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"Il popolo è ignorante!" Un sindaco

 

In pieno lockdown si sentì, tra le tante anche questa corbelleria: "I vaccini funzionano e fanno bene. Quello che ancora manca è il vaccino contro l'ignoranza". Chi ha detto questa frase, se ricordo bene, è stato un sindaco italiano. Non mi pare che nella classe dei sindaci italiani siano tutti professori universitari. Mi risulta piuttosto un elevato livello di ignoranza, talvolta anche grossolana. E non mi risulta nemmeno che questa classe sia composta da tutti premi Nobel in medicina. Anzi mi risulta che quando parla un politico è sempre per un tornaconto personale o politico. Salvo nobili eccezioni. E quando una faccenda finisce in politica sono dolori per tutti e c'è da temere. Diffidiamo, diffidiamo di costoro, loro non pensano mai a noi, ma contro di noi. 

Il Pio 

Non arriverà come un proiettile o una granata


 

Ero in vacanza in un paesino di montagna vicino alla Francia. Poco dopo essere arrivato mi sono detto: "andiamo a salutare Gesù". La piccola chiesa era più in alto di tutti. Uscito da essa vedo che a lato c'è un cimitero. Il cancello è aperto e non c'è nessuno. Mi dico: "entriamo e diciamo un po' di preghiere per quelle anime che stanno ancora in Purgatorio, magari qualcuna ne mandiamo in Paradiso". Nel girare in quel piccolo camposanto, mi sono accorto che c'era un vasto spazio dove erano piantate numerose croci bianche e sopra il nome si leggeva soldato, caporale, sergente,  di nuovo soldato,  soldato, soldato,... la data della loro morte era compresa tra il 20 e il 30 giugno 1940. La dichiarazione di guerra alla Francia Mussolini la diede il 10 giugno 1940, questo vuol dire che le povere anime, molte delle quali uscite da un corpo giovanissimo, furono quelle dei soldati tra i primi a partire e tra i primi a morire. Sapevano che la loro sorte sarebbe potuta essere quella, ma partirono lo stesso e il loro dovere lo fecero fino in fondo. Chi li ha mandati al macello non aveva forse motivi onorevoli per farlo, ma loro sono partiti con un ideale buono dentro al cuore. E per quello sono morti. Di questi che hanno dato la vita per la Patria, non si ricorda nessuno, compresa la Patria, anzi visto che erano soldati di un regime ora avverso, parlarne bene sicuramente farà irritare qualche benpensante. Gli eroi oggi sono altri, al confronto di quelli però, questi sono quanto meno ridicoli. Oggi i giovani compresi i figli dei benpensanti per cosa darebbero la vita? Loro hanno come problema principale l'orecchino, il tatuaggio e la discoteca che non apre e poi il profilo su Istagram o Twitter, le chat, il cellulare. Eroe ufficiale poi è chi imbratta con parole incomprensibili i muri delle case, magari riverniciati il giorno prima. Ma una cosa accomuna davvero questi a quegli eroi di guerra. La morte come è arrivata all'improvviso per quei soldati nel giugno del 1940, potrebbe giungere anche per gli eroi di oggi,  magari non sotto forma di un proiettile in testa o di una granata che riduce a brandelli il corpo, ma sotto forma di una malattia, di un incidente, della droga, delle sbronze, una scommessa o una lite per futili motivi. Non so se quei soldati italiani del 1940 sono morti in grazia di Dio. Ma se non ci convertiamo tutti a Dio e vivremo come Lui vuole, passeremo l'eternità in mezzo al fuoco nell'inferno. È vero che oggi si dice che esso sia vuoto, ma mi pare che Gesù non dicesse proprio così quando affermava che "là vi sarà pianto e stridore di denti", che lo diceva a fare se era vuoto? Facciamo dunque molta attenzione a non morire in stato di peccato mortale. Non è opportuno pensarci solamente. 

Il Pio 

Discorso di Enrico V nel giorno di s. Crispino.


