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Ma che cultura!

 


Già diverse persone cominciano ad intravedere, entro qualche decennio, un duro scontro, nel nostro Paese, con l’Islam. I prodromi sembrano vedersi anche oggi. Quando si parla di questo argomento si mette sempre, come difesa, il far prevalere la nostra “cultura cristiana”. Ma ci si deve domandare di che cultura parliamo? C’è davvero? Perché io non la vedo: nella politica, nell’arte, nei libri, nello sport,… e se mi si passa il raffronto, neanche nelle stesse parrocchie. Pure molti capi della Chiesa sembrano aver dimenticato questa cultura che un tempo unificava tutta l’Europa. Essa non è la nostra cultura attuale, ma del passato (purtroppo) ormai sepolto.  Oggi possiamo parlare solo di cultura della scristianizzazione, ormai quasi conclusa. Cultura cristiana, peraltro, che è anche disprezzata e odiata da tantissimi italiani ed europei, mentre molti altri vivono nell’agnosticismo più bieco e cieco. Che cultura è se non è patrimonio di tutti o quanto meno, della maggioranza? Come ci salveremo dall’Islam se la nostra unica forza è il “politicamente corretto”, che è la base della nostra attuale cultura e che è peggio di quanto ci si possa immaginare? Se nascerà davvero quello scontro, saremo sicuramente perdenti, se le cose rimangono così. La Storia ci potrebbe insegnare qualcosa, ma chi se la ricorda, anzi chi l’ha mai studiata? E poi essa—quella vera—non è politicamente corretta. Solo una cultura cristiana vivificata dalla Fede in Gesù Cristo può almeno farci rendere conto della situazione e può impegnare, chi comanda, a prendere le giuste misure e noi, umile popolo di Dio, a pregarLo seriamente di salvarci da una guerra furiosa. Se lo meritiamo, naturalmente. 

Il Pio

Dio ha (davvero) bisogno degli uomini.

«Dio ha bisogno degli uomini» ("Dieu a besoin des hommes") è un film del 1950, diretto da Jean Delannoy, tratto dal romanzo di Henri Queffélec «Un Recteur de l'île de Sein». Il titolo del film fece storcere la bocca ad alcuni in quanto non è vero, ma è vero il contrario: sono gli uomini che hanno bisogno di Dio. Tuttavia, se ricordiamo un po’ la pedagogia di Nostro Signore, possiamo facilmente osservare che Dio vuole la nostra totale collaborazione, altrimenti non fa nulla (di solito). Pensiamo all’affresco di Michelangelo della Creazione di Adamo: è lui-Adamo-che deve accettare di alzare la falangetta e toccare il dito di Dio per avere la vita. Pensiamo anche ai miracoli, senza la nostra fede e le preghiere nostre o dei nostri amici e parenti, essi normalmente non avverrebbero. Pensiamo all’Incarnazione: Maria ha dovuto dire il suo Fiat il suo Sì, ha dovuto collaborare volontariamente al progetto di Dio. Pensiamo anche alla delega in bianco che Nostro Signore ha dato agli uomini per fare figli: ben poteva ad esempio, continuare a crearli Lui, come aveva fatto con Adamo ed Eva, oppure farli nascere da sé o dagli alberi, ad esempio, ma ha voluto la nostra totale collaborazione (con tutto quello che comporta!). Pensiamo anche ai miracoli della moltiplicazione dei pani e dei pesci descritti nel Vangelo: cosa ci voleva a Gesù creare dal nulla pane e companatico per tutti (Lui che faceva risorgere i morti!). Eppure, ha voluto la collaborazione di chi aveva un po’ di cibo e glielo dava spontaneamente e gratuitamente, per operare un miracolo straordinario. E poi pensiamo a come Gesù ci ha detto che dobbiamo collaborare per il Suo Regno, portando la Buona novella a tutti, aiutando i bisognosi, creando opere buone nella realtà quotidiana... Dio Onnipotente potrebbe fare a meno degli uomini per fare tutto quello che serve nel mondo; come potrebbe anche abbandonarci a noi stessi, ingrati e infedeli (come meriteremmo!). Ma continua lo stesso a chiedere la nostra collaborazione, spontanea e gratuita. Allora è vero che Dio ha bisogno degli uomini. Ma a vantaggio del mondo e di tutti gli uomini. Tocca a noi cattolici collaborare con Lui, ben sapendo che di questo argomento dovremmo rendicontare innanzi al Tribunale di Dio quando sarà scaduto il nostro tempo. E da questa collaborazione dipenderà,-molto probabilmente-se andremo in Paradiso o all’Inferno.


