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Meglio obbedire al portinaio.

 



Oggi vi racconto un po’ di frasi che era solito dire il grande san Filippo Neri. Che tutto sia per la nostra santità e per la nostra salvezza. 
Il Pio

(Dal sito internet Framor.com)

– Figliuoli, state allegri, state allegri.

– Voglio che non facciate peccati, ma che siate allegri.

– Non voglio scrupoli, non voglio malinconie. Scrupoli e malinconie, lontani da casa mia.

– Paradiso! Paradiso! Attendete a vincervi nelle piccole cose, se volete vincervi nelle grandi.

– Non è tempo di dormire, perché il Paradiso non è fatto pei poltroni.

– La santità sta tutta in tre dita di spazio, e si toccava la fronte, cioè nel mortificare la razionale, contrastando cioè a se stesso, all’amore proprio, al proprio giudizio.

– Chi vuole altra cosa che non sia Cristo, non sa quello che si voglia. Chi dimanda altra cosa che non sia Cristo, non sa quello che dimanda. Chi opera e non per Cristo, non sa quello che si faccia.

– L’anima che si dà tutta a Dio, è tutta di Dio.

– I veri servi di Dio hanno la vita in pazienza e la morte in desiderio.

– Chi non sale spesso in vita col pensiero in Cielo, pericola grandemente di non salirvi dopo morte.

– L’uomo che non fa orazione è un animale senza ragione.

– Bisogna avere grande fiducia in Dio, il quale è quello che è stato sempre: e non bisogna sgomentarsi per cosa accada in contrario.

– Non vi caricate di troppe devozioni, ma intraprendetene poche, e perseverate in esse. Non tante devozioni, ma tanta devozione.

– Figliuoli, siate umili, state bassi: siate umili, state bassi.

– Per acquistare il dono dell’umiltà sono necessarie quattro cose: spernere mundum, spernere nullum, spernere seipsum, spernere se sperni: cioè disprezzare il mondo, non disprezzare alcuno, disprezzare se stesso, non far conto d’essere disprezzato. E soggiungeva, rispetto all’ultimo grado: A questo non sono arrivato: a questo vorrei arrivare.

– Tutta l’importanza della vita cristiana consiste nel mortificare la razionale.

– E’ meglio obbedire al sagrestano e al portinaio quando chiamano, che starsene in camera a fare orazione.

– Figliuoli miei, siate devoti della Madonna: siate devoti a Maria.

– La confessione frequente de’ peccati è cagione di gran bene all’anima nostra, perché la purifica, la risana e la ferma nel servizio di Dio.

– Ai giovani dava questi consigli: fuggire le cattive compagnie, non nutrire delicatamente il corpo, aborrire l’ozio, fare orazione, frequentare i Sacramenti spesso, e particolarmente la Confessione.

– Contro le tentazioni di fede invitava a dire: credo, credo, oppure che si recitasse il Credo.

E la più simpatica di tutte:

– te possi morì mmazzato…ppe la fede! (possa morire ammazzato... per la fede).

Scrupoli e malinconia.

 


Scrupoli e malinconia, fuori di casa mia.

Fratelli, quando cominciamo a essere buoni?

Non è tempo di dormire perché il Paradiso non è fatto per i poltroni.

Te possi mori' ammazzato… ma pe' la fede.

Chi vuole altra cosa che non sia Cristo, non sa quello che vuole. Chi domanda altra cosa che non sia Cristo, non sa quello che domanda. Chi non opera per Cristo, non sa quello che fa.

E poi?...

Signore guardami oggi che ti tradirò, e farò tutto il male del mondo se tu non mi aiuti.

L'uomo che non prega è un animale senza parola.

(Tutte frasi che San Filippo Neri ha pronunciato in mezzo alla gente)

I danni del chiacchiericcio...



«Un giorno, una nota chiacchierona, andò a confessarsi da San Filippo Neri. Il confessore ascoltò attentamente e poi le assegnò questa penitenza: “Dopo aver spennato una gallina dovrai andare per le strade di Roma e spargerai un po’ dappertutto le penne e le piume della gallina! Dopo torna da me!”. La donna, abbastanza sconcertata, eseguì questa strana penitenza e tornò dal santo come richiesto. “La penitenza non è finita! – disse Filippo – Ora devi andare per tutta Roma a raccogliere le penne e le piume che hai sparso!”. “Ma è impossibile!”, rispose la donna. “Anche le chiacchiere che hai sparso per tutta Roma non si possono più raccogliere! – replicò Filippo Neri – Sono come le piume e le penne di questa gallina che hai sparso dappertutto! Non c’è rimedio per il danno che hai fatto con le tue chiacchiere!». 
(Tratto da www.it.aleteia.org).


