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L'eresia è peggio del peccato

Sono arrivato, giusto o sbagliato che sia, dopo aver stirato il mio cervello fino a farlo squarciare, al vecchio credo secondo cui l’eresia è più minacciosa del peccato. Un errore è peggio di un crimine, perché un errore genera crimini.

(G. K. Chesterton, The diabolist, in Daily News, 1907)

Le eresie consistono sempre nell'indebita concentrazione su di una singola verità, o mezza verità.
 (G. K. Chesterton, L'Uomo Comune)

La verità intera è in genere alleata della virtù, una mezza verità è sempre alleata di un vizio.


(G. K. Chesterton, Illustrated London News, 11/06/1910)

Perdere tempo


«Nell’ora della morte ti rincrescerà d’aver perduto tanto tempo, senza alcun vantaggio dell’anima tua». 

(san Giovanni Bosco, MB VI,442)

Sedicente



Sedicente, secondo il vocabolario Treccani, significa principalmente «che dice sé stesso», ma anche «che dice di essere, che si spaccia per qualcuno, che si attribuisce cioè titoli, generalità, qualifiche, qualità che non sono o che si sospettano non essere rispondenti a quelle reali». Nel 1978 facevo il 4^ ginnasio, e all’indomani del brutale omicidio di Aldo Moro, notissimo uomo politico di quel periodo, eseguito dalle Brigate Rosse dopo averlo tenuto molti giorni in prigionia in un appartamento romano (il fatto colpì moltissimo tutti gli italiani), la professoressa (di sinistra) ci fece fare un tema sull’argomento. Ma le Brigate Rosse in effetti esistevano già dal 1970; questa era un’organizzazione terroristica di estrema sinistra, nata per sviluppare la lotta armata per il comunismo. Gente spietata e senza Dio che al posto del cuore avevano probabilmente la falce e il martello. Più o meno. Prima di uccidere Aldo Moro avevano collezionato una lunga serie di omicidi, gambizzazioni, ferimenti, sequestri,… Gran parte della stampa e la televisione quando doveva far sapere che era avvenuto, ad esempio, un omicidio o un sequestro da parte di questi feroci rivoluzionari, sottolineava sempre che a eseguirlo era stato il “sedicente” gruppo terroristico Brigate Rosse. «Oggi un sedicente gruppo di Brigate Rosse ha ucciso…», «ieri un sedicente gruppo di Brigate Rosse ha sequestrato, ha gambizzato, ferito…». Considerate che negli anni settanta il partito comunista era fortissimo, potentissimo e era anche molto temuto.  E rosso (come quello delle Brigate) era il colore del partito comunista. Moltissimi di quelli che scrivevano sui giornali o parlavano dalla tv, gli intellettualoni che pontificavano dai giornaloni, erano con tutte le idee spostate a sinistra e straconvinti che il marxismo era alle porte. Molta gente comune poi, aveva in tasca il Libretto rosso dei pensieri di Mao (spietato dittatore comunista della Cina di quel periodo) e il nome di Mao veniva scritto a caratteri cubitali su tanti muri. Tanto per inquadrare il periodo. E così “sedicente” oggi e “sedicente” domani, arriviamo al 1978 e al mio tema di italiano. Io avevo sempre pensato, dal contesto delle frasi che venivano dette, che “sedicente” significasse “segreto”, “terroristico” comunque qualcosa di analogo e vicino alla parola criminale. Così inizio a scrivere spiegando che un sedicente gruppo di Brigate Rosse aveva ammazzato l’onorevole… Poi mi viene il dubbio e vado a leggere sul vocabolario il significato di quel termine e, conosciutolo, lì per lì non capisco il motivo del larghissimo uso che era stato fatto in tutti quegli anni. Perché, infatti, ripetere allo sfinimento che i terroristi dicevano di sé stessi di essere delle Brigate Rosse, ma che forse si erano appropriati di titoli senza averli? Era più importante sottolineare sempre questo trascurabile particolare o invece rimarcare che erano spietati assassini foderati di un’ideologia cattiva, perché l’ideologia si vede dai frutti? La cosa mi era incomprensibile. Non capivo e dunque non ho scritto sul tema quella parola. E ora veniamo ai giorni d’oggi e al motivo di tanti ricordi e perché mi sono riaffiorati alla mente fatti avvenuti quasi quarant’anni fa. Quella parola, ”sedicente”, l’ho sentita nuovamente proprio sui giornali e in TV dove l’avevo sentita negli anni settanta. Ma oggi viene associata all’Isis, e così spiegano tutti con premura che si tratta del sedicente Stato islamico. E questo non mi lascia tranquillo.

