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Ma che cultura!

 


Già diverse persone cominciano ad intravedere, entro qualche decennio, un duro scontro, nel nostro Paese, con l’Islam. I prodromi sembrano vedersi anche oggi. Quando si parla di questo argomento si mette sempre, come difesa, il far prevalere la nostra “cultura cristiana”. Ma ci si deve domandare di che cultura parliamo? C’è davvero? Perché io non la vedo: nella politica, nell’arte, nei libri, nello sport,… e se mi si passa il raffronto, neanche nelle stesse parrocchie. Pure molti capi della Chiesa sembrano aver dimenticato questa cultura che un tempo unificava tutta l’Europa. Essa non è la nostra cultura attuale, ma del passato (purtroppo) ormai sepolto.  Oggi possiamo parlare solo di cultura della scristianizzazione, ormai quasi conclusa. Cultura cristiana, peraltro, che è anche disprezzata e odiata da tantissimi italiani ed europei, mentre molti altri vivono nell’agnosticismo più bieco e cieco. Che cultura è se non è patrimonio di tutti o quanto meno, della maggioranza? Come ci salveremo dall’Islam se la nostra unica forza è il “politicamente corretto”, che è la base della nostra attuale cultura e che è peggio di quanto ci si possa immaginare? Se nascerà davvero quello scontro, saremo sicuramente perdenti, se le cose rimangono così. La Storia ci potrebbe insegnare qualcosa, ma chi se la ricorda, anzi chi l’ha mai studiata? E poi essa—quella vera—non è politicamente corretta. Solo una cultura cristiana vivificata dalla Fede in Gesù Cristo può almeno farci rendere conto della situazione e può impegnare, chi comanda, a prendere le giuste misure e noi, umile popolo di Dio, a pregarLo seriamente di salvarci da una guerra furiosa. Se lo meritiamo, naturalmente. 

Il Pio

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