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Il seme

 

Parlando con un mio amico, questi mi disse all'indomani di un attentato: "un cristiano al massimo dell'integralista e dell'estremista che  possa essere, è uno come San Francesco di Assisi, quelli in paradiso ci vanno se si fanno esplodere in mezzo ad un mercato zeppo di gente". Eppure l'opinione comune è che la religione cattolica è quella peggiore di tutte le altre, oscurantista e reazionaria e molti di quelli che lo credono sono le nostre guide.  Dovremmo solo pensare però a come sarebbe il mondo senza il cristianesimo. Pensateci un attimo e pensate anche a quante situazioni sono frutto del cristianesimo.  Eppure è la religione più odiata almeno dal '700 ad oggi. Quell'odio è però, ultimamente per Gesù; e Lui ce lo aveva detto che sarebbe andata così. Ora il popolo cristiano è praticamente scomparso, ma restano ancora quelli che odiano il cristianesimo. E quei pochi che sono rimasti cristiani si ritrovano nemici dentro e fuori. Conserviamo il seme, come diceva Giovannino Guareschi e facciamolo germogliare, passerà prima o poi questa nottata e se non dovesse  passare restiamo saldi nella fede fino all'ultimo giorno. 

Il Pio 

L'importante è la salute

 


Quante volte abbiamo sentito dire o detto "l'importante è la salute"? Forse è la frase più detta in assoluto in Italia. Verissimo si capisce, non dico il contrario. Però ogni volta mi mette tristezza perché mi pare che si intenda che solo chi è al top,  sia vivo e degno di vivere. E chi sta male è dunque uno sfigato, uno di serie B. E da quella frase al suicidio assistito e all'eutanasia è un attimo. Ma non è così; la Chiesa ad esempio, annovera tra i santi Ermanno lo storpio. Tanta gente ha vissuto la malattia in modo coraggioso e straordinario e questo spesso ha portato grandi frutti. Quello che dovremmo invece dire è: "l'importante è salvarsi l'anima", anche attraverso la malattia o la sofferenza perché esse non è detto che siano solo una sfiga, Gesù ha santificato la sofferenza. Esse possono sempre essere offerte a Dio, per noi, per i peccatori, per la nostra famiglia, per i nostri figli, per la pace nel mondo,... Non desidero soffrire è chiaro, io, fosse per me, vorrei arrivare in pieno vigore e efficienza psico fisica attitudinale fino a 120 anni. Ma la realtà non la decido io. E se il Signore dovesse mandarmi una malattia o una sofferenza spero di riuscire ad accettarle con la santa rassegnazione; spero di poterle offrire a Dio e che mi possano servire per rimettere la pena per i miei peccati. 

Il Pio 

Opinioni giuste. Opinioni sbagliate.




Faccio un esempio puramente accademico, solo per parlare. Se dicessi in un pubblico consesso che l’aborto è un omicidio ed un peccato grave, sarei “sbranato vivo” e messo al pubblico disdegno, con obbligo di ritrattare e scuse immediate. Questo significa che non è vero che c’è la libertà di opinione. Uno infatti può liberamente esprimere un’opinione solo se è conforme a quello che è l’idea dominante (nel senso che domina, ma che non è detto che sia la migliore o quella giusta). Cioè: se non è conforme alla regola dominante non si deve dire. Se si esprime una diversa posizione, dunque, “sia anatema”. Questo vale per una marea di argomenti. Io sono stato osteggiato da molti, con urla e strepiti, perché avevo detto pubblicamente che l’Italia è bella perché c’è stata la Chiesa. C’è chi è stato fatto a pezzi mediaticamente e non solo, perché in TV ha detto “in questa foto sembravo un negra”. Per avere il pieno consenso e il bacio accademico si sarebbe dovuto invece dire che l’aborto è un diritto inalienabile delle donne, che la Chiesa ha sempre ottenebrato le menti ed è stata fonte di danni all'umanità e che nella foto quell'attrice era simile ad una donna di colore, sfruttata e umiliata dall’uomo bianco. In questi casi si sarebbero ricevuto gli onori e il plauso di tutti, unanimemente. Stiamo messi male cari tre lettori. Ma non è così che può funzionare: non possono esistere in uno stato democratico, opinioni che si possono dire e opinioni che non si possono dire. E poi, guarda caso, gli argomenti dominanti sono quelli che vogliono i tiranni che dominano il mondo. Ma ogni tiranno
per mantenere il potere ha bisogno di spie e di agenti del popolo. Spie e agenti che prima o poi, dovranno rendere conto del loro operato. E io resto dell’opinione del Vangelo: “Se rimanete nella mia parola, siete realmente miei discepoli, e conoscerete la verità, e la verità vi renderà liberi” (Giovanni 8, 31-32).

