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Come se tutto dipendesse dagli uomini...


Di vecchia gnosi si tratta

«“Teologia nuova?”. Ben venga! A volte, però, ci si illude: non di nuova teologia si tratta, ma di vecchia gnosi. Riemerge, infatti, spesso, la mentalità presuntuosa degli antichi gnostici: “Noi diamo spiegazioni a livello di altissima scienza; noi ce le mangiamo le povere, viete e superate spiegazioni del Magistero!”. Ritorna anche il metodo della gnosi: prendere cioè i temi ed i termini della fede cattolica, ma solo parzialmente, arrogandosi il diritto di setacciarli e selezionarli, di intenderli a modo proprio, di mescolarli a ideologie estranee e di fondare l’adesione alla fede non più sull’autorità divina, ma su motivi umani; per esempio, su questa o quella opzione filosofica, sul combaciare di un dato tema con determinate scelte politiche abbracciate in antecedenza».

(Omelia di Papa Giovanni Paolo I su Cristo liberatore, Venezia, 7 marzo 1973)

Quietismo e pelagianesimo

«...Non ho nessun desiderio di fare l’eresiologo; a volte, tuttavia, è forte in me la tentazione di segnalare tracce di quietismo e di semiquietismo, di pelagianesimo e di semipelagianesimo in scritti e discorsi, che o descrivono il lavoro pastorale come tutto dipendesse dagli uomini o dalle tecniche sociologiche, o parlano di noi poveri uomini come non avessimo più nulla a che vedere con il peccato».

(Invito Papa Giovanni Paolo I al clero per gli esercizi spirituali, Venezia, 5 agosto 1974).

Pier Giorgio Frassati. Il bene fatto ai poveri è fatto a Gesù.


«Frequentavo le Conferenze di San Vincenzo più per tradizione di famiglia che per convinzione, Pier Giorgio deve averlo capito, tanto che proprio lui mi insegnò a fare la carità. È vero che non gli nascondevo nulla delle mie perplessità. Una volta gli domandai come si facesse ad entrare lietamente in certe case, dove la prima accoglienza era un tanfo nauseante. “Come fai tu a vincere la repulsione?”. “Non dimenticare mai—mi rispose—che se anche la casa è sordida tu ti avvicini a Cristo. Ricordati bene quello che ha detto il Signore: Il bene fatto ai poveri è bene fatto a Me stesso. Intorno all’infermo, al miserabile, intorno al disgraziato, io vedo una luce particolare, una luce che non abbiamo noi”»... «Ricordo una discussione a questo proposito nel cortile dell’Arcivescovado, discussione che finì con la mia domanda: «Non credi che ci sia un po’ di utopia in questo tuo ideale di vita?» Per tutta risposta mi diede un pugno sulla spalla con un «Ma di!» e uno sguardo che non ammetteva repliche»

(Luciana Frassati, La carità di Pier Giorgio Frassati, SEI, Torino 1957. Testimonianza di Carlo Florio)

Siamo XX o 20?