Vi "leggo" il discorso di Carlo V, tratto da Carlo V di William Shakespeare, atto 4, scena 3. Molto bello. Siamo prima della battaglia con i francesi e i soldati inglesi, di molto inferiori di numero vorrebbero avere più soldati per combattere. 

* * *

"Chi è che dice così? Mio cugino Westmoreland? No, mio caro cugino.

Se destinati a morire, siamo già abbastanza numerosi. E se dobbiamo vivere, quanto più in pochi saremo, tanto più grande sarà la nostra parte di gloria. Per amor di Dio, ti prego, non volere un sol uomo di più.

Io son tutt’altro che avido d’oro; e non m’importa di chi si nutre a mie spese, né me la prendo se c’è chi indossa i miei panni: nei miei desideri non trovano posto le cose esteriori. Ma se è un peccato aspirare alla gloria, io sono il peccatore più incorreggibile che ci sia al mondo.

No, in fede mia, cugino, non volere un solo inglese di più.

Proclama piuttosto a tutto l’esercito, che chi non ha abbastanza fegato per questa battaglia può pure andarsene: noi gli daremo un passaporto, e nella borsa gli metteremo anche i soldi del viaggio.

Noi non vogliamo morire in compagnia di un uomo che teme di essere nostro compagno nella morte.

Oggi è la festa di San Crispino e San Crispiano: chi sopravvive quest’oggi per tornare a casa sano e salvo, si leverà sulle punte solo a sentire nominare questo giorno, e fremerà al nome di San Crispiano.

Chi vedrà questo giorno e arriverà alla vecchiaia, ogni anno, alla vigilia, festeggerà coi vicini, dicendo: “Domani è il giorno di San Crispino!”. Poi si rimboccherà la manica e mostrerà le sue cicatrici, e dirà: “Queste ferite le ho ricevute il giorno di San Crispino”.

I vecchi, si sa, dimenticano; e lui dimenticherà tutto il resto, eppure ricorderà, con fierezza, le gesta di quel giorno.

Saranno allora i nostri nomi che lui avrà sulle labbra, come persone di famiglia: Re Enrico, Bedford ed Exeter, Warwick e Talbot, Salisbury e Gloucester, saranno evocati nei suoi brindisi.

E questa storia ogni brav’uomo insegnerà a suo figlio; e il giorno di Crispino e Crispiano non passerà mai, da questo giorno sino alla fine del mondo, senza che in esso ci si ricordi di noi.

Noi pochi, noi felici pochi, noi fratelli in armi.

Poiché chi oggi verserà il suo sangue con me sarà mio fratello: e per quanto sarà di umili origini, in questo giorno si farà nobile la sua condizione. E i gentiluomini che ora, in Inghilterra, si trovano a letto, si danneranno l’anima per non esserci stati, e si sentiranno menomati, quando sentiranno parlare un uomo che combatté con noi il giorno di San Crispino

