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Migranti e democrazia


Se uno dice che una parte degli africani in Italia delinque, è razzista. Anche se in effetti è vero, numeri alla mano. Però non si può dire lo stesso. Essi sono migranti e dunque sono buoni. Punto e stop. Questo fa discendere due conseguenze. La prima è che nella liberissima e democraticissima Italia ci sono cose che non si possono dire. Ci sono argomenti che si possono spiegare solo a senso unico e non è ammesso dire il contrario. La seconda è che tra qualche decina d’anni i migranti saranno la maggioranza ed essendo la maggior parte di loro di fede islamica, succederà come già succede in altri Paesi: i miscredenti saranno schiacciati o convertiti per forza. I cattolici se non si convertiranno, saranno massacrati e le chiese incendiate, come già avviene altrove, nel silenzio dei media. La legge sarà la loro. Chi comanda saranno loro.  Democrazia e libertà resteranno solo un ricordo per gli italiani. Nessuno ci aiuta oggi e nessuno ci aiuterà quel giorno. Ormai il processo è avviato e ci vorrà un miracolo a fermarlo. Certo i miracoli si possono chiedere a Chi solo li può mandare e qualche volta essi avvengono. Ma chi è che glieli chiede? Il processo è avviato e l’esito sembra essere ormai chiaro. Ma noi dobbiamo restare sempre saldi nella fede in Gesù e non dobbiamo mai abiurarla anche a costo di perdere la vita.

Il Pio

Ma che male abbiamo fatto?

 


...Ma che male abbiamo mai fatto noi poveri italiani, per meritarci, almeno da sessant’anni a questa parte, Governi e Parlamenti che non pensano al popolo? Perché i nostri politici
 sanno parlare bene, sanno promettere benissimo, sanno litigare ancor più che bene… ma alla resa dei conti non pensano al popolo, non fanno nulla per esso e non cambiano nulla in Italia. Basta vedere i salotti televisivi: è un continuo litigio, con urla ed accuse reciproche e questo è proprio lo specchio di quel mondo brutto e—fatemelo dire—inutile ove non dannoso. Sessant’anni sono tanti e ormai per forza dobbiamo pensare che siamo al punto del non ritorno, cioè non ci sono più speranze di un cambiamento in bene per il nostro bel Paese. Li abbiamo visti passare tutti al potere e la situazione è quella odierna.  Immobile. Immutata. Forse una speranza tenue e lievissima potrebbe accendersi se ci fossero uomini santi ed innamorati di Gesù che seguono questo Ideale in politica. Ma in un’Italia scristianizzata questa è più un’utopia che altro e poi se ci fossero davvero santi politici non ce la farebbero mai ad entrare e a passare in alto, senza abiure e compromessi. Il divario che c’è tra politica e Paese reale è talmente grande ed incolmabile che nessuno potrà più porvi rimedio. Salvo miracoli, ovviamente che sono sempre possibili se uno li chiede. E se non dovessero avvenire facciamo noi il possibile. E comunque resistiamo anche in tutto questo, saldi nella fede. 


Il Pio

“Fides ex auditu”

