salvezza di tutti coloro che non sono nella vera Chiesa di Cristo (= non è vero). 

XVIII. Il protestantesimo non è altro che una forma diversa della medesima vera religione cristiana, nella quale egualmente che nella Chiesa cattolica si può piacere a Dio (= non è vero).

XL. La dottrina della Chiesa cattolica è contraria al bene ed agl’interessi della umana società (= non è vero).


(Quattro proposizioni delle ottanta contenute nel Sillabo appendice all’Enciclica Quanta Cura del Sommo Pontefice Pio IX).

«La Verità vi farà liberi» (Gv 8,32)



Negli anni settanta era un gran parlare di libertà: se ne parlava nelle canzoni, durante le manifestazioni, era scritto sui muri, detto in TV, nei film... Non tutti in verità avevano proprio lo stesso concetto di libertà, ma la si invocava in ogni occasione, in ogni discorso e si era tutti d’accordo nel dire che in Italia (degli anni settanta) mancava la libertà. Mi ricordo che con alcuni compagni di Ginnasio discutevamo sul problema e ci chiedevamo dove fosse, in Italia, la dittatura e la mancanza totale di libertà come tutti dicevano, da rendere così arrabbiati tutti i giovani che erano più grandi di noi e che osservavamo anche con un po’ di ammirazione. Caso volle che uno di questi miei compagni di scuola, M.—quello che aveva più coraggio e le idee più chiare di tutti—un giorno scrisse su un tema che era sull’argomento: «in Italia c’è troppa libertà, il problema di tutto è questo». Per come vedevo le cose a quindici anni, mi sembrava che M. avesse ragione (anche se io e gli altri già sapevamo cosa non si doveva scrivere o pensare e ci limitavamo a elaborare sui temi solo luoghi comuni generici). Il problema per M. fu che la nostra professoressa di italiano era una femminista di sinistra estrema e spesso durante le sue lezioni si parlava di argomenti un po'... fuori dal programma, e così dopo aver sottolineato sul foglio protocollo di M. quella frase blasfema in blu cobalto mettendo a lato anche due grossi punti interrogativi, gli mise pure un pessimo voto e lo disse davanti alla classe. Cioè: parlando di libertà, la prof. gli aveva corretto le idee (!) e messo un brutto voto(!) perché non la pensava come lei (!) che aveva le idee giuste (!). Questo era il concetto di libertà che avevo capito nella sua profondità e non mi piacque per niente e immaginai che la libertà fosse altrove. Concetto che poi si è sviluppato in questi ultimi anni: in peggio però. La libertà come il rispetto oggi sono solo unidirezionali: sono giusti se sono pretesi, ad esempio dai migranti, dagli omosessuali, dalle donne… mentre per gli altri no: sottolineato blu cobalto col punto esclamativo. Gli anni settanta e tutto quello che è successo, a forza di parlare e di pretendere una libertà sconosciuta e univoca, l’hanno in qualche modo limitata, offesa. La libertà è un bellissimo concetto, ma quando viene ideologizzato diventa un dramma (per la gente normale) e diviene—eterogenesi dei fini—il suo concetto contrario, ad esempio la dittatura del relativismo come insegnava Benedetto XVI che tira tutti verso il fondo (quando non arriva qualcosa di peggio). Come è successo al mio amico M. E come succede oggi quando non possiamo dire molte cose senza finire alla gogna e forse tra un po’ anche in carcere. Lasciamo perdere allora, la libertà ideologizzata. Siamo invece liberi, ma liberi grazie a quella libertà che solo la Fede per Gesù ci può veramente dare, stabile e per tutta la vita, persino se siamo dentro un carcere, o nascosti in una caverna, o paralizzati su un letto.
Il Pio


“I nemici di Dio spariscono, la Chiesa resta”