Tratto da www.ilteatropertutti.it

I loro occhi sono cattivi


All'inizio della nostra Repubblica c'era ancora qualche cattolico che, politicamente parlando, puntava i piedi a difesa dei valori cristiani, come c'erano quelli che lo facevano per i valori del comunismo e del liberalismo. Certo anche allora imbecillità e corruzione la facevano da padroni, ma qualcosina di serio c'era ancora che faceva almeno sperare. Ma durò poco, perché presto molti si misero di traverso a quei politici cristiani, oltre naturalmente agli schieramenti avversari, c'erano proprio i colleghi di partito, anche essi cristiani, ma che ritenevano opportuno non esagerare, aperti al compromesso, ai distinguo, al tornaconto elettorale e alla ragion politica (che sicuramente non è la Ragione di Dio). Il popolo però vedeva che c'era ancora qualcuno che,"in alto", parlava e soprattutto pensava proprio come lui, cioè pensava cristiano e  che li avrebbe difesi fino alla fine e che si poteva votare con "sicurezza" perché non avrebbe mai cambiato casacca e soprattutto che si sarebbe fatto lapidare piuttosto che rinnegare i valori cristiani. Successivamente, proprio contestualmente all'inizio della scristianizzazione, l'ala opportunista, quella dei distinguo, della convenienza, del non esagerare e dei sofismi, del dire, ma non dire, delle aperture al mondo (tutto quello che non era mai stato patrimonio della Chiesa) divenne prima la maggioranza e poi l'unanimità. Essa ha schiacciato e poi cacciato quell'altra più vicina al popolo. E oggi, io non trovo uno solo che parli e soprattutto pensi cristiano,  cioè tale da poter seguire, sostenere e votare. (Veramente ho la stessa difficoltà a trovarli nelle Parrocchie). Sì è vero, ogni tanto compare in TV uno col rosario in mano o che va in chiesa con la moglie, oppure nei posti delle apparizioni... e che si autoincorona cristiano e difensore dei cristiani, ma i fatti dicono il contrario e poi non mi sembrano buoni e i loro occhi sono cattivi, come i loro pensieri e i loro desideri: dunque per me sono inaffidabili e il voto mio non lo avranno, se non si convertono e credono davvero al Vangelo. Pier Giorgio Frassati era un cattolico intero, quotidiano e vedeva la politica uno strumento per aiutare e sostenere il popolo e si impegnava perché ciò avvenisse. Il beato Pier Giorgio è morto solo 100 anni fa, ma oggi non c'è nessuno che la pensa più come lui. Cosa è successo?
Per la 750^ volta torno a dire: bisogna ricreare una umanità nuova e, come in passato,  solo noi cattolici possiamo avere le forze, la voglia e il coraggio di farlo. Solo che ci dobbiamo svegliare un po' e soprattutto dobbiamo infiammare il nostro cuore con Gesù. Ricordando santa Caterina da Siena: "Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo".
Il Pio

 

Mani adunche e unte


Pensavo tra me e me. Noi ci scanniamo tra no vax, free vax e yes vax, ce ne diciamo di tutti i colori e manca poco che si scatena la rissa, tra di noi, tra il popolo, ma non ci rendiamo conto che abbiamo  messo la nostra vita, la nostra economia,  i nostri soldi, il nostro futuro nelle mani adunche e unte  di persone che fino a adesso hanno combinato solo una marea di danni, fatto cose incredibili e incomprensibili. Che pensano alle poltrone per loro e i loro amici, alle banche e alle case farmaceutiche. Che si sono praticamente mangiato tutto, lasciandoci a mala pena le briciole. Ma ci rendiamo conto? Litighiamo acerrimamente tra di noi per loro e per le cose che ci dicono e sappiamo bene tutti che sono falsi e ingannatori.  Divide et impera resta sempre la loro regola. Almeno noi evitiamo di dividerci per loro. E se possibile stiamo uniti in Gesù. 

Il Pio

Finchè la fede mi darà forza!

 


Torino, 6/3/1925


Nelle mie lotte interne mi sono spesso domandato perché dovrei io essere triste? dovrei soffrire, sopportare a malincuore questo sacrifizio? Ho forse io perso la Fede? no, grazie a Dio, la mia Fede è ancora abbastanza salda ed allora rinforziamo, rinsaldiamo questa che è l’unica Gioia, di cui uno possa essere pago in questo mondo. Ogni sacrificio vale solo per essa; poi, come cattolici, noi abbiamo un Amore che supera ogni altro e che dopo quello dovuto a Dio è immensamente bello, come bella è la nostra religione. Amore che ebbe per avvocato quell’Apostolo, che lo predicò giornalmente in tutte le sue lettere ai vari Fedeli. La Carità, senza di cui, dice S. Paolo, ogni altra virtù non vale. Essa sì che può essere di guida e d’indirizzo per tutta la vita, per tutto un programma. Essa con la Grazia di Dio può essere la meta a cui il mio animo può attendere. Ed allora noi al primo momento siamo sgomenti, perché è un programma bello, ma duro, pieno di spine e di poche rose, ma confidiamo nella Provvidenza Divina e nella Sua Misericordia.