Siamo XX o 20?
Vedete la foto di questo post? E’ una targa che indica il nome della Via di oggi e quello che aveva prima la città dove abito. Oggi si chiama Via XX Settembre per ricordare il 20 settembre 1870 giorno cui l’esercito piemontese sfondò una parte delle mura Aureliane e conquistò Roma e l’Italia—dissero tronfi i vincitori (la storia la scrivono sempre costoro)—«divenne finalmente una». Ma siamo sicuri che il popolo voleva questa conquista? Siamo sicuri che il popolo voleva l’Italia unificata? Sulle targhe il 20 è scritto XX, negli antichi numeri romani, per ricordare i fasti della Roma antica e pagana, finalmente dunque, un ritorno a quei tempi, liberi dalla superstizione del papa e dei preti che fino a allora avevano tenuti tutti nelle tenebre (sempre a detta dei vincitori, ovviamente). E ogni 20 settembre la massoneria festeggia. Peppone diceva a don Camillo «la rivoluzione si fa anche con le parole». La rivoluzione, allora si fa anche cambiando il nome alle Vie. In tutte le città italiane, infatti, da Nord a Sud dalla metropoli al paesino di montagna c’è sempre una Via XX Settembre, una Piazza Garibaldi, un Corso Mazzini… Costoro sono i padri della Patria—giustamente—e meritano tanto, ma andate un po’ a leggere che vita hanno fatto e come si sono comportati davvero quei padri della Patria, per meritare nel nostro Paese tanta importanza e tanto onore. Andate anche a leggere come i Savoia, calpestando ogni minimo diritto internazionale, hanno invaso lo Stato del Vaticano. Ma restano sempre i padri della Patria e il XX settembre per diversi anni è stata anche Festa Nazionale e pare ci sia un disegno di legge per ripristinarla. L’Italia è stata unificata anche col nome delle Vie. Ma più che unificazione questa mi pare una omologazione forzata, quasi da dittatura. Sulla strade della neonata nuova nazione Italiana dovevano splendere solo i loro nomi. Ma prima nel mio comune, quella strada si chiamava Via Dei Pescivendoli, che aveva molta più poesia e bellezza di uno statale Via XX Settembre. Era un nome pitturato coi colori pastello, che ricordava la vita di quel tratto di strada cittadino e tutti sapevano il perchè del nome, contro una data grigia e burocratica uguale in ogni comune di Italia (i comuni italiana erano tutti diversi dall’altro, ognuno aveva una sua tradizione e una sua storia). Un tempo l’Italia, o meglio i vari stati che la componevano, erano sì divisi dai confini, ma erano unificati dalla fede cristiana. Questo li rendeva un popolo unito anche se sotto bandiere differenti. Col 20 settembre proprio questo legame hanno voluto tranciare quelli là e fatto di tutto per eliminarlo definitivamente. E la battaglia continua duramente anche oggi su altri fronti, ma le mura sono ormai abbattute, molti hanno tradito e altri si sono estraniati dalla buona battaglia e—purtroppo—i nemici li troviamo al nostro fianco come alleati, pronti però quando meno ce l'aspettiamo, a pugnalarci alle spalle. Maria aiuto dei cristiani, prega per noi.


Il Pio

Non ci guardiamo più in faccia



Un fatto si ripete abbastanza spesso quando avvengono certi fatti di cronaca. Quando avviene un omicidio tremendo e spietato, i vicini di casa dicono sempre tutti in coro dell’assassino  «era un tipo tranquillo». Poi i parenti della vittima invece dicono con rabbia e odio (anche dopo tanti anni dall’omicidio) «vogliamo giustizia!». E come il copione di un film. Si potrebbe pensare che  quelle frasi gliele imponga la giornalista d’assalto se vogliono vedersi sul tg della sera, e non sarebbe inverosimile visto come sono i giornalisti d'assalto in cerca di carriera, costi quel che costi e come spesso è incapace di produrre da sè un giudizio comprensibile la  gente da loro intervistata (spesso poi persone sapientemente selezionate, pare che quelli cercano solo certe persone). Se invece quelle frasi fossero davvero dette con convinzione e consapevolezza, si devono pensare due cose. Che sia davvero un tipo tranquillo uno che compia un assassinio spietato e efferato, qualche dubbio lo fa venire. Si dovrebbe dedurre che chi fa queste considerazioni o è complice o cieco e anaffettivo. Probabilmente invece la verità è che non ci guardiamo più in faccia e oltre al buongiorno e buonasera (e così è già tanto) non andiamo. Perché questo è proprio il modo in cui viviamo davvero: non ci guardiamo negli occhi, non ci aiutiamo, non ci sosteniamo, non ci capiamo, le famiglie sono sole e indifferenti in mezzo a persone indifferenti, ognuno blindato dentro al proprio appartamento in cui non entra mai nessuno, non sappiamo nulla di quello che abita nella porta accanto, di come soffre, di come vive, di come vivono i figli, la moglie… l’importante però è che «dopo una certa ora non si faccia rumore perché io vado a dormire». E la regola numero uno: «mi faccio i fatti miei». E così quando uno “esplode” si dice «ma era un tipo tranquillo», «come può essere successo?». Ma il brutto è che si dice questo con ignara sincerità. Sono frasi fatte, che escono dalla bocca , ma senza passare prima dal cuore e poi dal cervello e pechè la prassi vuole che si dica questo in quelle situazioni.  Ma la verità è che non sappiamo veramente che tipo era quello là. Probabilmente costui non era tranquillo per niente e se magari lo si guardava un po’ sulla faccia, si ascoltava quello che diceva, gli si faceva qualche domanda in attesa dell’ascensore, qualche dubbio poteva venire fuori (e forse—forse—si poteva aiutare). In merito poi alla richiesta rabbiosa di giustizia. A me personalmente se avessi un parente o un amico morto ucciso, verrebbe da pensare «sarà morto in grazia di Dio? Dove sarà ora?». E mi verrebbe da pregare per la sua anima e chiederei preghiere a tutti. La giustizia mi interessa certamente, ma fino ad un certo punto. Ma di certo non sarà una sentenza di un uomo con la toga nera (del tutto indifferente al mio dolore e che svolge il suo lavoro distaccato secondo una fredda procedura da applicare) a ridare la vita al mio parente o al mio amico con tutto il bagaglio di ricordi e di sentimenti che restano qui. Può essere poi che la giustizia non trionfi mai o che potrebbe accadere che dopo venti anni si dovrà ricominciare nuovamente il processo. Magari nel frattempo prima del pieno e definitivo compimento della Giustizia umana ci saremo anche invecchiati, malati, morti. A che ci serve allora aspettarla con rabbia? Ci sono due tipi di giustizia quella dell’uomo e quella di Dio. La prima la conosciamo molto bene. La seconda potra tardare, ma non mancherà mai. Aspettiamo quest’ultima e preghiamo sempre per le anime dei defunti e dei peccatori. Ogni giorno.

