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“Mio Dio, percuotete il pastore, ma risparmiate il tenero gregge”

 



“Da agosto a novembre 1854 Torino venne colta dal colera. I casi iniziarono subito a salire, fino a toccare i 2500 contagiati e 1400 vittime. Tra le zone più colpite quella di Borgo Dora, proprio a due passi dall’Oratorio di Valdocco (dove operava il santo, ndr). Don Bosco sin da subito adottò misure precauzionali, tra cui la pulizia di tutta la casa e la riduzione del numero di letti in ogni stanza. La sera di sabato 5 agosto, festa della Madonna della Neve, il sacerdote di Torino parlò ai suoi ragazzi: «Voi state tranquilli: se farete quanto vi dico, sarete salvi da quel flagello. Prima di tutto vivere in grazia di Dio; portare al collo una medaglia di Maria Santissima che io benedirò e darò a ciascuno e a questo fine recitare ogni giorno un Pater, Ave, Gloria coll’Oremus di San Luigi e la giaculatoria: “Ab omni malo libera nos, Domine” (da ogni male liberaci Signore, ndr) ». Ma don Bosco aveva in mente anche altro. Come si legge nel libro “Memorie biografiche di don Giovanni Bosco” di don G.B. Lemoyne: «In tutte le epidemie e pestilenze vi furono sempre cristiani generosi i quali sfidarono la morte a fianco degli appestati. Espresse il vivo desiderio che anche alcuni gli divenissero compagni in quell’opera di misericordia». I suoi giovani accettarono questa coraggiosa idea. Così, «quando si seppe che i giovani dell’Oratorio si erano consacrati a questa nobile impresa, le domande per averli si moltiplicarono talmente che loro non fu più possibile attenersi a nessun orario. Giorno e notte, come don Bosco, furono in moto». Il gruppo di lavoro era diviso in diverse squadre: chi a servire nel lazzaretto e nelle case, chi a raccogliere i moribondi nelle strade e i malati abbandonati nelle case, chi era pronto alle chiamate d’urgenza. Ognuno di loro aveva sempre con sé ha una bottiglietta di aceto per lavarsi le mani. Sempre nel libro di don G.B. Lemoyne, si legge di don Bosco prostrato all’altare che pregava così: «“Mio Dio, percuotete il pastore, ma risparmiate il tenero gregge”. Soggiungeva: “Maria, siete madre amorosa e potente: preservatemi questi amati figli, e qualora il Signore volesse una vittima, eccomi pronto a morire”». Al termine dell’epidemia quella promessa («se farete quanto vi dico, sarete salvi da quel flagello») fatta da don Bosco venne rispettata: nonostante i ragazzi dell’Oratorio furono esposti a numerosi rischi, nessuno s’ammalò.

 

(Tratto dal sito internet del La Voce Alessandrina)

 


Signore, non ci aiutare proprio!



In questa tremenda situazione che si chiama Coronavirus, mi pare che lo Stato stia facendo quello che può, e non è facile farlo. Certo potrebbe fare meglio, ma anche peggio. Anche in questa faccenda i politici si rimbalzano la responsabilità, ma è normale. In questa faccenda cosa hanno deciso alcuni vescovi? Chiudiamo subito le chiese, non diciamo le messe. A San Benedetto del Tronto, la città in cui vivo, nel 1855 era scoppiato un colera micidiale e numerosissime furono le vittime. Il popolo con a capo i suoi amministratori decisero di fare una novena all’Immacolata con tanto di processione. Forse sarà stato un caso, ma il colera sparì. Quando viveva Don Bosco, a Torino nel 1854, scoppiò un altro colera tremendo (che tra l’altro aveva anche previsto). Lui promise ai suoi ragazzi che se restavano in stato di grazia, non avessero peccato, avessero pregato, avessero portato una medaglietta e avessero ricevuto la sua benedizione, si sarebbero salvati dal colera: e così fu, nonostante moltissimi di loro andassero in giro a aiutare la gente ammalata e soprattutto contagiosa (senza mascherine ovviamente). Intere famiglie furono sterminate dal colera torinese, ma nessuno dei ragazzi dell’Oratorio salesiano morì (un caso anche questo?). Anche san Carlo Borromeo non la pensava diversamente e non chiuse le chiese e non sospese le messe, quando nel 1576 scoppiò la peste a Milano (lui era il Vescovo). La peste lo vide in prima linea a confortare i colpiti da questa malattia. Incurante del contagio, scende per le strade piene di appestati e avvicina e conforta chi può. Scende con l’Eucarestia da somministrare ai moribondi come viatico, accompagnato da pochissimi sacerdoti. Non smette di pregare e digiunare perché il flagello termini. Supplica Cristo per la sua Passione e organizza con i cittadini superstiti processioni penitenziali, soprattutto con la reliquia del Santo Chiodo custodita nella cattedrale, perché non gli tocchi più di aiutare ogni giorno persone a ben morire. Questi erano quelli che ci hanno preceduto, i cattolici, come si dovrebbe essere. E sono diventati santi. Oggi invece chiudiamo le chiese, sospendiamo messe e manco morti pensiamo di preparare processioni. E’ come dire «Signore sappiamo noi come salvarci, che metodo usare per uscire da questa situazione, tu non puoi fare nulla, qualora davvero esistessi!» E’ dunque l’uomo che salva se stesso e dunque il mondo. Ma questo non lo ha detto Gesù, ma quelle terribili ideologie che se non hanno ancora distrutto il mondo, hanno “ammazzato” milioni di cattolici.