San Filippo Romolo Neri (Firenze 21 luglio 1515, Roma 26 maggio 1595). Figlio di un notaio fiorentino di buona famiglia. Ricevette una buona istruzione e poi fece pratica dell'attività di suo padre; ma aveva subito l'influenza dei domenicani di san Marco, dove Savonarola era stato frate non molto tempo prima, e dei benedettini di Montecassino, e all'età di diciott'anni abbandonò gli affari e andò a Roma. Là visse come laico per diciassette anni e inizialmente si guadagnò da vivere facendo il precettore, scrisse poesie e studiò filosofia e teologia. A quel tempo la città era in uno stato di grande corruzione, e nel 1538 Filippo Neri cominciò a lavorare fra i giovani della città e fondò una confraternita di laici che si incontravano per adorare Dio e per dare aiuto ai pellegrini e ai convalescenti, e che gradualmente diedero vita al grande ospizio della Trinità. Filippo passava molto tempo in preghiera, specialmente di notte e nella catacomba di san Sebastiano, dove nel 1544 sperimentò un'estasi di amore divino che si crede abbia lasciato un effetto fisico permanente sul suo cuore. Nel 1551 Filippo Neri fu ordinato prete e andò a vivere nel convitto ecclesiastico di san Girolamo, dove presto si fece un nome come confessore; gli fu attribuito il dono di saper leggere nei cuori. Ma la sua occupazione principale era ancora il lavoro tra i giovani. San Filippo era assistito da altri giovani chierici, e nel 1575 li aveva organizzati nella Congregazione dell'Oratorio; per la sua società (i cui membri non emettono i voti che vincolano gli ordini religiosi e le congregazioni), costruì una nuova chiesa, la Chiesa Nuova, a santa Maria "in Vallicella". Diventò famoso in tutta la città e la sua influenza sui romani del tempo, a qualunque ceto appartenessero, fu incalcolabile. (Tratto da www.Santiebeati.it).

L’unico “moderno” è Gesù


"Chi cerca e non cerca Cristo non sa cosa cerca, chi desidera e non desidera Cristo non sa quello che desidera e chi vuole le cose e non vuole Cristo non sa quello che vuole".


...La Cosa che desiderava di più San Filippo (Neri, ndr) era Gesù Cristo. Prima di morire, a ottant'anni e con il cuore pieno d'amore, lui disse: "chi cerca e non cerca Cristo non sa cosa cerca, chi desidera e non desidera Cristo non sa quello che desidera e chi vuole le cose e non vuole Cristo non sa quello che vuole". Gesù è vivo e risorto con i segni della passione, opera e agisce. È più vivo di tutti noi. Il pensiero di Gesù è molto più potente del mio e del tuo. La nostra felicità è volere delle cose che vuole lui. San Filippo ha capito che meglio di Gesù non c'è nessuno. San Filippo trascorreva molto tempo con i giovani tant'è che San Giovanni Bosco, affascinato da San Filippo, insegnò a diversi ragazzi lo stesso metodo di insegnamento... Lui voleva farsi Santo, chiedeva lo Spirito Santo incessantemente, per esserlo, ma non si sentiva Santo. Dio l'ha fatto Santo e l'ha reso grande… “L'uomo senza orazione è un animale senza ragione”. Quando ci sono degli oranti, cioè degli uomini che pregano ci si ritrova anche se i carismi sono differenti… Da una parte c'è l'amore per la realtà, l'amore per il popolo, per la preghiera e dall'altra c'è uno "scimmiottare" il mondo per fare i piacioni e per pensare di essere moderni, mentre l'unico moderno è Gesù Cristo e solo lo Spirito rende nuovi. Di questo sono proprio certo… L'attore Marco Paolini aveva detto che Adulto è il participio passato del verbo adolescere. Adulto è perciò uno che ha finito di adolescere, di crescere e si è giocato quindi certe possibilità. Oggi il problema è che non ci sono adulti.
(P. Maurizio Botta, Festa del beato Pier Giorgio Frassati, Atti, 24/6/2014)

Ascoltare e sentire.

San Paolo diceva che la fede passa attraverso l’ascolto ( Fides ex auditu ). La fede non è infatti—fatti salvi casi particolarissimi—un'...