
Finita l’Università il mio obiettivo era quello di fare il giudice: sentivo in me un senso della giustizia molto forte e poi mi piaceva studiare le leggi, leggere le sentenze,… Provai il concorso, ma prima dissi a Gesù: «se ti serve che faccia il Giudice, dammi per favore una mano, perché da solo non ce la posso fare». Il concorso andò male e mi dissi «allora non devo fare il giudice» e dopo un breve periodo da avvocato, ho fatto (e faccio) l’impiegato in una grande società. Ma mi sta bene: così sono riuscito lo stesso a vivere e campare bene la famiglia, altre velleità infatti, non le avevo (e non le ho) (carriera, potere, denaro,…). Per fare il giudice ci voleva una preparazione molto più elevata di quella che ero riuscito ad avere e dunque, salvo fortuna o aiuti dall’Alto, non avrei mai potuto superare quel concorso che è tra i più difficili in Italia. Però ancora oggi mi interessa tutto quello che riguarda la giustizia e spesso cerco di capire il motivo delle sentenze imprevedibili che si leggono sui giornali e che fanno scandalo in molti, ma che sono sicuramente corrette sotto il profilo dell’applicazione delle leggi. Ora si parla del referendum della separazione delle carriere e pare che in questo modo i problemi della giustizia si risolvano tutti. Io lo spero, ma ho i miei dubbi, perché a dirlo sono i politici e i giornalisti politici e di loro non mi fido. Ma anche perché la giustizia è amministrata dagli uomini e se essi sono “cattivi” il problema rimane. In tutte le cose la differenza la fa l’uomo: le cose funzionano se dietro ci sono uomini “buoni”, non funzionano se dietro ci sono uomini “cattivi”. Io lo dico sempre e so solo questo: anche nella giustizia c’entra Gesù e la fede. Se un uomo ha nel cuore Gesù svolge “bene” il suo lavoro, sia da impiegato, sia da politico, sia da giudice, sia da muratore, sia da casalinga, sia da professore,… E poi restiamo in attesa della Giustizia divina.
Il Pio
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