(tratto da Lettere Pier Giorgio Frassati ed. Effatà)

"L'uomo politico è un animale"


Anni fa, appassionato com'ero di fumetti a strisce, mi sono imbattuto in una in cui il protagonista diceva all’amico che, mentre stava parlando a un gruppo di politici, si era sbagliato e anzichè citare correttamente la frase di Aristotele “l’uomo è un animale politico” disse invece “l’uomo politico è un animale” dovendo poi scappare inseguito dagli stessi. Mi fece tanto ridere questa battuta. La cosa preoccupante però è che l’ "animalità" di costoro era nota anche millenni fa, ciò per dire che non è di oggi il problema dell'uomo politico come animale (e non nel senso che intendeva Aristotele, ma proprio nel senso moderno). Ad esempio Platone (nato a Atene il 428/427 a.C. e morto  nel 348/347 a.C.) scrisse nell’Apologia di Socrate (al cap. VI): “…Mi recai infatti presso uno di quelli che passavano per sapienti, sicuro di smentire l’oracolo e dimostrare così che quello era più sapiente di me. Esaminai per tanto a fondo il mio personaggio (è inutile che ve ne dica il nome: era un uomo politico) ed ecco l’impressione che ne ricavai: mi parve che quest’uomo apparisse sapiente a molti, e soprattutto a se stesso, ma che in realtà non lo era affatto; e cercai anche di dimostrarglielo. Naturalmente venni in odio a lui e a molti altri che erano con lui presenti". Cicerone (nato a Arpino il 3 gennaio 106 a.C. morto a Formia, 7 dicembre 43 a.C) scrisse: "il povero: lavora; il ricco: sfrutta il povero; il soldato: li difende tutti e due; il contribuente: paga per tutti e tre; il vagabondo: si riposa per tutti e quattro; l’ubriacone: beve per tutti e cinque; il banchiere: li imbroglia tutti e sei; l’avvocato [N.B. Cicerone faceva anche l’avvocato ndr]: li inganna tutti e sette; il medico: li accoppa tutti e otto; il becchino: li sotterra tutti e nove; il politico: campa alle spalle di tutti e dieci". Tutte queste frasi non fanno affatto ridere, perché sono vere, purtroppo verissime e le capiamo tutte in ogni loro più recondito significato. Significa anche che oltre duemila anni fa, importanti scrittori, filosofi e saggi (dunque non gente grossolana e facinorosa) peraltro ancora oggi famosi e studiati da intere generazioni, consideravano in quel modo l'uomo politico. Uguale a come oggi noi lo consideriamo. Come consideriamo nello stesso modo tutti quelli che lo seguono come cagnolini, sempre pronti a cambiare casacca e padrone, a costo di vendere la mamma e l'anima propria. Se l’uomo politico era così definito e considerato oltre duemila anni fa e nello stesso identico modo lo consideriamo oggi (e duemila anni non sono pochi davvero!) probabilmente lo sarà pure domani. Ne discende dunque che non ce la faremo mai e poi mai a liberarci di questa malefica genìa e dolorosa piaga, in nessun modo e con nessun mezzo, ci saranno sempre, in saecula sarculorum, fino al giorno dell'apocalisse a chiederci i voti per contrattare una buona poltrona in Paradiso. Se il Signore permette la loro esistenza, significa che ci devono stare nel mondo. Il brutto che anche i politici cattolici (quelli che dovrebbero avere nel loro cuore almeno un ideale più alto degli altri) spesso sono come gli altri, se non peggio perché  sono dotati di un pessimo e mieloso  moralismo buonista che non ha nulla a che fare col cristianesimo. Speriamo allora nel Signore e preghiamolo, perchè tenga la Sua mano sulla loro testa e non gli faccia fare danni eccessivi. Ma, purtroppo nessuno di loro Lo ascolta... e forse nemmeno noi.
Il Pio



Una terra cristiana

  A un mio collega è arrivata una multa per eccesso di velocità. Si leggeva sul verbale che andava a 0,40 km/h oltre il limite. Ma uno Stato...