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Del modo di assistere alla santa Messa.


 665 D. Quali cose sono necessarie per ascoltare bene e con frutto la santa Messa? 

R. Per ascoltare bene e con frutto la santa Messa sono necessarie due cose: 

   1. la modestia della persona; 

   2. la divozione del cuore. 


666 D. In che consiste la modestia della persona? 

R. La modestia della persona consiste in modo speciale nell'essere modestamente vestito; nell'osservare silenzio e raccoglimento, e nello stare, per quanto si può, ginocchioni, eccettuato il tempo dei due vangeli, che si ascoltano stando in piedi. 


667 D. Nell' ascoltare la santa Messa qual'è il miglior modo di praticare la divozione del cuore? 

R. Il miglior modo di praticare la divozione del cuore nell'ascoltare la santa Messa è il seguente: 

   1. Unire da principio la propria intenzione a quella del sacerdote, offerendo a Dio il santo sacrificio per i fini pei quali è stato istituito. 

   2. Accompagnare il sacerdote in ciascuna preghiera e azione del sacrificio. 

   3. Meditare la passione e morte di Gesù Cristo e detestare di cuore i peccati che ne sono stati la cagione. 

   4. Fare la Comunione sacramentale, o almeno la spirituale, nel tempo che si comunica il sacerdote. 

(Dal Catechismo Maggiore di San Pio X)

Santa messa e le anime del Purgatorio



Come dicendo messa il dì de’morti,
frate Giovanni della Vernia
vide molte anime liberate del purgatorio.


Dicendo una volta il detto frate Giovanni la messa il dì dopo Ognissanti per tutte l’anime de’morti, secondo che la Chiesa ha ordinato, offerse con tanto affetto di carità e con tanta piatà di compassione quello altissimo Sacramento (che per la sua efficacia l’anime de’morti desiderano sopra tutti gli altri beni che sopra tutto a loro si possono fare) ch’egli parea tutto che si struggesse per dolcezza di pietà e carità fraterna.

Per la qual cosa in quella messa levando divotamente il corpo di Cristo e offerendolo a Dio Padre e pregandolo che per amore del suo benedetto figliuolo Gesù Cristo, il quale per ricomperare le anime era penduto in croce, gli piacesse liberare delle pene del purgatorio l’anime de’morti da lui create e ricomperate.

Immantanente egli vide quasi infinite anime uscire di purgatorio, a modo che faville di fuoco innumerabili ch’uscissono d’una fornace accesa e videle salire in cielo per li meriti della passione di Cristo, il quale ognindì è offerto per li vivi e per li morti in quella sacratissima ostia, degna d’essere adorata in secula seculorum.

A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.


(Dai Fioretti di San Fracesco di Assisi

Come pecore senza pastore



821 D. Il Sacerdozio cattolico è necessario nella Chiesa?
R. Il Sacerdozio cattolico è necessario nella Chiesa; perché senza di esso i fedeli sarebbero privi del santo sacrificio della Messa e della maggior parte dei sacramenti, non avrebbero chi li ammaestrasse nella fede, e resterebbero come pecore senza pastore in balia dei lupi, a dir breve non esisterebbe più la Chiesa come Gesù Cristo l'ha istituita.

822 D. Dunque il Sacerdozio cattolico non cesserà mai sulla terra?
R. Il Sacerdozio cattolico, non ostante la guerra che gli muove contro l'inferno, durerà fino alla fine dei secoli; avendo Gesù Cristo promesso che le potestà dell' inferno non prevarranno giammai contro la sua Chiesa.

(Dal Catechismo Maggiore di San Pio X)

Come sono cambiati i tempi!