Non posso dire di essergli assai devoto. Però—se si può dire dei Santi—sono un suo “simpatizzante”, un suo “sostenitore”. Sto parlando di papa Pio IX, l’ultimo Papa re, massacrato umanamente e cristianamente dai suoi nemici, (l'on. Giuseppe Garibaldi, padre della Patria, lo definiva un metro cubo di letame!), sporcato ignobilmente dalla maggior parte dei libri di storia dal 1870 fino a oggi, ma sinceramente amato dai suoi cittadini e dai fedeli. Vorrei raccontarvi—con l’aiuto dell’ottimo sito santiebeati.it— un po’ della sua vita, mettendo in risalto alcune circostanze che ritengo importanti. «Nella sua città natale (Senigallia -AN-, ndr) quando era bambino, lo chiamavano “Giovannino il buono”. Educato alla vita cristiana dai suoi cattolicissimi genitori…» Ecco: quant’è importante che un ragazzo abbia due genitori “cattolicissimi” (due-genitori-cattolicissimi, ogni parola è pesata) poi questi possono essere poveri, senza lavoro o con uno umile, ignoranti, senza cultura, … ma con solo quelli un ragazzo nasce dritto e non come sopra le sabbie mobili.«Giocava allegrissimo come tutti i ragazzi, ma al venerdì, dopo il gioco, tenendo alzato tra le mani il Crocifisso, raccoglieva sulle piazze gruppi di coetanei e predicava il Vangelo. Spesso si fermavano ad ascoltarlo anche degli adulti, ammirati…». E’ la fede che dà allegria innanzitutto anche se hai problemi. Predicava a tutti il Vangelo, parlava di Gesù sulle piazze: eroe o pazzo? No, era semplicemente cristiano che metteva a frutto i talenti che gli erano stati dati. «Giovanni Maria Mastai Ferretti era nato il 13 maggio 1792 a Senigallia (Ancona). Nel cuore gli brillava un grande ideale: diventare sacerdote di Gesù…». Oggi il desiderio di farsi sacerdote è per lo più inesistente, nella maggioranza delle persone e se si dovesse far sentire i genitori manderebbero subito il proprio figlio o dallo psicologo o dallo psichiatra (giammai dall’esorcista, perché non ci credono!). Ma il motivo di tutto ciò non è che Dio non chiama più, ma probabilmente perché abbiamo tante cose (vacue) per la testa, ma soprattutto—penso—perché mancano figure di sacerdoti santi e cattolicissimi a cui un giovane desidererebbe assomigliare. «Gli studi li compì a Volterra, nel Collegio degli Scolopi. Il 10 aprile 1819 fu ordinato sacerdote. A soli 35 anni divenne vescovo di Spoleto, poi trasferito ad Imola. Cardinale nel 1840, è sempre e innanzi tutto sacerdote, proprio come diceva di lui il fratello Gabriele: “Gian Maria è prete. Tagliatelo a pezzi, ma ricomponendo i pezzi, vedrete che non potrà venir fuori altro e sempre che il prete”. Dopo la morte di Gregorio XVI, il Card. Mastai Ferretti, il 16 giugno 1846, è eletto Papa. Prende il nome di Pio IX. Ha solo 54 anni. Durante il suo pontificato, malgrado fosse costretto ad impegnarsi drammaticamente sul piano politico, non dimenticò mai di assolvere i compiti spirituali convinto di essere responsabile, di fronte a Dio, della difesa dei valori cristiani…». La fine del 1800 fu un periodo devastante per la cristianità. Pio IX come Re faceva comunque il suo dovere di Re e come Papa continuò a assolvere al dovere di Papa e dunque di difendere i cristiani e i valori cristiani. «Promosse nuove forme di culto e di vita spirituale, come la devozione eucaristica, quella verso il Sacro Cuore e quella mariana. Dette slancio all'attività missionaria in Asia e in Africa. Definì il dogma dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria e celebrò il Concilio Vaticano I, dove fu fissato il dogma dell'infallibilità del Pontefice quando parla ex cathedra. Ripetutamente a Roma Pio IX ebbe ad incontrare San Giovanni Bosco, approvandone la sua opera. Il Pontefice governò la Chiesa per 32 anni, fino al 7 febbraio 1878. Fu uno dei Papi più grandi della storia, un gigante di luce e di santità. Il 3 settembre 2000 da San Giovanni Paolo II è stato elevato alla gloria degli altari. Diceva ai giovani di Azione Cattolica, da lui avviata: “I nemici di Dio spariscono uno per uno, e la Chiesa resta. Saremo tribolati, ma vinti mai!”». (Pio IX Papa dal 21 giugno 1846 al 7 febbraio 1878 – la vita tra virgolette è stata tratta da santiebeati.it).


Il Pio

Come sono cambiati i tempi!


