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Possiamo vincere la guerra?


Il tarlo ha cominciato a rodermi il cervello quando portavo la mia prima figlia alla Scuola elementare e vedevo moltissimi suoi coetanei già in possesso di un cellulare, anche importante. Mi domandavo cosa ci facessero quei cuccioli d’uomo, a sei anni, appena svezzati, di un cellulare? Dove mai andassero da soli per dover essere sempre reperibili e soprattutto a chi mai dovessero telefonare? E pensavo che alla loro età io avevo un solo telefono fisso, di quelli con la rotella e quando suonava ed era per me, era un evento. Ricordo che quando qualcuno non rispondeva era un problema (dove si andava a cercarlo?). Certo, i tempi sono cambiati. E’ vero, ma il tarlo però per tutti questi anni ha continuato a scavare. E così andando in giro per la mia città, non posso evitare di vedere il ragazzo che cammina svelto a testa bassa guardando il cellulare; ragazze affiancate tutte e tre a testa bassa a chattare ciascuna per conto proprio; giovani seduti sulle scale in silenzio ciascuno a guardare il proprio cellulare; l’uomo e la moglie entrambi dentro la macchina, dentro al proprio cellulare; famiglie sedute al bar d'estate, in cui ogni membro si muove sul cellulare; sto a messa e vedo persone che mandano messaggi anche durante la consacrazione. Apro la TV e vedo in ogni telefilm recente che c’è sempre e per numerosissime volte nella stessa puntata, un cellulare che suona e uno che risponde. E poi mi chiedo: ma quando in TV si vedono riprese fatte col cellulare, di pestaggi, omicidi, incidenti, feriti… quello che riprende e poi dà le immagini alle TV, ha chiamato prima i Carabinieri? I tempi sono cambiati. E sono contento di questa “novità” perché avere il cellulare ha risolto un numero enorme di problemi e se io—che fino all’anno 2000 non ho mai fatto uso, contento, di un apparecchio del genere—adesso se esco senza di esso mi sembra di vivere in una faccenda atroce e non vedo l’ora di finirla. Ma la domanda che mi assale è: ma tutta questa gioventù sempre e continuamente dentro al cellulare, effettivamente sola, anche se vicino ha dieci “amici” e questa gente adulta che mette in mano a uno di sei anni un cellulare dell’ultima generazione e anche lei, poi vive per e nel cellulare, con tutta questa gente dove andremo a finire? Come si fa ora a schiodare un numero enorme di persone affetta da questa ossessione (permettetemi il termine) che sarà dunque sempre più profonda, andando avanti così? Non lo so. Però mi viene da dire: «Ma possiamo vincere la guerra?».
Il Pio

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