Il Pio

E’ la somma che fa il totale \ 2

E’ la somma che fa il totale \ 2 
Ora speriamo in questo Governo. Ma è sempre così, a ogni giro di boa. Ci dimentichiamo del passato. Anni fa quando nel 2008 il Governo dell’on. Prodi cessò e salì al Governo l’on. Berlusconi, pareva—scrisse qualcuno—di essere usciti da un incubo (ricordate “i bamboccioni”, “le tasse sono bellissime”? “Il tesoretto”?). Poi le cose non andarono come si voleva anche con il “salvatore” della Patria. E riandò un Governo della parte opposta a questo. E le cose peggiorarono amaramente. Poi governò a lungo chi non era stato eletto. Speriamo ora, speriamo tutti che finalmente questi nuovi Ministri sappiano fare del bene all’Italia: ma del bene proprio, a lungo, definitivo, non qualcosa di attaccaticcio che dura poco, ma che sul momento, gli fa fare figura. Non so perché in Italia avvengano sempre cose strane, anomale. Cose tristissime, non funziona mai nulla. Ma chi siamo e cosa abbiamo fatto di male? Con un occhio alla storia dell’Italia, con tutta l'esperienza maturata, non dovremmo essere molto fiduciosi, su questo argomento dovremo ormai avere tutti l’animo disilluso. In una trasmissione ci fu un dialogo anni fa tra due noti politici di idee ovviamente opposte (o meglio di partiti opposti, perchè le idee possono cambiare facilmente in base a come la pensa il capo) che mi rimase impresso: «sono in aumento le violenze sulle donne da parte dei immigrati» disse l’uno. «Ma il numero delle violenze domestiche sulle donne è ancora più alto di quello» rispose urlando l’altro. Il discorso finì lì: ognuno di loro aveva avuto la sua visibilità e il ritorno di voto, ma chi ha risolto di loro due il problema della violenza sulle povere donne che stanno a casa o fuori in città? Chi dei due ci ha poi pensato? Ed resta sempre fermo il principio di Totò «è la somma che fa il totale», infatti il problema da combattere è la violenza alle donne a tutto tondo sia da parte degli stranieri e sia dentro le mura di casa. Ciascuno dei due crimini è di per sé terribile, ma la loro somma è quanto meno drammatica. Ecco speriamo che questi nuovi ministri non ragionino così. Non facciano bei cavalli di battaglia sui quali però non salire mai per combattere la buona battaglia a favore della Patria e per la libertà del loro popolo. E io penso sempre: speriamo, va bene, speriamo, ma non diamo mai troppa fiducia alle persone ancorchè abbiamo un curriculum esagerato (il peccato originale ce l'hanno tutti, ma non tutti sanno di averlo e come si dovrebbe contrastare). Diamo invece tutta la fede a Gesù, alla Madonna e ai santi, che sanno cambiare i cuori di pietra in cuori di carne e ci possono veramente aiutare.E poi diveniamo cristiani che portano frutti buoni dentro la società.
Il Pio

Prega chi è realista

 