Il Pio 

Ma possiamo vincere la guerra, noi? - 3



Questa rubrica un po’ frivola, cerca di segnalare le stramberie che avvengono nella nostra chiesa soprattutto da parte di uomini con la tonaca, più o meno colorata, più o meno titolati. Quelli cioè che devono (solo pensare a) guidare il popolo verso Dio e (dunque) dare l’esempio il più possibile, certo, quello umanamente possibile. (Però un po' di più, se si può...). L’ultima volta vi segnalavo un sacerdote che durante la messa ha detto “io al Credo non ci credo” e non lo ha detto. Durante la messa domenicale, si capisce. E poi altri che hanno detto che ai tempi di Gesù non c’era il registratore e così non possiamo essere certi se sia vero quello che sta scritto sul Vangelo, o che il demonio non esiste, o che l’inferno è vuoto. Capite a che livello siamo? Vi sembra normale? Capite che siamo finiti in guerra, nostro malgrado? Una guerra contro nemici poco visibili e in gran parte presenti dentro casa nostra? Tutti quelli che hanno un briciolo di fede nel cuore, grande quanto un granello di senape e la vogliono conservare e anche diffondere: tutti questi si devono sentire ingaggiati. E per questo dico. Ma possiamo vincere la guerra, noi? La guerra di cui parlo è quella di portare il Regno di Dio in questa terra e Gesù nel cuore di quanti più uomini possibile. Se chi guida sbarella, va dietro il pensiero comune o peggio, capite cosa può succedere per la nostra fede? Il fatto che ora vi racconto (estrapolato come sempre da fonte abbastanza sicura) si svolge a Rivoli (To). «La Chiesa che dialoga con il mondo rimane impigliata nelle maglie del conformismo fino a venire stritolata dalle immoralità. A Rivoli (TO), dove sorge un Cinema Teatro don Bosco ad esempio, il prossimo 13 novembre verrà proiettato il film di Luca Guadagnino Chiamami col tuo nome. Si tratta della pellicola che narra la storia di sesso tra un adolescente di 15 anni e un adulto». Il News Catholic Service
—un sito specializzato—ha dato del film un proprio giudizio. Inappellabile. «Moralmente offensivo e vietato ai minori di 17 anni, al limite della maggiore età». Di cosa parla il film? Il film parla di pederastia che è, per definizione, il rapporto sessuale tra un minore e un adulto (cioè un tema, possiamo dire, davvero poco cattolico… anzi! Ah già—scordavo di dirVi—i salesiani sono un ordine cattolicissimo, in quanto nati proprio dalla straordinaria santità di san Giovanni Bosco, che in vita è stato un ottimo Maestro dei giovani e ancora oggi è un punto di riferimento, fondamentale, nel mondo dell’educazione giovanile). «Ma a Rivoli invece è tutto assolutamente normale. A cominciare dal fatto che il film viene annunciato in programmazione senza mettere alcuna nota che metta in guardia. Anzi. L’unica recensione offerta è assolutamente positiva. Col proseguire col fatto che non si capisce bene quale sia la motivazione per la quale i salesiani di Rivoli hanno deciso di consigliarlo al loro pubblico che immaginiamo per la gran parte composto da cattolici». (Il bello viene adesso). Perché tutto ciò, dunque? «E’ quello che la Nuova BQ ha cercato di scoprire telefonando ai responsabili della sala, che però hanno immediatamente messo le mani avanti. La decisione di proiettare il film? “Non ve lo diciamo, perché così ci state infangando”; La pederastia è un peccato? “Non si può decidere a priori che cosa è peccato”; Don Bosco sarebbe contento? “Chiedetelo a lui”… fino a concludere, quando le ragioni per giustificare una scelta non si trovano, col buttarla con la frase passepartout: “Il Papa ha detto chi sono io per giudicare?”. E con questo lasciapassare che si vorrebbe apodittico, giustificare anche le scelte più discutibili moralmente, oltre che cinematograficamente». Possiamo vincere la guerra, noi? (Gli stralci tra virgolette, sono tratti da La Nuova Bussola Quotidiana, del 24 settembre 2018, titolo “Film omo al cinema salesiano Ma se critichi, dividi la Chiesa” di Andrea Zambrano. Link: http://lanuovabq.it/it/film-omo-al-cinema-salesiano-ma-se-critichi-dividi-la-chiesa).