Una delle domande che ogni tanto mi faccio è cosa avrebbe fatto san Pier Giorgio Frassati se fosse nato in questi tempi. Lui, classe 1901, è morto nel 1925. Però non sembra un divario di ottanta anni, ma di ottantamila anni. E’ cambiato tutto. E’ un altro mondo questo, non solo dal punto di vista tecnologico o architettonico, ma da quello umano e cristiano. Mia nonna Dora, classe 1902, morta nel 1996, lo diceva sempre: «come sono cambiati i tempi da quando ero piccola io!». Allora sbuffavo e le dicevo di stare zitta con quelle lagne. Ora io, classe 1963, per Grazia di Dio ancora vivo (e non so fino a quando il Signore mi lascerà qui, sperando però che poi mi accolga in Paradiso, forse dopo un miliardo di secoli in Purgatorio) dico le stesse identiche cose di nonna Dora, forse con un po’ di tristezza in più. Ora abbiamo i grattacieli, automobili comode e veloci, la miseria di molto ridotta, case belle, aria condizionata e riscaldamento, comodità eccezionali, cellulari, internet… (certo non per tutti), nel 1925 nulla di tutto questo era possibile. Ma non credo che Pier Giorgio, per come era fatto, avrebbe avuto problemi oggi a utilizzare tutte queste cose con la massima temperanza, con la giusta moderazione e a condividerli, ove possibile, coi poveri. Da come “lo conosco” ciò che lo avrebbe ferito profondamente nel cuore é vedere come stanno messi oggi i cristiani e com’è la Chiesa moderna. Come si è perso tutto quello che esisteva negli anni suoi, ma proprio tutto. Dove troverebbe oggi un luogo per partecipare periodicamente all’amatissima Veglia notturna? Dove troverebbe in un Rifugio alpino uno che reciti il Rosario con lui (o che sa ancora cosa sia il Rosario)? E la tabaccaia di Corso Vercelli, oggi forse straniera, forse convivente, forse agnostica, gli accetterà l’invito a andare a messa? Dove troverà una messa con quel mistero, quel silenzio e quel raccoglimento dei tempi suoi? E poi chissà cosa avrebbe scritto ai suoi amici (li avrebbe poi trovati tutti cristiani)? Avrebbe potuto scrivergli comprensibilmente che bisogna “vivere e non vivacchiare”? E allora, facendomi prendere dallo sconforto, penso talvolta che oggi, con questa flaccidità umana e morale, con questa fede fragile, con questo vuotismo catechistico, con questo sincretismo religioso, con questo laicismo e politicamente corretto sovrani in tutto e per tutto e soprattutto con tanta confusione… forse un Pier Giorgio Frassati non sarebbe mai potuto nascere. Ma questa—mi correggo subito—è un’eresia, una bestialità, ma soprattutto è una cosa sbagliatissima che fa andare fuori strada, in un’altra direzione. Il santo non viene fuori in base al tipo di società o di economia che esiste in un certo periodo.Uno è santo, non sempre perché ha un carattere di ferro, è un uomo eccezionale, fa miracoli, è sacerdote e fonda Congregazioni, va in missione e muore martire: anche questa è santità, quella più clamorosa forse. Santo è un uomo vero, un uomo umanamente e drammaticamente uomo. Santo è chi vive ogni momento della giornata per Gesù e mette su tutto, Gesù. E’ uno che si affida completamente a Lui. Adrienne von Speyr osserva: «La santità non consiste nel fatto che l’uomo dà tutto, ma che il Signore prende tutto». Infatti santi ci si diventa soprattutto per la Grazia di Dio, non bastano le sole nostre forze, le nostre bravure, l’impegno, la costanza (anche questi). Noi dobbiamo sempre pregare per divenire santi (quelli clamorosi, come quelli nascosti: l’importante è stare dove Gesù ci vuole mettere perché lì solo ha senso la nostra vita). Laddove Nostro Signore vuole e non dove vorremmo noi. Dunque è proprio possibile che in un mondo triste e allo sbando come quello di oggi, possa nascere un nuovo Pier Giorgio Frassati che tanto bene potrà fare. Bisogna ora vedere se Nostro Signore non si sia stufato di noi e per qualche miliardo di anni non vorrà più mandarci la Sua Grazia santificante, lasciandoci ai frutti dei nostri peccati. Noi però preghiamo sempre e speriamo che cambi idea. E che possano nascere tanti uomini come Pier Giorgio Frassati.