Abituati a un’immagine della santità che s’identifica con una vita calata nello straordinario, siamo sempre alla ricerca del sensazionale nella vita dei santi, rischiando di allontanarli definitivamente dalla nostra esistenza e di considerarli esseri di un altro pianeta o quasi... Ora la vita di un santo è «eccezionale» e straordinaria soltanto nella sua appartenenza a Cristo e nella profonda esperienza del proprio limite e della propria dipendenza da lui. Il santo è colui che più acutamente e drammaticamente ha coscienza della propria miseria e di conseguenza cerca in Cristo la grazia del perdono. Leggendo le lettere di Pier Giorgio si rimane colpiti dall’acuta coscienza che aveva della fede che aveva incontrato: «La fede datami dal Battesimo mi suggerisce con voce sicura: “Da te solo non farai nulla, ma se Dio avrai per centro di ogni tua azione allora arriverai fino alla fine”. Ed appunto ciò vorrei poter fare, e prendere come massima il detto di sant’Agostino: “Signore, il nostro cuore non è tranquillo finché non riposa in Te”». E in una lettera ad un amico: «Ti raccomando di pregare molto per me, perché ne ho assolutamente bisogno, per avere da Dio la grazia di condurre a buon porto i miei progetti». Altrove ancora: «Solo le preghiere possono ottenere da Dio il miglioramento desiderato». Sono richieste di preghiere tutt’altro che formali, che sgorgano direttamente dalla tremenda serietà, dalla «radicalità» del suo impegno cristiano. Prega chi è realista, chi ha compreso che proprio la preghiera è l’atto più fondamentale dell’umana consapevolezza, prega chi considera più seriamente la propria esperienza umana.

(Tratto da Pier Giorgio Frassati, l’Amico degli ultimi, Primo Soldi, Elledici, pagg. 51-52)

Apri la bocca; mo' vi ti caco!


Come il demonio in forma di Crocifisso apparve più volte a frate Ruffino, dicendogli che perdea il bene che facea, però ch'egli non era degli eletti di vita eterna. Di che santo Francesco per rivelazione di Dio il seppe, e fece riconoscere a frate Ruffino il suo errore e ch'egli avea creduto.