Il Pio

Don Bosco / 11


«Ogni più piccolo sacrificio fatto in gioventù, procaccia un tesoro di gloria in cielo» (MB IX,333) 

«Chi non è obbediente sarà privo di ogni virtù» (MB VI,442)

«Oltre il vitto, i guadagni del prete vogliono essere le anime e nulla di più» (MB XI,240)

«Gola e castità, e specialmente vino e castità non possono andare insieme giammai». (MB XI,517)

«Ama molto e studia di sostenere quelli che lavorano per la fede» (MB XVII,641)

«(sogno). Nell’accettazione dei novizi escludere i pigri ed i golosi» (MB XIV,124)

«Dovunque vada qualcuno di noi, tutti stanno attenti, per vedere il modello che don Bosco invia» (MB XIII,247)
«Lasciamoci sempre guidare dalla carità, la quale in fine dei conti tornerà sempre a nostro vantaggio» (MB VII,312).

Don Bosco / 10


«La provvidenza divina qual madre pietosa veglia su tutte le cose» (MB XIII,108)

«
La divina Provvidenza non viene mai meno nelle necessità» (MB IV,367)

«Dite pur sempre essere un cattivo figlio chi parla male di suo padre» (MB III,607)

«Non mai mettere in burla alcuno quando egli ne rimane offeso» (MB XIII,880)

«La pratica della castità sarà il modo di ringraziare Dio di tanti favori che ci ha concessi» (MB XII,225)

«La carità è quella che distingue i figlioli di Dio dai figlioli del demonio e del mondo» (III,607)


Don Bosco / 8



 «Che cosa è il rispetto umano? Un mostro di cartapesta che non morde». (MB VIII,165) 

«Dimentica i servizi prestati e non i ricevuti» (MB III,617) 

«Parla poco degli altri e meno di te» (MB III,617) 

«Quelli che desiderano grazie da Maria Ausiliatrice aiutino le nostre Missioni e saranno sicuri di ottenerle» (MB XVIII,477.525)

«Si faccia economia in tutto, ma si faccia in modo che con gli ammalati nulla manchi» (MB X,1046)

«Due nemici hanno gli innocenti: le storte massime e i discorsi dei cattivi, e la concupiscenza» (MB XVII,727) 

«I guadagni del prete vogliono essere le anime e nulla più» (MB XI,240,517; XII,430,625)

«Quando i giovani sono sobrii, potranno fare molto profitto nella virtù» (MB XIII,432) 

«La nostra vita è così breve che abbiamo poco tempo per fare il bene» (Margherita, mamma di don Bosco) (MB I,77) 

«Se mi volete parlare dell’anima, venite e troverete sempre Don Bosco pronto ad ascoltarvi» (MB XVIII,177)

«Nelle fatiche e nei patimenti non si dimentichi che abbiamo un gran premio preparato in cielo»(Ricordi ai Missionari)(MB 11,389) 

«Finché ci manterremo poveri, la Provvidenza non ci verrà meno» (MB V,671)

«Procurate la nettezza e la decenza degli abiti, del letto e delle camere, ma farsi un grande studio per evitare la ricercatezza» (MB X,666)


«Si promuovano le nostre compagnie e non mai si cerchi di biasimarle.Il biasimo può farne un gran danno in colui che l’ascolta» (MB XII,606)

Don Bosco / 4

«Bisogna abbandonarsi nelle mani della Divina Provvidenza, che non verrà mai meno» (MB IX,703)

«Cerchiamo di lavorare molto per fare molto bene» (MB II,169)

