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Che bene c'e

La tragedia del nostro tempo è che non c’è più educazione.

Siamo la prima generazione di adulti che vive in modo così drammatico il problema della tradizione, cioè della consegna da una generazione all’altra di un patrimonio di conoscenze, di valori, di certezze, di positività, di un’idea buona della vita.

L’educazione c’è se in primo luogo c’è un adulto.

Una certa cultura ha distrutto l’idea di Dio, di una paternità grande.
Se ci fosse un’educazione del popolo tutti starebbero meglio.
Hanno bisogno di adulti che animo la loro libertà.
Due errori: chiudere la casa per non farli uscire, oppure uscire con loro.

Non abbiate mai paura di sbagliare: per i nostri figli siamo i migliori genitori possibili… I nostri figli ci perdonano la nostra debolezza; non ci perdonano la mancanza di coraggio, la mancanza di responsabilità di fronte al reale.

“Che male c’è?” Nasconde la resa dell’educatore. … “Che bene c’è!” deve essere detto.
Educazione introduzione alla realtà.

L’educazione è una testimonianza.
Il problema dell’educazione sono gli adulti non i ragazzi.

Prima ha diritto a ricevere un’ipotesi, una possibilità di certezza, altrimenti viene su storto, viene su malato.
Ipotesi esplicativa della realtà: la presenza di un adulto capace di comunicare il senso delle cose.

Il bambino ci guarda. Ha bisogno di ricevere da noi un’ipotesi della realtà, un’ipotesi sulla realtà, un modo di stare al mondo, che noi lo vogliamo o no, che ne siamo consapevoli o no.

Bisogna insistere nel farlo felice… bisogna insistere non nel chiedere questo e quello, non nelle regole… ma nella testimonianza di un bene grande, “figlio mio fai quello che ti dico perché io e la mamma facciamo queste cose per essere felici come appunto siamo oggi”.

Due genitori dovrebbero avere la preoccupazione di essere una proposta vivente di fronte ai propri figli, di avere una domanda su di sé: “allora io cosa sto vivendo?”. Qualunquismo, soprassedere a questa domanda. Il qualunquismo produce uno scetticismo ancora più tenace a strapparsi.

(Spunti tratti dal libro di Franco Nembrini “Di padre in figlio”, ed Ares)

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