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La Torre di Siloe



Ha suscitato tanto scalpore l’episodio di quel sacerdote su cui è caduto il pesante crocifisso e lo ha ucciso. Ho letto alcuni commenti che si possono sintetizzare così «se esiste un dio, come lo spiega questo?». E’ la stessa domanda che molti si fanno in occasione della morte di un bambino o di un grave episodio. Ma il fatto innanzitutto è che Dio esiste e ce lo ha spiegato il perchè. «O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo (Luca 13, 4-5)». Nel mondo reale questi episodi avvengono abitualmente, dice Gesù e questo non dipende dalla colpa personale o dal fatto che abbiamo commesso qualcosa di particolare o dalla sfortuna (chi ce l'ha e chi non ce l'ha) dunque: dobbiamo essere sempre pronti a “partire”, quindi essere in grazia di Dio e senza peccati, perché altrimenti “periremo” all’Inferno. E poi va sempre ricordato che il Peccato originale, oltre a colpire personalmente ogni uomo, ha colpito anche la natura. Con esso infatti, anche il mondo fisico è entrato in uno stato di ostilità, caducità, disordine e corruzione biologica. Nella Lettera ai Romani (8,19-22) San Paolo scrive che l'intera creazione è stata sottomessa alla caducità non per sua scelta, ma a causa del peccato dell'uomo. Peccato che ha portato la morte, la malattia, la sofferenza... allora si tratta di capire che potevamo vivere in un Paradiso terrestre, che il nostro peccato ha trasformato nel nostro mondo. Se muore un bambino, fatto tristissimo, non è colpa di nessuno, non c'entra la sfortuna, è il mondo in cui viviamo che è fatto così e questo non lo possiamo cambiare. La colpa soprattutto, non è di Dio che comunque ci sta sempre vicino e che promette a chi resta saldo nella fede, il Paradiso per l'eternità. Poi tutto, morte, malattia, sofferenza... restano un mistero buono che un giorno capiremo.

Il Pio 

 

Déjà vu

 



Déjà vu. Già visto. Anche nel ’68 c’erano scontri violentissimi tra i giovani e le Forze dell’Ordine. Qualche morto c’è pure scappato di tanto in tanto. Anche nel ’68 c’erano le così dette espropriazioni proletarie che erano sostanzialmente furti e saccheggi nei negozi, mascherati da opere pie e popolari. Ed anche allora, se intervistavi un giovane sui fatti di piazza, la riposta era spesso stereotipata, sempre la stessa, quasi per tutti. E ciò proprio come quanto sta accadendo oggi, con la piccola differenza che ora in piazza vanno anche gli stranieri molti dei quali hanno in mente idee non proprio democratiche. Anche allora la politica aveva le sue colpe per quegli avvenimenti per le quali però, nessuno pagò, come anche oggi nessuno pagherà: la politica—chissà perché—se la sfanga sempre. Il brutto della storia però, è che dopo il ’68 successe il terrorismo rosso e nero ed una stagione tristissima e dolorosissima per l’Italia. Dunque, se questo che sta accadendo è proprio un déjà vu, aspettiamoci allora il peggio, sul principio mai contraddetto dei “corsi e ricorsi storici”, secondo cui la storia normalmente non procede in linea retta, ma segue un andamento ciclico in cui eventi, crisi o fasi sociali tendono a ripetersi nel tempo con caratteristiche simili. Aspettiamoci dunque il peggio. Peggio che—come sempre—chi può non vorrà fermare e chi non può, evidentemente, non potrà evitare. Peggio il cui fondo è sempre più in basso. Quanto a noi restiamo saldi nella Fede. Nella speranza che, se la storia è tutto un corso e ricorso,... "Adda passà 'a nuttata!"

Il Pio 

Ascoltare e sentire.