Il Pio

La regola.


Cattoborghesismo: molta forma e frasi belle, ma poca sostanza. Cattolicesimo a orari sindacali e suddivisione della vita in molti settori impermeabili: fede, lavoro, famiglia, amicizia, svago, proprio dove vita è e deve essere una faccenda unica e indivisibile


In questo periodo spesso si sente la frase “anno nuovo, vita nuova!”. Se ci si pensa un attimo questo è un augurio bellissimo e carico di significato. Che bello se potessimo cambiare sempre in meglio la nostra vita, fino all’ultimo istante: ogni anno, ogni giorno, migliorare e avvicinarsi sempre più alla santità che è il motivo per cui tutti siamo stati creati. Purtroppo il più delle volte quella frase stupenda è buttata là senza pensarci: un po’ per tradizione, un po’ per scaramanzia... Come quando ci si incontra per strada e uno ti dice di fretta “come va, tutto bene?” e l’altro “sì, e tu?”, “pure” e ci si saluta e ognuno va per la sua strada. E magari dentro a entrambi c’è un macigno che da soli non si riesce a spostare e che non si riesce nemmeno a dire, perché c’è sempre fretta e non si può perdere tempo e poi ognuno sa in cuor suo che all’uno nulla interessa dell’altro. E’ la regola. E poi parlare di se stessi, di quello che ci capita, di quello che viviamo davvero, è considerata una debolezza che nessuno deve sapere. Anche questa è la regola. Una frase, quella, che allora si dice in automatico, senza speranza e senza amicizia. Il mio amico nigeriano invece che incontro il sabato davanti al bar (e che per sua fortuna non è ancora completamente immerso nel nostro modo di fare), mi ha risposto un giorno che era triste perché gli era morta la mamma quella notte e non poteva andare a casa per l’ultimo saluto. Che le voleva molto bene e che l’aveva sentita proprio un giorno prima che si ammalasse e poi morisse all’improvviso. Io sono rimasto un po’ con lui e gli ho chiesto se potevo fare qualcosa. Ha stretto le spalle e mi ha fatto un sorriso. Le volte successive mi ha aggiornato sulla situazione.
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Noi invece viviamo come se fossimo tutti soli. Anche se conosciamo centinaia di persone o siamo in mezzo a centinaia di persone. Ci conosciamo magari da anni, ma spesso non vogliamo né dire di noi, né ascoltare gli altri. Parliamo di tutto, ma mai della nostra vita. Abbiamo poi il nostro “orticello” entro cui vogliamo stare e spesso entro cui ci vogliamo chiudere e qui nessuno ci deve disturbare. Anche questa è la regola… Ma nessuno ci ha garantito che tutte queste siano regole valide.
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Questo modo di vivere anzidetto è frutto di un’ideologia oggi molto forte: il borghesismo il cui ideale più alto altro non è che quello di avere una vita tranquilla, possibilmente col posto fisso, al riparo da ogni pericolo, in cui il concetto di dolore e morte non devono entrare. Dal borghesismo poi deriva direttamente il cattoborghesismo, che accanto al cattocomunismo hanno fatto e continuano a fare danni enormi. Cattoborghesismo: molta forma e frasi belle, ma poca sostanza. Cattolicesimo a orari sindacali e suddivisione della vita in molti settori impermeabili: fede, lavoro, famiglia, amicizia, svago, proprio dove vita è e deve essere una faccenda unica e indivisibile. Vita e fede, soprattutto, un tutt’uno, contro le “vite parallele” moderne che ogni giorno viviamo. Le nostre vite parallele sono però il frutto di una menzogna, cioè che è possibile mettere d’accordo più cose tra loro completamente distanti e diverse: fede, vita, moda, ideali e mentalità moderni… Però fede cattolica e borghesismo non vanno affatto d’accordo. Perché questa non porta in Paradiso. E’ la regola.
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Anno nuovo, vita nuova, dunque. Prendiamo sul serio questa frase, come fa il mio amico nigeriano. Stacchiamoci allora dalle ossa la crosta del borghesismo e viviamo come esseri umani, cerchiamo di essere amici gli uni degli altri e non cadiamo nella menzogna delle vite parallele, ma fede e vita sia sempre per ciascuno di noi un tutt’uno inscindibile. E’ questo sicuramente un programma immenso per noi. Ma con un po’ di buona volontà, con l’aiuto degli amici veri e con l’aiuto di Nostro Signore (che se glielo chiediamo ce lo dà) la cosa si può raggiungere. E’ la regola. E questa mi sembra proprio una buona regola.