Il Pio

I brocchi

Io, come i miei tre lettori sanno, politicamente parlando, sarei monarchico: nè di destra, nè di sinistra, nè di centro, dunque sono non super partes, ma sub partes, sotto le parti. Cioè, posso parlare senza timore di offendere qualcuno. Penso infatti che se uno Stato è governato da chi ritiene la cosa pubblica come cosa di famiglia, che può decidere, che vuole bene al popolo,... penso che le cose funzionerebbero meglio. Certo la realtà ci insegna l'esistenza di tanti Re spietati macellai e dittatori, ma anche di Re buoni, amati dal popolo. Cosa che non succede mai con i Governi repubblicani: non abbiamo mai avuto infatti, Governi buoni, con quelle caratteristiche, perché da noi il meglio di tutti è il meno peggio. 

Nella Chiesa le cose sono diverse perchè Gesù non l'ha voluta democratica, ma l'ha fondata su uno solo, Pietro. (Pietro che peraltro lo ha rinnegato per paura) Non ha cioè, voluto a governare la Chiesa un collegio democratico di apostoli, ma solo un Pontefice. E il Papa di oggi è il successore di san Pietro. Perchè allora vogliamo farla diventare democratica? La Chiesa non è uno Stato che si può scegliere da solo la forma migliore di governo, la Chiesa non è degli uomini, ma è di Dio e noi abbiamo il compito non facile, di mantenerla come Dio l'ha voluta e la vuole. E poi siamo sicuri che una volta resa democratica, poi essa sia meglio di ora? Il rischio così è che la gente che sta fuori non entra e quella che sta dentro esca, come diceva San Pio X. Ma i democratici nella Chiesa purtroppo, non vogliono solo democratizzarla, ma vogliono anche adeguarla al mondo, adeguare le preghiere, adeguare la dottrina e il catechismo alle tremende follie moderne e nel contempo abrogare anche la Sua Tradizione bimillenaria. Cari tre lettori: tiriamo fuori il rosario: c'è da pregare per la Chiesa e per i sacerdoti. E poi noi non siamo dei purosangue, ma semplici brocchi e si sa, se non corrono i purosangue devono correre i brocchi. Corriamo allora. 

Il Pio     

Sangre caliente!



Una notizia fuori dal coro è stata quella degli alluvionati spagnoli che hanno gettato il fango addosso ai reali al grido di “assassini”. E’ difficile che il popolo “sbotti”, ma quando ciò avviene significa solo due cose: che non ne può più e che ha il sangue nelle vene, o meglio, in spagnolo, ha il sangre caliente. Delle due a noi manca di sicuro il sangre caliente. Sangue caldo che noi italiani un tempo avevamo in abbondanza, ma che abbiamo abbandonato insieme alla fede. Da noi, infatti le proteste sono monotone, quasi sempre omologate, sempre quelle, stessi slogan, stessi cartelli, i soliti scontri,… una tristezza! Si fanno solo cortei contro il Governo. Mai, dico mai, una volta che si organizzi, ad esempio, una protesta contro l’opposizione (perché no?) che, sia di destra che di sinistra, ne combina di tutti i colori. Una volta, se ricordo bene, tanti anni fa, i Verdi all’opposizione votarono a favore della riapertura di una centrale nucleare (!), solo perché la maggioranza al Governo voleva mantenerne la chiusura. Ed oltre a vedere bene una protesta contro l’opposizione (e di motivi ne avremmo a iosa), vedrei ottimamente anche una bella contestazione popolare e massiccia contro tutti i politici e la politica perché ne combinano di cotte e di crude, sempre a danno dei cittadini, tra l’altro disinteressandosi altamente della vita di questi, visti solo come schede elettorali. Cittadini che da parte loro, si muovono solo se qualcuno gli paga e gli organizza i pullman e il pranzo. Cittadini che non dicono più nulla se non unicamente quanto di più scontato e di più grigio politicamente corretto ci sia sul mercato
. E noi cristiani ci dobbiamo ricordare di avere un Capo che, mosso da sacro zelo e da santo sdegno, ha preso a male parole e a frustate chi aveva trasformato il Tempio di Dio in un’orgia. Voglia il Cielo allora che a noi italiani torni il sangre caliente abbandonato da qualche parte per un piatto di lenticchie. E questo non solo per l’Italia, ma anche per la Santa Chiesa.

