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E’ somma ingiustizia? Paletti e punti di riferimento

 



Uscendo dalla messa c’era un gruppetto di anziani che confabulava. Parlavano di quelle persone che, per essersi difesi
 da un ladro, nel cuore della notte, dentro la propria casa, si sono trovati in carcere e costretti a risarcire il malvivente e/o i suoi eredi. Per loro (e forse non solo per loro) quella era una somma ingiustizia. Irragionevole. Iniqua. Cercavano soluzioni, ma per come stiamo messi, è improbabile  trovarle. Ci ho riflettuto sopra. Ho sempre pensato che il concetto di giustizia fosse naturale, cioè universale e valido per tutti gli uomini del mondo. Ma pensandoci bene, osservando la realtà, non mi pare sia proprio  così. Ad esempio ci sono zone del mondo in cui la suddivisione del popolo in caste profondamente radicata e rigorosamente ereditarie è ancora oggi accettato e sentito giusto da gran parte di quella popolazione (peraltro dopo secoli e secoli). In altre zone, sgozzare o impalare un uomo che professa un’altra religione, anche se non ha fatto nulla di male, è un atto eroico e farsi esplodere in mezzo al mercato, con decine di morti e feriti innocenti, è addirittura un martirio è fonte di santità, e costoro diventano punti di riferimento per le nuove generazioni oltre che per le vecchie. Il fatto è che “giustizia” è un concetto che deve fare riferimento a un “paletto” a un “punto fermo”. Torniamo all’Italia. Fino a poco fa il concetto di giustizia era ancorato a un’idea cristiana del mondo. (Parlo in maniera generale, teorica soprattutto: gli imbecilli, gli scorretti, i disonesti, gli ingiusti, i “maiali”… ci sono sempre stati anche quando il cristianesimo era vivissimo e spesso erano questi che vincevano). Fino a quando però la giustizia aveva come riferimento il “paletto” cristiano si ragionava più o meno con la seguente massima: chi sbaglia paga e paga tutto quello che deve pagare (giustizia retributiva). Però tutti ragionavano anche con altre belle massime: non si può uccidere un uomo solo perché è di un’altra religione; il prossimo deve essere amato e rispettato come se stessi; nessuno è superiore agli altri; sacrosanto poi è il diritto alla legittima difesa per cui chi difende la propria vita o quella dei vicini, non si rende colpevole di omicidio o di ferimento, etc.; anche lo Stato ha un diritto alla legittima difesa, e via dicendo. E chi ragionava diversamente dal “paletto” sapeva bene che non stava facendo le cose dritte (anche se le faceva ugualmente). Così tolto anzi sradicato e buttato lontano, quel “paletto”, senza sostituirlo con null'altro, ci ritroviamo che la giustizia amministrata o solo pensata, è spesso svincolata da una morale chiara e dunque soggetta al relativismo e al soggettivismo più cieco e spietato. Disperato. Soggetta pure alle mode politiche o personali, alle influenze dei potenti della Terra... E nessuno può farci nulla. Il ritornello allora, è sempre quello: bisogna far ritornare l’Italia un Paese cristiano. A costo della vita.

Il Pio

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