San Paolo diceva che la fede passa attraverso l’ascolto (Fides ex auditu). La fede non è infatti—fatti salvi casi particolarissimi—un'invenzione autonoma della mente umana o una scoperta solitaria, talvolta, è vero, avviene per miracolo, ma nasce quasi sempre come risposta a una voce che viene rivolta ad un uomo determinato. Perché la fede in Gesù si possa diffondere è necessario che qualcuno annunci, che qualcun’altro ascolti. E uso volutamente il verbo “ascoltare” che non è “sentire”. Solo apparentemente questi verbi sono sinonimi. Infatti, c’è una grande distinzione: “sentire” è un'azione passiva, involontaria e automatica, l'orecchio capta un suono o un rumore e lo trasmette al cervello senza bisogno di uno sforzo consapevole; invece “ascoltare” è un'azione attiva, volontaria e intenzionale, richiede concentrazione, interesse e la volontà di comprendere, interpretare e dare un significato a ciò che si percepisce. Significa ultimamente fare proprio quell’annuncio, metterlo nel proprio cuore, perché la propria vita possa cambiare. All’inizio della storia del cristianesimo, è avvenuto proprio così, gli apostoli hanno ascoltato (e seguito Gesù) e a loro volta, essi hanno girato il mondo per parlare a una moltitudine di persone che affascinati dalla Buona Novella li hanno ascoltati e poi seguiti e a loro volta loro stessi si sono fatti predicatori e guide di altri, e così, via via, di secolo in secolo fino ad arrivare ad oggi. (Inutile ricordare che non tutti li hanno ascoltati e per questo molti di loro sono stati martirizzati, ma sono i rischi del mestiere). Ma il popolo ascoltava perché era affascinato dalla Buona Novella e da chi gliela narrava. La fede così è arrivata a noi. Dalla massima "Fides ex auditu" nasce dunque, un corollario: la dinamica della fede passa (quasi sempre) attraverso un incontro. O, più esattamente, attraverso un’amicizia. Qualcuno si deve avvicinare ad un altro, farglisi amico e testimoniare Gesù attraverso un annuncio cordiale che riflette contestualmente una vita profondamente cambiata da Gesù. L’altro “vuole” ascoltare perché ha interesse e perché vede una vita cambiata, una vita diversa, una vita nuova e allora pensa cordialmente “anche io voglio essere così”. Per me è avvenuto proprio in questo modo. Così la fede è passata, così si è diffusa: ci vuole l’annuncio soprattutto, ma anche la vita cambiata di chi annuncia. La crisi del cristianesimo di oggi probabilmente deriva anche dal fatto che mancano questi due elementi o almeno ne manca uno solo. Miei cari tre lettori, il tempo fugge e si stanno addensando orrende nuvole nere sopra di noi. La fede cambia la vita. Una piccola fede, grande come una briciola, risplende in un mondo quasi completamente scristianizzato, triste e buio. La piccola fede noi ce l’abbiamo, me lo auguro per tutti noi, allora iniziamo o continuiamo a parlare e a farci ascoltare.


Il Pio

Ma un po’ di cristianofobia c’è…


Oggi è un gran parlare di islamofobia, omofobia, israelofobia, xenofobia, afrofobia, xfobia… Hanno pure istituito Giornate mondiali su questo tema. Diversi anni fa, di tanto in tanto, scrivevo sul giornale aziendale. Una volta, facendo un largo discorso, capitò che casualmente riportassi la frase di san Pier Giorgio Frassati in cui diceva che noi cattolici siamo gli unici a possedere la Verità. La cosa suscitò scandalo. Molti colleghi mi presero a male parole, alcuni divennero rabbiosi. La cosa mi colpì tanto. Perché queste reazioni sproporzionate? Perché non potevo riportare una massima di un santo? Se avessi scritto una frase di Marx, di un Guru, di un esponente di un’altra religione, di un poeta,… probabilmente tutti mi avrebbero rispettato, per il rispetto che si deve alle idee e convinzioni degli altri. Ma questo rispetto, scusatemi, per una regola non scritta, non può essere dato al cattolicesimo. Il cattolico è di per sé pessimo e—solo lui—non può essere rispettato. Infatti, non si sente mai parlare di cristianofobia, ma essa c’è ed è pure pesante. In tutto il mondo. In molti Stati i cristiani vengono sanguinosamente perseguitati e nessuno ne parla (neanche quelli che ne dovrebbero parlare) perché solo gli altri hanno il diritto di cronaca. Eppure, se non c’era il cristianesimo il mondo attuale non c’era. Ma di questo pochi ne sono convinti e moltissimi sono anzi persuasi del contrario. Siamo rimasti in pochi, abbiamo nemici fuori e dentro le mura e quelli più pericolosi e micidiali sono quelli all’interno. Ma anche gli apostoli erano pochi all’inizio della Storia e in tempi ancor più pericolosi e micidiali, perché se gli andava bene gli veniva tagliata la testa, nella gioia dei pagani. Ma la Buona novella fu comunque portata a tutti con tanto coraggio e tanta fede, tali da superare anche l’istinto di conservazione. Questo ci spetta, cari tre lettori, proprio in questo mondo e in questi tempi forse meno micidiali e pericolosi dei primi (per il momento…), ma comunque sempre ostili e cattivi. Andiamo allora avanti con tanto coraggio e tanta fede, che ci vengono dati se mettiamo Gesù al centro della nostra vita. 

