Etichette

Pier Giorgio Frassati / 3 - La bandiera

Nel settembre 1921 a Roma si tiene il Congresso nazionale della Gioventù Cattolica Italiana, nel 50° anniversario della fondazione. Sono presenti più di trentamila giovani. La messa dì domenica 4 settembre è prevista al Colosseo, dove convergono le schiere provenienti da tutta l’Italia: ogni gruppo con la sua bandiera. Ma la liberal-massonica Questura fece trovare schierate le guardie a cavallo per impedire la celebrazione e i giovani furono costretti a rifluire a Piazza S.Pietro, dove la celebrazione poté aver luogo sul sagrato, seguita poi da una udienza nei Giardini Vaticani. Quando poi dal Vaticano i giovani decisero di recarsi all’Altare della Patria al canto alternato di "Fratelli d'Italia" e "Noi vogliam Dio", la Questura decise ancora ai disperdere a forza il corteo. Ecco una testimonianza che riguarda il nostro caro Pier Giorgio Frassati

Pier Giorgio tiene alta con le due mani la bandiera tricolore del Circolo Cesare Balbo. All’improvviso sbucano dal portone di Palazzo Altieri, dove erano accantonate, circa duecento guardie regie agli ordini del più settario funzionario di polizia che io abbia mai conosciuto. Grida: "Addosso coi moschetti, togliete le bandiere!". Pare che abbiano a trattare con belve. Picchiano coi calci dei moschetti, afferrano, strappano, spezzano le nostre bandiere. Le difendiamo come possiamo con le unghie e con i morsi. Vedo Pier Giorgio alle prese con due guardie che tentano di strappargli la bandiera... Ci spingono nel cortile del Palazzo
che funziona da camera di sicurezza... Intanto a Piazza del Gesù lo spettacolo bestiale continua… Un sacerdote è buttato letteralmente nel cortile con l’abito talare strappato e una guancia insanguinata. Al nostro grido ai protesta ci sono nuovamente addosso con i calcidei moschetti... Insieme ci inginocchiammo per terra, nel cortile, quando quel prete lacero alzò il rosario e disse: «Ragazzi, per noi e per quelli che ci hanno percosso, preghiamo!». La rivista Civiltà Cattolica, in quel tempo in cui si usava chiamare le cose col loro nome, raccontando i fatti li spiegò così: "La setta, inviperita da così inattesa dimostrazione di fede, ne volle un primo ricatto". E ancora: "Il fatto, dovuto a mene torbide di setta e di partito...". E definisce le cronache distorte che allora ne diedero il Giornale d’Italia e il Resto del Carlino come opera di "certi giornalisti più abbietti e più settari".L’indomani i giovani cattolici dovevano nuovamente recarsi a S. Pietro e Pier Giorgio con i suoi riattraversò la città portando in trionfo i mozziconi di bandiera spezzata e strappata a cui aveva appeso un grande cartello con la scritta: "Tricolore sfregiato per ordine del Governo". Un fatto "progressista", come si vede. Comunque se ne parlò in tutta Italia. Racconta un amico di Pier Giorgio: Mentre si faceva un gran parlare di lui, egli si mostrava riluttante alle congratulazioni che da ogni parte gli venivano. Quelle lodi gli sembravano strane perché non poteva comprendere come un giovane cattolico in quella circostanza potesse agire in modo diverso.
(Stralci da Antonio Sicari, Ritratti di Santi, Jaca Book).

Nessun commento:

Posta un commento

"Credo più alla Provvidenza che all'esistenza di Torino"

 " Io ho fede nella Scienza. Bisogna credere nella Scienza...". Questa frase non l'ho sentita in TV. L'ho sentita (purtrop...