Il Pio

Scuola chiusa per mancanza di alunni.



Il fatto brutto è che non solo non nascono più bambini, ma anche che non nascono più vocazioni al sacerdozio. Sono entrambe delle catastrofi. Ad un certo punto non si sono più voluti i figli, eppure nel passato le famiglie,  benché più povere di oggi, erano numerose.  Bisognerebbe indagare sul perchè. Ad un certo momento anche i seminari, un tempo pieni, si sono svuotati e addirittura chiusi. Il calcolo si fa facilmente: di qui a poco non ci saranno più sacerdoti. Bisognerebbe capire perché ad un certo momento è successo questo. Cos’è che è cambiato? Un anziano sacerdote un giorno mi disse, a proposito della mancanza di vocazioni al sacerdozio, che succede come quando in un paese i bambini diminuiscono e il ministero chiude la scuola per questo motivo. Così se non ci sono più fedeli cristiani, Dio non chiama più nessuno e non manda più sacerdoti al popolo: sarebbero inutili. Il problema per quel sacerdote era tutto qui: mancano i fedeli; se ce ne fossero in numero normale, le vocazioni ci sarebbero come prima. Non so se questo paragone ha un qualche pregio e può essere preso a riferimento per gli studi. Però a me piace e lo giro volentieri ai miei tre lettori. Potrebbe essere utile anche per spiegare il fatto dei pochi bambini. Il problema per quel sacerdote (che ora riposa finalmente nelle braccia di nostro Signore) era tutto lì: siamo noi che non ci meritiamo di avere sacerdoti. Potremmo non essere ancora al punto del non ritorno, perché qualcosa sta cambiando. Impercettibilmente. Anche se le “scuole” ancora non riaprono. Se invece, fossimo un popolo cristiano le vocazioni arriverebbero e la “scuola” non sarebbe chiusa per mancanza di alunni. Cari tre lettori, dobbiamo fare quello che hanno fatto i nostri nonni proprio all’inizio della storia: convertire i nuovi pagani, fare proseliti, testimoniare la bellezza di essere cristiani. Cioè rifondare un popolo cristiano. Ne guadagneremmo tutti. 


 Il Pio

Io spero di no



Io spero di no. Ma temo che prima o poi lo scontro con l’Islam lo dovremo subire. Nel 2050 probabilmente i musulmani saranno la maggioranza e in molti Paesi ove essi sono maggioranza, sono dolori per i cristiani e i miscredenti che non si vogliono convertire. Forse saremo esentati da questi dolori. 
Ma mettiamola in cantiere almeno come ipotesi. E poi in un’Italia quasi tutta scristianizzata molti aderiranno all’Islam ed essa, un tempo centro e cuore del cristianesimo, diverrà tutta musulmana. E allora—mi domando—cosa farò se mi dovessero chiedere se sono rimasto cristiano? Sarò pronto a rispondere di sì e a dare, forse, la vita? Io mi conosco e so di essere molto pauroso. Ho paura di tutto, soprattutto di soffrire. Cosa risponderò? Ma una cosa mi voglio ricordare, adesso per allora. Non vorrei un giorno arrivare davanti al Tribunale di Dio, magari anziano, e doverGli dire: “quel giorno Ti ho tradito: non ti ho riconosciuto e testimoniato”.

Il Pio

Il problema è l’uomo.

 


Molto spesso non sono le strutture o le leggi che possono migliorare il mondo, la realtà. Certo occorrono anche queste, anzi ci devono stare. Ma chi fa valore aggiunto, chi fa la differenza è senza dubbio l’uomo. Dove c’è un galantuomo le cose funzionano quasi sempre. Dove c’è un farabutto le cose non funzionano quasi mai. Il fulcro di tutto qui è sempre l'uomo, nel bene o nel male. 
Per cui: dividiamoci i compiti. Lo Stato pensi a fare strutture e leggi buone ed efficaci, provveda a migliorare le cose senza pensare alle beghe di partito o al tornaconto elettorale (o peggio). I cristiani facciano quello che hanno sempre fatto, educare alla fede in Gesù. Educare in famiglia, nel lavoro, nello sport, in parrocchia… Il dramma moderno è che nessuno si prende più la responsabilità di educare, sulla base del moralismo imperante secondo cui oggi non si può proporre nulla, secondo cui uno si educa da solo e deve essere libero di fare le  proprie scelte. Ma questa è una buffonata. Uno le scelte le può fare se ha chiaro cosa sia la realtà e come è stata fatta. E la realtà l'ha fatta Nostro Signore. Se poi non educhiamo noi cristiani, educano necessariamente gli altri e i fini degli altri non sono sempre buoni. Un giovane non sempre ha chiaro come deve vivere nella realtà, per questo ci devono stare per lui buoni genitori e buoni maestri. Nessun cristiano dunque, può esimersi dalla responsabilità di educare almeno con la propria vita e con la propria testimonianza. Poi ognuno fa quello che vuole, certamente, ma con consapevolezza, sulla base di una scelta ponderata e non sulla base di un sentimento non giudicato.