Il Pio

Sopra ogni cosa


La situazione oggi non è bella, il nostro nemico è violento e aggressivo e ha obiettivi chiarissimi e peraltro, ce li ha detti tutti chiaramente. Nessuno lo fermerà a meno di un miracolo (che si può sempre chiedere a Chi i miracoli li regala a chi ha un briciolo di fede). Lo dico ai miei tre lettori: dobbiamo diffondere la fede in Gesù, come hanno fatto i primi cristiani. E’ ora divenuto un imperativo, se non vogliamo che il cristianesimo venga distrutto e noi con esso. Anche all’inizio della storia il nemico era violento ed aggressivo e crocifiggeva i cristiani, li bruciava... Però essi sono andati avanti lo stesso a testimoniare Gesù morto e risorto e sono passati da allora oltre duemila anni. Chi glielo faceva fare a morire martiri? Probabilmente Qualcosa di più grande della vita stessa e la certezza di una Vita dopo la morte. Quel Qualcosa però esiste pure oggi, uguale identico, anche se nessuno ne parla e (soprattutto) nessuno lo testimonia. Vivere per Gesù è quanto di più bello ci possa essere e vale davvero la pena vivere per Lui. Il mondo ci impone una vita brutta e triste, e noi purtroppo riteniamo che questa sia la sola che si possa vivere e altre non ce ne sono. Ma è falso. Invece abbiamo un'alternativa ad una vita grigia e arida. Gesù ci dà una vita lieta e appassionata. Ci potranno ammazzare tutti, potranno distruggere tutto, ma la Chiesa non morirà mai perché si fonda su Gesù e prima o poi risorgerà come fece il Suo fondatore. Quindi cari tre lettori restiamo cristiani e dimostriamolo in ogni occasione opportuna e inopportuna: al lavoro, a scuola, nello sport, sui giornali e sui libri, con l’arte, tra amici, con le canzoni, nella politica,… mettiamo insomma Gesù sopra ogni cosa e sopra tutte le cose. Dobbiamo cristianizzare un mondo scristianizzato e per questo brutto e triste. Il mondo lo si può cambiare solo se tornerà Gesù al centro della nostra vita e di ogni situazione. Vale la pena allora fare quello che hanno fatto, all'inizio della storia, Pietro,  Paolo, Giovanni...

Il Pio

Una terra cristiana

 

A un mio collega è arrivata una multa per eccesso di velocità. Si leggeva sul verbale che andava a 0,40 km/h oltre il limite. Ma uno Stato che fa così, é uno Stato serio? Il verbale era legittimo si capisce, ma si può trattare così un cittadino? Ormai il popolo lo sa che non avrà mai nulla di buono dallo Stato. Tutto questo è fonte di tristezza perchè noi lo Stato lo manteniamo molto bene, ma i frutti non li vediamo. Siamo un popolo senza speranza. Possiamo infatti, votare a destra, al centro o a sinistra (e lo abbiamo fatto) ma la situazione cambia solo in maniera impercettibile. Eppure  ci vorrebbe poco a governare bene.  Basterebbe amare il popolo, pensare a lui, cercare di risolvere i suoi problemi. Invece non lo fa nessuno. La distanza fra politica e popolo è sempre più incolmabile. I politici sono lontanissimi, hanno interessi lontanissimi da noi. E io, vecchio borbottone ripeto sempre lo stesso ritornello. Per risolvere questo problema, come tanti altri, bisognerebbe che il popolo e i suoi capi mettano Gesù nel proprio cuore e sopra tutte le cose. Che l'Italia, insomma, diventi una terra fortemente cristiana. Per come stiamo messi oggi, ci vorrebbe un miracolo clamoroso. Ma i miracoli possono avvenire se si chiedono con insistenza a Dio. E allora, cari miei tre lettori, incominciamo almeno noi a farlo. 

Il Pio 

Sono felici perché hanno Cristo.


Sembra che i problemi del mondo siano limitati all’Ucraina, a Gaza, all’Iran e a poco altro. Nel silenzio più totale, anche di chi dovrebbe parlare, in Nigeria si fa costante strage di cristiani da parte di organizzazioni jihadiste.I cristiani del Paese affrontano attentati suicidi, massacri, incendi di interi villaggi, attacchi a luoghi di culto, scuole e altri siti; raid nei campi per sfollati, trattamento crudele e degradante in seguito a condanne emesse dai propri tribunali, esecuzioni extragiudiziali, omicidi politici, rapimenti su vasta scala, anche di minori, sfollamento forzato, reclutamento di bambini, gravi violazioni dei diritti delle donne e delle ragazze ridotte in schiavitù, violenze sessuali, matrimoni forzati e quant’altro. Nonostante questo, molti giovani chiedono di entrare in seminario, testimoniando una fede che resiste e si rafforza nella persecuzione. Vogliono predicare Gesù Cristo. Nonostante le difficoltà, nonostante la povertà, nonostante le persecuzioni, sono felici, perché hanno Cristo. Il Rapporto sulla libertà religiosa di Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) conclude che la libertà religiosa in Nigeria oggi è gravemente compromessa. La frequenza e la brutalità degli attacchi contro i villaggi cristiani hanno spinto alcuni osservatori a parlare di una strategia deliberata di espulsione delle comunità cristiane dalle loro terre ancestrali. La situazione della libertà religiosa nella nazione più popolosa dell’Africa resta dunque, una delle più critiche a livello globale. Si parla di decine di migliaia (forse centinaia) di cristiani uccisi. Nelle nostre preghiere ricordiamoci anche di chiedere l’intercessione di Maria perché il popolo nigeriano e gli altri che subiscono la stessa situazione, possano vivere liberamente la propria fede. E una preghiera anche per noi, perché non ci accada mai di subire la stessa sorte. 

