Etichette

“Mio Dio, percuotete il pastore, ma risparmiate il tenero gregge”

 

 

In tempo di pandemia così crudele, potrebbe essere utile ricordare un fatto notissimo del quale fu protagonista san Giovanni Bosco (1815-1888). Ovviamente rispettiamo sempre e scrupolosamente tutto quanto l’Autorità competente ci dice di fare, ma noi cattolici, riflettiamo un attimo soprattutto sul modo in cui pensiamo a questa maledetta pandemia e a come in detta occasione, consideriamo la Scienza, quella “S” maiuscola, quella—in quanto tale—Infallibile, con la "I" maiuscola. E a come dovremmo pensare alla Divina Provvidenza... 

Il Pio


“Da agosto a novembre 1854 Torino venne colta dal colera. I casi iniziarono subito a salire, fino a toccare i 2500 contagiati e 1400 vittime. Tra le zone più colpite quella di Borgo Dora, proprio a due passi dall’Oratorio di Valdocco (dove operava il santo, ndr). Don Bosco sin da subito adottò misure precauzionali, tra cui la pulizia di tutta la casa e la riduzione del numero di letti in ogni stanza. La sera di sabato 5 agosto, festa della Madonna della Neve, il sacerdote di Torino parlò ai suoi ragazzi: «Voi state tranquilli: se farete quanto vi dico, sarete salvi da quel flagello. Prima di tutto vivere in grazia di Dio; portare al collo una medaglia di Maria Santissima che io benedirò e darò a ciascuno e a questo fine recitare ogni giorno un Pater, Ave, Gloria coll’Oremus di San Luigi e la giaculatoria: “Ab omni malo libera nos, Domine” (da ogni male liberaci Signore, ndr) ». Ma don Bosco aveva in mente anche altro. Come si legge nel libro “Memorie biografiche di don Giovanni Bosco” di don G.B. Lemoyne: «In tutte le epidemie e pestilenze vi furono sempre cristiani generosi i quali sfidarono la morte a fianco degli appestati. Espresse il vivo desiderio che anche alcuni gli divenissero compagni in quell’opera di misericordia». I suoi giovani accettarono questa coraggiosa idea. Così, «quando si seppe che i giovani dell’Oratorio si erano consacrati a questa nobile impresa, le domande per averli si moltiplicarono talmente che loro non fu più possibile attenersi a nessun orario. Giorno e notte, come don Bosco, furono in moto». Il gruppo di lavoro era diviso in diverse squadre: chi a servire nel lazzaretto e nelle case, chi a raccogliere i moribondi nelle strade e i malati abbandonati nelle case, chi era pronto alle chiamate d’urgenza. Ognuno di loro aveva sempre con sé ha una bottiglietta di aceto per lavarsi le mani. Sempre nel libro di don G.B. Lemoyne, si legge di don Bosco prostrato all’altare che pregava così: «“Mio Dio, percuotete il pastore, ma risparmiate il tenero gregge”. Soggiungeva: “Maria, siete madre amorosa e potente: preservatemi questi amati figli, e qualora il Signore volesse una vittima, eccomi pronto a morire». Al termine dell’epidemia quella promessa («se farete quanto vi dico, sarete salvi da quel flagello») fatta da don Bosco venne rispettata: nonostante i ragazzi dell’Oratorio furono esposti a numerosi rischi, nessuno s’ammalò.

 

(Tratto dal sito internet del La Voce Alessandrina)

 


Nessun commento:

Posta un commento

La cosa strana…

  La cosa strana, ma al tempo stesso positiva, è che la notizia è stata data da numerosissimi organi di informazioni compresi quelli che si ...