Il Pio

Silentium!

Io penso sempre che se devo andare a messa, devo arrivare puntuale, prima sarebbe meglio. Ma non per un malposto moralismo, un precisismo oltremisura, ma per il fatto che ho un appuntamento con Gesù e devo arrivare, almeno almeno, in orario: arrivare tardi per me è una maleducazione verso Gesù. Se fosse stato un colloquio di lavoro o il primo appuntamento con la bella fidanzata, quando sarei arrivato? Almeno almeno mezz’ora prima. Per questo un po’ mi intristisco quando vedo tanta confusione durante le messe, tanta distrazione, tanti ritardi, tanti cellulari in agitazione, cappelli in testa ai maschi, parlottii, quando poi la confusione non la crea proprio il sacerdote (quello che la dovrebbe evitare come la peste), e giù dunque applausi perché è il compleanno del nostro Gigetto, prendetevi tutti per mano, leviamole al cielo... Una volta ho ricevuto la Comunione da uno che si era travestito da Elfo. Un’altra volta ho visto, davanti l’altare secchi e sacchi dell’immondizia perché il sacerdote doveva parlare della raccolta differenziata (mica della salvezza dell’anima!). Non la faccio lunga. Vi metto qui sotto alcuni spunti che il monaco Giovanni Cassiano (360-435) dà proprio in questa materia. Il brano non è esaustivo, ma per il momento può (spero) essere utile ai tre lettori di questo Blog. «Quando dunque i monaci si riuniscono per le celebrazioni (…) si osserva da parte di tutti un tale silenzio che, pur essendosi radunato insieme un numero così grande di fratelli, a stento si crederebbe che fosse presente qualcuno all’infuori di colui che, levatosi in piedi in mezzo a tutti, comincia a intonare il Salmo. (…) durante l’orazione nessuno si permette di sputare, nessuno si raschia la gola, nessuno tossisce, nessuno sbadiglia per la sonnolenza, a bocca spalancata e con labbra allargate; non sono emessi né gemiti né sospiri che possano recar disturbo ai presenti. Non si ode altra voce, se non quella del sacerdote alla conclusione della preghiera. (…) Quanto poi a colui che per la tiepidezza del suo spirito prega con voce rumorosa o, comunque, emette dalla sua bocca qualcuno di quei suoni di cui in precedenza ho fatto cenno, oppure e più ancora, si fa sorprendere dagli sbadigli, essi lo condannano con doppio biasimo: anzitutto perché egli risulta colpevole, in quanto eleva con negligenza la propria preghiera; in secondo luogo perché con il suo comportamento inconsiderato e rumoroso disturba il raccoglimento di chi, forse ben più intensamente era dedito all’orazione (Giovanni Cassiano Le Istituzioni Cenobitiche – Abbazia di Praglia pagg.84-85». 


Il Pio

Perché non va a messa?


