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Come pecore senza pastore



821 D. Il Sacerdozio cattolico è necessario nella Chiesa?
R. Il Sacerdozio cattolico è necessario nella Chiesa; perché senza di esso i fedeli sarebbero privi del santo sacrificio della Messa e della maggior parte dei sacramenti, non avrebbero chi li ammaestrasse nella fede, e resterebbero come pecore senza pastore in balia dei lupi, a dir breve non esisterebbe più la Chiesa come Gesù Cristo l'ha istituita.

822 D. Dunque il Sacerdozio cattolico non cesserà mai sulla terra?
R. Il Sacerdozio cattolico, non ostante la guerra che gli muove contro l'inferno, durerà fino alla fine dei secoli; avendo Gesù Cristo promesso che le potestà dell' inferno non prevarranno giammai contro la sua Chiesa.

(Dal Catechismo Maggiore di San Pio X)

Sulle spalle dei giganti

E per questo Dio non può fare prodigi. Qui non può fare miracoli. Non riesce nemmeno a mandare sacerdoti, perché nessuno saprebbe cosa farsene. Può mandare qualche grazia e fare qualche miracolo. Ma non può fare nulla per noi, “per la nostra incredulità”.


Sul Vangelo di Marco che si è letto ieri (3 febbraio) a un certo punto si viene a sapere che Gesù «si meravigliava della loro incredulità (Mc 6, 1-6)». Il brano evangelico si riferiva agli abitanti di Nazareth, la città in cui viveva, per i quali il “figlio del carpentiere” non può che essere il figlio del carpentiere. Per quel motivo «lì non poteva compiere nessun prodigio». Si meravigliava della loro incredulità. Questa frase arriva fino a noi, gente del 2016, ha fatto un salto di duemila anni, ma è—ora come noi mai—attuale. A quel tempo solo a Nazareth non poté fare miracoli e in poche altre zone. Moltissimi invece lo seguirono in tutta quella Nazione e grandi furono le conseguenze per tutti. Il mondo intero fu cambiato da Cristo risorto. Un mondo intero. Tutto divenne più bello: le case, l’arte, la convivenza, le opere, l’aiuto ai bisognosi… Da allora tutto non era più come prima. Tutto era bello, perché tutto era condito di cristianesimo vivo e pulsante. Noi viviamo sulla cima di questo mondo nuovo, come sopra le spalle di babbo, e possiamo da qui rivederlo tutto nella sua bellezza. Restando “sulle spalle dei giganti” potremmo avere un orizzonte immenso e formare un Mondo straordinario. Ma il nostro invece è un tempo increduli, o peggio di agnostici e atei. Un tempo scristianizzato. O peggio di un cristianesimo “del” mondo e non “nel” mondo, per cui senza vigore e senza efficacia. Un tempo in cui siamo voluti scendere a tutti i costi dalle spalle dei giganti (su cui avremmo avuto la grazia di stare per sempre per diritti di eredità) per avere come conseguenza un orizzonte piccolo, meschino e grigio. E per questo Dio non può fare prodigi. Qui non può fare miracoli. Non riesce nemmeno a mandare sacerdoti, perché nessuno saprebbe cosa farsene. Può mandare qualche grazia e fare qualche miracolo ai pochi fedeli come nel Vangelo ricordato. Ma non può fare nulla per noi, “per la nostra incredulità”. Ma abbiamo ancora la possibilità di tornare sulle spalle dei giganti. Abbiamo sempre la possibilità di convertirci. Basta chiedere. Con un briciolo di fede. E come a Nazareth non pensiamo che il figlio del carpentiere non può essere che il figlio del carpentiere. Che tutto è uguale e nulla può cambiare. Il figlio del carpentiere è soprattutto figlio di Dio. E ci vuole bene. E tutto può cambiare a cominciare dalla nostra vita.

Il Pio

Una vecchia scuola












    
Tempo fa stavo parlando con un anziano sacerdote—mio carissimo amico—del fatto della scarsità delle vocazioni sacerdotali. Per me questo è un fatto preoccupante e un segno brutto, di un mondo divenuto brutto. Un mondo che ha perso l’intelligenza cristiana per prendere l’intelligenza laica, fredda, limitata e in parte anche lontana mille miglia dalla realtà vera. Ci dobbiamo pregare per questo. Intensamente. Senza sacerdoti non possiamo avere chi ci confessa, ci battezza e ci dà l’eucarestia, tra le tante altre cose, come potremo andare avanti? Con la semplicità tipica del sacerdote con parecchi anni sulle spalle mi spiegò il motivo di tutto ciò, secondo lui. «E’ come nei paesi quando mancano i bambini (o perché le famiglie sono andate in città o perché non li fanno nascere più), il ministero chiude le scuole del luogo e non manda più maestri. Se non ci sono i bambini, i maestri non servono. Così accade ora, se non ci sono i cristiani il Signore non manda i suoi preti, che li manda a fare? Dove li trova?». Non era questa di sicuro la prolusione del teologo che discetta sui termini e sui verbi e dà apprezzabili conclusioni e scrive libroni interessantoni che vengono studiati nelle università e citati dagli addetti ai lavori. Ma quella del vecchio prete sgangherato e con pochi denti, aveva il suo interesse, almeno quello di far pensare e dunque di cercare una soluzione umana e non prestampata. Per me, almeno. Anni dopo, a una conferenza un giovane sacerdote disse che non è vero che oggi ci sono poche vocazioni, se si fanno certi calcoli, statisticamente, coi giusti parametri… ce ne sono più oggi che ieri. Siccome aveva fatto i calcoli matematici la mia testa gli dava ragione, ma il mio cuore mi faceva ritenere sempre più vera e giusta la storiella dell’anziano sacerdote e delle scuole che vengono chiuse per mancanza di utenti. Quella cioè che alla fine diceva che Gesù non ci manda sacerdoti in Italia perché non ci sono i cristiani in Italia; forse è una visione un po’ banale, pessimistica forse, magari troppo personale forse, ma non la scarterei a priori. D’altra parte laddove ci sono cristiani sani—ancorchè pochi—le vocazioni non mancano. C’è da rimboccarsi le maniche, dobbiamo dimostrare a Nostro Signore che non siamo ancora morti e che sappiamo anche ridestarci dal sonno profondo e risorgere dall’inedia in cui siamo caduti (o siamo stati fatti cadere). Il laicismo e la mentalità moderna sono una trappola, usciamone prima possibile, per non restare rovinati. E ce la possiamo fare a uscire, non senza difficoltà, ovviamente. Forse il Signore così si commuoverà, come fece a Ninive, vedrà gente seria e volenterosa che gli vuole ancora bene e forse ci verrà in aiuto per questo e per tanti altri motivi.

Il Pio

Ascoltare e sentire.

San Paolo diceva che la fede passa attraverso l’ascolto ( Fides ex auditu ). La fede non è infatti—fatti salvi casi particolarissimi—un'...