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Diversamente colorato.


 
Secondo me il fatto doveva essere catalogato tra quelli di scarsissima importanza e se proprio doveva essere pubblicato per una eccezionale carenza di notizie, andava bene un trafiletto nell’ultimissima pagina, in fondo. Capovolto, sotto la pubblicità del lucido per scarpe. Invece non è stato così. A Valeria Fabrizi, notissima e bravissima attrice di 84 anni (la vediamo di recente nel telefilm “Che Dio ci aiuti”), invitata in una trasmissione TV, le hanno fatto vedere una sua foto di quando era giovane. E qui è successa la tragedia: l’ottuagenaria ha avuto l’ardire di dire “qui sembravo un negra”. Era per scherzo, una battuta che doveva essere spiritosa. Battuta che si poteva e doveva evitare, senza meno. Ma non mi pare che la sua voleva essere un’offesa agli  uomini di colore, non mi pare ci fosse intenzione di oltraggiare (ma secondo me in questi casi quelli che si offendono sono solo i bianchi). Nella foto lei era scura di carnagione, occhi neri, capelli neri, tutta nera, avrebbe dovuto dire nel lessico del XXI secolo “sembravo simile a una povera donna di colore, migrante, sfruttata dal capitalismo moderno, costretta...” e non sarebbe successo niente,  anzi! Ma si era probabilmente dimenticata dell’esistenza del terribile e terrificante politicamente corretto che tutto divora e appiattisce. (E se cercate questa notizia su internet vedrete che molti siti scrivono la parola incriminata con “ne*ra”). E’ successo un pandemonio: gliel’hanno dette di tutti i colori. L’hanno massacrata. Infamata. Umiliata. 
(A 84 anni). Si è dovuta scusare e riscusare, ha dovuto spiegare e rispiegare e quei pochi che l’hanno voluta giustificare, sono stati costretti a dire che negli anni ’60 e ’70 "usava dire così", come se gli anni ’60 e ’70 fossero la preistoria della civiltà umana, abitati da uomini delle caverne rozzi, ignoranti, soprattutto bianchi, razzisti e (perché no?) contro le donne. Qui però non c’entra niente il razzismo e chi scrive non è razzista per niente. Forse non lo è nemmeno la Fabrizi. Non si può però condannare al patibolo del disprezzo civile una persona (peraltro anziana) solo perchè ha detto una parola ritenuta "indicibile", ma senza nessuna cattiveria, odio o secondi fini. Ho assistito anni fa in un centro commerciale a una scena in cui un gigante di colore, con certe mani da un metro quadro l'una che faceva la sicurezza, aveva fermato un ragazzino che rubava; costui lo ha riempito di insulti e il gigante rimaneva fermo in attesa dei Carabinieri. Ad un certo punto il ragazzino con rabbia gli ha gridato "sei uno sporco negro!". Lo schiocco dello schiaffo si è sentito per tutto il centro commerciale. Un minuto di silenzio per tutto il centro. Secondo voi allora, "sembravo una negra" detto da un'84-enne  guardando una foto giovanile in cui era molto bella e tutta nera e lo "sporco negro" detto da un teppistello tossico viziato di provincia hanno lo stesso valore? Per i politicamente corretti probabilmente sì. Ma c'è un lavaggio del cervello a livello mondiale, un politicamente corretto che è stato cacciato a forza dentro i cervelli di molti uomini ed è divenuto criterio massimo. Tra un po’ si potrà fare e dire solo quello che il Potere vuole e chi fa o dice altro, sarà “lapidato” o “esiliato”; e i primi a saltare addosso ai reprobi, non saranno i Guardiani della Rivoluzione che certamente staranno dappertutto con mille occhi, ma i nostri amici, parenti e i nostri vicini di casa. Siamo a buon punto della strada e già si leggono i cartelli “Nuovo Ordine Mondiale Km. 6”. Forse avrebbe dovuto dire che in quella foto sembrava una persona “diversamente colorata”. E' vero però che il termine “negro” potrebbe anche derivare direttamente dal latino “niger-nigra-nigrum” che significa scuro, nero... E’ pur vero che il latino rientrerà tra le lingue politicamente scorrette odiate dal Potere (già forse lo è da diversi anni) ma è pur sempre, particolarmente per noi italiani, la radice della lingua attuale.

Il Pio

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