Una delle domande che ogni tanto mi faccio è cosa avrebbe fatto san Pier Giorgio Frassati se fosse nato in questi tempi. Lui, classe 1901, è morto nel 1925. Però non sembra un divario di ottanta anni, ma di ottantamila anni. E’ cambiato tutto. E’ un altro mondo questo, non solo dal punto di vista tecnologico o architettonico, ma da quello umano e cristiano. Mia nonna Dora, classe 1902, morta nel 1996, lo diceva sempre: «come sono cambiati i tempi da quando ero piccola io!». Allora sbuffavo e le dicevo di stare zitta con quelle lagne. Ora io, classe 1963, per Grazia di Dio ancora vivo (e non so fino a quando il Signore mi lascerà qui, sperando però che poi mi accolga in Paradiso, forse dopo un miliardo di secoli in Purgatorio) dico le stesse identiche cose di nonna Dora, forse con un po’ di tristezza in più. Ora abbiamo i grattacieli, automobili comode e veloci, la miseria di molto ridotta, case belle, aria condizionata e riscaldamento, comodità eccezionali, cellulari, internet… (certo non per tutti), nel 1925 nulla di tutto questo era possibile. Ma non credo che Pier Giorgio, per come era fatto, avrebbe avuto problemi oggi a utilizzare tutte queste cose con la massima temperanza, con la giusta moderazione e a condividerli, ove possibile, coi poveri. Da come “lo conosco” ciò che lo avrebbe ferito profondamente nel cuore é vedere come stanno messi oggi i cristiani e com’è la Chiesa moderna. Come si è perso tutto quello che esisteva negli anni suoi, ma proprio tutto. Dove troverebbe oggi un luogo per partecipare periodicamente all’amatissima Veglia notturna? Dove troverebbe in un Rifugio alpino uno che reciti il Rosario con lui (o che sa ancora cosa sia il Rosario)? E la tabaccaia di Corso Vercelli, oggi forse straniera, forse convivente, forse agnostica, gli accetterà l’invito a andare a messa? Dove troverà una messa con quel mistero, quel silenzio e quel raccoglimento dei tempi suoi? E poi chissà cosa avrebbe scritto ai suoi amici (li avrebbe poi trovati tutti cristiani)? Avrebbe potuto scrivergli comprensibilmente che bisogna “vivere e non vivacchiare”? E allora, facendomi prendere dallo sconforto, penso talvolta che oggi, con questa flaccidità umana e morale, con questa fede fragile, con questo vuotismo catechistico, con questo sincretismo religioso, con questo laicismo e politicamente corretto sovrani in tutto e per tutto e soprattutto con tanta confusione… forse un Pier Giorgio Frassati non sarebbe mai potuto nascere. Ma questa—mi correggo subito—è un’eresia, una bestialità, ma soprattutto è una cosa sbagliatissima che fa andare fuori strada, in un’altra direzione. Il santo non viene fuori in base al tipo di società o di economia che esiste in un certo periodo.Uno è santo, non sempre perché ha un carattere di ferro, è un uomo eccezionale, fa miracoli, è sacerdote e fonda Congregazioni, va in missione e muore martire: anche questa è santità, quella più clamorosa forse. Santo è un uomo vero, un uomo umanamente e drammaticamente uomo. Santo è chi vive ogni momento della giornata per Gesù e mette su tutto, Gesù. E’ uno che si affida completamente a Lui. Adrienne von Speyr osserva: «La santità non consiste nel fatto che l’uomo dà tutto, ma che il Signore prende tutto». Infatti santi ci si diventa soprattutto per la Grazia di Dio, non bastano le sole nostre forze, le nostre bravure, l’impegno, la costanza (anche questi). Noi dobbiamo sempre pregare per divenire santi (quelli clamorosi, come quelli nascosti: l’importante è stare dove Gesù ci vuole mettere perché lì solo ha senso la nostra vita). Laddove Nostro Signore vuole e non dove vorremmo noi. Dunque è proprio possibile che in un mondo triste e allo sbando come quello di oggi, possa nascere un nuovo Pier Giorgio Frassati che tanto bene potrà fare. Bisogna ora vedere se Nostro Signore non si sia stufato di noi e per qualche miliardo di anni non vorrà più mandarci la Sua Grazia santificante, lasciandoci ai frutti dei nostri peccati. Noi però preghiamo sempre e speriamo che cambi idea. E che possano nascere tanti uomini come Pier Giorgio Frassati.

Il Pio

Indignazione ideologica e indignazione popolare.


