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Venerdì


Oggi mente scrivo, sarebbe venerdì. (Cioè è proprio venerdì). Un giorno come gli altri sei, nè più, nè meno, salvo che per (un’antica, ma ancora valida) questione relativa al mangiare (dedicata solo a quel giorno particolare, da saecola saeculorum, amen). Tutte le volte che vado a pranzo coi colleghi mi chiedono perchè non mangio la carne in quel giorno, non prendendo pietanze stupende e appetitosissime, come invece faccio alacremente negli altri giorni, senza ritegno. Io rispondo perché è venerdì e i cristiani (“normali”, ma questo aggettivo non glielo dico mai) quel giorno non mangiano la carne. Ma mai mi dilungo in spiegazioni teologiche, perchè non voglio appesantirli a tavola e perchè intravedo sguardi perplessi dunque inutile insistere. (Non esiste risposta più incredibile come quella a una domanda che non viene posta).Qualche volta, a richiesta, mi è capitato di dire il motivo, a cui poi però seguiva il silenzio e poco dopo l'argomento cambiava. Sguardi perplessi, silenzio se vogliamo, ma mai sghignazzate o prese in giro. E ogni volta io mi intristisco perchè vedo che una tradizione della Chiesa, sia non solo non più osservata (e questo potrebbe anche andare bene) ma addirittura non conosciuta; io vado a mangiare con persone di 40-50 anni, non con sedicenni/trentenni con tutta la serie di tatuaggi e pearcing al seguito. Gente della mia età… Stiamo buttando via tutto, come si dice, l’acqua sporca insieme al bambino. A casa mia, gente pochissimo osservante, la tradizione del “e venerdì pesce” si seguiva e non si seguiva, ma tutti sapevamo che il venerdì era un giorno particolare per il mangiare, poi facevamo quello che ci pareva ovviamente. E’ stata mia nonna Dora a dire che per lei era “religione!” mangiare in un certo modo il venerdì, e peccato dunque non farlo, sapevamo dunque che quella era una tradizione della nostra fede cattolica per cui essendo morto Gesù proprio di venerdì, non potevamo festeggiare in bagordi e baccanali, proprio il venerdì. Poi, dopo nonna Dora, presi dalla modernità e dal vento di cambiamento, abbiamo fatto sempre come ci pareva a tavola sia il giorno della morte di Gesù che tutti gli altri. Senza tanto dispiacerci, peraltro. Però lo sapevamo; tant’è che io dopo trent’anni ora desidero fortemente osservare il venerdì, costi quel che costi. Perché nella Tradizione voglio stare più possibile vicino a Gesù. Probabilmente non ci si va in paradiso mangiando in quel giorno, la mozzarella al posto della bistecca, non siamo farisei!, ma questo predispone certamente l’animo e il desiderio radicato nel nostro cuore a una maggiore vicinanza a Nostro Signore e a vivere come vuole Lui, con tutti i nostri limiti e difetti. Sperando però di andare in Paradiso, magari anche per questo.

Il Pio

Mani giunte e tradizione

Da bambino mia madre mi faceva togliere il cappello prima di entrare in Chiesa. Senza spiegazioni, era così. Era da togliere, punto. E così facevano tutti i miei amichetti di allora. Questo modo di fare mi è sempre rimasto nel cuore. E non mi è mai capitato, fino a adesso, di entrare in una Chiesa col berretto ficcato sulla zucca e faccio lo stesso con mio figlio. Noto però che oggi questa delicatezza, questa forma di rispetto per un luogo sacro e per nostro Signore non tutti ce l’hanno. E così vale anche per le mani giunte.

Da bambino mia madre e mia nonna mi hanno insegnato a pregare con le mani giunte. All’asilo poi la Suora così ci faceva recitare il Padre nostro prima di iniziare. Con le mani giunte. E anche tutti i miei amici pregavano così… Ora mi sembra di essere un alieno quando mi metto con le mani giunte. 


La preghiera è sempre la preghiera, come la messa è sempre la messa, e non saranno questi umili gesti a diminuirne l’importanza. Però in passato tutti pregavano con le mani giunte e si toglievano il berretto. La modernità ha un difetto, quella di passare di moda dopo poco tempo, lasciando il deserto in chi l’aveva posta come ideale. Mentre la tradizione ha il pregio di restare sempre ferma mentre il mondo gira, legando il proprio cuore a quello di tutti i nonni dei nonni del passato e a tutta la gente del presente e del futuro. Proprio come è Gesù.

Io ero bambino agli inizi degli anni settanta. Un periodo in cui tutto veniva contestato e in cui il passato doveva essere rimosso. Il mondo sarebbe cambiato grazie ai giovani -si diceva- che avevano capito tutto. L’epilogo è il mondo che viviamo oggi. E in quel periodo gran parte della generazione adulta non ha più passato quello che aveva ricevuto dai vecchi, quello che era una sana tradizione. E questo è stato un male. Fissati sulla modernità, disconoscendo la tradizione, alla fine si resta senza nessun riferimento.

Le famiglie, i maestri, gli educatori devono riprendere un modo di fare che ha legato tutti i cristiani per secoli. Quello di insegnare le “cose” di Dio fin dalle prime ore di vita. Il catechismo si deve ascoltare sin da dentro la pancia della mamma. Le delicatezze, i gesti di devozione e di educazione verso Nostro Signore, devono tornare a arricchire le nostre giornate. Modi di fare, delicatezze, gesti… che poggiano le radici in una fede salda e semplice, che c’entra con la vita di tutti i giorni e con tutti gli aspetti della vita. Una vita senza le fede in Gesù è proprio brutta in cui tutto pesa e è triste. La fede è un dono e come tale lo possiamo chiedere nelle nostre preghiere.
Il Pio

Ascoltare e sentire.

San Paolo diceva che la fede passa attraverso l’ascolto ( Fides ex auditu ). La fede non è infatti—fatti salvi casi particolarissimi—un'...