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L’auriga.


L’auriga rappresenta la ragione e i due cavalli, uno rappresenta l’emozione e l’altro l’istinto. E’ l’auriga (la ragione) che guida i due cavalli (il sentimento e l’istinto) e non si fa guidare da loro, né deve far prevalere uno sull’altro. 


Diceva Platone che l’anima di un uomo è formata da tre parti: istintiva, razionale, emotiva. Come in una biga: c’è l’auriga sul carro e i due cavalli. E l’auriga ha il compito di guidare i due cavalli verso l’unica direzione. Quella che ha scelto, quella che è giusta. L’auriga rappresenta la ragione e i due cavalli, uno rappresenta l’emozione e l’altro l’istinto. E’ l’auriga (la ragione) che guida i due cavalli (il sentimento e l’istinto) e non si fa guidare da loro, né deve far prevalere uno sull’altro. Altrimenti non si va verso quella direzione, ma sono i cavalli che scelgono, dominano e portano il carro dove vogliono loro (e chissà dove: certo non dove vuole l’auriga imbelle). La ragione dunque deve guidare il carro della nostra vita verso il destino. Istinto e emozione sono elementi fortissimi nella nostra vita, pressanti e determinanti spesso, danno motivi affascinanti e attraenti per farci dirigere verso una certa direzione, ma è pericolosissimo che siano solo loro a guidarci, a indicarci la via. E' bene che ci siano questi (ci sono stati donati, dunque ci servono), ma —se non motivati, giudicati, ragionati— ci portano inizialmente in un posto bellissimo e accattivante; ma successivamente ci possono portare a infognarci in un luogo che si rileverà triste e che può anche essere senza ritorno e dannoso. E la fede entra di diritto in questo argomento. Perché la fede in Dio è ragionevole e dunque aiuta maggiormente l'auriga a non farsi prevaricare dall’intuito forte, ma limitato dei “due cavalli”. Soprattutto è la fede che ci fa capire che abbiamo una ragione e una direzione da prendere. Ce lo fa capire chiaramente, perché spesso ne siamo dimentichi, la facciamo addormentare —o peggio la obliteriamo—. Disse un giorno papa Benedetto XVI «Dio, con la sua grazia, illumina la ragione, le apre orizzonti nuovi, incommensurabili e infiniti. Per questo, la fede costituisce uno stimolo a cercare sempre, a non fermarsi mai e a mai quietarsi nella scoperta inesausta della verità e della realtà. E’ falso il pregiudizio di certi pensatori moderni, secondo i quali la ragione umana verrebbe come bloccata dai dogmi della fede. E’ vero esattamente il contrario, come i grandi maestri della tradizione cattolica hanno dimostrato. Sant’Agostino, prima della sua conversione, cerca con tanta inquietudine la verità, attraverso tutte le filosofie disponibili, trovandole tutte insoddisfacenti. La sua faticosa ricerca razionale è per lui una significativa pedagogia per l’incontro con la Verità di Cristo. Quando dice: “comprendi per credere e credi per comprendere” è come se raccontasse la propria esperienza di vita. Intelletto e fede, dinanzi alla divina Rivelazione non sono estranei o antagonisti, ma sono ambedue condizioni per comprenderne il senso, per recepirne il messaggio autentico, accostandosi alla soglia del mistero… La fede cattolica è dunque ragionevole e nutre fiducia anche nella ragione umana… senza Dio, infatti, l’uomo smarrisce se stesso. Le testimonianze di quanti ci hanno preceduto e hanno dedicato la loro vita al Vangelo lo confermano per sempre. E’ ragionevole credere, è in gioco la nostra esistenza. Vale la pena di spendersi per Cristo, Lui solo appaga i desideri di verità e di bene radicati nell’anima di ogni uomo: ora, nel tempo che passa, e nel giorno senza fine dell’Eternità beata. (Benedetto XVI—Udienza generale Aula Paolo VI—21 novembre 2012) ». Siamo dunque l’auriga della nostra vita e così spendiamo tutta la nostra vita dietro a Gesù. Ci aiuti nella difficile guida della nostra biga l’intercessione di Maria e dei santi.
Il Pio

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