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Diversamente colorato.


Mi sono ritrovato questo post che avevo scritto diversi mesi fa, appena conosciuta la notizia che ha suscitato clamore. Il fatto, dunque non è attuale,  ma le conseguenze che da questo sono derivate, sono addirittura attualissime, se non proprio del futuro. Ed io queste voglio segnalare più che il fatto di cronaca in sè. Per dire che gli uomini stanno prendendo una direzione strana, ignota, non umana e coraggiosamente direi anche poco normale ed è consigliabile tenere la strada la cui metà ed il cui destino sono a noi noti. Allora rilancio questo vecchio post.

 
Secondo me il fatto doveva essere catalogato tra quelli di scarsissima importanza e se proprio doveva essere pubblicato per una eccezionale carenza di notizie, andava bene un trafiletto nell’ultimissima pagina, in fondo, capovolto, sotto la pubblicità del lucido per scarpe. Invece non è stato così. A Valeria Fabrizi, notissima e bravissima attrice di 84 anni (la vediamo di recente nel telefilm “Che Dio ci aiuti”), invitata in una trasmissione TV, le hanno fatto vedere una sua foto di quando era giovane. E qui è successa la tragedia: forse commossa dal ricordare quel momento,  ha allentato i 
freni del cervello; l’ottuagenaria ha avuto dunque l’ardire di dire “qui sembravo un negra”. Era per scherzo, una battuta che doveva essere spiritosa. Non mi pare che la sua voleva essere un’offesa agli  uomini di colore, non mi pare ci fosse intenzione di oltraggiare (ma secondo me in questi casi quelli che si offendono sono solo i bianchi a causa del lavaggio del cervello che per decenni hanno ricevuto). Nella foto lei era scura di carnagione, occhi neri, capelli neri, tutta nera, vestita di nero e la foto se non erro era pure in bianco e nero, di sera... invece per accontentare i Guardiani della Rivoluzione e i loro sgherri, avrebbe dovuto dire nel lessico del XXI secolo “sembravo simile a una povera donna di colore, migrante, sfruttata dal capitalismo moderno, costretta...” e non sarebbe successo niente,  anzi! Ma si era probabilmente dimenticata dell’esistenza del terrificante politicamente corretto che tutto divora e appiattisce. (E se cercate questa notizia su internet vedrete che molti siti scrivono la parola incriminata con “ne*ra”, capite in che mondo siamo capitati?). E’ dunque successo un pandemonio: gliel’hanno dette di tutti i colori. L’hanno massacrata. Oltraggiata. Infamata in TV, per radio, per email, in giro per la strada. È stata profondamente umiliata. (A 84 anni). Si è dovuta scusare e riscusare, ha dovuto spiegare e rispiegare e quei pochi che l’hanno voluta giustificare, sono stati costretti a dire che negli anni ’60 e ’70 "usava dire così", come se gli anni ’60 e ’70 fossero la preistoria della civiltà umana, abitati da uomini delle caverne rozzi, ignoranti, soprattutto bianchi, razzisti e (perché no?) contro le donne. Qui però non c’entra niente il razzismo e chi scrive non è razzista per niente. Forse non lo è nemmeno la Fabrizi. Non si può però condannare al patibolo del disprezzo civile una persona solo perchè ha detto una parola ritenuta oggi "indicibile", ma senza nessuna cattiveria, odio o secondi fini. Ho assistito anni fa in un centro commerciale a una scena in cui un gigante di colore, con certe mani da un metro quadro l'una che faceva la sicurezza, aveva fermato un ragazzino che rubava; costui lo ha riempito di insulti e il gigante rimaneva fermo in attesa dei Carabinieri. Ad un certo punto il ragazzino con rabbia gli ha gridato "sei uno sporco negro!". Lo schiocco dello schiaffo partito come un fulmine, si è sentito per tutto il centro commerciale. Sul viso del teppistello era rimasta la stampa della mano. Secondo voi allora, "sembravo una negra" detto da un'84-enne  guardando una foto giovanile in cui era molto bella e tutta nera e lo "sporco negro" detto da un teppistello tossico viziato di provincia hanno lo stesso valore? Per i politicamente corretti probabilmente sì. Ma c'è un lavaggio del cervello a livello mondiale, un politicamente corretto che è stato cacciato a forza dentro i cervelli di molti uomini ed è divenuto criterio massimo. Tra un po’ si potrà fare e dire solo quello che il Potere vuole e chi fa o dice altro, sarà “lapidato” o “esiliato”; e i primi a saltare addosso ai reprobi, non saranno i Guardiani della Rivoluzione che certamente staranno dappertutto con mille occhi, ma i nostri amici, parenti e i nostri vicini di casa. Siamo a buon punto della strada e già si leggono i cartelli “Nuovo Ordine Mondiale Km. 6”. Forse avrebbe dovuto dire che in quella foto sembrava una persona “diversamente colorata”. E' vero però che il termine “negro” potrebbe anche derivare direttamente dal latino “niger-nigra-nigrum” che significa scuro, nero... E’ pur vero che il latino rientrerà tra le lingue politicamente scorrette odiate dal Potere (già forse lo è da diversi anni) ma è pur sempre, particolarmente per noi italiani, la radice della lingua attuale.