Il Pio

Don Bosco / 8



 «Che cosa è il rispetto umano? Un mostro di cartapesta che non morde». (MB VIII,165) 

«Dimentica i servizi prestati e non i ricevuti» (MB III,617) 

«Parla poco degli altri e meno di te» (MB III,617) 

«Quelli che desiderano grazie da Maria Ausiliatrice aiutino le nostre Missioni e saranno sicuri di ottenerle» (MB XVIII,477.525)

«Si faccia economia in tutto, ma si faccia in modo che con gli ammalati nulla manchi» (MB X,1046)

«Due nemici hanno gli innocenti: le storte massime e i discorsi dei cattivi, e la concupiscenza» (MB XVII,727) 

«I guadagni del prete vogliono essere le anime e nulla più» (MB XI,240,517; XII,430,625)

«Quando i giovani sono sobrii, potranno fare molto profitto nella virtù» (MB XIII,432) 

«La nostra vita è così breve che abbiamo poco tempo per fare il bene» (Margherita, mamma di don Bosco) (MB I,77) 

«Se mi volete parlare dell’anima, venite e troverete sempre Don Bosco pronto ad ascoltarvi» (MB XVIII,177)

«Nelle fatiche e nei patimenti non si dimentichi che abbiamo un gran premio preparato in cielo»(Ricordi ai Missionari)(MB 11,389) 

«Finché ci manterremo poveri, la Provvidenza non ci verrà meno» (MB V,671)

«Procurate la nettezza e la decenza degli abiti, del letto e delle camere, ma farsi un grande studio per evitare la ricercatezza» (MB X,666)


«Si promuovano le nostre compagnie e non mai si cerchi di biasimarle.Il biasimo può farne un gran danno in colui che l’ascolta» (MB XII,606)

Uno, unico, irripetibile



Questo messaggio lo rivolgo ad ogni uomo; all’uomo; all’uomo, nella sua umanità. Natale è la festa dell’uomo. Nasce l’Uomo. Uno dei miliardi di uomini che sono nati, nascono e nasceranno sulla terra. L’uomo, un elemento componente della grande statistica. Non a caso Gesù è venuto al mondo nel periodo del censimento; quando un imperatore romano voleva sapere quanti sudditi contasse il suo paese. L’uomo, oggetto del calcolo, considerato sotto la categoria della quantità; uno fra miliardi. E nello stesso tempo, uno, unico e irripetibile. Se noi celebriamo così solennemente la nascita di Gesù, lo facciamo per testimoniare che ogni uomo è qualcuno, unico e irripetibile. Se le nostre statistiche umane, le catalogazioni umane, gli umani sistemi politici, economici e sociali, le semplici umane possibilità non riescono ad assicurare all’uomo che egli possa nascere, esistere e operare come un unico e irripetibile, allora tutto ciò glielo assicura Iddio. Per lui e di fronte a lui, l’uomo è sempre unico e irripetibile; qualcuno eternamente ideato ed eternamente prescelto; qualcuno chiamato e denominato con il proprio nome. Così come quel primo uomo, Adamo; e come quel nuovo Adamo, che nasce dalla Vergine Maria nella grotta di Betlemme: “lo chiamerai Gesù” (Lc 1, 31).

Christus natus est nobis, venite adoremus!


(Stralcio del Messaggio Urbi et Orbi di Giovanni Paolo II, S. Natale 1978)