Il Pio


Un miliardesimo di microsecondo.


Quasi tutti noi siamo nati nella pace e la pensiamo come un atto dovuto e ineliminabile. Quasi un diritto soggettivo. Come fosse un non si può tornare indietro. Ma questo, purtroppo, non sta scritto da nessuna parte. Pensate che solo qualche decennio fa (e qualche decennio per la storia, è un miliardesimo di microsecondo) c'era una dittatura feroce e altrove si compivano olocausti. Ed erano stati imprevedibili anche a quei tempi. Oggi ci stanno tanti brutti segnali che fanno presagire situazioni nefaste. Quello che noi, povero popolo, possiamo fare è restare fedeli a Gesù e se occorre, fino a dare la vita e pregare perché il Signore ci possa liberare dalle guerre, dalle carestie, dalla furia dei nemici, dalle sciagure che ci aleggiano intorno...e ci possa dare anche la forza e la fermezza di pretendere dalla classe dirigente di fare il suo dovere e, finalmente, di difenderci.

Il Pio 

Noi che faremo?

 

Ormai ce l’hanno detto: tra circa quarant’anni saranno la maggioranza e vigerà la loro legge e dunque o ci convertiremo alla loro religione, oppure ci uccideranno. Probabilmente è solo una minaccia vuota e non succederà nulla. E’ pur vero che in altri Paesi questo già succede, però potrebbe non significare nulla. Ma puta caso che dovesse accadere (anche) in Italia, noi cristiani che faremo? Gli altri, completamente scristianizzati, si convertiranno in massa, contenti di farlo, dopo un secolo di aridità religiosa! Ogni uomo, infatti, ha nel suo cuore il bisogno di una fede religiosa. Per come oggi sta messa la gran parte dei cristiani, con una fede sincretistica, multicolore e multiculturale, probabilmente essa pure passerà il ponte. Ma noi piccolo gregge che ancora andiamo a messa, che diciamo le preghiere e soprattutto, come consigliava Padre Pio, diciamo il rosario, che cerchiamo di fare opere buone, che preghiamo per le anime dei defunti, che crediamo nella Madonna e la pensiamo come Mamma celeste, che ci dispiace di assistere alle derive del clero, che invochiamo i santi per le nostre intenzioni, che preghiamo per le persone in difficoltà, che cerchiamo di essere buoni, che siamo fieri di essere nella Chiesa cattolica che da duemila anni ha dato basi solide all'Europa,... anche noi rinnegheremo Gesù? Anche noi andremo via? Anche noi ci convertiremo, per salvare la vita? San Pier Giorgio Frassati diceva che noi cattolici siamo gli unici che possediamo la Verità. Ritengo allora che valga proprio la pena difendere questa Verità. Saremo allora disposti anche a dare la vita per Gesù, nostra Via, Verità e Vita? 

Il Pio

Una serpe in seno


I fatti di Modena hanno sconvolto tutti. Certo, l’artefice del disastro era uno squilibrato, forse uno psicopatico e messa così la questione appare meno allarmante. Appare. Però due sono i pensieri che comunque mi si accavallano nella mente. Quelli ci odiano con tutto il cuore (non tutti, ma molti) e odiano il cristianesimo. Per quelli (non tutti, ma molti) un atto simile è eroico. Il problema è serio e tra qualche anno sarà ancora più serio. Grazie a certe persone stiamo allevando una serpe in seno che si rivolterà contro di noi per morderci. In altre parti già sta succedendo. Forse l’Italia diverrà come la Nigeria in cui i cristiani vengono massacrati nel silenzio e indifferenza generale. Forse no. Considerando che lo Stato non ci aiuta né ora né dopo, noi possiamo solo pregare nostro Signore che ci scampi dalla loro furia. Noi nella tempesta che si intravede all'orizzonte, cerchiamo di rimanere saldi nella fede, perché solo così potremmo salvare, se non la nostra vita, la nostra anima.

