Etichette

Visualizzazione post con etichetta penitenza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta penitenza. Mostra tutti i post

I danni del chiacchiericcio...



«Un giorno, una nota chiacchierona, andò a confessarsi da San Filippo Neri. Il confessore ascoltò attentamente e poi le assegnò questa penitenza: “Dopo aver spennato una gallina dovrai andare per le strade di Roma e spargerai un po’ dappertutto le penne e le piume della gallina! Dopo torna da me!”. La donna, abbastanza sconcertata, eseguì questa strana penitenza e tornò dal santo come richiesto. “La penitenza non è finita! – disse Filippo – Ora devi andare per tutta Roma a raccogliere le penne e le piume che hai sparso!”. “Ma è impossibile!”, rispose la donna. “Anche le chiacchiere che hai sparso per tutta Roma non si possono più raccogliere! – replicò Filippo Neri – Sono come le piume e le penne di questa gallina che hai sparso dappertutto! Non c’è rimedio per il danno che hai fatto con le tue chiacchiere!». 
(Tratto da www.it.aleteia.org).


San Filippo Romolo Neri (Firenze 21 luglio 1515, Roma 26 maggio 1595). Figlio di un notaio fiorentino di buona famiglia. Ricevette una buona istruzione e poi fece pratica dell'attività di suo padre; ma aveva subito l'influenza dei domenicani di san Marco, dove Savonarola era stato frate non molto tempo prima, e dei benedettini di Montecassino, e all'età di diciott'anni abbandonò gli affari e andò a Roma. Là visse come laico per diciassette anni e inizialmente si guadagnò da vivere facendo il precettore, scrisse poesie e studiò filosofia e teologia. A quel tempo la città era in uno stato di grande corruzione, e nel 1538 Filippo Neri cominciò a lavorare fra i giovani della città e fondò una confraternita di laici che si incontravano per adorare Dio e per dare aiuto ai pellegrini e ai convalescenti, e che gradualmente diedero vita al grande ospizio della Trinità. Filippo passava molto tempo in preghiera, specialmente di notte e nella catacomba di san Sebastiano, dove nel 1544 sperimentò un'estasi di amore divino che si crede abbia lasciato un effetto fisico permanente sul suo cuore. Nel 1551 Filippo Neri fu ordinato prete e andò a vivere nel convitto ecclesiastico di san Girolamo, dove presto si fece un nome come confessore; gli fu attribuito il dono di saper leggere nei cuori. Ma la sua occupazione principale era ancora il lavoro tra i giovani. San Filippo era assistito da altri giovani chierici, e nel 1575 li aveva organizzati nella Congregazione dell'Oratorio; per la sua società (i cui membri non emettono i voti che vincolano gli ordini religiosi e le congregazioni), costruì una nuova chiesa, la Chiesa Nuova, a santa Maria "in Vallicella". Diventò famoso in tutta la città e la sua influenza sui romani del tempo, a qualunque ceto appartenessero, fu incalcolabile. (Tratto da www.Santiebeati.it).

Ma dovrà recitare molti rosari


Fatima. La prima apparizione.

...Allora la Madonna ci disse:
- Non abbiate timore! Non vi farò del male
Di dove siete? le chiesi [Lucia Dos Santos, ndr].
- Sono del Cielo
E che cosa volete da noi?
- Sono venuta per chiedervi di venire qui per sei mesi di seguito, il 13 [di ogni mese] a questa stessa ora. Più tardi vi dirò chi io sono e quello che voglio. Poi riverrò ancora qui una settima volta
Ed io andrò in Cielo?
- Sì, ci andrai
E Giacinta?
- Anche lei
- E Francesco?
- Anche lui. Ma dovrà recitare molti rosari
Mi ricordai allora di formulare una domanda riguardo a due ragazze che erano morte da poco. Erano mie amiche e venivano a casa nostra per imparare a tessere con mia sorella maggiore.
- Maria das Neves, è già in Cielo?
- Sì, vi è (mi sembra che avesse pressappoco 15 anni)
- Ed Amalia?
- Essa deve restare in Purgatorio fino alla fine del mondo (mi sembra che potesse avere 18 o 20 anni)
- Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà inviarvi, in atto di riparazione per i peccati per i quali è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?
- Sì, lo vogliamo, certo!
- Avrete quindi molto da soffrire, ma la grazia di Dio sarà il vostro conforto.

Lucia racconta: "Nel momento in cui la Madonna pronunciava queste ultime parole, aprì per la prima volta le mani, trasmettendoci una luce così intensa, una specie di riflesso che usciva e ci penetrava nel petto e nel più intimo dell’anima, facendoci vedere noi stessi in Dio, più chiaramente di come ci vediamo nel migliore degli specchi. Allora, di impulso cademmo in ginocchio e ripetevamo intimamente: - Santissima Trinità, io vi adoro. Mio Dio, io vi amo nel Santissimo Sacramento".
Dopo un po’ la Madonna aggiunse: "Recitate il Rosario tutti i giorni per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra". Poi la Signora cominciò ad elevarsi e sparì in un cielo che sembrava aprirsi.



(13 maggio 1917 - La Prima Apparizione della Madonna di Fatima | Le Apparizioni di Fatima http://www.reginamundi.info/)

[La Madonna di Fatima apparve a tre pastorelli: Lucia Dos Santos, di dieci anni, Giacinta e Francisco Marto, di sette e nove anni, per sei volte, dal 13 maggio al 13 ottobre del 1917. Viene come Madre per richiamare gli uomini alla conversione, alla preghiera e alla penitenza. Lei desidera risparmiare all’umanità i castighi che la minacciano a causa del peccato che ha invaso il mondo].