Se la Fede passa e si diffonde attraverso l’udito, cioè, attraverso l’ascolto, come diceva San Paolo (“Fides ex auditu”), occorre che qualcuno parli, racconti, si esprima... In mancanza di questo signor qualcuno, si potrebbe dire, Essa non passa e dunque, non succede niente, non cambia nulla, tutto rimane fermo in eterno; proprio come adesso. E se oggi viviamo in un’Italia che un tempo era una terra fra le più cattoliche del mondo, insieme alla Francia, la Spagna, l’Irlanda…  e forse, addirittura, più di queste e che tante cose belle ha costruito, operato e creato solo per detto motivo, se oggi viviamo in un'Italia—dicevo—che è quasi completamente scristianizzata, significa che (anche) qui da noi regna il silenzio più bieco. Nessuno dunque parla, nessuno annuncia, nessuno testimonia la Fede in Gesù Cristo. Eppure Gesù è stato chiaro sul punto di annunciare la Buona novella al mondo intero e sempre San Paolo esortava a farlo in ogni occasione opportuna e inopportuna. E così, nel silenzio tombale la Fede non si propaga. Sono almeno due generazioni che è in corso questo processo. E’ successo che per la prima generazione, nel periodo del ’68, la Fede era ormai diventata roba da “vecchi” reazionari e retrogradi e siccome allora, il “giovane” e il "mondo nuovo" avanzavano a passi da gigante, Essa è stata buttata nel cestino come tanti altri rifiuti (o almeno considerati tali) e purtroppo ciò è stato fatto anche dai cattolici accecati da quell'ideologia. Poi dalla seconda generazione quel poco che era rimasto dopo l'invio in discarica, la Fede è stata considerata qualcosa che atteneva esclusivamente alla sfera personale e che dunque doveva restare in un ambito puramente intimo: non era corretto cioè, raccontarla agli altri; e poi c’era anche da rispettare gli atei, gli agnostici, gli eretici, i sincretisti e tutte le altre religioni, anche se tutti costoro potevano liberamente parlare male, con cattiveria e astio della Fede cattolica. Lo so che i miei tre lettori queste cose le sanno bene. Ma se vogliamo far tornare l’Italia cattolica, come era un tempo, che non significa una terra di pace, amore e bene, che non è assolutamente cosa di questo mondo, ma una terra i cui cittadini ragionano da cristiani, pensano, scrivono da cristiani, fanno libri, opere d’arte, sculture, quadri da cristiani, costruiscono opere buone nel mondo, come hanno sempre fatto, da cristiani… Se vogliamo che i rapporti interpersonali siano profondamente umani e cioè cristiani, se insomma, vogliamo che accada tutto ciò, occorre pur dire qualcosa (o meglio, Qualcuno) alla gente che incontriamo, anche a costo dell’esilio e degli insulti o delle risate... Se i nonni dei nonni dei nostri nonni non avessero parlato, immaginate come sarebbe grigia e triste la nostra terra oggi. E infatti fides ex auditu… E prima molti parlavano a cominciare dai genitori, dalla scuola,…

il Pio

 

 



Dolce indottrinamento

 

In un telefilm poliziesco che ho visto di recente, tra una sparatoria e un arresto, ad un certo punto il protagonista (bello e buono) va a casa di uno che gli dice di essere malato terminale e che ha una pillola per morire. Il protagonista dice che per lui non è giusto fare così. L'altro dice "ho deciso", "è una tua scelta" è la risposta. Così il protagonista (bello e buono) cerca di fare compagnia all'altro sino a che quello non si spegne dolcemente, definitivamente. Bene. Una scena che non c'entrava nulla con la storia del telefilm. Messa lì per motivi di trama? Non credo. Una pubblicità all'eutanasia? Probabilmente. Fateci caso  quando vedete film e telefilm, almeno dagli anni settanta ad oggi, in tanti si scorge sempre una frase o una scena, una situazione, fuori spesso dal contesto, che è un  puro e crudo indottrinamento (ad esempio su aborto, divorzio, famiglie variegate e variopinte, contro la Chiesa cattolica,...). Indottrinamento continuo e quotidiano su materie umane, delicatissime. La gente, non avendo più i paletti e i riferimenti della dottrina cristiana, beve e assimila e pensa come gli è stato detto dai tiranni della terra per fini malvagi, pensando poi di pensare liberamente. E questo avviene anche con i libri,  le canzoni, la televisione... Chi può lo faccia notare. Chi può,  resista saldo nella fede in Gesù. 

Il Pio 

Il seme

 

Parlando con un mio amico, questi mi disse all'indomani di un attentato: "un cristiano al massimo dell'integralista e dell'estremista che  possa essere, è uno come San Francesco di Assisi, quelli in paradiso ci vanno se si fanno esplodere in mezzo ad un mercato zeppo di gente". Eppure l'opinione comune è che la religione cattolica è quella peggiore di tutte le altre, oscurantista e reazionaria e molti di quelli che lo credono sono le nostre guide.  Dovremmo solo pensare però a come sarebbe il mondo senza il cristianesimo. Pensateci un attimo e pensate anche a quante situazioni sono frutto del cristianesimo.  Eppure è la religione più odiata almeno dal '700 ad oggi. Quell'odio è però, ultimamente per Gesù; e Lui ce lo aveva detto che sarebbe andata così. Ora il popolo cristiano è praticamente scomparso, ma restano ancora quelli che odiano il cristianesimo. E quei pochi che sono rimasti cristiani si ritrovano nemici dentro e fuori. Conserviamo il seme, come diceva Giovannino Guareschi e facciamolo germogliare, passerà prima o poi questa nottata e se non dovesse  passare restiamo saldi nella fede fino all'ultimo giorno. 