Il Pio





Un cuore sedimentato


Quando si legge nel Nuovo testamento che gli Apostoli e i discepoli di Gesù convertivano al cristianesimo in un giorno, migliaia di persone, mi chiedo sempre come facessero. La prima risposta ce la danno tanti esperti, anche dall’ambone: “si tratta di una finzione letteraria, come ce ne sono tante nella bibbia”. Ma questa mi è insufficiente, anche alla luce del fatto che un grande santo aveva detto che il Vangelo si legge “sine glossa” cioè senza interpretazioni, senza commenti. Dunque, sono certo che avveniva in quel modo. Ma come facevano e perché oggi non avviene? Sicuramente gli Apostoli e i discepoli erano molto convincenti perchè una vita cambiata dalla fede in Gesù, conosciuto poi personalmente, è molto attraente e tutti volevano vivere come loro. Ma questo succede pure oggi: di San Pier Giorgio Frassati (1901-1925) hanno detto: “viveva meglio di me, dunque aveva ragione”. Il santo, dunque, ha ragione perché vive meglio. Forse la differenza sta nel cuore degli uomini. Ai tempi di Gesù il popolo aveva probabilmente un cuore più libero, più semplice e più puro di oggi, più facile a rispondere agli stimoli buoni. Pensate al Centurione che, figlio di una Nazione potentissima, con Dei potentissimi, uomo avvezzo alla guerra e a comandare gente dura e spietata, sotto la croce di Gesù disse sinceramente “Veramente quest'uomo era Figlio di Dio" (Vangelo di Marco 15,39). Chi lo direbbe anche stando sotto la croce? Oggi, invece, abbiamo un cuore sedimentato da secoli di eresie, di falsità, di certezze infondate, di mode alienanti, di paure, di comodità… un cuore chiusissimo in cui è molto difficile entrare e far lavorare lo Spirito santo. La dinamica della conversione però, passa sempre—ieri come oggi—attraverso un incontro, ma poi questo deve cadere sulla terra buona per germogliare. Ma tutti i cuori, alla fine, sono buoni: sono quei sedimenti che non fanno germogliare niente. L'importante è accorgersene e tagliarli. Infatti anche di recente sono nati santi come Pier Giorgio Frassati, Alberto Marvelli, Carlo Acutis, Giuseppe Moscati, Carlo Gnocchi, Chiara Luce,...L’incontro però ci deve essere, la testimonianza ci deve essere: compito degli amici di Gesù è fare sempre questo, in ogni occasione opportuna e inopportuna, pure in questi tempi bui anche perché i tempi sono stati sempre bui. E bisogna farlo anche se fosse per uno solo in tutta la vita.

Il Pio

Don Giuseppe, Vittorio e "M"

Se, da adulto, ho conservato la Fede, lo devo a tre persone.

La prima è don Giuseppe, un sacerdote di Ascoli Piceno morto qualche anno fa, quasi centenario, le cui omelie delle sette della mattina mi hanno chiarito, integrato, spiegato la Dottrina Cattolica. Alle sette della mattina eravamo in cinque di cui quattro signore molto anziane. Eppure don Giuseppe non ha mai saltato un’omelia, sentendosi in dovere di spiegare a tutti, con chiarezza le basi della Fede e della Tradizione. E io quasi a digiuno di tutte queste belle cose, le ho apprese con molto entusiasmo... e ho conservato la fede. 

La seconda è Vittorio Messori, scrittore scomparso poco tempo fa. Il suo libro “Pensare la Storia - Una lettura cattolica dell'avventura umana (Ed. Paoline) mi ha letteralmente sconvolto. Leggendolo ho capito innanzitutto come tanti luoghi comuni contro la nostra Fede siano tutti senza fondamento. Mi ha affascinato la sua strenua difesa alla Chiesa e al Cattolicesimo. Ma soprattutto ho compreso quanto la nostra fede sia bella e coinvolgente e soprattutto necessaria alla nostra vita. E quante cose stupende essa ha prodotto in duemila anni... e ho conservato la fede. 

La terza persona è "M" un "semplice" amico. La sua fede forte e sincera mi ha subito colpito. Il suo mettere Gesù in ogni particolare della vita mi ha attratto. Così mi sono detto "voglio vivere così come lui". E l'ho seguito anche nei momenti di buio della mia vita... e ho conservato la fede. 

Quanto è importante che ognuno sia testimone di Gesù nel suo ambito, nel suo stato, sacerdote,  scrittore, amico... 

Il Pio 


 

Il mondo è cattivo

 


«Il mondo è cattivo!». Guareschi avrebbe risposto a questa affermazione che non è il mondo a essere cattivo: lui funziona come deve funzionare, è solo l’uomo ad essere cattivo e a non funzionare. Spesso siamo costretti a sentire notizie scandalose, di fatti tremendi e sconcertanti, talvolta ripugnanti commessi dagli uomini. Il corollario conseguente a queste notizie è solitamente «se ci fosse Dio, non permetterebbe simili fatti» e dunque, ne discende, che Dio non esiste. E’ però solo un ragionamento, un sillogismo, senza fondamento, sbagliato a priori. E’ proprio Dio, infatti che ci ha spiegato, fin dall’inizio della storia umana, il motivo di tanto male e proprio nelle prime pagine della Bibbia, nella Genesi, quando ha raccontato l’episodio del peccato originale. Spiegato a tutti semplicemente con la famosa mela, ma significando con ciò che la disobbedienza a Dio dei nostri progenitori ha alterato definitivamente e diuturnamente la natura umana di Adamo ed Eva e, dunque, di tutti i loro discendenti. Il peccato originale ha infatti causato una "ferita" a ogni uomo e creato un disordine cosmico, separando l'umanità dalla piena grazia divina. Gli effetti principali di esso sono l'indebolimento della natura umana, l'inclinazione costante al male (cioè la concupiscenza), l'ignoranza, la sofferenza e la sottomissione alla morte fisica. Il peccato originale ha inoltre creato disordine nel Creato: si è rotto l'equilibrio originario tra l'uomo e il creato (la natura, cioè), introducendo fatica e sofferenza nel rapporto con l'ambiente. Quella che sembrava di primo acchito solamente una favola per bambini, è di fatto la spiegazione più giusta, più corretta, più ineccepibile per chiarire il perché del male nel mondo, delle tremende cattiverie umane, dalle guerre, alle altre perversità, fino ai terremoti e ai cataclismi: la disobbedienza dell’uomo a Dio, la sua pervicace volontà di essere misura di tutte le cose e di voler essere Dio di se stesso, ha creato il male nel mondo che altrimenti non ci sarebbe stato. Dunque, Dio c’è, comunque ci vuole bene e il male che aleggia nel mondo non è voluto da Lui, ma causato direttamente da noi. Quello che possiamo fare è, con la grazia dei sacramenti, con l’insistenza della nostra preghiera e con le opere buone, cercare di mitigare (e purtroppo solo mitigare) gli effetti del peccato originale, ma senza scandalizzarci se nel mondo c’è la cattiveria e senza pensare che per questo Dio non ci sia e non ci voglia bene... E non diciamo più "il mondo è cattivo".