«Chi si rimette pienamente a Dio, è impossibile che non venga esaudito» (MB X,91)

«Non fidarti troppo delle tue forze; cadde un s. Pietro» (MB X,9)

«L’insegnante più efficace é fare quello che si comanda agli altri» (Mamma Margherita) (MB V,562)

«La mia mercede l’attendo da Dio solo, giusto remuneratore delle opere buone» (MB VII,322)

«Non siamo creati per bere, e per mangiare, sibbene per amar Dio e salvar l’anima» (MB III,586,7)

«Pensare, nel comunicare, alla propria vocazione, ecco il modo di procurarsi allegrezza per tutta la vita» (MB XIV,52)

«Senza il timor di Dio la scienza diventa stoltezza» (MB X,1032)

«Fate il possibile e direi persino l’impossibile per coltivare molte vocazioni nei teneri cuori» (MB XIV,133)

«La carità non conosce diversità di razze, né distanza di luoghi» (MB XVII,237)

«Il sistema preventivo è la carità, il santo timor di Dio infuso nei cuori» (MB VI,381)

Quanto è mai bello l ‘amore congiunto alla carità» (MB XIII,149)

«Dire loro subito e chiaro senza ambagi ciò che si vuole da essi per il bene dell’anima, dà vittoria sui cuori» (MB VI,385)

«Al confessore dobbiamo aprire schiettamente la nostra coscienza ed egli saprà dirci dove il Signore ci vuole» (MB VII,832)

«Religione e ragione sono le due molle di tutto il mio sistema di educazione» (MB VII,761)

«L’invocazione a Lui più familiare era: Maria Mater gratiae, Dulcis parens clementiae, tu nos ab hoste protege, et mortis hora suscipe» (V,163)
«Per conservare la virtù della modestia rendetevi familiare l’uso delle giaculatorie» (MB VII,83)

Don Bosco / 3 - Il Paradiso non è fatto per i poltroni

«Lavorare quanto comporta la santità non di più; ma ognuno si guardi dall'ozio» (MB XIV,634)

«Per essere in pace con Dio e col prossimo bisogna prima essere in pace con noi stessi». (MB XI,363)

«Dio sa largamente ricompensare i sacrifici che si fanno per obbedire alla santa volontà» (MB XI,243)

«Il massimo e più potente custode della purità è il pensiero della presenza di Dio» (MB VII,331)

«La roba d’altri dobbiamo considerarla come tanto fuoco» (MB VI,354)

«Qual è il maggior mezzo e più sicuro per non cadere mai più in peccato? È mettere in pratica gli avvisi del confessore (MB VI,352)

«Il mezzo principale che stimola allo studio è la pietà» (MB VI,352)

«Col fare a lungo quel che si vuole, i mali incancreniscono» (MB XII,55)

«Lo scherzo, la beffa in materia di religione è la cosa più schifosa e più sciocca che io possa pensare» (MB V,792)

«Tolte dalle comunità le mormorazioni e le parzialità, si gode perfetta pace» (MB XIII,398)

«Nelle gioie e nelle pene sia sempre fatta la volontà di Dio» (MB XV,176)


«Tu riuscirai col cercare la gloria di Dio in quello che fai» (MB IX,721)

«Diceva essere anche la ricreazione un’opera meritoria al cospetto di Dio» (MB III,586)

«Chi pensa molto al corpo e poco all’anima, cade nel laccio del demonio»

«Il paradiso non è fatto per i poltroni» (MB VII,7; X,9).

Don Bosco / 2 — Ci riposeremo per l’eternità

«Il demonio si adopera sempre per impedire la preghiera» (MB IX,997)

«Lavoriamo continuamente in questa vita per salvar l’anima nostra e tante altre; ci riposeremo nella beata eternità» (MB X,9)

«Un consiglio per essere felici: fuggite il peccato e frequentate la Santa comunione» (MB XVI,26)

«Come professione di fede esigeva che tutti facessero con raccoglimento e venerazione il segno della Santa Croce» (MB III,588)

«Massimo nostro dovere è che dobbiamo fare buon uso della sanità in servizio e gloria di Dio» (MB VII,834)

«Con le piccole mortificazioni si avrà il fervore nelle preghiere» (MB IX,355)

«Il Signore ai grandi bisogni manda grandi aiuti» (MB XIII,626)

Ascoltare e sentire.

San Paolo diceva che la fede passa attraverso l’ascolto ( Fides ex auditu ). La fede non è infatti—fatti salvi casi particolarissimi—un'...