I Clint Eastwood e il nostro cuore



«Vuole partecipare alla Colletta Alimentare? È per i poveri». Gli allungo il sacchetto. Quello, in silenzio, mi fissa negli occhi con lo sguardo di un pazzo assassino per diversi secondi. Per un attimo ho pensato «ora questo mi darà un pugno in faccia». Di gente strana c’è ne tanta in giro e di quelli che vedono i cristiani e quello che fanno, come fumo negli occhi, pure. Invece mi dice con voce tagliente alla Clint Eastwood «cosa posso prendere, cosa può servire?». Alla fine della spesa ci ha dato diversa roba. Stare alla Colletta Alimentare è sempre una bella esperienza, anche perché vieni a conoscere il modo di comportarsi di diverse persone e cosa passa nelle loro teste. Da quello che ti dice di essere lui più bisognoso degli altri ed esce col carrello stracolmo di roba, o quell’altro che sostiene che è tutta una fregatura. A quello che dice che la spesa per i poveri l’ha fatta ieri o la farà domani. Prima o dopo. Alla signora ingioiellata che dice che dovrebbero andare a lavorare, invece. Fino al signore che nemmeno ti guarda, o ti ridà il sacchetto,  o ti manda a quel paese... Ma una buona parte della gente che passa, il sacchetto lo prende e lo riempie, anche con poco. E quindi c’è quello che dice di essere disoccupato e divorziato da tempo, ma un pacco di pasta lo regala volentieri a chi sta peggio di lui. Quell’altro che si scusa perché non ha potuto prendere tanta roba come avrebbe voluto. Chi dice che finché si può, si dona con piacere, ma a breve saremo tutti poveri… E, a parte il Clint Eastwood delle parti nostre, buonissimo di cuore lui, ma duro e impenetrabile di facciata, quasi tutti hanno restituito il sacchetto con un sorriso aperto, segno di contentezza per quello che si è fatto, poi salutano e se ne vanno lieti; e pare che alcuni vorrebbero anche rimanere un altro po’... Davvero tanti ne ho visti, di tutte le età. E questo anche a me ha aperto il cuore. Dopo la Colletta Alimentare infatti, torno a casa sempre rincuorato e lieto: non solo per aver fatto, nel mio piccolo, una cosa utile, ma anche perché vedo gente contentissima nel dare agli altri.

Noi siamo così. Il nostro Cuore ci porta naturalmente a interessarci degli altri. A aiutare gli altri. Il Cuore è la parte più profonda e vera che abbiamo. Quella che ogni tanto ci chiama, ci rimprovera, ci sollecita... Il cuore non è il sentimento, il puro sentimentalismo, del “va dove ti porta il cuore”, del “me lo sento” o “non me lo sento”, “amore, amore”… Difficile da spiegare la differenza in poche righe, ma spero che la si intuisca con questi brevi esempi.

Non a caso infatti, siamo creature, non figli del caso, ma figli di Dio: voluti e pensati proprio così. Creati dunque, a Sua immagine e somiglianza. E così, potendoci fare come voleva, Lui ha messo un Cuore grande dentro a ciascuno di noi, un Cuore che tutti si sono resi conto di avere anche se per un solo secondo in tutta la vita. Ma ci ha fatti anche liberi, liberissimi, di fare tutto quello che vogliamo. Dalla bontà più assoluta e gratuita, alla perfidia più nera e tremenda. Ognuno è libero di fare il male o il bene. Amare o odiare. Vivere, vivacchiare, non vivere, uccidersi, uccidere... E anche di venire a patti con questo Cuore o di non ascoltarlo per niente e sommergerlo di tante vanità e immondizia. Come anche di ascoltare solo quello che fa più comodo o più piace. Come anche seguire quello che tutti seguono, cioè, ultimamente, quello che dice il Potere. Pensate, siamo usciti dalla dittatura del dittatore, per buttarci anima e corpo nella dittatura del pensiero unico. La prima ci fu imposta negli anni ‘20, la seconda dittatura la vogliamo seguire pervicacemente noi, ritenendola l’unica possibile e giusta. Ma di sicuro non è l’unica strada anche se la segue la maggioranza delle persone che poi, democraticamente, insulta e sberleffa tutti coloro che—pochi in realtà—vanno in una direzione differente. Il Clint Eastwood della Colletta quando si è accorto che poteva fare del bene e che questo era proprio quello che il suo Cuore gli diceva, lo ha fatto senza pensare a altro. E’ bastata infatti una frase di uno sconosciuto, mai visto e che probabilmente non vedrà più, con una pettorina gialla svolazzante addosso, perché il suo Cuore avesse l’occasione di sollecitarlo a fare qualcosa di buono. E per farlo stare contento (pur senza farlo vedere agli altri).

Siamo nel periodo natalizio: dunque è l’occasione per dire che la strada più bella da seguire, valida per tutta la vita e non per un periodo determinato (quando finisce la moda al potere) è quella che ci ha aperto Gesù che è venuto in terra proprio a dircela e a spiegarcela. Seguiamola senza paura, restiamo saldi nella Fede cattolica. Convertiamoci. Seguiamo Gesù che ci vuole bene e non il Potere che ci vuole solo schiavi. Il nostro Cuore preferisce sicuramente quella strada. Sicuramente saremo più contenti. E probabilmente ci salveremo l’anima.

Il Pio 


Ma un po’ di cristianofobia c’è…

Oggi è un gran parlare di islamofobia, omofobia, israelofobia, xenofobia, afrofobia, xfobia… Hanno pure istituito Giornate mondiali su quest...