Il Pio

All'improvviso


Un po'' di tempo fa, a Milano un tram deraglia e muoiono due persone. Voi pensate che quelle due persone la mattina, quando si sono messi le scarpe, avevano  pensato che gli poteva accadere una cosa simile? Forse. Forse al lavoro avevano detto "ci vediamo domani" come ogni volta. La morte improvvisa può capitare e non è questione di sfortuna, ma è questione che così funziona la vita. La morte improvvisa può capitare  e possiamo anche morire in uno stato di peccato mortale. In uno stato, cioè, in cui è bene non stare mai, perché si rischia di andare all’inferno per tutta l’eternità. Io talvolta ci penso, la mattina, che potrei non tornare a casa la sera. Vorrei che anche i miei tre lettori ci pensassero di tanto in tanto. Uno dovrebbe essere pronto a “partire” ogni giorno, e questo non deve essere preso con tristezza, ma con letizia, perché, se non siamo peccatori incalliti, prima o poi andremo in Paradiso. E poi anche se non dovessimo “partire” improvvisamente, quel pensiero nel cuore ci fa dare a ogni cosa il suo giusto peso e valore. Ben venga allora l’ antica giagulatoria «da morte improvvisa, salvaci Signore» che possiamo recitare ogni giorno. Ma viviamo ogni giorno come se fosse l'ultimo, sempre pronti per il Paradiso. 

Il Pio

La differenza la fa l’uomo.






Finita l’Università il mio obiettivo era quello di fare il giudice: sentivo in me un senso della giustizia molto forte e poi mi piaceva studiare le leggi, leggere le sentenze,… Provai il concorso, ma prima dissi a Gesù: «se ti serve che faccia il Giudice, dammi per favore una mano, perché da solo non ce la posso fare». Il concorso andò male e mi dissi «allora non devo fare il giudice» e dopo un breve periodo da avvocato, ho fatto (e faccio) l’impiegato in una grande società. Ma mi sta bene: così sono riuscito lo stesso a vivere e campare bene la famiglia, altre velleità infatti, non le avevo (e non le ho) (carriera, potere, denaro,…). Per fare il giudice ci voleva una preparazione molto più elevata di quella che ero riuscito ad avere e dunque, salvo fortuna o aiuti dall’Alto, non avrei mai potuto superare quel concorso che è tra i più difficili in Italia. Però ancora oggi mi interessa tutto quello che riguarda la giustizia e spesso cerco di capire il motivo delle sentenze imprevedibili che si leggono sui giornali e che fanno scandalo in molti, ma che sono sicuramente corrette sotto il profilo dell’applicazione delle leggi. Ora si parla del referendum della separazione delle carriere e pare che in questo modo i problemi della giustizia si risolvano tutti. Io lo spero, ma ho i miei dubbi, perché a dirlo sono i politici e i giornalisti politici e di loro non mi fido. Ma anche perché la giustizia è amministrata dagli uomini e se essi sono “cattivi” il problema rimane. In tutte le cose la differenza la fa l’uomo: le cose funzionano se dietro ci sono uomini “buoni”, non funzionano se dietro ci sono uomini “cattivi”. Io lo dico sempre e so solo questo: anche nella giustizia c’entra Gesù e la fede. Se un uomo ha nel cuore Gesù svolge “bene” il suo lavoro, sia da impiegato, sia da politico, sia da giudice, sia da muratore, sia da casalinga, sia da professore,… E poi restiamo in attesa della Giustizia divina. 

Il Pio



L’assenteista professionista.