Il Pio

Donne al volante e vecchi col cappello




Un notissimo proverbio popolare suona così: «donna al volante, pericolo costante». Quando ero piccolo, cinquant’anni fa, già si diceva e forse anche prima. Cinquant’anni fa tutti capivano che quel detto era solo una cosa spiritosa, simpatica, italiana, sì in parte vera, ma in parte esagerata, nessuna la prendeva sul serio, se non per ridere. Veniva citato, ma senza cattiveria: tutti in cuor loro sapevano che anche una buona parte di maschi al volante guidano come cani. Ma veniva detto tranquillamente, senza pensare di offendere e senza timore di essere configurati come razzisti. Anche le donne al volante ridevano. Oggi quel detto non si potrebbe più dire o se lo si deve proprio dire, ci si deve guardare intorno con circospezione (per via della legge non scritta, ma tassativa e coattiva che sancisce il politicamente corretto obbligatorio per tutti e per tutto). Recentemente hanno fatto statistiche e studi approfonditi sulla questione. Scienziati hanno dimostrato che sono i maschi a guidare peggio delle femmine e gli studi hanno constatato che il cervello dell’uomo è più predisposto per condurre l’automobile solo con maggiore sicurezza. (Probabilmente c’è in giro una marea di gente che ha tanto tempo da perdere, eppure c’è un mondo intero da ricostruire, da risollevare, da riumanizzare e anche, permettetemelo, da ricristianizzare). Dunque, quel glorioso proverbio è divenuto ormai illegale e deve essere abrogato. Non si può dire più dunque: pena sguardi cattivi e accuse di ledere la dignità delle donne e di razzismo, se non si arriva poi a denunce e articoli sui giornali e social e naturalmente discussioni nei salotti della TV. È un mondo ridicolo il nostro, strapieno di gente risentita, con l'ideologia al posto del cuore e soprattutto ultrasuscettibile che non riesce più a ridere serenamente. Però sotto sotto il concetto del “pericolo costante” da una parte ci fa ridere ancora e dall’altra molti lo ritengono ancora valido. Ma non lo possono dire pubblicamente. E io ogni tanto, coraggiosamente, ma solo per ridere, descrivo l’immagine della giovane donna al volante che con una mano telefona, con l’altra fuma, con l’altra si ravviva i capelli, con l’altra dà il ciuccio al figlio e con l’altra tiene il volante e riesce davvero a guidare in questo modo! E vedo anche che ridono più le donne di questa battuta che gli uomini, addirittura sono le donne che mi dicono che questo è proprio vero e che ho ragione. Però, alla fine, per par condicio (altro comma di quella legge) posso ben ricordare il tremendo anziano (esclusivamente di sesso maschile) alla guida con il cappello, terrore di tutti gli automobilisti che riesce andare a 10 Km. all’ora in autostrada, con la sua vecchia e scassata Giardinetta (lui riesce a guidare tranquillamente, sono gli altri che non ci riescono con lui davanti). Questo però si può dire, perché il protagonista non è una donna, ma un uomo, per di più anziano. Tutto questo è frutto di quella legge che ha istituito il politicamente corretto. Che ci fa pensare e dialogare tutti allo stesso modo, con concetti che si possono dire e altri che sono vietati. Anche se il nostro cuore ci dice che sarebbe meglio se non fosse tutto così grigio, uguale e triste. Però ricordiamoci sempre che c’è un mondo intero da ricostruire, da risollevare, da riumanizzare e soprattutto da ricristianizzare e che questo tocca solo a noi in quanto battezzati e che un giorno anche su questo dovremo rendicontare davanti a Nostro Signore.

Il Pio

Ascoltare e sentire.

San Paolo diceva che la fede passa attraverso l’ascolto ( Fides ex auditu ). La fede non è infatti—fatti salvi casi particolarissimi—un'...