Quaresima. Non si va in paradiso in carrozza


Quaresima deriva dal latino ecclesiastico quadragäsëma, femminile sostantivato dell'aggettivo quadragäsëmus" quarantesimo" e pertanto significa propriamente "quarantesimo giorno (prima di Pasqua)". Quaranta giorni, numero simbolico, che richiama tanti episodi biblici, soprattutto il digiuno di Gesù nel deserto. La quaresima implica dunque giorni di digiuno, carità, di preghiera e di penitenza. Come era solito dire Don Bosco, “non si va in paradiso in carrozza". La Quaresima incomincia, il mercoledì delle ceneri, con l’imposizione delle ceneri sul capo e con l’esortazione: “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”. Quel pizzico di cenere è il simbolo della brevità della vita umana e di quello che resta del corpo. Vi è una seconda formula “Convertitevi e credete al Vangelo”. Conversione significa invertire la marcia, cambiare strada, o meglio ancora, passare da una vita in cui il centro sono “io” a una vita in cui il centro è Dio. La Quaresima è dunque un periodo di penitenza, anche di mortificazione, ma non fine a sé stesso, bensì finalizzato a farci risorgere con Cristo, a rinnovare la nostra identità battesimale, cioè a rinascere nuovamente 'dall’alto', dall’amore di Dio. Digiuno, preghiera ed elemosina, ecco quello che la Chiesa consiglia in questo periodo. La Chiesa infatti ci ricorda di vivere sia le sette opere di misericordia spirituali che quelle corporali. Ve le ricordo: Quelle spirituali: 1) Consigliare i dubbiosi; 2) insegnare agli erranti; 3) ammonire i peccatori; 4) consolare gli afflitti; 5) perdonare le offese; 6) sopportare pazientemente le persone moleste; 7) pregare Dio per i vivi e per i morti. Invece le sette opere di misericordia corporali sono: 1) Dar da mangiare agli affamati; 2) dar da bere agli assetati; 3) vestire gli ignudi; 4) alloggiare i pellegrini; 5) visitare gli infermi; 6) visitare i carcerati; 7) seppellire i morti. La condizione per compiere sia le sette opere di misericordia spirituali che quelle materiali deve viversi in Cristo, per Cristo e con Cristo, cioè nel nome di Cristo e vedendo lui nei fratelli, per vivere non la filantropia, ma la Carità. Quali sono le opere della carne? “Fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, magia, inimicizie, lite, gelosia, ire, ambizioni, discordie, divisioni, invidie, ubriachezze, orge e opere simili a queste: coloro che compiono tali opere non avranno in eredità il regno di Dio” (Gal 5, 21). Invece, quali sono le opere dello spirito? “Amore, gioia, pace, longanimità, bontà, benevolenza, fiducia, mitezza, padronanza di sé” (Gal 5, 22). A proposito possiamo ricordare quello che P. Pio raccomandava ai suoi figli spirituali I) di esser sobri nel cibo, nell’abbigliamento, nei consumi, nelle comodità; II) di esercitare un controllo negli sguardi e nelle conversazioni; III) di dominare gli istinti, le passioni e accettare la sofferenza e offrirla a Dio; IV) di promuovere forme di personale mortificazione e di astinenza. Ma il digiuno, la mortificazione non devono essere fini a se stessi, ma devono essere un mezzo per avvicinarci sempre di più a Gesù. Padre Pio suggeriva anche che bisognava aggiungere la preghiera intensa e prolungata, la frequenza dei sacramenti e la meditazione della sacra Scrittura, alla quale bisogna avvicinarsi, “innalzando la mente al Signore, supplicandolo che lui stesso faccia da guida alla vostra mente e si degni di parlarvi al cuore e muovere egli stesso la vostra volontà” (Ep. II, 130 = a Cerase, il 14 luglio 1914). Ricordiamoci sempre infatti che siamo “immagine e somiglianza di Dio”.

Il Pio

Don Bosco / 5



«Prega, prega bene e certamente ti salverai» (MB X,9)

«Quelli che poco pensano alla morte, quando si avvicina, paventano e tremano» (MB III,360)

«Quando hai fatto una correzione, dimenticare il fallo e dimostrare la primiera benevolenza» (MB XIII,889)

«Preghiamo gli uni per gli altri, affinché non avvengano defezioni nella moralità» (MB XIII,303)

«I salesiani riusciranno a tutto coll’umiltà, col lavoro, colla temperanza» (MB XVII,301)


«Ricordatevi bene che quello che abbiamo, non è nostro, ma dei poveri: guai a noi se non ne faremo buon uso» (MB V,682)

«La molta frequenza di sacramenti: questo è il principale (mezzo per conservare la moralità)»

«Senza penitenza non si può conservare l’innocenza» (MB XVII,727)

«Presso i giovanetti è castigo quello che si fa servire per tale». (MB IV,552)

«Sono d’aggravio alla congregazione coloro che non amano la povertà» (MB X,299)


(Aforismi di San Giovanni Bosco)

Ascoltare e sentire.

San Paolo diceva che la fede passa attraverso l’ascolto ( Fides ex auditu ). La fede non è infatti—fatti salvi casi particolarissimi—un'...