 


In molte aziende oggi c’è spesso la figura dell’assenteista professionista. E’ un dipendente che, se va bene, appare nei luoghi di lavoro due volte al mese, perché esercita tutti i diritti possibili e immaginabili che lo Stato concede al cittadino. Nel senso: non fa nulla di male, in punto di diritto, fa solo quello che può fare. Tutto legittimo, dunque. Però la mia testa mi segnala che questo modo di fare non è cosa buona e giusta. Certo, fortunatamente non siamo più nel 1800 in cui i lavoratori erano poco più che schiavi, senza diritti e senza tutele. Non siamo più negli anni ‘settanta in cui tra “padroni” e “sotto” c’erano sempre rapporti tesi e in forte contrasto. Oggi il lavoratore ha tutele e giusti diritti: e questa è stata una grande conquista sociale. Ma la mia testa mi continua a dire che quello che fa l’assenteista professionista non è corretto, giusto sicuramente, ma non corretto. Cosa dire? Si è passati in poco tempo dall’assenza assoluta di diritti all’abbondanza degli stessi e ci vuole un po’ di buon senso anche per esercitare il proprio diritto. Ma anche nel campo del lavoro c’entra la fede in Gesù Cristo. Papa Paolo VI diceva che un grave problema dei tempi moderni è la dissociazione, lo scollegamento, tra fede e vita, cioè la vita è una cosa, la fede un’altra che non c’entra con la prima. Perché chi è cristiano, Gesù, lo deve mettere sopra ogni cosa, sopra tutte le cose, sopra tutti i particolari della vita. Dunque, anche nel lavoro. E così c’è sempre un lavoro nel lavoro che rende vero il lavoro e questo è la fede che deve illuminare e spiegare anche questo mondo. Chi non ha fede viva pure tutto come più gli aggrada (e tutto per tornaconto): non è un problema, tanto così fan tutti o quasi tutti: il mondo ci dice di vivere così. Però io non vorrei mai vivere tutta la vita con un cuore come quello dell’assenteista professionista.

Il Pio

Ma che cultura!

 


Già diverse persone cominciano ad intravedere, entro qualche decennio, un duro scontro, nel nostro Paese, con l’Islam. I prodromi sembrano vedersi anche oggi. Quando si parla di questo argomento si mette sempre, come difesa, il far prevalere la nostra “cultura cristiana”. Ma ci si deve domandare di che cultura parliamo? C’è davvero? Perché io non la vedo: nella politica, nell’arte, nei libri, nello sport,… e se mi si passa il raffronto, neanche nelle stesse parrocchie. Pure molti capi della Chiesa sembrano aver dimenticato questa cultura che un tempo unificava tutta l’Europa. Essa non è la nostra cultura attuale, ma del passato (purtroppo) ormai sepolto.  Oggi possiamo parlare solo di cultura della scristianizzazione, ormai quasi conclusa. Cultura cristiana, peraltro, che è anche disprezzata e odiata da tantissimi italiani ed europei, mentre molti altri vivono nell’agnosticismo più bieco e cieco. Che cultura è se non è patrimonio di tutti o quanto meno, della maggioranza? Come ci salveremo dall’Islam se la nostra unica forza è il “politicamente corretto”, che è la base della nostra attuale cultura e che è peggio di quanto ci si possa immaginare? Se nascerà davvero quello scontro, saremo sicuramente perdenti, se le cose rimangono così. La Storia ci potrebbe insegnare qualcosa, ma chi se la ricorda, anzi chi l’ha mai studiata? E poi essa—quella vera—non è politicamente corretta. Solo una cultura cristiana vivificata dalla Fede in Gesù Cristo può almeno farci rendere conto della situazione e può impegnare, chi comanda, a prendere le giuste misure e noi, umile popolo di Dio, a pregarLo seriamente di salvarci da una guerra furiosa. Se lo meritiamo, naturalmente. 

Il Pio

Dio ha (davvero) bisogno degli uomini.