Il Pio 

L'importante è la salute

 


Quante volte abbiamo sentito dire o detto "l'importante è la salute"? Forse è la frase più detta in assoluto in Italia. Verissimo si capisce, non dico il contrario. Però ogni volta mi mette tristezza perché mi pare che si intenda che solo chi è al top,  sia vivo e degno di vivere. E chi sta male è dunque uno sfigato, uno di serie B. E da quella frase al suicidio assistito e all'eutanasia è un attimo. Ma non è così; la Chiesa ad esempio, annovera tra i santi Ermanno lo storpio. Tanta gente ha vissuto la malattia in modo coraggioso e straordinario e questo spesso ha portato grandi frutti. Quello che dovremmo invece dire è: "l'importante è salvarsi l'anima", anche attraverso la malattia o la sofferenza perché esse non è detto che siano solo una sfiga, Gesù ha santificato la sofferenza. Esse possono sempre essere offerte a Dio, per noi, per i peccatori, per la nostra famiglia, per i nostri figli, per la pace nel mondo,... Non desidero soffrire è chiaro, io, fosse per me, vorrei arrivare in pieno vigore e efficienza psico fisica attitudinale fino a 120 anni. Ma la realtà non la decido io. E se il Signore dovesse mandarmi una malattia o una sofferenza spero di riuscire ad accettarle con la santa rassegnazione; spero di poterle offrire a Dio e che mi possano servire per rimettere la pena per i miei peccati. 

Il Pio 

Opinioni giuste. Opinioni sbagliate.




Faccio un esempio puramente accademico, solo per parlare. Se dicessi in un pubblico consesso che l’aborto è un omicidio ed un peccato grave, sarei “sbranato vivo” e messo al pubblico disdegno, con obbligo di ritrattare e scuse immediate. Questo significa che non è vero che c’è la libertà di opinione. Uno infatti può liberamente esprimere un’opinione solo se è conforme a quello che è l’idea dominante (nel senso che domina, ma che non è detto che sia la migliore o quella giusta). Cioè: se non è conforme alla regola dominante non si deve dire. Se si esprime una diversa posizione, dunque, “sia anatema”. Questo vale per una marea di argomenti. Io sono stato osteggiato da molti, con urla e strepiti, perché avevo detto pubblicamente che l’Italia è bella perché c’è stata la Chiesa. C’è chi è stato fatto a pezzi mediaticamente e non solo, perché in TV ha detto “in questa foto sembravo un negra”. Per avere il pieno consenso e il bacio accademico si sarebbe dovuto invece dire che l’aborto è un diritto inalienabile delle donne, che la Chiesa ha sempre ottenebrato le menti ed è stata fonte di danni all'umanità e che nella foto quell'attrice era simile ad una donna di colore, sfruttata e umiliata dall’uomo bianco. In questi casi si sarebbero ricevuto gli onori e il plauso di tutti, unanimemente. Stiamo messi male cari tre lettori. Ma non è così che può funzionare: non possono esistere in uno stato democratico, opinioni che si possono dire e opinioni che non si possono dire. E poi, guarda caso, gli argomenti dominanti sono quelli che vogliono i tiranni che dominano il mondo. Ma ogni tiranno
per mantenere il potere ha bisogno di spie e di agenti del popolo. Spie e agenti che prima o poi, dovranno rendere conto del loro operato. E io resto dell’opinione del Vangelo: “Se rimanete nella mia parola, siete realmente miei discepoli, e conoscerete la verità, e la verità vi renderà liberi” (Giovanni 8, 31-32).

Il Pio

Migranti e democrazia

Se uno dice che una parte degli africani in Italia delinque, è razzista. Anche se in effetti è vero, numeri alla mano. Però non si può dire ...