Esistono due tipi di indignazione, quella ideologica(o politica) e quella popolare (o reale). Se sei di sinistra ti indigni solo se un migrante viene malmenato da un italiano; se se di destra ti indigni solo se un migrante picchia un italiano. E sarei anche sicuro di poter affermare che sia a quello di destra che a quello di sinistra non importi minimamente né del migrante nè del bianco entrambi malmenati, né di fare il possibile per risolvere il problema dei pestaggi, perchè l’importante è indignarsi innanzi all'opinione pubblica, poi si torna nella propria casa blindata e allarmata, con la scorta sotto, perché non vi entrino né i migranti, né gli italiani. Questa è dunque l’indignazione ideologica (o politica) e si capisce chi siano i soggetti che ce l’hanno (e che valore essa abbia davvero). L’indignazione popolare (o reale) è quella che non va sui giornali o sulle televisioni. In televisione ad esempio ci va sempre quella che urla come una matta o ci vanno solo quelli che litigano, e sui giornali scrivono solo le firme importanti che hanno peso (anche se spesso non si sa che dicono). Non so dire se ci si può fidare sia della matta che urla che della bella firma. Con le dovute riserve e i dovuti filtri, l’indignazione popolare (o reale) la trovi facilmente sui cosiddetti social dove uno scrive liberamente e nessuno lo deve vagliare, oppure in giro per la strada, davanti alla macchia del caffè in ufficio... E si può notare da questa indignazione, come tantissima gente non ce la fa più di questo Stato inesistente, indifferente, divenuto ormai terra di conquista, dove chiunque può entrare e fare il comodo proprio, dove terroristi spietati con sei ergastoli sul proprio capo, sono già liberi dopo poco più di un decennio in carcere e dove dopo due mesi dalle elezioni non si riesce a avere un Governo. Questa indignazione ha raggiunto livelli altissimi, ma non fa notizia perché quella che si conosce è quella ideologica (o politica). Parlando di queste cose molti mi hanno detto: «bisogna andare in Piazza!»; il fatto è che in Piazza ci siamo andati diverse volte, a esempio, contro la così detta legge Cirinnà ed eravamo pure tanti. La legge è passata: ed eravamo moltissimi a chiedere che non passasse. Negli anni ’70 pure ci andavano in Piazza, prima a piedi, poi con le pistole e le bombe. Pistole e bombe che per molti giovanotti di “buon” cuore, possono essere stati i frutti dell’indignazione ideologica. Comunque non è servito a niente, nè la Piazza nè le pistole. Anzi, a pensarci bene, forse quelli che prima governavano erano meglio di quelli di oggi. Non serve a nulla andare in Piazza. Non serve a nulla una politica di tal fatta. E questo perché l’uomo ha il Peccato originale, tende a fare il male per la sua natura corrotta. Solo la fede in Dio e i sacramenti possono limitare gli effetti di questo nostro “vizio” di fabbrica. Oppure un grandissimo amore per la propria terra e per il popolo, un rigorismo per le regole e per l’onore, come il capitano che affonda con la propria nave con un gesto da statua del Risorgimento, ma che, come tutti i sentimenti che non sono fondati su Qualcosa di solido, a mio avviso, non può durare alla lunga e alla fine prevarrà sul nostro buonismo da statua del Risorgimento, etc. l’avarizia, il potere, la lussuria… i tre lacci, cioè con cui il Demonio ci lega a sé: peraltro sempre gli stessi dall’inizio del mondo. Si metta sempre a bilancio che c’è ininterrottamente la presenza del porco di Satana che fa di tutto per corrompere gli animi e farci stare più male. Concludo: né la politica, né il buonismo, né le bombe e le pistole, né l’andare in Piazza o mettersi in politica potranno mai cambiare sostanzialmente le cose e renderle più umane. Ciò che può cambiare tutto è Chi ha fatto tutto (anima, carne e terra). Nostro Signore Gesù Cristo. E’ bene rivolgerle a Lui le nostre preghiere per l’Italia e—soprattutto—per la nostra anima.