Il Pio

Dobbiamo dare fastidio!


I profesti dell’Antico testamento sono stati uccisi: perché davano fastidio. Gesù stesso durante la predicazione ha rischiato di essere lapidato e poi, comunque, l’hanno messo in croce. Dava fastidio anche Lui. Lui stesso ha detto che avrebbe portato la divisione anche fra fratelli dello stesso sangue. Insomma, i cristiani devono dare fastidio, se vogliono essere come il loro capo. Dare fastidio significa che la loro stessa presenza richiama ad un modo di vivere che è lontano mille miglia da quello che uno vorrebbe tenere per soddisfare i propri comodi e i propri vizi. Una presenza che richiama a un ordine dentro cui la natura umana, corrotta dal peccato originale, non vuole stare. Ma se ci sta—dentro questo ordine—diviene naturalmente lieta e felice. Per duemila anni i cristiani hanno dato fastidio a tutti e hanno diviso chi li ha voluti seguire fino all’offerta della vita e chi non li ha voluti seguire fino alla loro persecuzione. Ora questa verità non è più così. Ora i principi della Chiesa e i loro seguaci vogliono adeguarsi al mondo e alle sue mode, cioè non vogliono più dare fastidio a tutti, ma decisamente non dare fastidio a nessuno, restare uguali a tutti gli altri. Vogliono restare zitti ed omogenizzati al mondo. Il motivo di questo non è proprio chiaro. Parafrasando G.K. Chesterton, il rischio di ciò è una chiesa che è mossa dal mondo e non che muova il mondo. E’ questo un cristianesimo senza sale, dunque che non serve a nulla, sennò ad essere gettato in strada e calpestato. Un cristianesimo così sarà prima o poi  schiacciato dall’Islam e l’Italia da terra dei santi e degli eroi diverrà fatidicamente musulmana e nessuno si ricorderà più che è stata la culla del cristianesimo e di tante opere straordinarie. Noi però, cari tre lettori, continuiamo a dare fastidio, senza rispetto umano e senza vergogna. Continuiamo a vivere e a parlare come veri fratelli di Gesù, in ogni occasione opportuna e inopportuna. 

Il Pio

Chi non lavora, non sbaglia mai.


È famoso, nel mondo del lavoro, l’assioma “solo chi lavora, sbaglia” da cui deriva naturalmente il corollario “solo chi non lavora, non sbaglia mai”. Secondo me i nostri politici, di destra, di sinistra e di centro applicano da 150 anni il suddetto corollario, perché in Italia non cambia nulla se non le piccole cose, le piccinerie, le frivolezze... Essi parlano, parlano, promettono e vanno in TV a dire quello che si dovrebbe fare, quello che non fanno gli altri, ma non concludono mai nulla e, soprattutto, nessuno decide. Negli altri Paesi c’è qualcuno che decide, qui da noi nessuno. Forse per paura di sbagliare e di perdere i voti. Perché qualunque cosa uno faccia, andrà bene agli uni, ma male agli altri, dunque: uno che vive solo sui voti della gente, questo lo deve prendere in considerazione e non far nulla accontenta tutti e non scontenta nessuno. Basta dire quello che la gente si vuol sentir dire ed essa è contenta. Certo si lamenta, ma poi gli passa, l’italiano poi ha la memoria corta. L’Italia è così. I nostri politici (ma anche quelli degli altri Paesi) hanno nel cervello e nel cuore solo il dio Potere e per ottenere questo, molti di loro venderebbero la madre. E il Potere è spesso mandato dal demonio per legare a sè i poveracci che lo vogliono prendere come unico scopo della vita. Il bello sarebbe invece, se tutti lor Signori si convertissero e credessero a Gesù e al suo Vangelo: l’Italia sarebbe un Paese in cui si vivrebbe divinamente. Ma tant’è… E quei pochi di noi che hanno ancora un briciolo di fede restino sempre fedeli a Gesù e alla Sua Chiesa, ben sapendo che chi ha una fede grande quanto un granellino di senape potrà spostare le montagne. 

Il Pio

Ma che cultura!

  Già diverse persone cominciano ad intravedere, entro qualche decennio, un duro scontro, nel nostro Paese, con l’Islam. I prodromi sembrano...