«Dio ha bisogno degli uomini» ("Dieu a besoin des hommes") è un film del 1950, diretto da Jean Delannoy, tratto dal romanzo di Henri Queffélec «Un Recteur de l'île de Sein». Il titolo del film fece storcere la bocca ad alcuni in quanto non è vero, ma è vero il contrario: sono gli uomini che hanno bisogno di Dio. Tuttavia, se ricordiamo un po’ la pedagogia di Nostro Signore, possiamo facilmente osservare che Dio vuole la nostra totale collaborazione, altrimenti non fa nulla (di solito). Pensiamo all’affresco di Michelangelo della Creazione di Adamo: è lui-Adamo-che deve accettare di alzare la falangetta e toccare il dito di Dio per avere la vita. Pensiamo anche ai miracoli, senza la nostra fede e le preghiere nostre o dei nostri amici e parenti, essi normalmente non avverrebbero. Pensiamo all’Incarnazione: Maria ha dovuto dire il suo Fiat il suo Sì, ha dovuto collaborare volontariamente al progetto di Dio. Pensiamo anche alla delega in bianco che Nostro Signore ha dato agli uomini per fare figli: ben poteva ad esempio, continuare a crearli Lui, come aveva fatto con Adamo ed Eva, oppure farli nascere da sé o dagli alberi, ad esempio, ma ha voluto la nostra totale collaborazione (con tutto quello che comporta!). Pensiamo anche ai miracoli della moltiplicazione dei pani e dei pesci descritti nel Vangelo: cosa ci voleva a Gesù creare dal nulla pane e companatico per tutti (Lui che faceva risorgere i morti!). Eppure, ha voluto la collaborazione di chi aveva un po’ di cibo e glielo dava spontaneamente e gratuitamente, per operare un miracolo straordinario. E poi pensiamo a come Gesù ci ha detto che dobbiamo collaborare per il Suo Regno, portando la Buona novella a tutti, aiutando i bisognosi, creando opere buone nella realtà quotidiana... Dio Onnipotente potrebbe fare a meno degli uomini per fare tutto quello che serve nel mondo; come potrebbe anche abbandonarci a noi stessi, ingrati e infedeli (come meriteremmo!). Ma continua lo stesso a chiedere la nostra collaborazione, spontanea e gratuita. Allora è vero che Dio ha bisogno degli uomini. Ma a vantaggio del mondo e di tutti gli uomini. Tocca a noi cattolici collaborare con Lui, ben sapendo che di questo argomento dovremmo rendicontare innanzi al Tribunale di Dio quando sarà scaduto il nostro tempo. E da questa collaborazione dipenderà,-molto probabilmente-se andremo in Paradiso o all’Inferno.


Il Pio

Scuola chiusa per mancanza di alunni.



Il fatto brutto è che non solo non nascono più bambini, ma anche che non nascono più vocazioni al sacerdozio. Sono entrambe delle catastrofi. Ad un certo punto non si sono più voluti i figli, eppure nel passato le famiglie,  benché più povere di oggi, erano numerose.  Bisognerebbe indagare sul perchè. Ad un certo momento anche i seminari, un tempo pieni, si sono svuotati e addirittura chiusi. Il calcolo si fa facilmente: di qui a poco non ci saranno più sacerdoti. Bisognerebbe capire perché ad un certo momento è successo questo. Cos’è che è cambiato? Un anziano sacerdote un giorno mi disse, a proposito della mancanza di vocazioni al sacerdozio, che succede come quando in un paese i bambini diminuiscono e il ministero chiude la scuola per questo motivo. Così se non ci sono più fedeli cristiani, Dio non chiama più nessuno e non manda più sacerdoti al popolo: sarebbero inutili. Il problema per quel sacerdote era tutto qui: mancano i fedeli; se ce ne fossero in numero normale, le vocazioni ci sarebbero come prima. Non so se questo paragone ha un qualche pregio e può essere preso a riferimento per gli studi. Però a me piace e lo giro volentieri ai miei tre lettori. Potrebbe essere utile anche per spiegare il fatto dei pochi bambini. Il problema per quel sacerdote (che ora riposa finalmente nelle braccia di nostro Signore) era tutto lì: siamo noi che non ci meritiamo di avere sacerdoti. Potremmo non essere ancora al punto del non ritorno, perché qualcosa sta cambiando. Impercettibilmente. Anche se le “scuole” ancora non riaprono. Se invece, fossimo un popolo cristiano le vocazioni arriverebbero e la “scuola” non sarebbe chiusa per mancanza di alunni. Cari tre lettori, dobbiamo fare quello che hanno fatto i nostri nonni proprio all’inizio della storia: convertire i nuovi pagani, fare proseliti, testimoniare la bellezza di essere cristiani. Cioè rifondare un popolo cristiano. Ne guadagneremmo tutti. 


 Il Pio

Io spero di no



Io spero di no. Ma temo che prima o poi lo scontro con l’Islam lo dovremo subire. Nel 2050 probabilmente i musulmani saranno la maggioranza e in molti Paesi ove essi sono maggioranza, sono dolori per i cristiani e i miscredenti che non si vogliono convertire. Forse saremo esentati da questi dolori. 
Ma mettiamola in cantiere almeno come ipotesi. E poi in un’Italia quasi tutta scristianizzata molti aderiranno all’Islam ed essa, un tempo centro e cuore del cristianesimo, diverrà tutta musulmana. E allora—mi domando—cosa farò se mi dovessero chiedere se sono rimasto cristiano? Sarò pronto a rispondere di sì e a dare, forse, la vita? Io mi conosco e so di essere molto pauroso. Ho paura di tutto, soprattutto di soffrire. Cosa risponderò? Ma una cosa mi voglio ricordare, adesso per allora. Non vorrei un giorno arrivare davanti al Tribunale di Dio, magari anziano, e doverGli dire: “quel giorno Ti ho tradito: non ti ho riconosciuto e testimoniato”.

Il Pio

La Torre di Siloe

Ha suscitato tanto scalpore l’episodio di quel sacerdote su cui è caduto il pesante crocifisso e lo ha ucciso. Ho letto alcuni commenti ch...