«Avevo un piccolo negozio di tabacchi in corso Vercelli e un giorno vidi fermarsi, proprio davanti alla vetrina, una carrozza scoperta con due giovani a cassetta. Uno di loro scese [il beato Pier Giorgio Frassati, ndr], si riempì le braccia di pacchi e pacchetti e sparì dentro un portone. Ritornò, prese altri pacchi e sparì nuovamente. Poi venne da me con un sacco di roba che non era riuscito a consegnare perché aveva trovato la porta chiusa e mi pregò di portarlo io stessa. Da quella volta, quando non gli riusciva di consegnare qualche pacco lo lasciava da me. Era un giovane che ispirava confidenza, così un giorno attaccai discorso: «Lei è vestito bene che pare un signore, eppure va in giro con questi sacchi... Cosa dirà la gente? Perché non li lascia a me che sono solo una tabaccaia? A me la gente non fa caso». «Vede – rispose lui – io sono contento se li trovo in casa. Preferisco consegnarli personalmente a loro, perché posso parlare con loro e infondere un po’ di coraggio, farli sperare che la vita cambierà, e soprattutto convincerli ad offrire a Dio le loro sofferenze e ad andare a Messa». Gli risposi dicendo che io non avrei certo potuto insistere che andassero a Messa, dal momento che non ci andavo neppure io. Sarebbe stato come se il diavolo avesse invitato a farsi eremiti. Invece di sgridarmi si limitò a chiedermi: «Perché non va a Messa?». Risposi senza scompormi che se il duro lavoro quotidiano nel negozio non bastava a meritarmi il paradiso, il Signore per me poteva anche chiudere bottega. Ma lui continuò: «Se non vuole andare a Messa per se stessa, vada almeno per il suo bambino, lei che è una buona mamma». Rimasi colpita e gli risposi che probabilmente aveva ragione. E la domenica dopo ero in chiesa. Io che non avevo mai sentito una parola bella e che ero rimasta orfana a tre anni, fui colpita dalla spiegazione del Vangelo. E così da sposata per la prima volta andai a Messa. Glielo dissi poi a quel giovane quando lo vidi e gli ripetei anche la spiegazione del Vangelo. Ebbi la sensazione che lui capisse benissimo come io non avessi bisogno del sacchetto, ma di un po’ di parole di fede. E così continuò: «Perché il Signore protegga il suo bambino bisogna che lei vada sempre in chiesa». E infatti, quando durante l’ultima guerra, mio figlio corse gravissimi pericoli lo affidai alla protezione del Signore che stese su di lui la mano e lo salvò. Per lungo tempo non seppi chi fosse il mio benefattore e forse non lo avrei mai saputo se un giorno, dopo che egli aveva lasciato il mio negozio, non fosse entrato un uomo di Pollone che mi disse: «Sa chi è uscito in questo momento dalla sua bottega?». «No, non lo conosco; so soltanto che è un giovane che porta sempre roba ai poveri». «Non sa chi è? È il figlio del Senatore Frassati». Tutti allora conoscevano a Torino i Frassati... Quel signore mi disse che anche a Pollone tutti i poveri lo aspettavano nelle loro case».

L. Frassati, La carità di Pier Giorgio Frassati, SEI Torino 1957, p. 17.

Il cellulare


«Dio non ti cerca sul cellulare, lo puoi spegnere!»


Una volta stavo in vacanza con la famiglia e i miei figli erano piccoli. Il proprietario dell’agriturismo mi disse che si stupiva tanto perché vedeva che i miei figli giocavano normalmente e non passavano il loro tempo invece dentro al cellulare o a diavolerie simili, come vedeva fare dagli altri bambini. 