Il Pio

La regola

 

Ricordate la regola principe dei tiranni? "Se la realtà è diversa dall'ideologia, tanto peggio per la realtà". Regola applicata normalmente da tutte le dittature. Ma noi viviamo in una democrazia, per di più moderna e non ci dovremmo preoccupare. Ma siamo proprio sicuri che anche oggi non sia così? Pensiamo un attimo. Come comprendiamo o leggiamo la realtà cioè le persone ed il mondo che ci stanno intorno, come esso  funziona e come dovrebbe funzionare? Se siamo di sinistra vediamo il mondo attraverso l'ideologia di sinistra e a patto che non sia come quella di destra. Se siamo di destra vediamo il mondo attraverso l'ideologia di destra e a patto che non sia come quella di sinistra. Tirando le somme, perché è la somma che fa il totale, come diceva Totò, gran parte di noi vede la realtà sotto il filtro di un'ideologia, buona o cattiva che sia. E se ci fosse qualcosa di buono in una, l'altro la disprezza. Se poi pensiamo che i mezzi di informazione stanno in mano ai politici,  l'equazione è bell' e fatta. Ed io, sempre più brontolone, ripeto ogni volta, non diamo la nostra vita nè a destra nè a sinistra ma a Dio. Perché la Sua non è un'ideologia, ma è la realtà. 

Il Pio

Perbacco!


Halloween non è una festa cristiana, perbacco!, come ho letto in internet poco fa e
sempre ammesso che oggi la gente sappia cosa significhi “una festa cristiana”. Qualche anno fa, infatti, in fila alla cassa di un supermercato, ho sentito una bambina chiedere alla mamma il perché il primo novembre fosse festa, ovviamente la mamma rispose (un po' indispettita dalla banalità della domanda), che era festa perché era Halloween (perbacco!). Ci rimasi malissimo e mi intristii. Halloween è una festa importata dai paesi anglosassoni. Una festa brutta, pagana e soprattutto senza alcun senso, senza vita. Quando ero ragazzo il primo di novembre non si andava a scuola perché era la festa di Tutti i santi e pur avendo una fede ignorante, assai borghese e molto blanda, il senso profondo lo capivo lo stesso e così anche i miei compagni di scuola compresi quelli atei, agnostici, di estrema sinistra ed estrema destra. Avendo letto parecchie storie di Charlie Brown, il simpaticissimo personaggio inventato dallo statunitense Charles M. Schulz, sapevo già in tenera età che lui ed i suoi Peanuts, la notte tra il 31 ottobre e il primo di novembre festeggiavano Halloween (così come tutti i loro concittadini americani); ma in Italia in quei tempi nessuno vendeva ancora zucche finte e i vestiti orribili da morto e da strega, nessuno gridava “dolcetto o scherzetto” e nessuno sapeva di quella festa davvero pagana, panegirico alla bruttezza, al nero e alla morte (e come eravamo normali allora, perbacco!). All’Università (parlo degli anni ’80) notai che in alcuni negozi, in quel periodo, cominciavano a vendere piccole zucche di plastica (penne, portachiavi, spille…) in un angolo sparuto del negozio. Capì in un istante che dopo pochi anni quella festa sarebbe arrivata in Italia. Di lì a poco infatti, quell’angolo sparuto del negozio divenne un ampio spazio di vendita e Halloween diventò per tutti un’importante festa nazionale, attesa da tutti e da affari colossali e talmente grande da obliterare la nostra Festa di Ognissanti. E i bambini—come quella alla cassa del supermercato—vengono educati a preferire la festa della zucca a quella dei santi, a preferire la “morte” alla santità, la zucca vuota con un ghigno maledetto, a un contenitore pieno di gioielli preziosi. Oggi quella Festa di Ognissanti nessuno, purtroppo, sa più cosa sia. Io vorrei che i miei tre lettori il primo di novembre festeggiassero con me, tutti i santi del Paradiso, che sono tanti, noti ed ignoti, perché la santità è l’obiettivo di ogni cristiano, alla santità dobbiamo infatti puntare in tutta la nostra vita, in ogni secondo della nostra vita. Alla santità tutti siamo chiamati da Dio e là tutti ci possiamo arrivare con il nostro impegno, la Grazia di Dio e i Sacramenti (i santi sono umani e hanno le stesse problematiche nostre nessuna esclusa, ma la fede gli faceva avere uno sguardo diverso sulla realtà e sulla vita; e la fede è un dono e come tale si può richiedere alle “solite condizioni”). Perché la Santità non è nera e triste ma è celeste e luminosa.

Il Pio

Una terra cristiana

  A un mio collega è arrivata una multa per eccesso di velocità. Si leggeva sul verbale che andava a 0,40 km/h oltre il limite. Ma uno Stato...