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Brutto per essere brutto

 


Questa potrebbe chiamarsi l'epoca del brutto più brutto che più brutto non si può. Nella città dove lavoro, ad esempio, c'è una rotatoria con in mezzo un'opera artistica, probabilmente di valore e forse pagata pure tanto. Non si capisce bene cosa rappresenti, ma la gente comune, quella senza tanti grilli nella testa, con la semplicità popolana, così l'hanno chiamata: "il monumento alla cacca", perché quella proprio sembra. Altre robe del genere sono disseminate nel nostro amato territorio patrio, un tempo pieno di opere davvero artistiche, di bellezza sconfinata e straordinaria, per vedere le quali moltissimi per secoli sono partiti da lontano. Chi partirebbe ora dagli USA, ad esempio, o dalla Australia, dalla Germania... solo per vedere il monumento alla cacca? Nel film Così parlò Bellavista al protagonista viene chiesto dai suoi amici "al museo di arte moderna c'era un opera che raffigurava un cesso... Ora se tra trecento anni, durante gli scavi in una villa del napoletano, venisse fuori quel cesso, gli archeologici penseranno di aver trovato un'opera artistica oppure un cesso scassato?". La risposta ve la potete immaginare. Signori miei il bello è oggettivo che parla al cuore di tutti ed è per tutti, non può essere proprietà solo per pochi addetti ai lavori, intellettuali, ricchissimi. C'era però qualcosa che sembrava resistere alla terribile falce artistica che tutto il bello taglia, livella. Il Presepe di Natale. Prima tutti i Presepi, anche quelli più umili, erano belli, uno ci passava tempo a rimirare tutti i particolari che tradizionalmente sono sempre tanti. E tanti ricordi belli e caldi affioriavano presto dal cuore. I nonni, l'albero illuminato, la mattina di Natale, lo stupore, il calore, la gioia di quei momenti, il mangiare... Ora anche lui è stato livellato dal tremendo politicamente corretto. I Presepi cristiani sono diminuiti sensibilmente. Nella piazzetta fuori dal mio municipio sono stati messi, in occasione delle feste invernali (proprio così) un gigantesco orso bianco col cappello, un igloo e una renna. Sfido innanzitutto a trovare tutto questo in un comune di mare del centro Italia in cui nevica ogni venti anni o a capire cosa c'entrino quelle cose con noi. E poi soprattutto, a pensare a come questi "simboli" possano rappresentare ed accomunare tutti, come invece facevano molto bene Gesù, Maria, Giuseppe e i pastori nel Presepe tradizionale, senza bisogno di spiegare nulla. In giro si vedono anche altri  presepi, ma quelli artistici, moderni, striminziti, simbolici, freddi e glaciali, come quello di cui sopra. Purtroppo anche davanti al Pesepe in piazza San Pietro quest'anno, non mi pare si possa passare tanto tempo a rimirarlo a bocca aperta e col cuore caldo. Non è un bel segno tutto questo. E lo dico in generale. 

Il Pio 

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