Il cellulare oggi viene regalato prestissimo a un bambino e non mi pare una faccenda molto educativa. 
Venticinque anni fa il cellulare era una faccenda per pochi. Chi ce l’aveva era guardato con tanta ammirazione e stupore quasi come chi possedeva una Porsche. Poi si sono diffusi piano piano. Erano grandi come citofoni e si poteva solo telefonare al massimo mandare i messaggi e fare qualche gioco. Mi ricordo quando una volta un cellulare trillò di domenica durante la messa di mezzogiorno. Tutti si sono fermati. Ma allora era uno solo a averlo, fra tutti, un medico peraltro, chiamato per un'urgenza. Dopo la messa tra di noi c’è chi parteggiava per il dottore e chi era rimasto scandalizzato per una simile maleducazione. Poi i telefonini si sono diffusi, rimpiccioliti e sono aumentate le funzioni. E sono cominciati a comparire davanti alle chiese i cartelli più o meno minacciosi per chi lascia acceso il cellulare. Bellissimo e dolcissimo invece il cartello che una volta ho visto davanti a una Chiesa: «Dio non ti cerca sul cellulare, lo puoi spegnere!». Quella frase chiariva tutto. Poi sono arrivati i cellulari che fanno tutto, ma proprio tutto e le mamme di ogni risma che li regalano ai propri figli a cui hanno appena tolto il pannolone; ma senza porsi la domanda «a cosa gli serve? Farà bene alla sua crescita quel telefonino? Non sarà meglio che gioca come giocavo io da bambina?...». «Lo fanno tutti, ce l'hanno tutti, come si fa a non regalarglielo?» è solitamente la risposta. Ma quella era una domanda educativa a un problema educativo. E “problema” è un termine che nessuno vuole affrontare e “educativo” è un termine che è sconosciuto e incomprensibile. Ma oggi il problema dell’educazione passa anche per quelle domande. Chi ha il coraggio di educare? Chi ha il coraggio di non fare tutto quello che fanno tutti? Il problema di tutto è sempre lo stesso: l’oblio di Dio nel nostro cuore e nella società. Senza Dio si vive senza grandi ideali. E ci resta solo quello borghese della tranquillità e del proprio orticello da curare e che tutti e tutto il resto ne stiano fuori, per favore, e i bambini fino a che sono piccoli sono carini, poi da grandi sono scocciature. Ma senza educazione la società muore.
Il Pio

I giornali, gli "era ora"e le aperture

Le persone che in materia religiosa solitamente dicono “era ora” a ogni suon di apertura sono spesso quelli che a messa non ci vanno mai e non ne vogliono sapere di parrocchie, preti e faccende del genere. E continueranno a vivere così a ogni apertura presunta o reale. Ma sono i più fermi che rischiano di uscire.

Il Papa dice che farà una commissione per conoscere il ruolo delle diaconesse nei primi tempi cristiani e i giornali dicono che la Chiesa finalmente si apre alle donne e a breve ci saranno preti femmina. E la gente dice “era ora”. Ma il bello è che la gente che solitamente dice “era ora” è quella che a messa non ci va mai e non ne vuole sapere di parrocchie, preti e faccende del genere. Quelli che spesso più si accalorano delle presunte aperture sono proprie quella gente. E a messa poi non ci vanno ugualmente e restano dove erano. Tra quelli che dicono “era ora” ci sono anche tantissimi cristiani impegnati ma non so dove credono di arrivare intaccando dottrina e magistero bimillenari. Di qui si possono fare alcuni pensieri. I giornali non si sa cosa scrivono soprattutto in materia religiosa. Vi ricordate quando Benedetto XVI provò a citare una frase di un musulmano come fu girata dai giornali e TV per far dire al Santo Padre cose che nemmeno pensava contro quella religione e fini a far scoppiare violentissimi incidenti in molte parti del mondo? E chi li ripaga questi danni? Non so. Finora nessuno. La regola è che non fa notizia un cane che morde un uomo, ma un uomo che morde un cane. E poi le aperture. Ben vengano quando esse fanno in modo che più persone si innamorino di Gesù e della Chiesa, ma se servono solamente a quelli che stanno fuori a dire che ora la Chiesa la pensa come loro, senza nessuna novità in cuor loro, non devono essere a mio avviso le benvenute. Aprire le porte ma poi nessuno entra e quelli più attaccati alla dottrina e alla tradizione (cioè quelli più fermi, quelli pronti a dare la vita per la Chiesa) escono o si scandalizzano non si fa un buon affare, facendo due conti. Di aperture del genere ne stiamo sentendo tante anche da principi della Chiesa. E’ un momento difficile e ne usciremo. Ma a quale prezzo?
Il Pio

Ma un po’ di cristianofobia c’è…

Oggi è un gran parlare di islamofobia, omofobia, israelofobia, xenofobia, afrofobia, xfobia… Hanno pure istituito Giornate mondiali su quest...