Frate Ruffino, uno de' più nobili uomini d'Ascesi, compagno di santo Francesco, uomo di grande santità, fu uno tempo fortissimamente combattuto e tentato nell'anima dallo demonio della  predestinazione, di che egli stava tutto malinconioso e tristo; imperò che l'demonio gli metteva pure in cuore ch'egli era dannato, e non era delli predestinati a vita eterna, e che sì perdeva ciò ch'egli faceva nell'Ordine. E durando questa tentazione più e più dì ed egli per vergogna non rivelandolo a santo Francesco, nientedimeno egli non lasciava l'orazioni e le astinenze usate; di che il nimico gli cominciò aggiugnere tristizia sopra tristizia; oltra alla battaglia dentro, di fuori combattendolo anche con false apparizioni
Onde una volta gli apparve in forma di Crocifisso e dissegli: “O frate Ruffino, perché t'affliggi in penitenza e in orazione, con ciò sia cosa che tu non sia delli predestinati a vita eterna? E credimi, che io so ciò io ho eletto e predestinato, e non credere al figliuolo di Pietro Bernardoni, s'egli ti dicesse il contrario, e anche non lo domandare di cotesta materia, però che né egli né altri il sa, se non io che sono figliuolo di Dio; e però credimi per certo che tu se' del numero delli dannati; e 'l figliuolo di Pietro Bernardoni, tuo padre, e anche il padre suo sono dannati, e chiunque il seguita è ingannato”. E dette queste parole, frate Ruffino comincia a essere sì ottenebrato dal principe delle tenebre, che già perdeva ogni fede e amore ch'egli avea avuto a santo Francesco, e non si curava di dirgliene nulla. Ma quello ch'al padre santo non disse frate Ruffino, rivelò lo Spirito Santo. Onde veggendo in ispirito santo Francesco tanto pericolo del detto frate, mandò frate Masseo per lui, al quale frate Ruffino rispuose rimbrottando: “Che ho io a fare con frate Francesco?”. E allora frate Masseo tutto ripieno di sapienza divina, conoscendo la fallanza del dimonio, disse: “O frate Ruffino, non sai tu che frate Francesco è come uno agnolo di Dio, il quale ha illuminate tante anime nel mondo e dal quale noi abbiamo avuto la grazia di Dio? Ond'io voglio ch'a ogni partito tu venga con meco a lui, imperò ch'io ti veggio chiaramente esser ingannato dal dimonio”. E detto questo, frate Ruffino si mosse e andò a santo Francesco. E veggendolo dalla lunga santo Francesco venire, cominciò a gridare: “O frate Ruffino cattivello, a cui hai tu creduto?”. E giugnendo a lui frate Ruffino, egli sì gli disse per ordine tutta la tentazione ch'egli avea avuta dal demonio dentro e di fuori, e mostrandogli chiaramente che colui che gli era apparito era il demonio e non Cristo, e che per nessuno modo ei dovea acconsentire alle suggestioni: “ma quando il demonio ti dicesse più: Tu se' dannato, si gli rispondi: Apri la bocca; mo' vi ti caco. E questo ti sia segnale, ch'egli è il demonio e non Cristo, ché dato tu gli arai tale risposta,immantanente fuggirà. Anche a questo cotale dovevi tu ancora conoscere ch'egli era il demonio, imperò che t'indurò il cuore a ogni bene; la qual cosa è proprio suo ufficio: ma Cristo benedetto non indura mai il cuore dell'uomo fedele, anzi l'ammorbida secondo che dice per la bocca del profeta: lo vi torrò il cuore di pietra e darovvi il cuore di carne”. Allora frate Ruffino, veggendo che frate Francesco gli diceva per ordine tutt'l modo della sua tentazione, compunto per le sue parole, cominciò a lagrimare fortissimamente e adorare santo Francesco e umilemente riconoscere la colpa sua in avergli celato la sua tentazione. E così rimase tutto consolato e confortato per gli ammonimenti del padre santo e tutto mutato in meglio. Poi finalmente gli disse santo Francesco: “Va' figliuolo, e confessati e non lasciare lo studio della orazione usata, e sappi per certo che questa tentazione ti sarà grande utilità e consolazione, e in breve il proverai”.Tornasi frate Ruffino alla cella sua nella selva, e standosi con molte lagrime in orazione, eccoti venire il nemico in persona di Cristo, secondo l'apparenza di fuori, e dicegli: “O frate Ruffino, non t'ho io detto che tu non gli creda al figliuolo di Pietro Bernardoni, e che tu non ti affatichi in lagrime e in orazioni, però che tu se' dannato? Che ti giova affligerti mentre tu se' vivo, e poi quando tu morrai sarai dannato?”. E subitamente frate Ruffino risponde: “Apri la bocca; mo' vi ti caco”. Di che il demonio isdegnato, immantanente si partì con tanta tempesta e commozione di pietre di monte Subasio ch'era in alto, che per grande spazio bastò il rovinio delle pietre che caddono giuso; ed era sì grande il percuotere che faceano insieme nel rotolare, che sfavillavano fuoco orribile per la valle; e al romore terribile ch'elle faceano, santo Francesco con li compagni con grande ammirazione uscirono fuori del luogo a vedere che novità fosse quella; e ancora vi si vede quella ruina grandissima di pietre. Allora frate Ruffino manifestamente s'avvide che colui era stato il demonio, il quale l'avea ingannato. E tornato a santo Francesco anche da capo, si gitta in terra e riconosce la colpa sua. Santo Francesco il riconforta con dolci parole e mandanelo tutto consolato alla cella Nella quale standos'egli in orazione divotissimamente, Cristo benedetto gli apparve, e tutta l'anima sua gli riscaldò del divino amore, e disse: “Bene facesti, figliuolo che credesti a frate
Francesco, però che colui che ti aveva contristato era il demonio. ma io sono Cristo tuo maestro, e per rendertene ben certo io ti do questo segnale, che mentre che tu viverai, non sentirai mai tristizia veruna né malinconia”. E detto questo, si partì Cristo, lasciandolo con tanta allegrezza e dolcezza di
spirito ed allevazione di mente, che 'l di e la notte era assorto e ratto in Dio
E d'allora innanzi fu sì confermato in grazia e in sicurtà della sua salute, che tutto diventò mutato in altro uomo, e sarebbesi stato il dì e la notte in orazione a contemplare le cose divine s'altri l'avesse lasciato stare. Onde dicea santo Francesco di lui, che frate Ruffino era in questa vita canonizzato da Cristo, e che, fuori che dinanzi da lui, egli non dubiterebbe di dire santo Ruffino,benché fusse ancora vivo in terra.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.

(dai Fioretti di San Francesco di Assisi, Capitolo 29)

Ma un po’ di cristianofobia c’è…

Oggi è un gran parlare di islamofobia, omofobia, israelofobia, xenofobia, afrofobia, xfobia… Hanno pure istituito Giornate mondiali su quest...