Il Pio

I grulli

Se uno ne parla in questo tono è indubbiamente un razzista e comunque non è un cristiano. Anche se oggi solo il primo è un gravissimo atteggiamento, un disvalore, il secondo invece è un valore (anche per i cristiani stessi: pensate a come stiamo messi!). Però se ne deve parlare, perché prima o poi succederà. La vita e soprattutto la nostra religione ci richiamano a essere seri, uomini veri, a vivere eroicamente in ogni istante e in ogni occasione e non a passare tutto il giorno dentro al cellulare, a chattare, in palestra, per il fisico, per i soldi, per le vacanze, a ridere sguiatamente,a cercare locali serali energizzanti, dimentichi di tutti e di tutto. (Cosa diremo davanti al Tribunale di Dio se abbiamo passato una vita tutta così). Scusate me ne sono passato, riprendo il discorso. Dagli inizi degli anni ’90 l’Italia ha subìto tre imponenti invasioni: quella degli albanesi, quelli dei romeni, quella degli africani e poi se proprio vogliamo essere precisi sul tema, ancorché in misura minore, anche quella dei cinesi, indiani, pakistani, eccetera… Abbiamo cominciato a sentire parlare, negli ultimi anni, di mafia cinese e di quella nigeriana come ferocissime e non ho ancora capito se queste sono o meno peggiori delle mafie nostrane che sono ad altissimi livelli criminali. Con queste invasioni anche l’ordine pubblico sicuramente ne ha risentito. E fino a qui mi sono limitato a narrare la storia in maniera asettica, non sono miei giudizi personali, non è ideologia politica, sono solo fatti certi che stanno sotto gli occhi di tutti (per chi non li ha foderati di fette di prosciutto politico): non è razzismo e io allora posso definirmi tranquillamente un non razzista (cioè, potete continuare a leggermi). E’ poi certissimo: tra tutta la gente che è entrata nel nostro Paese ci sono tantissime ottime persone, affidabilissime, serissime, brave lavoratrici, moltissime anche migliori di noi… e pure questa è storia e non ideologia. La causa di quanto sopra viene indubbiamente da tutti i nostri governanti degli ultimi trent’anni che si sono comportati da esseri vili e senza onore, hanno pensato più ai fatti loro, disinteressandosi del popolo italiano, lasciato abbandonato a sé stesso (come un “si salvi chi può, noi tanto abbiamo sempre il mezzo per fuggire”): agli elettori costoro, strapieni di soldi, di cariche e di gloria, non hanno mai spiegato perché hanno permesso tutto questo (e, oltre a questo,  tanto altro!), ma ne dovranno rendere conto—anche loro—davanti al Tribunale di Dio a cui dovranno spiegare perché hanno abbandonato il popolo di cui erano divenuti ministri cioè servitori. Cavoli loro, mi verrebbe da dire, ma è bene invece pregare sempre per chi governa. Riprendo l'argomento. Un aspetto però va considerato (e cerco di rimanere sempre nella storia). E’ divenuto altissimo il numero degli islamici (e continua a aumentare) e molti di loro vogliono islamizzare l’Italia (lo dicono loro e non è un sentito dire); dopo ci sono quelli che dicono che non è vero e che loro vogliono solo la pace, ma gli attentati tremendi dietro al grido notissimo, i massacri (sconosciuti ai più) dei cristiani in molte parti del mondo, gli omicidi di chi non si vuole convertire,… non li fanno di certo i cristiani (anche qui è sempre storia, fatti, non giudizi personali: controllate pure). Forse—e sottolineo forse—tra qualche anno potremmo subire (Dio non voglia!) l’islamizzazione dell’Italia (la terra dei santi, degli eroi, delle bellezze, della Chiesa, che ha insegnato a tutto il mondo a…). E noi che faremo? Noi! Faremo i grulli e diremo che è giusto, noi abbiamo fatto le crociate, una religione è uguale all’altra? Una cosa è certa. Noi cristiani oggi siamo tanto  mosci, deboli, senza spina dorsale: abbiamo una fede fiacca, una fede non c’entra con la vita, non c’entra con la realtà, non la modifica, non la permea... (come invece è avvenuto per due mila anni fino al 1965) e questo è successo grazie anche a certi ministri della Chiesa (e anche loro qualcosina la dovranno pur spiegare al Tribunale di Dio). Che faremo quando ci verrà chiesto di non credere più a Gesù? Faremo i grulli? I moderni, i progressisti? Saremo pronti a dare la vita per Gesù? Cominciamoci a pensare, ancora un altro po’ di tempo forse lo abbiamo. Io dal canto mio sono tanto preoccupato, perché anche io finirò presto o tardi davanti al Tribunale di Dio e non so cosa mi dovrò inventare per ottenere almeno la condizionale.

Il Pio

Ascoltare e sentire.

San Paolo diceva che la fede passa attraverso l’ascolto ( Fides ex auditu ). La fede non è infatti—fatti salvi casi particolarissimi—un'...